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di ra.na. & co… contro "il sistema" della camorra dell'usura e della violenza, è un blog indipendente, nato dall'idea di persone libere che hanno a cuore le sorti della loro terra, l'Area Nolana

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Amministrative a Saviano, i Dem in corsa con Simonelli sindaco

L’anno 2020, il giorno 9 del mese di luglio, si sono riuniti in Saviano, in vista delle prossime elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale di Saviano, il Partito Democratico e le associazioni “Frastuono”, “Saviano al Centro” e “Progetto in Comune”, che hanno deciso di stringere un patto di coalizione e hanno individuato quale candidato a Sindaco l’Avv. Vincenzo Simonelli, come segno tangibile di profondo cambiamento e rinnovamento della politica savianese.

Il totale stato di “abbandono amministrativo” che la città ha vissuto negli ultimi anni ha determinato l’avvicinamento delle quattro forze sopracitate in una comune coalizione per proporre una alternativa politica di cambiamento e discontinuità, basata su un programma politico riformista che ponga alla base la competenza e la meritocrazia degli amministratori e collochi finalmente al centro dell’attenzione il cittadino savianese.

I soggetti politici componenti la coalizione auspicano altresì il possibile allargamento della stessa a tutti quei soggetti e/o gruppi che ne sposino il programma e lo spirito alternativo e rinnovatore.

Presentazione a Baiano della rivista politico – culturale “Il Guastatore”

Il circolo Fratelli d’Italia Baianese comunica che venerdì 10 luglio in piazza Francesco Napolitano a Baiano alle h 19,00 si presenterà ai cittadini del baianese la nuova rivista bimestrale di approfondimento politico – culturale  “Il Guastatore” . Interverranno l’editore Luca Lezzi ed il direttore responsabile Clemente Ultimo. I lavori proseguiranno con la partecipazione dell’Avv. Gherardo Marenghi, docente universitario di diritto amministrativo. Saluteranno l’iniziativa editoriale il portavoce del circolo Fratelli d’Italia Baianese Stefano De Laurentiis,il vice coordinatore Prof.Pasquale Muccio ed il dottor Carlo Mascheri capogruppo consiliare Fratelli d’Italia al comune di Baiano. Le conclusioni saranno affidate al Senatore Antonio Iannone.  L’incontro sarà condotto e moderato dal giornalista  Enzo Pecorelli.

MANIFESTO COMITATO CIVICO CENTRO STORICO

Tempo fa, con enorme soddisfazione, abbiamo appreso della riapertura di una sede a Nola da parte della Università Parthenope. La cosa ci ha fatto particolare piacere soprattutto per la crescita culturale di una città da troppo tempo marginalizzata rispetto alla localizzazione di grandi e qualificati servizi di livello sovracomunale che continuano ad essere ubicati nella fascia costiera napoletana e salernitana.

Si ha notizia però di un iter per individuare la sede svolto sulla base di un Protocollo d’Intesa con il quale la scelta sarebbe stata interamente delegata all’Ateneo, senza che vi sia stata qualsiasi discussione politica nel merito, escludendo la collettività dalla dovuta consultazione e partecipazione per una decisione così rilevante. In tal modo l’Amministrazione comunale ha rinunciato ad esercitare il proprio diritto/dovere di orientare e decidere la organizzazione del suo territorio. Magari anche presentando una propria offerta con i tanti pregiati immobili di cui poteva disporre. La Caserma Principe Amedeo (il ’48), il Palazzo marchese della Schiava, o anche il complesso della Pace, il Convento di Santa Chiara, solo per citare i principali, potevano finalmente rivivere, in considerazione del più che cospicuo investimento, che dovrebbe superare i 13 milioni di Euro.

Tutto ciò in linea, purtroppo, con la perdurante indifferenza al crescente disordine urbanistico prodotto negli ultimi tempi a colpi di Varianti al Piano Regolatore, tese solo a saturare i residui spazi verdi. Tra massicci Piani Casa e sempre più consistenti attività distributive e direzionali, pur in assenza di un Piano Commerciale, si sono cancellati gli spazi liberi al margine della viabilità periferica, con aumento critico del traffico perimetrale e delle polveri sottili. Tanto ha aggravato il progressivo svuotamento del centro storico, in cui sopravvivono, in modo desolante, pregiati contenitori destinati ad un inesorabile degrado.

Credevamo perciò in un segnale in controtendenza rispetto al passato. Credevamo che la scelta fisica della sede di una così importante attività sarebbe stato oggetto di una discussione pubblica all’interno di una più ampia discussione sul futuro di questa città, anche obbligata da tempo all’aggiornamento della sua pianificazione. Questo è il momento di fare scelte coerenti per uno sviluppo sostenibile fondato sui criteri del consumo di suolo zero e sul recupero del costruito abbandonato.

