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di ra.na. & co… contro "il sistema" della camorra dell'usura e della violenza, è un blog indipendente, nato dall'idea di persone libere che hanno a cuore le sorti della loro terra, l'Area Nolana

Baiano. “VOI SIETE LA SPERANZA”: il procuratore D’Onofrio all’ICS “Giovanni XXIII”

“I ragazzi sono stati spettacolari. Attenti, appassionati, informati, interessati. E questo è merito vostro. Io ho semplicemente cavalcato l’onda… Una mattinata perfetta!”. Sono le parole pronunciate dal Procuratore Aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Avellino, il Dott. Vincenzo D’Onofrio, al termine del Convegno “A scuola di… legalità” che la Secondaria di I grado dell’ICS “Giovanni XXIII” ha organizzato, il 27 marzo 2017, nell’Auditorium del plesso di Baiano.

La manifestazione fortemente voluta dal Dirigente Scolastico, Prof. Salvatore Morriale e minuziosamente organizzata dal Collaboratore vicario, Prof. Generoso De Gennaro, e dalle prof.sse Anna Napolitano e Luisa Damato, chiude una serie di incontri, promossi dall’Istituto, volti a sensibilizzare tutti gli alunni , e in particolar modo le classi III, sul tema della legalità.

La presenza del Dott. D’Onofrio, uomo dai grandi valori e profondo cultore della legalità, fa sì che, sin dai primi istanti del Convegno, si respiri un’atmosfera particolare che sembra intrisa della straordinaria personalità di un Magistrato che accetta di calarsi nell’ordinaria realtà di ragazzi di 13 anni, che, seppur increduli, percepiscono l’unicità dell’esperienza che viene regalata loro.

Ma è nel momento in cui il Dott. D’Onofrio prende la parola che l’intera platea si ipnotizza. Gli alunni, nel guardare e nell’ascoltare attentamente, vedono un alto rappresentante della Magistratura rompere gli schemi formali del convegno, per portarsi in mezzo a loro, per sedersi in mezzo a loro, perché arrivi meglio alla loro mente e al loro cuore l’invito a “NON TACERE”, a non cedere all’omertà. Con l’ausilio di audiovisivi e il riferimento a storie vere, quali quelle di Don Peppe Diana e Peppino Impastato, il Dott. D’Onofrio sottolinea l’inutilità della cultura del silenzio che alimenta la criminalità e lascia soli chi invece ha fatto della sua vita una lotta senza armi se non quelle della verità e dell’amore per la giustizia e la libertà.

Nel dibattito che segue alle domande poste dagli alunni, sia durante il convegno, sia durante l’intervista rilasciata alla redazione del giornalino scolastico, è al grido di “Facciamoci i fatti loro” che il Dott. D’Onofrio invita i ragazzi presenti a guardare attentamente quanto accade nella loro realtà quotidiana e, dunque, a rompere il silenzio e a denunciare violenze e soprusi. Lui stesso, a 14 anni, racconta il Procuratore, promise a se stesso che avrebbe dovuto mettersi alla ricerca di un mestiere con il quale contrastare la prevaricazione mafiosa, ma SENZA violenza.

Le autorità intervenute al convegno, i due Sindaci di Baiano e Sperone, il Dott. Enrico Montanaro e il Dott. Marco Alaia, il Comandante della Tenenza della Guardia di Finanza di Baiano, il Dott. Luciano Fasolino, il Vice Comandante del Comando dei Carabinieri di Baiano, il Luogotenente Aniello D’Aloia, nel ringraziare il Procuratore per il suo quotidiano impegno, contribuiscono a restituire ai ragazzi l’immagine di uno Stato che esiste e i cui organi cercano di lavorare sempre in sinergia per assicurare la costruzione di un mondo più pulito.

E la gioia e l’emozione che si leggono negli occhi del Procuratore quando un’alunna, durante un’esibizione canora, gli prende la mano cantando “stringi forte le mie mani e sentirai il mondo che vorrei” è la risposta che i ragazzi si aspettano alla loro urlata richiesta di non essere lasciati soli.

“Voi siete la speranza” è il richiamo conclusivo del Dott. D’Onofrio, la cui vita di giudice scortato suggerisce ai ragazzi la necessità di prendere coscienza di essere e dover essere i costruttivi attivi di un mondo dove il coraggio deve prevalere sulla rabbia.

Nel porgere il saluto di commiato e di ringraziamento alle autorità intervenute, il Dirigente si è augurato che le Istituzioni siano sempre al fianco della scuola e delle famiglie, ricordando che è fondamentale realizzare una stabile alleanza tra chi è chiamato quotidianamente ad assicurare sicurezza, giustizia e legalità, e chi è chiamato, come la scuola, a costruire la società del domani: una società, si spera, con meno ingiustizie. Insomma alla scuola bisogna riconoscere sempre il primato che è in essa che bisogna investire “se si vuol far lavorare meno le forze di polizia e la Magistratura”.

NOLA. GRAZIE FAI, ALL’ARCHIVIO DIOCESANO I “CICERONI” DEL “MASULLO-THETI”

Diario di Paolo Maione e Lorenzo Valente-IV\B-Servizi informatici aziendali. Foto di Mira Bifulco.

