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di ra.na. & co… contro "il sistema" della camorra dell'usura e della violenza, è un blog indipendente, nato dall'idea di persone libere che hanno a cuore le sorti della loro terra, l'Area Nolana

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CARO SINDACO COSI’ NON VA

Egregio sindaco,
nella mia qualità di cittadino di Nola residente in una delle traverse di via Nazionale delle Puglie, località Pizzone, Le segnalo che da tempo, nonostante le continue e reiterate sollecitazioni agli uffici competenti, esistono difficoltà nella raccolta quotidiana, soprattutto nei giorni di consegna dell’umido.
Capisco che ci sono dei problemi oggettivi legati al cambio della società appaltatrice, stando alle dichiarazioni da Lei rese alla stampa locale. Ma proprio rispetto a queste registriamo discrasie che ci offendono come persone e come contribuenti.
Il riferimento è alla Sua ultima ordinanza nella quale ci ha comunicato che per 4 sabati consecutivi, fino al 16 settembre, non sarebbe stato ritirato l’umido. Accogliendo il Suo invito, ci siamo limitati a depositare le relative buste nelle serate della domenica e del martedì. Ma spesso la mattina dopo le abbiamo trovate lì a marcire anche per i giorni seguenti, fino a che non si è provveduto a pulire le strade raccogliendo assieme tutte le tipologie di rifiuti, quasi a ridicolizzare i tantissimi che differenziano ormai al 100%.
L’ultimo episodio risale a lunedì scorso. Martedì le traverse non hanno avuto l’auspicata visita del personale della società di raccolta e sia l’umido che carta e cartoni sono rimasti lì (questi ultimi poi presi in parte il giovedì con plastica e metalli), ed ora c’è il rischio che l’organico marcisca fuori fino a lunedì prossimo, con maleodoranze e pericoli igienico-sanitari, o mescolato ancora una volta con altre tipologie.
Nei fatti, succedono cose ben diverse dalla Sua ordinanza, che finiscono per rendere poco credibili le Sue dichiarazioni. Se poi aggiungiamo che la strada principale viene regolarmente pulita, ci resta ancora di più l’amaro in bocca perché ci sentiamo di serie inferiore rispetto agli altri. Eppure posso garantirLe che le esose ed incredibili tariffe (500 euro all’anno per un nucleo di 3 persone), quasi raddoppiate durante l’ultima campagna elettorale, le paghiamo anche noi senza sconti che potrebbero essere giustificati da una reiterata interruzione del servizio.
Mi spiace segnalarLe questi disagi (che si uniscono alla puntuale interruzione della corrente pubblica appena piove o tira vento e ad una erogazione idrica ridotta che spesso non arriva al primo piano, con una qualità dell’acqua bassissima che riempie di calcare condotte e lavatrici a fronte di bollette della Gori pesanti come se ci vendessero del vino). Ma comprenderà che di questo passo rischia di non realizzare quella soluzione di continuità in nome della quale ha chiesto ed ottenuto il consenso della maggioranza degli elettori.

Lettera firmata

L’ITALIA non ha TRADITO

Nella ricorrenza del 76° anniversario dell’ECCIDIO di NOLA, anche quest’anno la Città di Nola non ha fatto mancare la sua presenza.

Ho già ringraziato pubblicamente tutti coloro che hanno reso possibile questa continuità, a beneficio dei tempi nuovi, dei giovani di oggi, di una vita migliore, perché noi PESCHIAMO nel PASSATO per avere RICCHEZZA di idee e di conoscenze nel FUTURO; quindi tralascerò di farlo qui.

Non è stata una commemorazione stanca e ripetitiva; sia pur breve, ha aggiunto qualcosa al ricordo.

Radio 3 ha ripreso le fila di quel periodo infame e glorioso della nostra Storia, attraverso la lucida e ampia narrazione di Gloria Chianese, che ha messo l’accento, soprattutto, sull’ORRORE di una guerra combattuta calpestando, senza ritegno, la gente comune, le persone appartenenti al popolo.

Ogni anno, il tragico evento dell’11 settembre 1943, nella memoria, si arricchisce di qualche tassello.