Per quanto appreso, peraltro, la scelta localizzativa della nuova struttura sarebbe anch’essa in Variante al Piano Regolatore Generale, interessando una Zona del tipo “H” destinata alle “attrezzature di quartiere” (D.M. 1444/68, art. 3). La zona, inoltre, risulterebbe collocata in area con ridotta accessibilità ed adeguati parcheggi, distante dai terminali del trasporto pubblico su ferro e gomma, servita da una insufficiente viabilità secondaria, gravata già da pesanti flussi veicolari che determinano frequenti intasamenti.

Tanto delude profondamente le aspettative di questo Comitato, convinto della urgente necessità di affrontare in modo concreto il tema del futuro di Nola, da impostare prioritariamente sulla rigenerazione del centro urbano, non sprecando perciò un’occasione che può determinare una vera svolta nella organizzazione di questo trascurato territorio, riprendendo la politica il ruolo che le compete di guida e di “governo reale” della città.

Dall’Albertini all’Albertini (da studente a docente…)

Venditti cantava in una celebre canzone “Notte prima degli esami”, per noi docenti, migliaia in Italia, è stata la notte prima della mobilità, cioè dei trasferimenti da una scuola all’altra sull’intero territorio nazionale. Per molti di noi, forse quasi tutti, è stata una notte insonne, quella tra domenica 28 e lunedi 29 giugno. Ci avevano detto che dopo la mezzanotte i risultati dei trasferimenti sarebbero stati pubblicati. Trascorrono le ore, aumenta l’ansia, tutti ad attendere un’email, una comunicazione, ma nulla. Arriva finalmente lunedi mattina, poichè i risultati devono essere ancora pubblicati, decido di scendere da casa, un po’ per distrarmi, un pò per sistemare alcuni documenti nella scuola in cui sono ancora titolare, il Masullo Theti di Nola. A un certo punto arrivano le telefonate, i messaggi su Whatsapp tutti a farmi gli auguri. In prima battuta onestamente non capisco, quasi non ci credo. Controllo sulla piattaforma del MIUR e leggo queste parole ”Passaggio di cattedra provinciale per le materie Matematica e Fisica presso il Liceo Albertini di Nola”. Per me un sogno che si avvera, inseguito da una vita e che dal primo settembre finalmente si realizzerà. Un sogno nato dai banchi di scuola alle medie, aiutavo i miei compagni di classe a svolgere i compiti, a spiegare argomenti poco chiari. Ricordo che mi proposi, come scopo di vita, quello di diventare insegnante per far comprendere una materia ostica come la Matematica anche a coloro che hanno difficoltà, soprattutto per loro. Nel corso dei cinque anni al liceo Albertini il sogno si trasforma e diventa quello di diventare docente proprio di quella scuola. Mi iscrivo a Matematica e i primi mesi dei corsi, sono accompagnato da mamma e zia, perché durante quel periodo, avevo subito un intervento chirurgico alla tibia della gamba destra e non potevo muovermi con i mezzi pubblici per raggiungere le aule universitarie. Ricordo che mamma e zia, attendevano nei corridoi ore ed ore, a volte dalla mattina fino al pomeriggio. A loro devo una buona parte dei miei successi. Riesco a laurearmi a 24 anni con il massimo dei voti. Di grande aiuto mi è stato un gruppo di studio formato con dei miei colleghi universitari, che nonostante siano trascorsi diversi anni, siamo legati ancora oggi da una profonda e autentica amicizia e ogni anno siamo soliti rivederci a Salerno durante il periodo natalizio. Successivamente vengo assunto a tempo indeterminato presso un’azienda informatica al Centro direzionale a Napoli, con prospettive di carriera. Ma il mio sogno è sempre stato quello di insegnare. Alla prima convocazione decido di dimettermi, con tutti i rischi, lasciavo il certo per l’incerto. Ma dopo quattro anni di precariato, vinco il concorso docenti nel 2016. Nel 2017 vengo assunto a Pomigliano dove svolgo il mio anno di formazione e e prova. L’anno successivo ottengo la mobilità presso il Masullo di Nola in cui sono titolare li fino al 31 agosto. Scuola in cui mi sono trovato non bene, ma benissimo sia con i colleghi, sia con lo staff dirigenziale, sia con gli alunni e il Personale Ata. Ma la mia è stata una scelta di cuore, di sentimenti, ogni centrimetro quadrato del Liceo Albertini evoca in me un dolce ricordo e poi ci sono ancora alcuni miei ex docenti che ora rivedo in veste di colleghi e la cara Preside a cui sono legato da una profonda stima. Nella mia carriera scolastica da docente, mi ha aiutato molto il fatto di frequentare l’Azione Cattolica presso la parrocchia Maria SS. del Carmine di Nola. Ringrazio il parroco, il caro Don Enrico, che ha sempre creduto in me, affidandomi prima il ruolo di educatore ACR, poi quello di animatore del gruppo dei Giovanissimi (fascia di età dai 14 ai 18 anni) e poi mi propose come Presidente Parrocchiale. L’esperienza di vita in Azione Cattolica mi è stato di grande aiuto per creare e curare le relazioni con i ragazzi. Un docente non deve solo fornire nozioni, pensando di riempire dei sacchi vuoti (e non imbuti come affermava qualcuno nei mesi scorsi), ma deve creare empatia con i suoi alunni se vuol raggiungere il vero successo formativo. Volevo chiudere il mio articolo con augurio, quello che tutti voi possiate realizzare i vostri sogni. Non è semplice, sono il primo a poterlo testimoniare, ma non dobbiamo fermarci davanti ai vari ostacoli che la vita ci pone. Dobbiamo lottare sempre, perché è la vita è dura ma vale sempre viverla!