Nelle giornate FAI del 25-26 marzo 2017 si sono aperte le porte dell’Archivio Storico Diocesano di Nola dando a tutti la possibilità di visionare le preziose pergamene e gli antichi documenti ivi custoditi.

L’Archivio di Nola, terzo in Campania dopo quello di Napoli e di Salerno per qualità e quantità di materiale, si è rivelato uno scrigno ricco di “gemme preziose”.

Esso raccoglie, infatti, numerosissimi documenti raggruppati in vari “fondi”: il fondo pergamenaceo, più antico e pregiato che custodisce 653 pergamene; il fondo cartaceo; il fondo bollari dei vescovi; il fondo libri dei conventi; il fondo libri parrocchiali, ed il fondo archivio capitolare, tutti molto interessanti ed utili ai fini di un’efficace ricostruzione del nostro passato, vista la “pregnanza di vita” a noi trasmessa grazie ad essi.

L’Archivio ha permesso di conoscere uno stimolante ed articolato“background”, consentendo ai visitatori non solo di “aprire la mente” ma anche di valorizzare il duro lavoro e l’ardente passione degli studiosi che si dedicano ogni giorno alla loro missione per diffondere notizie storiche attendibili e veritiere.

I giovani Ciceroni delle scuole del territorio hanno avuto il merito di “rispolverare” il ricco patrimonio documentale, dando nuova vita a faldoni ordinati e catalogati, ma comunque “muti” per le nuove generazioni.

Una grande opportunità offerta dal FAI, accolta per il secondo anno dal nostro D.S. prof.ssa Anna Maria Silvestro, attenta a qualsiasi evento che abbia un valore formativo per gli studenti del Masullo-Theti, coordinato dalla Referente prof.ssa De Stefano, in collaborazione con l’archivista Angela Sorrentino e con la dottoressa Tonia Solpietro.

L’iniziativa ha permesso alle centinaia di visitatori di comprendere la valenza giuridica, storica e sociale dei documenti, unici in grado di consentire una chiara ed ampia conoscenza su quotidianità, consuetudini, stili di vita e tradizioni del nostro passato.

Grazie al FAI ed ai giovani Ciceroni: Luca di Nuzzo III Binf, Imma Sorrentino III Aafm, Raffaella Corrado V Asia, Lorenzo Valente IV Bsia, Pasquale Maione IV Bsia, Leandro Occhipinti IV Bsia, Stefano Mungiello III Ainf, Angelo Meo III Ainf, Sabato Genovese III Ainf, Gabriella La Manna III Ainf, Marianna Petillo IV Arim, Francesca Pia Sommese IV Aafm, Silviu Hanzi IV Ainf, Maria D’Ambra V Arim.

E per l’accoglienza: Raffaella Prevete IV Asia, Sara Zimbello IV Asia , Sharon Foddai III Cafm, Teresa Tarantino III Cafm, Tatyana Klechkovska IV Bafm, Nunzia Penna IV Bafm.

                                                       

INQUIETANTI SCENARI

Ci si è tanto scandalizzati per la frase del ministro del lavoro e delle politiche sociali italiano, Giuliano POLETTI:

“meglio giocare a calcetto, che mandare curriculum”.

Ma il fatto è che, ormai, ci si sveglia ogni giorno con scenari nuovi e sempre più inquietanti.

Apprendiamo, come rimarcato anche in un recente servizio televisivo, che è talmente bassa la richiesta di lavoratori in Italia (riflettendo, peraltro, sia pure con maggiore accentuazione, un fenomeno internazionale), in particolar modo con riferimento ai giovani, grazie all’uso, ormai dilagante, dei robot, allo sfruttamento sempre più spregiudicato dei nuovi schiavi, e alla disponibilità dei lavoratori assunti a svolgere gratuitamente gli straordinari, per scongiurare lo spauracchio dell’inserimento tra gli esuberi, che converrebbe dichiararsi pronti a LAVORARE GRATIS, con formazione anche di gruppi, non trascurando la diffusione pubblicitaria ecc., per tentare, così, se ci fosse una nutrita partecipazione in tal senso, di dare una spallata all’intero sistema dell’organizzazione del lavoro, che dovrebbe provocare uno scompiglio tale, da rimettere in discussione tutto l’apparato dei rapporti tra lavoratori e datori di lavoro.

Questo mi sembra paradossale, è un’idea forse provocatoria, ma è certo un indice della tremenda situazione in cui ci troviamo.

Pensiamo, tanto per fare un esempio di portata abbastanza diffusa, alle agevolazioni delle banche ai clienti che operano prevalentemente on line o attraverso il bancomat, anziché rivolgendosi allo sportello.

Un direttore di banca in vena di sincerità, una volta, in risposta a mie domande in proposito, mi disse, anziché portarmi per i vicoli, come spesso fanno: “è perché le banche vogliono ridurre drasticamente quello che costa di più, e cioè il personale”.

“E’ una vera cattiveria – osservai – licenziare impiegati, spesso con famiglia, e non assumere, dando così il primato alle macchine sugli uomini”.