Se si fosse cominciato nel 1945, anziché nel 1997, quando, a seguito di circostanze più volte menzionate negli anni, grazie all’associazione “Amici del marciapiede” di Nola, con Raffaele Napolitano e Luigi Conventi, per la prima volta, dopo anni, di sostanziale oblio, tranne sporadici interessamenti, da parte di tutti, a partire da noi familiari delle vittime, si sono mosse le acque, ed è cominciato un lungo, ed anche travagliato percorso di conoscenza, di ricostruzione, di rimozione di ostacoli, ora saremmo molto più avanti e, probabilmente, avremmo, almeno in gran parte, chiuso i conti con quella parte TREMENDA della nostra Storia.

Ma sono trascorsi ben 22 anni, caro Raffaele da quel lontano e indimenticabile 11 settembre 1997; anche noi eravamo diversi, qualcuno ci ha lasciato, come Nino De Manuele, molta acqua è passata sotto i ponti; molti si sono interessati dell’argomento in questione, ed ho piacere, qui, di accomunare in un unico abbraccio tutti, e mi limito a menzionare coloro che hanno scritto o comunque trattato dei “fatti di Nola”, almeno quelli che io conosco: Umberto Santino “La strage rimossa”, Rodolfo Rubino, nuova edizione della “Strage di Nola” di Pietro Manzi, e recentemente Felice Ceparano, il documentario sull’eccidio di Nola, presentato anche a Montecitorio.

A questo punto si può anche allargare il discorso su nuovi scenari, come non si è fatto in passato, un po’ per scarsa conoscenza del contesto storico e dei fatti, un po’ per una certa ritrosia, quasi “scuorno”, come diremmo dalle parti nostre, ad occuparsene; dove ha, certo, giocato un forte ruolo l’”infamia”, diciamo così del TRADIMENTO, ad opera dell’Italia, dell’alleato tedesco, ma non solo, come dirò.

Orbene, il mio modesto parere, ma la questione andrebbe coraggiosamente e seriamente dibattuta, non lasciata nel dimenticatoio, come è accaduto, per 50 anni, pur dovendosi tener conto della sostanziale impraticabilità degli archivi, sia in Germania che in Italia, per il SEGRETO ermetico opposto dai Tedeschi, e la CHIUSURA pelosa e imbarazzata delle Autorità italiane, è che il TRADIMENTO dell’ITALIA fu una grandissima messa in scena orchestrata dal Governo NAZISTA di Hitler (con l’avallo dei servi FASCISTI), che non accettava di perdere la guerra, allo scopo di fronteggiare DIRETTAMENTE gli ALLEATI, con l’alibi del tradimento dell’Italia, e saccheggiare IGNOBILMENTE il nostro Paese, con la scusa della RITORSIONE, per quella inevitabile resa, che veniva percepita e millantata come una causa determinante della SCONFITTA dell’ASSE; e in tal senso venivano FOMENTATI Ufficiali e soldati subalterni.

Si sapeva bene che l’Italia non poteva, in alcun modo, resistere alla POTENZA MILITARE AMERICANA; era chiaro a TUTTI i responsabili di quella GUERRA, ormai irrimediabilmente persa, sia italiani, che tedeschi.

La Germania era presente in Italia e in grado di valutare lo stato delle cose, i Servizi Segreti tedeschi sapevano bene quale era la situazione; la migliore tattica era quella di far finta di niente e lasciar scorrere gli eventi, e i CAPI NAZISTI, certamente, se ne avvalsero.

Fu MUSSOLINI, con il suo entourage, che, fin dalla sciagurata dichiarazione di guerra all’America, condannò l’Italia alla DEVASTAZIONE.

(Parlo più diffusamente di tutto questo, nel mio blog COMPRENDERSI http://www.algormar5th.it “Nola 11.9.1943”, “Riflessioni su Nola”, ecc.).

Sulle modalità con cui fu attuato e programmato l’armistizio dal Governo Badoglio, il Re, ecc. stendo qui un pietoso velo di silenzio, ma ne ho parlato in altri articoli e nel mio romanzo storico “Nola, cronaca dall’eccidio”.

Concludo dicendo che un altro motivo di “scuorno” per i militari italiani che hanno partecipato alle vicende nolane, e quindi i loro familiari e discendenti, è certo considerato quello di essersi lasciati trarre in inganno dai Tedeschi che, con forze decisamente inferiori riuscirono a catturare e mettere, letteralmente, in ginocchio, due reggimenti italiani.