di Andrea Cavezza

Il sogno di una generazione. L’anniversario 1° luglio 1820 – 1° luglio 2020

Il sogno di una generazione. L’anniversario 1° luglio 1820 – 1° luglio 2020, a rinsaldare nei giovani i valori delle libertà e degli ideali risorgimentali dell’unità inscindibili della Nazione, per ricordare il 200° anniversario del moto carbonaro del 1° luglio 1820, che grazie alla pattuglia di ardimentosi nolani e dell’agro iniziò quella avventura risorgimentale, che, partita da Nola, promossa dell’Abate  Minichini  nolano, Tenente Michele Morelli e dal Sottotenente Giuseppe Silvati, segnò l’inizio dell’epopea del risorgimento politico; e democratico della Patria. I carbonari, che insorsero al grido di libertà e costituzione, sorretti dai valori di una cultura plurisecolare, e da una educazione politica, che saranno la forza morale, che sorresse le iniziative dei patrioti che nelle guerre di indipendenza consacrarono col sangue e col sacrificio di giovani vite l’unità della Nazione e l’indipendenza dallo straniero. Ideali, questi, che trovano pieno titolo nella Costituzione Italiana del 1960 e nel regime democratico repubblicano, nato dalla lotta di liberazione dai nazifascisti. Essa vuole essere un richiamo ai giovani perché ritornino a percorrere con serietà d’intenti e con entusiasmo gli ideali dei loro padri carbonari e continuino una tradizione culturale e civile che oggi, in un clima di secessione e di separatismo deve difendere l’integrità e l’unità della Nazione Italiana contro i denigratori del meridione e del popolo napoletano, “facendo capire loro che nella pratica di belli e santi ideali noi eravamo grandi e là non eran nati”. …Noi non possiamo… non dobbiamo… non vogliamo dimenticare!.

M.llo Luigi Fusco

ASSOCIAZIONE CIVICO 1 – Presentazione Venerdì 3 luglio 2020, ore 19 Aula Conferenze Pro Loco, Palazzo Allocca, Saviano (NA)

Attenzione alle peculiarità del territorio, rispetto per le esigenze del tessuto sociale e inclusione come condizione necessaria per la costruzione di proposte concrete: l’associazione culturale Civico 1 nasce con l’intento di elaborare idee e iniziative a sostegno dell’intera comunità vesuviana e non, attraverso la partecipazione civica, il costante dialogo con la società civile e il coinvolgimento di enti e istituzioni. Il progetto Civico 1 parte dall’elaborazione di proposte funzionali al miglioramento della vivibilità. Il punto di inizio si concentra sulla ricerca: l’analisi delle caratteristiche del territorio è funzionale a strutturare una strategia metodologica per proposte, idee e soluzioni finalizzate al miglioramento e allo sviluppo sociale, ponendo al centro le competenze. L’ambiente, lo sport, la cultura, la sicurezza sono solo alcuni dei capisaldi del progetto Civico 1: dallo sviluppo di ognuno di essi parte la costruzione di una visione organica di società, nella quale la collettività diventa il perno fondamentale attorno al quale organizzare l’azione. Civico 1 è innanzitutto un gruppo di professionisti, amici e conoscenti che hanno la voglia di mettersi in gioco, di creare un dialogo attivo con la cittadinanza, di organizzare una visione ampia funzionale alla risoluzione dei problemi. Un’associazione che fa della partecipazione lo strumento principale per creare un futuro migliore: la conoscenza del presente diventa condizione necessaria per il progresso e l’evoluzione di una comunità. 