“Ma la banca non è cattiva – replicò il mio contraddittore – è che se non fai così, sei fuori mercato, rispetto agli altri, e come è intuitivo, il rimedio sarebbe peggiore del danno”.

Non fa una piega.

E allora, come se ne esce?

Nessuna soluzione proposta appare praticabile; anzi, a quanto pare, nessuna soluzione appare proponibile.

Non entro nei dettagli per brevità, ma se ne può discutere in qualsiasi sede; anzi se ne dovrebbe discutere.

Basti qui osservare che nessun politico o contro-politico, in qualsiasi circostanza o occasione, ne parla mai; un modo empirico ma molto efficace di tastare il polso all’inghippo inestricabile nel quale siamo, o ci siamo più o meno consapevolmente, incastrati.

E allora?

Il mio angoscioso e angosciato, ma, ahimè, realistico, pensiero, dal mio punto di vista, peraltro più volte testato e confrontato, è che sempre di più ci avviciniamo ad una “VERA” guerra mondiale, non nucleare (credo), perché questo significherebbe la distruzione totale, che nessuno può avere in programma, tuttavia di enorme portata distruttiva.

Di cause di guerra occasionali e scatenanti ce ne sono a iosa, in giro per il Mondo, basta scegliere.

Ma la causa remota, anche a volerla, in un certo senso, rendere più palese e dominante con riferimento ai conflitti umanitari di portata internazionale, all’emigrazione, alla Turchia, ecc. ecc. è senz’altro riposta nell’ORGANIZZAZIONE ormai esausta, opprimente e non più gestibile, del LAVORO.

Che cosa accadrebbe?

Distruzioni varie e pesanti di VITE UMANE e BENI MATERIALI, con realtà esistenziali e territoriali da rimettere in piedi.

Questo sì TONIFICHEREBBE il mondo del lavoro, il mercato, la solidarietà universale, le coscienze.

In poche parole, riprenderebbe vitalità, progettualità e speranza, l’intero Pianeta.

La massiccia distruzione di macchine, collegamenti informatici ecc. richiederebbe, inoltre, tempi non brevi di ricostruzione, durante i quali, le mentalità stesse, i sistemi e gli interessi, potrebbero cambiare.

Non sono io il primo ad affermare questo.

Una certa fetta della moderna sociologia, sia pure con le comprensibili reticenze e resistenze, lo sostiene.

E’ dura lo so, ma come sconfiggere la realtà dei fatti?

Alberto Liguoro

NOLA. PER MANCANZA DI NUMERO LEGALE NON E’ STATO DISCUSSO IL CAPO AGGIUNTIVO DEL CONSIGLIO COMUNALE PER EVITARE LA NOMINA DEL COMMISSARIO AD ACTA PER LA VERIFICA DELL’ESISTENZA DI PREVALENTI INTERESSI PUBBLICI RELATIVAMENTE AD UN IMMOBILE ABUSIVO

Non ci sta Giovanni Velotti, presidente della commissione consiliare all’urbanistica del comune di Nola, per la nomina del commissario ad acta per la verifica dell’esistenza di prevalenti interessi pubblici relativamente ad un immobile abusivo acquisito al patrimonio comunale.

La nomina del commissario ad acta si è resa necessaria in quanto il Tar Campania ha accolto la richiesta di alcuni cittadini contro il comune e nei confronti dei proprietari che avevano commesso l’abuso, dando la possibilità all’amministrazione comunale entro il termine di 60 giorni di decidere in merito alla sussistenza di prevalenti interessi pubblici sul bene.

“La commissione da me presieduta – sottolinea Giovanni Velotti – ha studiato questo caso sotto tutti i profili, tecnici e non, producendo nel contempo un’istruttoria lunga e complessa. Ad oggi sono stati posti all’attenzione del consiglio comunale unicamente immobili abusivi oggetto di sentenze passate in giudicato ed iscritti al registro Sentenze Abbattimento, questo è il primo caso in cui si discute di un abuso ancora oggetto di ricorso di sospensione abbattimento al Tar. Un’anomalia – continua Velotti – resasi necessaria da una sentenza del Tar che chiede all’amministrazione di decidere in merito alla sussistenza o meno dell’uso pubblico del bene. Senza esitazione – chiosa Velotti – deve essere evitata la possibilità dell’arrivo di un commissario ad acta. La politica non può essere esautorata dei suoi compiti; noi eletti dal popolo – conclude Velotti – abbiamo assunto un onere che non possiamo dimenticare”.

Alla fine la questione che doveva essere discussa come capo aggiuntivo, nel consiglio comunale di oggi non c’è stata per mancanza di numero legale; difficilmente potrà essere evitato l’insediamento del commissario ad acta, quindi un ulteriore aggravio di spesa per l’ente.

La storia dell’immobile risale ad un’ordinanza del 2012 emessa dell’allora dirigente tecnico del comune di Nola ing. Gaetano Oliva che ordinava di demolire le opere abusive e di ripristinare lo stato dei luoghi ante abuso nel termine di novanta giorni dalla notifica del provvedimento.

L’abuso è costituito da un ampliamento a piano dell’unità originaria e di un suppenno in sopraelevazione. Con tale ordinanza il comune di Nola acquisiva il bene al patrimonio comunale.