Ma anche questa vergogna è infondata; c’era un’altra vergogna a decidere la sorte delle Forze Militari Italiane a Nola, risalente agli Alti Gradi dell’Esercito Italiano, rimasta semisconosciuta, pur essendosi celebrato qualche blando processo per gravi reati, in particolare nei confronti dei Generali Ettore Del Tetto e Riccardo Pentimalli (ne parlo nel mio romanzo di cui sopra, pag.18), non isolati, ma eterni portabandiera del DISONORE di fronte al popolo italiano.

I militari italiani di Nola non si difesero, ma furono presi, inermi, NON per CODARDIA, ma per TRADIMENTO del Comando Superiore di Napoli, che aveva trasmesso l’ORDINE di NON REAGIRE alle PROVOCAZIONI dei TEDESCHI, in quanto “semplici atti di stizza e risentimento” da parte di coloro che erano pur sempre “EX ALLEATI”.

Ecco, questo fu VERO TRADIMENTO, ma non verso i Tedeschi, verso i propri fratelli e compatrioti, in cambio della VITA e della FUGA.

Quelli furono TEMPI di GLORIA e di VERGOGNA, ma esse vanno rispettivamente collocate, con lo SCANDIRE del senso della verità e della giustizia.

di Alberto Liguoro

5Stelle e Lega: una “unità in tensione”?

E se guardassimo le tensioni tra i 5Stelle e la Lega in una prospettiva diversa? O, meglio, se considerassimo dette tensioni non come fattori di rischio per la tenuta dell’alleanza tra le due forze politiche, bensì come una strategia “concordata” che, pur provocando capovolgimenti nelle loro posizioni di forza, alla fine favorisce un’espansione del loro peso complessivo all’interno del Parlamento?

Mi spiego.

In fondo, se è vero che i continui ed anche crescenti contrasti a cui assistiamo, quasi quotidianamente, tra 5Stelle e Lega fanno di questi sempre più due poli opposti, sembra altrettanto vero che la dialettica che s’instaura tra loro non stia affatto procedendo verso un tentativo di sintesi ma, semmai, tende a alimentare ulteriormente la distanza tra gli stessi. Si potrebbe, perciò, parlare piuttosto di una “tensione permanente di opposti”. Su questa si è soffermato Romano Guardini, concludendo che essa è alla base della vita dell’uomo e della stessa realtà, fino al punto che le due polarità riescono a sopravvivere nella misura in cui ciascuna di esse non esclude completamente l’altra.

In altri termini, le due forze opposte finiscono per costituire – insieme – una sorta di struttura globale della vita politica che potremmo denominare – prendendo a prestito l’espressione che Guardini applica alla vita in generale: «unità in tensione».

In tal modo, dal momento che detta “unità” assorbe in sé due poli opposti ossia, nel linguaggio politico, i “gialli” e i “verdi”, la maggioranza e l’opposizione, la “destra” e la “sinistra”, ne consegue che essa si presenta come una realtà “globale” che, a mano a mano che le tensioni al proprio interno aumentano, tende ad occupare – soprattutto agli occhi degli elettori – l’intero palcoscenico della vita politica.

Ne consegue, pertanto, una progressiva emarginazione delle altre forze politiche che vanno sempre più ad occupare la platea, le balconate e il loggione, vale a dire quei posti destinati a funzionare da cornice del palcoscenico sul quale si concentra tutta l’attenzione degli “spettatori”. Costoro finiscono così per “dipendere” dagli eventi che si rappresentano sulla scena, scordandosi che possono autonomamente “affaccendarsi in tutt’altre faccende”, ben più concrete, reali, di quelle “virtuali” o, meglio, surreali montate ad arte pur di consentire agli attori di permanere nel proprio ruolo.