Cambio di paradigma. Uscire dalla crisi ripensando il futuro.

Civico 1 nasce come laboratorio di idee e di proposta, inclusivo, di confronto dialettico e critico su temi che interessano la nostra vita quotidiana, sia come singole persone sia come comunità. Siamo consapevoli della crisi e della lunga transizione culturale, politica ed economica stanno attraversando, acuita dalla pandemia e dalle gravi difficoltà dei mercati e delle economie europee e mondiali. Le nostre comunità locali sono state messe sotto stress in molti ambiti e molte piccole imprese sono in forte affanno per una ripartenza ancora da dispiegare nella sua completezza. Utile quindi una attenta riflessione sui contesti e sulle mille possibilità che la ricchezza delle nostre terre nolane e vesuviane contengono. Abitare questa possibilità è credere che dalla crisi attuale si esce se tutti insieme cercando un cambio di paradigma pensare con fiducia al nuovo e al futuro partendo dalle molteplici opportunità che vivono intorno a noi e dentro i nostri contesti sociali e alle fragilità e povertà esistenti. “Tenere insieme sviluppo e welfare, non possiamo disgiungere la ripresa economica da quella esistenziale, perché le imprese e le industrie sono fatte da persone, che non sono comprimari ma titolari del rilancio”. “Il modo migliore per superare la transizione è avere una visione del futuro. E avere una visione del futuro significa mettere alla prova la nostra libertà, avere un pensiero critico e generativo, che non si arrende alle cose date, alle parole d’ordine in vigore, alle sicurezze che appaiono tali solo perché sono credute dai più. Il pensiero critico è una risorsa per non rimanere schiacciati da un presente spesso fatto di pregiudizi e fissazioni. Politicamente non può dirsi libero colui che si affida ai capipopolo, che aderisce a tutto ciò che la massa (la rete) propugna, che sceglie sempre il più forte…”; il pensiero critico inizia da qui: “pensa con la tua testa e non lasciare che qualcun altro lo faccia per te” e ancora: “la tua testa pensa meglio se studia e approfondisce”. Ripensare al nostro sviluppo, mettendo al centro la persona e i suoi bisogni di relazione, salute e qualità di vita, ridisegnando una nuova relazione tra spazi di vita e ambiente nelle nostre città, non più solo insieme di appartamenti e asfalto. Ma come luoghi il più possibile aperti, difesi dall’inquinamento e dai rifiuti, con strade che collegano e piazze che accolgono. Cambiamo aria alle nostre città, smart, circolari e green.

GIULIO GIORELLO, il ricordo della sua partecipazione alle “GIORNATE BRUNIANE” 2011

Quella  mattina del 17 febbraio  lo  riaccompagnai all’aeroporto di Capodichino, ma avevo un certo disagio.

Giulio Giorello, il prof. Giulio Giorello doveva prendere il volo diretto a Torino, dove avrebbe partecipato ad un altro dibattito su Giordano Bruno.

Gli amici dell’associazione mi avevano affidato un compito per me di enorme imbarazzo,  di assoluta difficoltà; chiedergli se, a parte la dovuta  copertura di ogni spesa di viaggio e permanenza, dovessimo dargli anche una “diaria” (pare che si chiami così) per essere stato nostro ospite a Nola.

Solo qualche minuto prima di lasciarci, all’interno dell’aeroporto,  riuscii malamente a bofonchiare:”Giulio, dovevamo fare o dare qualcos’altro?” e lui di rimando  “Ma stai scherzando? Grazie di tutto e speriamo di   rivederci presto”; ed io “ Di sicuro ti chiederò di rivenire a Nola”. (Mi sta assalendo una certa commozione)

Era la seconda volta che mi sorprendeva per il suo modo di rapportarsi a me; il giorno prima, eravamo andati ad accoglierlo nel medesimo aeroporto, proveniente da  Milano, io ed il mio amico  giornalista Francesco Romanetti (che ci aveva messo in contatto).

Arrivati a Nola ci  fermammo  a pranzare prima di portarlo in albergo e dopo poche e solite frasi di circostanza  mi disse : “Diamoci del tu, non c’è bisogno che mi chiami professore”; “ Proverò a farlo” risposi timidamente; non era così facile per me , mi trovavo di fronte  ad uno studioso di prestigio  internazionale, con un po’ di anni più di me.    