Nel mese di novembre 2012 i proprietari dell’abuso nei termini fanno ricorso al Tar ed attualmente tale ricorso è ancora pendente presso l’organo amministrativo.

Nel 2015 alcuni cittadini avendo interesse alla demolizione dell’abuso presentano ricorso al Tar Campania contro il comune e i proprietari dell’abuso contestando l’inerzia dell’amministrazione per non avere provveduto alla conclusione del procedimento, quale verifica della sussistenza dei prevalenti interessi pubblici sul bene acquisito al patrimonio comunale.

Il Tar con sentenza del dicembre 2016 pubblicata il 3 gennaio 2017 accoglie la richiesta dei cittadini fissando il termine di 60 giorni dalla pubblicazione per la verifica della sussistenza dei prevalenti interessi pubblici.

Il 21 marzo è stato nominato dal Tar il commissario ad acta.

Intanto occorre precisare che il consiglio comunale di giovedì 30 in prima e venerdì 31 marzo è il primo del 2017.

di ra.na.

Pomigliano d’Arco. La camorra bianca, il libro di don Merola sara’ presentato domani al Liceo Imbriani

Venerdì 31 marzo, ore 10.00, presso l’auditorium del Liceo “Vittorio Imbriani” di Pomigliano d’Arco, sito in via Pratola Ponte, si terrà la presentazione del libro “La camorra bianca” di don Luigi Merola, evento organizzato dal Lions Club “Pomigliano d’Arco”.

Lo stesso autore, che sarà presente per rispondere alle domande degli studenti, nella prefazione così descrive il leitmotiv della sua opera: “La camorra oggi non è solo quella delle organizzazioni criminali e violente, concetto presente nel più diffuso immaginario collettivo, oggi esiste una nuova camorra che è la cosiddetta Camorra bianca… Vi sono crimini che passano inosservati poichè commessi da personaggi che non si macchiano di azioni violente, dirette contro la persona, ma che si servono della propria immagine apparentemente pulita, del proprio elevato status sociale, delle cariche pubbliche rivestite, per commettere reati quasi sempre sottovalutati ed impuniti…”.

Il service si inserisce nei progetti del Distretto Lions 108 Ya “Educazione alla Legalità per costruire una nuova cultura della convivenza” e “Libri ed altro in Biblioteca”.

Interverranno autorità lionistiche e civili.

(red)

Tassa rifiuti, a Nola sarà più leggera

Nel 2017 i cittadini risparmieranno circa il 40 per cento, Geremia Biancardi: “Riduzione frutto della lotta all’evasione”.

La caccia agli evasori totali e parziali ha consentito all’amministrazione comunale di ridurre per il 2017 le tariffe della Tari per le utenze domestiche e non. Un risparmio per i cittadini che quest’anno riceveranno importi alleggeriti del 40 per cento.

“Un successo che – sottolinea l’assessore al Bilancio, Lucianna Napolitano Bruscino – ci spinge a lavorare ulteriormente su questo fronte. L’impegno di quest’anno è di riuscire a lavorare per ridurre gli importi a carico della attività produttive”.

“Il principio del pagare tutti per pagare meno, perseguito fin dal 2009, continua a sortire risultati. La lotta all’evasione proseguirà – spiega il sindaco Geremia Biancardi – a vantaggio dei contribuenti corretti. Aumentando il numero di chi paga, ovviamente la spesa necessaria per coprire i costi del servizio é spalmata su un maggior numero di persone”.

(red)

PROPOSTA DI UN NUOVO CRITERIO DI AGGIUDICAZIONE PER GLI APPALTI DEI LAVORI PUBBLICI

Attualmente l’aggiudicazione degli appalti, avviene ai sensi del Decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE.

La pubblica amministrazione, è tenuta a scegliere il proprio contraente in esito ad una apposita procedura ad evidenza pubblica. …

La procedura ad evidenza pubblica è finalizzata alla individuazione del “giusto” contraente dell’amministrazione, vale a dire del contraente che offra le migliori garanzie al prezzo più conveniente per la corretta esecuzione dell’opera pubblica.

L’art. 2 del d.lg. 163/2006, in tale ottica, oltre ad indicare che l’affidamento e l’esecuzione di opere e lavori pubblici, servizi e forniture ai sensi del “codice” deve garantire la qualità delle prestazioni e svolgersi nel rispetto dei principi di economicità, efficacia, tempestività e correttezza (principi ispirati alla tutela della pubblica amministrazione per il controllo ed il miglior utilizzo delle finanze pubbliche), specifica che l’affidamento deve altresì rispettare i principi di libera concorrenza, parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità e pubblicità (principi ispirati alla tutela delle imprese concorrenti e del corretto funzionamento del mercato).

I criteri di selezione delle offerte.

L’offerta migliore può essere selezionata con il criterio del prezzo più basso o con quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Il criterio del prezzo più basso prende in considerazione esclusivamente la convenienza economica dell’offerta, per cui ha carattere automatico richiedendo per l’individuazione della migliore offerta un semplice raffronto tra cifre.