D’altro canto, è ben noto che certe rappresentazioni teatrali costituiscano una sorta di risorsa che induce una compensazione, uno sfogo e perfino un godimento dell’animo, senza che tutto ciò possa influire sulle scelte quotidiane e, quindi, sulla soluzione dei veri problemi esistenziali.

di Franco Manganelli

Dissesto Comune di Nola, se ne discute in Commissione Bilancio

In data 01 e 02 agosto si sono tenute due riunioni della Commissione Consiliare Bilancio, con ordine del giorno l’esame di proposta al Consiglio Comunale, avanzate dalle deliberazioni della Giunta Comunale n. 2/2019 e n. 3/2019 del 30.07.2019 per, rispettivamente:

A) Approvazione della Salvaguardia degli Equilibri di Bilancio ai sensi degli artt. 175, comma 8, e 193 del D. Lgs. 267/2000 – Assestamento generale di bilancio 2019

B) Dichiarazione di dissesto finanziario ai sensi dell’art.246 D.Lgs.267/2000

Alle riunioni hanno partecipato anche i funzionari amministrativi del settore finanziario-contabile-tributi, dott. Fusco Giovanni e dott. Fattore Salvatore, il rappresentante dell’Avvocatura, Avv. Maurizio Renzulli, l’Assessore al bilancio, dott. Francescantonio Galasso, nonché i componenti del Collegio dei Revisori, dott.ssa Rosanna Perrupato e dott. Luca De Franciscis.

I colloqui hanno fondamentalmente riguardato il percorso che ha condotto l’ente comunale dallo stato di pre-dissesto a quello di dissesto, la ricerca delle possibili cause che hanno provocato la crisi, nonché l’individuazione di possibili azioni da intraprendere per evitare la dichiarazione di dissesto finanziario ai sensi dell’art. 246 del D.Lgs. 267/2000.

Purtroppo, dall’analisi fin qui condotta, appare un profondo stato di crisi non solo finanziario, ma anche organizzativo e del personale, palesemente sottodimensionato, che non ha consentito l’attuazione delle misure previste dal piano di riequilibrio finanziario pluriennale, già deliberato dal Commissario Straordinario con i poteri del Consiglio comunale n. 21 del 22/02/2019.

I lavori della Commissione Consiliare Bilancio continueranno, per la loro chiusura, martedi 6 agosto.

Il Presidente della Commissione Consiliare Bilancio
Antonio De Lucia

W la benda

Secondo me la diffusione della foto del giovane assassino americano bendato, ammanettato dietro la schiena in una stazione dei Carabinieri si rivelerà una vera salvezza per lo Stato, il governo e per tutto il popolo italiano.

Infatti, questa “ambigua” foto sembra aver determinato le migliori condizioni atte a consentire al governo USA di richiedere l’estradizione dei due americani per poter svolgere un processo sereno ed obiettivo in un Paese più civile.

Con tacita soddisfazione del nostro Stato e del nostro Governo, che non saranno costretti ad ammettere, ancora una volta, di essere un Paese suddito degli USA.

Ma anche di tutti noi cittadini italiani che potremo fingere, ancora una volta, di dimenticare che ogni giorno ci alziamo, andiamo a lavorare, ci divertiamo allo stadio o facciamo all’amore su un territorio disseminato di bombe americane, forse anche nucleari, la cui collocazione precisa non è del tutto nota neppure alle nostre massime autorità.

E vissero tutti felici e contenti (tranne uno, ovviamente).

di Eduardo Quercia

I Nolani “bramano” sempre continuare, la loro gloriosa storia

In omaggio alla proclamazione dell’ing. Gaetano Minieri a Sindaco di Nola, riceviamo da Michele Loria e pubblichiamo la seguente sintesi, inedita, della storia di Nola, scritta dal compianto preside Giuseppe Giusti, per la storia dell’Arte Globo, di prossima pubblicazione.                                                                                                Stralcio, contento di farlo, contiene esortazioni ai nolani, da parte di Domenico Rea – che volle bene a Nola e ne ammirò la sua storia – “a – produrre – ben altra storia, degna di quell’antica, che perpetuasse, negli anni la splendente immagine di una Città la quale, con operoso lavoro, preparasse un bellissimo futuro al suo glorioso passato”.

I Nolani hanno fatto tesoro delle esortazioni di Mimì, facendo il primo passo nel dare la fiducia, ora tocca al Sig. Sindaco fare il resto!