Era il 16 febbraio 2011 e quell’anno il prof. Giulio Giorello   fu l’ospite principale delle “Giornate Bruniane”, che da un più di un decennio l’Associazione Nolana Giordano Bruno organizza annualmente.

Ci sembrò naturale  che un  filosofo della scienza,  un epistemologo della sua statura intellettuale, fosse chiamato a parlare del tema   “Di Bruno, della Causa Prima e di altre Costellazioni – dialoghi sulla Nolana Filosofia” e lui, nell’affollata sala del museo archeologico, trattò la materia con assoluta tranquillità verbale, esprimendo  cose complesse con parole semplici, senza enfasi , senza  retorica, come solo un intellettuale della sua levatura poteva fare    

 Mostrando sempre una grande disponibilità personale verso tutti  e senza  nessuna boria accademica, partecipò in serata, curioso e un po’ sorpreso, al nostro secondo evento, “La Cena delle Ceneri”, che quell’anno per la seconda volta tenemmo nel  Convento dei Camaldoli di Visciano (rimase quasi digiuno perché non mangiava carne, ma non lo sapevamo né glielo avevamo chiesto).

Fu quella una serata  memorabile, con il convento avvolto  da folate di vento e pioggia battente, ma all’interno, nella  sala del convivio,   Giulio Giorello, Aniello Montano e Giulio Sforza, con i loro interventi sul filosofo nolano, crearono una atmosfera  di grande calore ed interesse, interrotta, per fortuna sul tardi (stava parlando il vulcanico prof.  Giulio Sforza) da un tuono potentissimo, che,  preceduto da un fulmine, distrusse l’impianto elettrico centrale dell’intera struttura conventuale. 

La notizia, l’altro giorno,della  morte di Giulio Giorello,  pare sostanzialmente attribuibile al malefico virus di questi mesi, mi ha provocato una profonda tristezza, permeata  dal  ricordo del suo tratto umano, quello di un   uomo  gentile nell’aspetto e con   una non comune nobiltà   d’animo.

 MI rimangono  il rimpianto di non essere riuscito a creare una nuova  occasione (insieme agli amici dell’associazione)  per riportarlo a Nola e  le parole che alcuni anni prima (ero in compagnia  del prof. Giulio Sforza) gli sentii pronunciare in un suo intervento nelle Basiliche Paleocristiane in Cimitile “Non c’è nulla in Galileo che Bruno non avesse già affrontato”.

di Paolino Fusco 

EFFETTI (DELLA PANDEMIA E) DEL BUON GOVERNO

Con prudenza e circospezione iniziamo a guardare di nuovo a 360° il mondo che ci circonda, fino a poco fa limitato alle ridotte inquadrature dei nostri appartamenti, che abbiamo anche imparato ad apprezzare nei dettagli e che finora ci erano incredibilmente sfuggiti. Li abbiamo anche trovati interessanti e pensato che di dettagli degni di nota ne abbiamo già perso purtroppo tanti, molti, troppi.

Anche se non l’abbiamo materialmente visto, si è avuta poi la sensazione che qualcuno è sicuramente giunto al nostro nascondino e con un grido salvifico ha esclamato “tana libera-tutti”, per farci gustare come non mai l’ebbrezza della libertà.

Così lentamente stiamo riprendendo il nostro ritmo, con la strisciante consapevolezza di aver assicurato, prima di tutto a noi stessi, che non saremmo stati più quelli di prima e che molto sarebbe dovuto cambiare dopo questa tragedia che peraltro non è conclusa e rischia di accompagnarci, col suo monito al cambiamento, nei prossimi anni.

Per quel che mi riguarda ho avuto modo di riflettere anche su temi che hanno fatto parte del mio vivere, spingendo spesso l’immaginazione verso un futuro migliore per la mia città, da troppo tempo maltrattata sul piano urbanistico, con un centro storico in progressivo abbandono ed inarrestabile degrado, mentre nuove persistenti periferie, arroganti ed insipienti, noncuranti dei caratteri identitari che la struttura urbana ha conservato gelosamente per secoli, la omologano banalmente ai tanti centri della periferia napoletana, dove una marmellata edilizia la fa da padrona.

Un improbabile modernismo sta violando le parti più intime del decoro urbano, sottraendo anche quei residui spazi interstiziali a possibili rigenerazioni a verde, per ricostruire quel rapporto equilibrato fra i pieni delle sontuose facciate ed i vuoti degli orti e dei giardini delle corti interne.