Il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, invece, è maggiormente complesso in quanto l’offerta è composta non solo dall’elemento prezzo ma anche da altri elementi afferenti ai profili qualitativi della prestazione ed a ciascuno di tali elementi è attribuito un punteggio. Le stazioni appaltanti scelgono tra i due criteri quello più adeguato in relazione alle caratteristiche dell’oggetto del contratto in quanto la specificazione del tipo di prestazione richiesta e delle sue caratteristiche peculiari consente di determinare correttamente ed efficacemente il criterio più idoneo all’individuazione della migliore offerta.

Va da sé che il criterio del prezzo più basso, in cui assume rilievo la sola componente economica, può presentarsi adeguato esclusivamente quando l’oggetto del contratto ha connotati di ordinarietà in relazione alla diffusa presenza sul mercato di operatori in grado di offrire il prodotto richiesto, la cui consolidata standardizzazione garantisce l’assenza di particolari esigenze riconducibili a specifiche e limitate qualificazioni, mentre nelle altre fattispecie è arduo ipotizzare che un sia pur minimo rilievo agli aspetti qualitativi della prestazione offerta sia indifferente per la scelta del contraente.

La scelta del criterio di selezione delle offerte, al pari di ogni altra attività amministrativa discrezionale, deve ritenersi sindacabile per eccesso di potere, nelle sue forme sintomatiche della manifesta illogicità o irragionevolezza.

Nel caso di appalti particolarmente complessi, ove la stazione appaltante si avvalga del dialogo competitivo, l’unico criterio di aggiudicazione dell’appalto è, ovviamente, quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Il 28 marzo 2014 sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea le tre nuove direttive comunitarie in materia di contratti pubblici:

– la 2014/23/UE, che disciplina le concessioni;

– la 2014/25/UE, che sostituisce la direttiva 2006/17/CE in materia di appalti;

– nei settori c.d. esclusi (energia, acqua, trasporti e servizi postali);

– la 2014/24/UE, che subentra alla direttiva 2006/18/CE sugli appalti nei settori ordinari.

Entrate in vigore il 17 aprile scorso, le tre direttive dovranno essere recepite nel nostro ordinamento entro il 18 aprile 2016.

Le direttive superano il c.d. principio dell’equivalenza dei criteri di aggiudicazione, privilegiando il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, rispetto a quello dell’offerta più bassa.

A parere del sottoscritto oggi il sistema di gara con il massimo ribasso, senza eccessi, è il minore dei mali, rispetto, al sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Ormai le imprese non hanno grande fiducia alle gare che vengono aggiudicate con quel metodo dell’offerta economicamente più vantaggiosa (oev), perché temono che le commissioni hanno un enorme potere per assegnare le gare ad un impresa o ad un’altra, in considerazione dei molteplici elementi di giudizio che si prestano ad essere eccessivamente aleatori e discrezionali.

Visto che tali sistema di gara, così come adesso strutturati, stanno creando gravissimi problemi oltre a legalizzare la corruzione in tutta l’Italia.

Il tema è lungo e complesso ma vorrei sottoporre solo una proposta da porre come base per la modifica al codice senza avere la presunzione di aver esaurito tutti gli aspetti di contorno e le relative problematiche.

Credo che sarebbe opportuno, con la massima urgenza, approntare le seguenti modifiche al codice degli appalti al fine di rendere molto più trasparenti le procedure delle gare di appalto per evitare aggiudicazioni (art. 81 del Dlgs n. 163/2006 e s.m.e.i ) delle opere pubbliche con grossi ribassi, variabili dal 40,00% al 43/44% (dopo le eliminazioni delle offerte anomale ) sui prezzi a base d’asta e non penalizzare le stragrande maggioranza delle piccole imprese, applicando all’affidamento degli appalti, mediante pubblico incanto o licitazione privata, il seguente criterio di aggiudicazione:

L’ente appaltante, tramite il direttore dei lavori o il responsabile del procedimento, stabilisce preventivamente e indica, nel bando di gara, i limiti di minimo e massimo ribasso che le offerte non devono oltrepassare.

Il limite di massimo ribasso deve superare quello di minimo di almeno il 4 / 5 per cento del prezzo posto a base di gara o percentuale diversa in riferimento ai lavori a farsi.

L’autorità che presiede la gara, dopo aver aperte e lette tutte le offerte ammesse, esclude le offerte che risultino rispettivamente inferiori o superiori a detti limiti; effettua la media delle offerte rimaste in gara e media poi il risultato ottenuto con il limite di massimo ribasso. L’Aggiudicazione viene fatta al concorrente che ha presentato l’offerta che eguaglia o, in mancanza, che più si avvicina per difetto a tale ultima media.

Quando sia stata presentata, o sia rimasta in gara una sola offerta, compresa nei limiti fissati dal direttore dei lavori o dal responsabile del procedimento e indicati nel bando di gara, l’aggiudicazione è effettuata a favore dell’unico concorrente.

Credo che questa mia modesta proposta (inviata anche all’A.N.A.C. nel mese di luglio c.a., e ricevendo anche l’assicurazione che tale proposta poteva essere trattata nell’ambito delle nuove guide per l’affidamento della progettazione dei lavori), possa portare un valido contributo alla soluzione di queste incresciose aggiudicazioni (con enormi ribassi ed opere non completate o realizzate in modo pessime e non conforme).