(Michele Loria)

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Sìlla, nemico di Marco, con ricordi a Nola; Alarico saccheggia la città; barbari, saraceni, chissà! Antichissime inondazioni, che non si potevano dimenticare. Pestilenze. Tutto accadeva a Nola: Augusto imperatore vi esala  l’ultimo respiro  e Tiberio qui gli dedica un tempio. La “passata” storia la si può leggere anche nelle “teste con l’elmetto dei combattenti romani” incastrate, dopo secoli, fra i muri, frammenti di capitelli corinzi, medaglioni in cui “sorridono figure mitologiche”; queste pietre ancor sostengono i Nolani orgogliosi, ma non superbi, mai arroganti, ma fortemente convinti che poche città al mondo vivono su un così ricco ammasso di storia. E’ vero … Ma scopriamolo, e riportiamolo alla luce! Gli “antichissimi” infatti, vivevano qui nello loro capanne. Tempi preistorici; le ali del “tempo” minaccioso con le sue pomici ha coperto quelle capanne; le capanne di quei “nolani” primitivi sono state, straordinariamente conservate, e pronte a sconvolgere le origini e la storia (quella fin qui conosciuta) di Nola. La quale ai tempi della fanciullezza di Bruno ancor mischiava la sua storia con la terra nera del vulcano. La terra, il cielo ì ciottoli e le rocce di Cicala;  non tutto, sotto il sole cocente, che dardeggiava sulle teste, e penetrava negli occhi ridenti, era aspra pietra; c’erano le foglie sparse, le erbe, le piante, i campi dai colori vividi. monte Cicala. Paesaggio agreste, ma con sentimenti di delicatezza indefinibile, i Le vacche, i buoi, le vigne, le case dal rosso vermiglio o rosato. Nell’alto, il quali nascevano per poi vivere e scomparire; sentimenti quasi religiosi. Il Vesuvio brontolava, e confondeva i suoi infuocati rumori con lo strepito  delle cicale, i canti delle tortorelle, dei merli, passeri, usignoli…

Musiche d’altri tempi; grida e suoni, ed anche gioiosi soffi nelle trombe e sorde voci di tamburi. Dopo secoli, Cicala sta ricominciando a vivere la sua vita e  i cui occhi, scorgono nel cielo i fantasmi bianchi della sua storia. Non ci sono più le nere improvvise ombre che si scatenano al cader della notte. C’é oggi luce, per  una storia nuova. Che ha cominciato a srotolare il suoi giorni, sempre alimentati da lucenti speranze. Il castello “ormai sorride” contento della sua rinascita. La “sua” vecchiaia, strappata alla storia, da accesi desideri di rivincita … In questi tempi allucinati, sotto “quel cielo senza pari”, la collina ritorna a palpitare. E’ vita nuova. E’ storia nuova. Anche Nola respira, seppure con piccoli, continui suoi aliti affannosi.                                                                                  Abbiamo voluto saltare tempi pur gloriosi, e tempi più magri di crescita confusa per giungere ai nostri giorni, giorni di una Nola, che ci appartengono, ancor frementi di una vita che pur merita di essere “ricordata” ed esaltata, come fa Mimi Rea, l’indimenticabile nostro amico e scrittore sanguigno di quella “Ninfa Plebea” che accese desideri e ammirazione. Nelle pagine precedenti del libro avete letto il suo racconto, il ricordo di un uomo che, a suo modo, volle bene a Nola, ne ammirò la sua storia, e i  suoi modi di vita.

Domenico Rea ritornò a Nola, incontrò il suo amico carissimo Michele Loria che l’ospitò varie volte nella sua galleria Arte Globo. Noi  ascoltammo, perciò, a più riprese la sua voce che incrociava le voci dei nolani, spinti (oppure esortati) a “produrre” ben altra storia (quella buona, mi disse una volta quando lo accolsi nella mia scuola, la “vecchia” Merliano, di via Seminario, a presentare conversando, ai giovanissimi alunni (vivacemente interessati) il suo “Fondaco nudo”, altro suo libro celebrato ed esaltato), ben altra storia, dicevamo, degna di quell’antica, che perpetuasse, negli anni, la splendente immagine di una Città la quale, con operoso lavoro; preparasse un bellissimo futuro al suo glorioso passato.

di Giuseppe Giusti

RIFLESSIONI SULLA TORNATA ELETTORALE

Finalmente si è conclusa questa lunga fase elettorale iniziata a maggio dell’anno scorso, quando fu decretata la fine in anticipo del Biancardi bis (a proposito ancora non ci è stato chiarito il motivo, sicuramente di altissimo rilievo politico, che indusse i consiglieri comunali a non votare il bilancio, salvo poi a ritrovarceli quasi tutti candidati).