Ma intanto la forzata pausa ci ha costretti a fare qualche riflessione sul futuro, sollecitando l’immaginazione di un mondo diverso, più giusto ed equo, in cui anche le città rinnovate possano dare il loro contributo.

Ed allora come potrebbero migliorare i nostri luoghi dell’abitare? Quali proposte mettere in campo per ottenere risultati significativi e coerenti con l’obiettivo di ricostruire un ambiente più bello ed accogliente … per tutti? Cosa non semplice sicuramente, anche perché i processi di rinnovo urbano hanno bisogno di tempi lunghi e spesso anche le buone intenzioni vengono abbandonate per strada se non curate e sostenute con continuità. Ci vorrebbe sicuramente un piano urbanistico costruito in modo condiviso, con poche regole, ma certe e chiare, che possa contare però sul sostegno della comunità che ha contribuito a formularlo.

La prima cosa da fare è quindi quella di aprire un dibattito serio sul progetto di città, facendolo uscire dal chiuso delle stanze dei pochi decisori, istituendo uno spazio pubblico comunale di tipo permanente, un Urban Center, dove tutti possano avere informazioni sui vari progetti in elaborazione e può svolgere un ruolo proattivo per suggerire idee e proposte.

Io intanto provo a lanciarne alcune.

Per non disperdere i caratteri identitari del nostro centro storico concentriamo i prossimi investimenti sui tanti immobili abbandonati e spazi degradati. Sarebbe opportuno istituire un nuovo specifico Ufficio che sappia guidare i cittadini nell’applicazione dei tanti ed interessanti incentivi che sono stati introdotti per il recupero edilizio, il miglioramento sismico e l’efficientamento energetico degli immobili, guardando verso una città digitale ed interconnessa. E con poche ma chiare regole per rigenerare un tessuto edilizio in troppe parti degradato, anche con interventi di demolizione e ricostruzione, purchè sia assicurata la qualità del progetto. E sarebbe anche l’occasione per tirare fuori quel Piano del Colore, di cui si discute infruttuosamente da anni, per fornire indirizzi precisi ed omogenei nella riconversione del patrimonio edificato di interesse culturale. Anche l’adozione di misure di fiscalità di vantaggio, per il riutilizzo dei locali ai piani terra per attività commerciali ed artigianali, potrebbe contribuire ad arrestare la penosa desertificazione delle aree centrali. 

Fare un censimento, intanto, di tutte lea aree libere, abbandonate o a verde incolto, per configurare una rete ecologica del verde urbano, magari cedendo anche le aree di proprietà comunale a cittadini anziani per la realizzazione di orti urbani, utili alla manutenzione e conservazione della permeabilità dei suoli. La mancanza di spazi verdi attrezzati è del resto uno dei più gravi problemi di questa città e ne abbiamo avuto maggior consapevolezza proprio con la drammatica crisi sanitaria che ha lanciato un severo monito sulla salubrità dell’ambiente fisico. Il distanziamento sociale, del resto, anche in caso di future e verosimili crisi, non può ottenersi se non si dispone di aree praticabili ed accessibili da parte di tutti i cittadini. Abbiamo appreso tutti che la città ha necessità di respirare e mettere a valore il vuoto degli spazi aperti.

Riconvertiamo decisamente, poi, il traffico carrabile, per tutto quanto possibile, in mobilità sostenibile. Nola è una città piatta e presenta tutti i requisiti per essere organizzata con piste ciclabili, con stalli di bike sharing diffusi nei punti strategici ed in connessione con i nodi del trasporto intermodale (stazioni ferroviarie, fermate bus sulla corona esterna, un nuovo terminal intermodale in piazza d’Armi). Tra l’altro il “bonus bicicletta” rende questo il momento più favorevole per cambiare il non più sostenibile abuso del trasporto veicolare. Meno auto, meno inquinamento, più salute.

Insomma queste potrebbero essere delle prime linee di indirizzo su cui impostare le revisione del progetto di città, fermo restando che, con un attento e critico sguardo fuori dalla cinta urbana, bisogna combattere e pretendere che gli Enti sovraordinati attribuiscano alla città ruoli territoriali più importanti con la localizzazione di importanti servizi di livello superiore. Mentre qui localmente si dovrà lavorare per promuovere il ricco patrimonio urbano/ambientale per attrarre investitori qualificati.