Ing. Franco Giuseppe Nappi
Responsabile del 4° Servizio Tecnico
del Comune di Comiziano (NA)

NOLA. CIS E INTERPORTO: PUNZO HA “LASCIATO” DOPO 40 ANNI, IASI SUPER-MANAGER PER IL RILANCIO DEL DISTRETTO. INDEBITAMENTO DI 270 MILIONI E CONFEDERCONTRIBUENTI “VEDE” MANOVRE BORDER LINE

Non è catalogabile nella serie delle “sorprese”, l’uscita di scena di Gianni Punzo dalle posizioni di comando del Cis, il Centro ingrosso sviluppo, il più grande Polo di commercializzazione non alimentare d’Europa, il cui atto di costituzione come società per azioni è datato al 1977, con capitale di 24 milioni di lire del vecchio conio, ripartite in quote di due milioni ciascuno tra lo stesso Punzo e altri undici soci. Una mega-struttura realizzata nella pianura nolana, con la partecipazione di  alcune centinaia di piccole e medie imprese, specializzate nella  distribuzione delle più svariate tipologie di merci e beni, per un progetto d’impresa, di cui un cardine era rappresentato dalla delocalizzazione della rete commerciale che s’era stratificata, e congestionata con tutte le conseguenti problematiche, nella zona-Mercato di Napoli, mentre l’altro cardine era costituito dal modello di organizzazione innovativo della “distribuzione in orizzontale”, secondo la visione di Punzo, ideatore del progetto. Una visione, per la quale ha, tuttavia,  rivendicato per sé e con orgoglio sempre e in  tutte le forme di comunicazione pubblica il profilo personale del “Mercante”, in grado di “saper vendere e bene”, quasi per esorcizzare il popolaresco e colorito  appellativo d’”’ O Pannazzaro”, affibbiatogli non senza punte d’invidia,  per sminuirne le intuizioni e l’attitudine al “fare”.

Il Cis è diventato nei “felici” anni ’ 80 e ’90   del secolo scorso, la casa-madre di Interporto Campano società per azioni, concretizzando in larga misura il sistema dell’Intermodalità e generando il Centro servizi commerciali  “Vulcano buono”, fino a completare, ampliare e integrare la filiera dello  stesso Cis, con l’inclusione dell’appendice delle Officine di Ntv, il modello di società per azioni  per l’Alta velocità, con la missione  concorrenziale verso le Ferrovie di Stato e la loro articolazione in Trenitalia, nell’ambito delle direttive comunitarie europee sulla liberalizzazione settore dei trasporti. Si  strutturavano e configuravano  così quelli che sono i tasselli del Distretto del terziario avanzato e delle logistica nel baricentro della Campania, con  posizione eccellente connessione  strategica rispetto alle aree dei servizi  portuali  di Napoli e Salerno, e rispetto all’intero sistema dei collegamenti viari e autostradali del Sud e del Centro. Uno scenario, che vedeva cambiate e radicalmente modificate le funzioni della pianura nolana,  relegando l’agricoltura  in posizioni di marginalità, se non “annullandola”, pur in contesti di suoli fertili e irrigui per vocazione naturale; vocazione, rispetto alla quale hanno accumulato fallimenti in serie, fin dal compimento dell’Unità nazionale. Ma questo è un altro discorso sia di ordine politico che di carattere sociale, che non tocca il punto tematico sotto la lente d’ingrandimento.

Di certo, il sistema CisInterportoVulcano buono ha funzionato e retto bene  fino agli iniziali anni del corrente secolo. Una condizione di tenuta favorita anche dalla rete di relazioni politiche e istituzionali, che Punzo  ha messo in atto,  com’era nella logica  dei ruoli che era venuto assumendo ed esercitando da “dominus” dell’intero assetto. E sotto questa visuale le relazioni che il sistema ha sviluppato, hanno incrociato tutti i governi nazionali e regionali che in questi decenni si sono succeduti, con le rispettive delegazioni e rappresentanze che periodicamente hanno reso visita, spesso in pompa magna, al Distretto; e la stessa visita che Giovanni Paolo II rese  alla città di Nola s’inserisce in queste dinamiche relazionali. Dinamiche che pure hanno riservato al Distretto ritorni d’immagine certamente positiva, ma anche  concreti supporti e incentivi pubblici.

E valgano a titolo esemplificativo di tutti i supporti e incentivi acquisiti, le modalità con cui- oltre dieci anni fa- fu sottoscritto il protocollo d’intesa tra la Regione Campania, Interporto campano e amministrazione comunale di Nola; protocollo, che, in pratica, affrancò del tutto o quasi Interporto spa dal pagamento degli oneri di urbanizzazione e costruttivi dovuti all’Ente di piazza Duomo, dando piena esecutività alle ordinanze della Regione-Campania, in aderenza all’interpretazione della normativa specifica; interpretazione e applicazione relativa tutt’altro che favorevoli all’amministrazione comunale, beneficiaria di due interventi di viabilità urbana,con la creazione del viale della Travaglia, nell’area di pertinenza di palazzo Orsini ed intitolato alla memoria del magistrato Rossi, e la rinnovato pavimentazione del caratteristico basolato di corso Tommaso Vitale, parte integrante del percorso storico, che fa da ambientazione scenografica alla Processione dei Gigli. Delle ricadute occupazionali e lavorative per i giovani del territorio, pur previste dal protocollo, è restata, invece, solo la labile traccia … scritta dell’impegno assunto, ma per nulla onorato né fatto onorare, con “Corsi di formazione professionale”, restati …. l’Araba fenice dell’accordo.