Nola ha scelto il suo sindaco per i prossimi 5 anni, gli auguriamo tutto il bene possibile e ci aspettiamo che possa finalmente affrontare alcuni problemi che attanagliano la nostra città e cercare di risolverli; da quelli legati alla viabilità, senza però farsi condizionare da negozianti ed amici, a quelli derivanti dal’inefficienza del servizio di raccolta dei rifiuti con l’auspicio che venga finalmente rispettato il giusto equilibrio fra tassa pagata e bontà del servizio reso, fino ad arrivare alla necessità di riportare la città a livelli di decoro urbanistico accettabili (magari riesumando il progetto “Colore” cavallo di battaglia del primo Biancardi).

Lasciando l’analisi del voto ai politici e a chi ne sa di più, vorremmo però soffermarci su un fenomeno particolare che ci ha molto incuriositi: la presenza di tanti candidati non nolani.

Infatti quest’anno abbiamo potuto rilevare la presenza nelle varie liste di tanti uomini e donne provenienti dai paesi limitrofi; siamo sicuri che a spingerli non è stata la costrizione dei loro referenti politici, né lo hanno fatto per bieco interesse e neppure per amore di protagonismo ma certamente ed unicamente desiderosi di dare il loro contributo per risolvere i problemi di Nola dopo aver brillantemente risolto i problemi di casa loro.

Per la prima volta abbiamo assistito a questa gara di generosità cosi intensa da parte di amici dei comuni vicini spinti solo dal desiderio di manifestare il loro amore per Nola.

Non ricordiamo per il passato una partecipazione cosi nutrita, dobbiamo risalire agli anni ottanta per trovare fra i banchi del consiglio comunale la presenza di nolani non residenti a Nola; in quel caso si trattò di un umile professore universitario, senatore della Repubblica Italiana, e di un semplice Generale dei Carabinieri; certo poca roba in confronto alle intelligenze e ai neuroni presenti in questa tornata elettorale.

Peccato che poi pochissimi sono stati gli eletti.

Ci auguriamo che in futuro questa pattuglia di generosi corregionali, di cui abbiamo tanto bisogno, possa essere più nutrita magari raggruppata in un’unica lista che, ci piace immaginare, caratterizzata da un simbolo recante il motto “Forestieri per Nola” e sullo sfondo un giglio stilizzato con l’obiettivo programmatico, altamente qualificante, di esportare finalmente la nostra piccola Festa dei Gigli in tutti i paesi limitrofi.

Ma questa poi è un’altra storia…

I Nolani amanti dei forestieri

di doc.oc.

Eravamo due amici al bar

Stamani in piazza Duomo ero seduto a un tavolo del bar Nico insieme al mio amico e vecchio compagno d’armi (politiche) Luigi Pasciari. Per la verità erano presenti altri amici, dei quali non riferirò l’identità per non comprometterli agli occhi della cittadinanza, attesa l’oziosa e romantica conversazione, risucchiata rapidamente dalla contingenza elettorale cittadina ed impreziosita da brillanti, libere fughe sulla politica nazionale in un rigoroso perimetro fra l’essere ed il dover essere. Preciso subito che né Luigi, né io eravamo avvinazzati: data l’ora antimeridiana ci eravamo indirizzati entrambi verso un sobrio caffè, viatico obbligato per un congruo numero di sigarette, nel cui fumo diluire l’altezza e l’acutezza delle argomentazioni poste a sostegno delle rispettive tesi. Sorvolo, inoltre, sulla ricca e divertente aneddotica, con la quale Luigi ama infiorare, per dirla con un celebre verso di De André, il sacro ed il profano, anche perché, per dirla ancora con un verso tratto da una canzone napoletana, ò repertorio nun feneva mai.

Immagino che a questo punto vi aspetterete di conoscere almeno qualche dettaglio della diatriba, ma rischierei di annoiarvi per la complessità intrinseca al nostro “simposio”, nel quale pure riconoscevamo entrambi all’amore dell’architetto Trinchese per i suoi concittadini un evidente richiamo a Diotima. Gaetano, invece, è stato rappresentato come “lo spirito dei tempi sulla groppa di un cavallo bianco”, contro il mio parere, che avendo riferito in passato come un prelato locale avesse definito la Trinchese come il cavallo bianco della politica nolana, mi sono opposto con fermezza temendo pruriginose quanto ridicole elucubrazioni sulla storia della groppa e del cavaliere.