Al riguardo però, da notizie ufficiose, pare che si stia perdendo una grande occasione circa la localizzazione dell’Università Parthenope. Sembra che nella selezione dei siti, alla quale il Comune stranamente appare aver assunto un atteggiamento di indifferenza incomprensibile, si stia privilegiando una ubicazione piuttosto periferica, piuttosto angusta ed asfittica, sfornita di una adeguata accessibilità, senza peraltro uno studio dei traffici veicolari che si genereranno sulla già disastrata viabilità secondaria a seguito della notevole distanza della nuova sede dalle stazioni ferroviarie. E questa scelta potrebbe determinare il suo definitivo collasso. Con ciò non si coglierebbe una straordinaria occasione di rivitalizzare i tanti contenitori vuoti del nostro centro storico, dal complesso della Pace, al Convento di Santa Chiara, alla caserma Principe Amedeo. La ubicazione della struttura formativa nel centro storico, invece, sarebbe un forte acceleratore per la rivitalizzazione di un luogo ancora affascinante, ma ridotto negli ultimi anni a dormitorio con la perdita di quel complesso di funzioni che erano generatrici di un sistema relazioni ampio e diffuso. E la necessità delle relazioni sociali vive l’abbiamo sperimentata proprio in quest’ultimo periodo di isolamento. 

Ma è mai possibile che su temi di questa rilevanza le decisioni siano prese senza che si apra un proficuo dibattito nella città. E tale metodo potrà sicuramente produrre gli “Effetti di un Buon Governo”, come lo intendeva già Ambrogio Lorenzetti nel 1338 nel suo dipinto dove, tra tanta gente che passeggia, mercanti e commercianti si confrontano, artigiani lavorano nelle botteghe, bambini ascoltano il loro maestro, un gruppo di muratori è al lavoro. In sostanza si tratta di contribuire tutti ad un disegno del futuro della città, rigenerando quei fattori di complessità che ne hanno decretato il successo nei secoli, dando dignità e ruolo in primo luogo agli spazi pubblici che costituiscono un bene comune per eccellenza: democratici, fruibili da tutti, godibili nella loro bellezza.

Daremo così anche un risvolto positivo all’isolamento che abbiamo vissuto e che non vorremo più che si replicasse trovandoci ancora una volta totalmente impreparati.

di Guido Grosso

Nola. ISIS “Leone-Nobile” al tempo del Covid-19, lettera aperta di ringraziamento del Corpo Docente alla Preside professoressa Maria Teresa Palmieri

LETTERA ALLA PRESIDE MARIA TERESA PALMIERI

Egregia Preside,
è vero che l’anno scolastico non si è ancora concluso perché per lei, per gli esimi colleghi e il suo staff, operoso ed instancabile, da lunedì 15 inizia il percorso finale: gli esami di stato. Un impegno che quest’anno avrà un sapore nuovo, come nuovo sapore ha avuto il cammino scolastico che abbiamo insieme percorso in questi ultimi 4 mesi. È però anche vero che questo Collegio segna la fine del cd iter ordinario. È quindi doveroso, a conclusione di un percorso, tirare le somme e, considerando il vissuto, ripercorrerlo. Sono certa di interpretare il pensiero ed i sentimenti dell’intero corpo docente che quest’anno ha affrontato e superato alla grande un’esperienza unica e si spera irripetibile.

Grazie, signora Preside, per averci portato per mano, per aver sapientemente accompagnato tutti e ciascuno di noi con sollecitazioni opportune e preziose, lungo un cammino, molte volte, impervio e difficoltoso.

Un collega pochi giorni fa definiva la nostra come vera comunità educante, dove la collaborazione, il continuo riferimento ed aiuto reciproco l’hanno fatta da padrone. È vero. I risultati? Si possono tranquillamente definire ottimi. Siamo già proiettati a settembre, la ripresa sarà entusiasmante per tutti noi, che abbiamo sofferto la lontananza da scuola, e per la maggior parte degli alunni, che hanno ben compreso, anche se ciò non pare, il valore e la preziosità del “crescere insieme”.

Avete, signora Preside, seminato fiducia, rigore, osservanza delle regole, precisione, conforto con un’autorevolezza che si respirava. E così come spesso ci siamo interfacciati in confronti e dialoghi forti e costruttivi con lei, oggi vogliamo a lei dire grazie, soprattutto per aver dato ad ognuno di noi la possibilità, con le scelte fatte, di crescere individualmente e comunitariamente. Quante volte, scoraggiati e stanchi da un modus operandi nuovo e a tratti sconosciuto, siamo stati incoraggiati da un messaggio anche alle 11,00 di sera. Il telefonino o il computer, che avevano si già una funzione importante nel nostro vissuto, è diventato il nostro compagno di vita. Ma lo scoraggiamento appartiene a chi si arrende alle difficoltà e, sicuramente, non è il caso di questa comunità educante!!! Grazie, grazie!