Il mutamento di scena si prospetta dal 2006 in poi;ed è un declino progressivo, che investe inesorabilmente i soggetti d’impresa operanti nel Cis e a  Vulcano buono; e da quest’ultimo dopo pochi anni di presenza, fuggono ben presto le “griffe” di caratura nazionale. La generale congiuntura economica avversa si combina, poi, con le difficoltà  di mercato sempre più capillari e diffuse, per non dire degli oneri gravanti sulla gestione, penalizzando oltre misura le piccole e medie imprese che vi operano. Si determina la sequenza dei fallimenti. E’ il corto circuito, con l’indebitamento di Cis e Interporto campano, che sfiora i 300 milioni di euro. Un macigno, la cui gestione è in mano al pool di banche creditrici, tra cui Monte Paschi di Siena. Un indebitamento  sulla cui strutturazione è intervenuta la magistratura, con il provvedimento di omologa, che apre il percorso del risanamento, il cui positivo esito appare ed è decisamente problematico, di sicuro arduo e di lunga durata.

E’ la strada irta di oggettivi ostacoli, perdurando lo stato di crisi dell’economia, da percorrere con il ri-disegno degli organigrammi dirigenziali di Cis e Interporto Campano, rispetto ai quali la figura di “dominus”, in sostituzione di Punzo, è assegnata a Sergio Iasi, super-manager, già in Finanza- Rai e in Fondi Immobiliari, rappresentato da Confedercontribuenti come “pezzo da novanta”,  con esplicita valutazione di negatività. E Confedercontribuenti, nel farsi carico della tutela dei piccoli e medi imprenditori che hanno pagato il duro pedaggio dei fallimenti delle loro attività in quella ch’è giudicata la “mala gestio” del Distretto, specie sul versante-Cis, identifica e rappresenta nel ri-disegno posto in essere  manovre bancarie border line. Una denuncia pesante. Che resta, ovviamente, tutta da verificare nelle sedi appropriate e competenti sul piano istituzionale.

di Geo

Casamarciano libera e giusta: “Dimissioni gruppo opposizione ennesimo tentativo di destabilizzazione da parte di chi antepone rancori personali all’amore nei confronti della propria comunità”

Le dimissioni del gruppo di opposizione ci amareggiano profondamente. Come il gesto di candidarsi e’ un atto di grande responsabilità nei confronti della comunità, cosi’ abbandonare e’ atto di irresponsabilita’ politica. Crea un danno alla democrazia istituzionale e mortifica la storia di questo paese che ha visto altri gruppi di opposizione battersi con forza in situazioni e momenti ben piu’ delicati della vita del paese senza mai abdicare al proprio ruolo.

Quali sono le cause?

Sicuramente il gruppo di opposizione e’ imploso al proprio interno, lo dimostrano chiaramente gli atti. Due consiglieri (Daniele e Caporaso) che si sono dimessi in tempi diversi e con motivazioni diverse. Eclatanti le dimissioni di Caporaso, un veterano della politica di Casamarciano che, rassegnando le dimissioni quattro giorni prima con motivazioni di carattere personale, si e’ chiaramente voluto smarcare dal resto del gruppo.

Le motivazioni espresse nel documento sono prive di sostanza ed e’ quanto mai strana la tempistica in cui maturano queste dimissioni: quattro giorni dopo le dimissioni di Caporaso e meno di 24 ore dopo aver presentato un’interrogazione scritta al sindaco su argomento riguardante la frazione Schiava.

Ci interroghiamo su cosa sia avvenuto nell’arco di queste poche ore per scatenare questo gesto.

Certo che tale tempistica è quantomeno indicativa del timore di dover spiegare in consiglio comunale i fatti che vengono contestati nell’atto di citazione per danno all’immagine dell’ente avanzata da alcuni nostri concittadini nei confronti del capogruppo di minoranza. Sulla vicenda è stata prodotta una mera valutazione politica, non essendo stata adottata al momento alcuna decisione da parte dell’amministrazione comunale.

Il gesto sembra dunque l’ennesimo maldestro tentativo di chi è abituato a difendersi con la costruzione di artificiosi teoremi apocalittici-virtuali allo scopo di sfuggire alla dura realtà.

Se veramente si è alfieri di verità e di trasparenza, allora discutiamone con atti alla mano pubblicamente e vedremo se la cittadinanza tutta avrà una valutazione diversa dalla nostra. Per il resto il gruppo di opposizione ha sempre potuto espletare il proprio ruolo senza alcun ostacolo nella liberta’ di voto, di accesso agli atti, di critica e/o di proposizione di argomenti secondo quanto previsto da leggi, statuto e regolamenti. Anche il citato consiglio sulla “casa dell’acqua”, l’unico proposto dall’opposizione, si e’ regolarmente svolto in seconda convocazione grazie alla presenza del gruppo di maggioranza.

Tra le motivazioni si lamenta la mancanza di confronto; ebbene anche relativamente a questo chi si e’ sottratto il piu’ delle volte al confronto e’ proprio il gruppo di opposizione che ha scelto in molti casi la strada delle procura, dell’Anac, della Corte dei conti, disertando in maniera sistematica tutte le manifestazioni a carattere istituzionale compresa quella della festa della Repubblica. Il confronto non puo’ essere consociativismo. Ci sono dei ruoli decretati dagli elettori, che hanno indicato in maniera netta una maggioranza ed una opposizione, e ci sono dei programmi da rispettare. Del resto non ci risulta che le nostre proposte siano state mai accolte favorevolmente dall’opposizione, come del resto e’ logico che avvenga. Ma questa e’ la democrazia. Ci troviamo di fronte all’ennesimo tentativo di destabilizzazione da parte di chi antepone rancori personali all’amore nei confronti della propria comunita’ ed all’impegno preso con i propri elettori.

Il gruppo consiliare
“Casamarciano libera e giusta”

SOCIAL: SCOPPIA LA VILLAMANìA, LA MINACCIA DEI CITTADINI: “SIT IN DI PROTESTA IN PROCURA”

“Perchè non andiamo in Procura? Quanto ancora dobbiamo farci prendere per i fondelli. Non è possibile tutto questo per avere uno OK. Siamo capaci di fare una rivolta?”.

E’ bastato un post sui social per far scattare la villamanìa a Nola. Politici, ambiantalisti, cittadini: tutti a parlare della villa comunale chiusa da oltre due anni e mezzo.

Tanti i commenti scritti, a cominciare proprio da qualche amministratore che precisa “Io sono la prima. Rivogliamo la Villa Comunale aperta”.

Commento a cui subito se ne è aggiunto l’altro “Se qualcuno dovesse scoprire che il progetto atteso della Procura per consentire la riapertura della Villa Comunale è incompleto o non è mai stato presentato?”.

“I nostri figli – gridano i cittadini – siamo costretti a portarli nei paesi limitrofi per stare un pò all’aperto. Cosa dobbiamo fare?”.

Intanto c’è chi si chiede “come è possibile che in questi anni non ci siano stati progetti per altre aree da destinare al verde pubblico? Bella la nostra Villa Comunale, ma è un pò poco per una città come Nola. Abbiamo un immenso spazio aperto che è piazza d’Armi che potrebbe essere riqualificato in modo da accontenare tutti”.

E poi ci sono gli ambientalisti che non esitano per rimarcare che “la realtà ci dice che dopo tre anni nessun albero è caduto. Secondo le perizie i crolli erano imminenti ed improvvisi. Purtroppo se viene messo in atto il piano di gestione depositato dal Comune la Villa Comunale sarà stravolta e pure ammesso che gli alberi abbattuti siano sostituiti di ombra e fresco ne resteranno pochissime tracce o meglio sarà solo un ricordo del passato”.

Non manca poi chi provoca alla disobbedienza civile o chi posta uno striscione “Amministrazione lumacona”. Tutto di tutto.

LA STORIA INFINITA DELLA VILLA COMUNALE

Il sequestro degli alberi della Villa Comunale risale a luglio del 2015; il sequestro venne effettuato dalla procura della Repubblica a seguito di una denuncia. Successivamente la Procura della Repubblica – ad ottobre 2015 – incaricò l’agronomo Antonio De Gennaro di accertare lo stato vegetativo dell’intero patrimonio arboreo esistente all’interno della Villa Comunale; furono fatti numerosI accessi e l’8 giugno 2016 fu consegnata al Comune la perizia del CTU della Procura dalla quale emergeva che gli alberi da abbattere erano 25 (uno in più di quello previsto dalla precedente perizia a firma di Cardiello). Fu richiesto dalla Procura al Comune un piano di gestione e lo stesso, redatto dagli agronomi Giuseppe Cardiello e Luciano Mauro, fu depositato insieme al piano di riduzione del rischio e di gestione straordinaria ed ordinaria del Cipresso di Montezuma alla Procura in data 15 settembre 2016; bastava l’ok della Procura per iniziare gli abbattimenti. Ma non fu così perchè dopo oltre 3 mesi – precisamente il 21 dicembre 2016 – un nuovo provvedimento della Procura della Repubblica a firma del sostituto procuratore Maria Cristina Amoruso chiedeva piccoli emendamenti al Piano di gestione che furono prontamente inviati (nonostante le festività natalizie) dalla dirigente del Terzo Settore, Stefania Duraccio, in data 11 gennaio 2017. Intanto dal Palazzo fanno sapere che, nonostante continui solleciti, fino ad oggi non c’è stato alcun ok dalla Procura. Tutto ancora tace, la villa resta chiusa per adesso in attesa del via libera che consentirà anche l’installazione delle giostrine acquistate ormai un anno fa dal comune per un valore pari a 25mila euro.

di ra.na.

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