Un grazie va al professore Siniscalchi Federico che, con sicurezza, garbo e determinazione, ci ha indirizzati con le sue delucidazioni determinanti ed i suoi preziosi consigli. Un grazie al vostro team, dal prof. Andrisani al prof. Ascolese, dal prof. Cutolo al DSGA dott. Schettino e ai colleghi comunque presenti a scuola per collaborare fattivamente. Un ringraziamento a tutto il personale ATA, nonché a tutto il personale ausiliario (e spero di non aver omesso nessuno). Tutti, ancora una volta, hanno dimostrato alta competenza e capacità organizzativa. E se qualche dimenticanza o errore da parte nostra c’è stata, Vi prego di scusarla.

Signora Preside è stato un vero aggiornamento, umano e professionale.

È stato bello crescere uniti anche se distanti.

Successo all’ISIS “Leone-Nobile”. Onore alla Preside professoressa Maria Teresa Palmieri.

Ad maiora semper!

Maria Grazia De Lucia e tutto il Corpo Docente

NASCE A NOLA L’UNIVERSITÀ DELLA TERZA ETÀ – UNITRE – UNIVERSITÀ DELLE TRE ETÀ

IL GIORNO 17 FEBBRAIO 2020 È STATA ISTITUITA LA SEDE DI NOLA DELL’UNIVERSITÀ DELLA TERZA ETÀ UNIVERSITÀ DELLE TRE ETÀ – APS – CON SEDE TEMPORANEA PRESSO LA PRO LOCO NOLA CITTÀ D’ARTE, CORSO TOMMASO VITALE N. 9.

LE FINALITÀ DELLA SEDE DI NOLA SONO CONFORMI A QUELLE PREVISTE DALL’ARTICOLO 3 DELLO STATUTO E SI ARTICOLANO NEI SEGUENTI PUNTI:

– ATTIVAZIONE DI PERCORSI EDUCATIVI, FORMATIVI E INFORMAZIONI;

– AZIONI DI PREVENZIONE DI FORME DI ANALFABETISMO DI RITORNO,
NELL’OTTICA DI UNA EDUCAZIONE PERMANENTE, RICORRENTE E
RINNOVATA E DI UN INVECCHIAMENTO ATTIVO;

– PROMOZIONE DELLA RICERCA CENTRATA SU TEMATICHE SOCIALI E
CULTURALI IN UNA PROSPETTIVA TERRITORIALE;

– CONFRONTO TRA LE CULTURE DELLE PRECEDENTI GENERAZIONI E
QUELLA ATTUALE AL FINE DI REALIZZARE UNA “ACCADEMIA DI
UMANITÀ” CHE EVIDENZI “L’ESSERE OLTRE CHE IL SAPERE”;

– CONTRIBUIRE ALLA PROMOZIONE CULTURALE E SOCIALE TRAMITE
L’ATTIVAZIONE DI INCONTRI, CORSI E LABORATORI SU ARGOMENTI
E TEMI SPECIFICI, TESI A RAFFORZARE E CONSOLIDARE UNA
CITTADINANZA ATTIVA E PIENAMENTE VISSUTA;

– PROMUOVERE, ATTUARE E SOSTENERE STUDI, RICERCHE ED ALTRE
INIZIATIVE CULTURALI, FINALIZZATE ALLA REALIZZAZIONE DI UN
AGGIORNAMENTO PERMANENTE E RICORRENTE E ALLA PROMOZIONE
DEL CONFRONTO FRA LE CULTURE GENERAZIONALI DIVERSE;

– SOSTENERE ED INCORAGGIARE INTERVENTI DI TUTELA E DI
VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE, AMBIENTALE E
PAESAGGISTICO;

– ORGANIZZAZIONE E GESTIONE DI ATTIVITÀ CULTURALI, ARTISTICHE
O RICREATIVE DI INTERESSE SOCIALE, INCLUSE ATTIVITÀ, ANCHE
EDITORIALI DI PROMOZIONE E DIFFUSIONE DELLA CULTURA E DELLA
PRATICA DEL VOLONTARIATO;

– PORRE IN ESSERE UNA FORMAZIONE EXTRA-SCOLASTICA, DIRETTA
ALLA PREVENZIONE DELLA DISPERSIONE SCOLASTICA, AL
SUCCESSO SCOLASTICO E FORMATIVO, ALLA PREVENZIONE DEL
BULLISMO E AL CONTRASTO DELLA POVERTÀ EDUCATIVA.

Il presidente della sede di Nola
prof. Salvatore Piscitelli

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