Insomma, chiacchiere in libertà culminate con una domanda alla quale nessuno di noi è stato in grado di abbozzare una risposta appena plausibile: ma come hanno fatto più di una decina di candidati a cumulare un numero di preferenze di addirittura superiore a 400? Nella stragrande maggioranza dei casi si parla di persone che, quanto meno, hanno tenute ben nascoste le loro preclare qualità, non solo nelle attività lavorative, ma anche per quanto attiene le pregresse esperienze in consiglio comunale, delle quali, in tutta onestà, per lo più semplicemente non è rimasta alcuna traccia, se non un’assidua partecipazione alle commissioni a tutela del beneamato gettone di presenza.

La conclamata incapacità di abbozzare una qualche risposta a questa semplice domanda ci ha riconciliati con la nostra mediocrità, ragion per cui ci siamo lentamente avviati verso le nostre abitazioni, risucchiati da cupa mestizia, meditando tristemente sulle “elezioni del nostro scontento”.

di Eduardo Quercia

Nola. Comunali, Gianluca Napolitano (Nola democratica – con Gaetano Minieri sindaco): “Ora sta a tutti noi cambiare, abbiamo una grande occasione per ripulire l’aria e amministrare davvero”

In vista dell’appuntamento elettorale di domenica 26 maggio, Gianluca Napolitano, candidato di ‘Nola democratica’ a sostegno di Gaetano Minieri sindaco, lancia il suo appello alla partecipazione dei cittadini.

“È stata una campagna elettorale confusa, in cui però siamo stati doverosamente presenti in tutte le aree della città, dal centro storico alle periferie, fino alle frazioni. Sappiamo bene in quale incredibile situazione ci troviamo – sottolinea Gianluca Napolitano – le casse comunali sono state lasciate sull’orlo del dissesto con un disavanzo accertato di oltre 33 milioni di euro, mille euro per abitante, neonati inclusi. Tagliati i fondi per i già pochi servizi pubblici, mentre sono innalzate al massimo le aliquote di tutti i tributi locali: è giusto che siano i cittadini a dover pagare i guai commessi? A subirne le immediate conseguenze perfino i bambini dell’asilo nido. Respiriamo aria inquinata con concentrazioni record di polveri sottili, grazie alla gestione Gori paghiamo le tariffe più alte d’Italia in cambio di un servizio indecente, la raccolta differenziata dei rifiuti fa pena e le percentuali sono in costante diminuzione, la manutenzione ordinaria è inesistente, le scuole cadono a pezzi, le strade sono sporche e dissestate, basta un po’ di pioggia per vederle allagate.

Mentre il raddoppio dell’area di sviluppo industriale toglie ancora suolo prezioso alla fertilissima piana di Boscofangone per far spazio a speculazioni e cementificazioni che non creano lavoro vero per i tanti disoccupati e precari. La villa comunale, grande polmone verde della città, è rimasta chiusa due anni per un capriccio. Le poche aree verdi vivono nell’abbandono o per la cura volontaria di gruppi di cittadini, nonostante le enormi spese registrate negli ultimi anni. Sulla condizione dei cimiteri meglio stendere un velo pietoso. I beni culturali e archeologici lasciati a loro stessi, il villaggio preistorico interrato, l’anfiteatro chiuso tra le erbacce. La Fondazione Festa dei Gigli senza autonomia e ridotta a ente inutile. La Fondazione Giordano Bruno azzerata.

Nessuna nuova opera pubblica inaugurata, tutti i cantieri bloccati. Lo scheletro del Museo della cartapesta in Piazza d’Armi grida ancora vendetta, il parco archeologico urbano – inaugurato due volte – mai aperto alla cittadinanza. Nei rioni popolari, tra le abitazioni fatiscenti, il degrado ha preso il sopravvento. Un disastro. Ora sta a tutti noi cambiare, abbiamo una grande occasione per ripulire l’aria e amministrare davvero”.

I Gattopardi

Chissà se Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore di uno dei più bei romanzi del 900 “Il Gattopa rdo” avesse mai immaginato che quella frase
“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”
rimanesse maledettamente attuale nel patrimonio letterario, politico e sociale italiano. La pronuncia Tancredi, convinto dell’inevitabilità della caduta dei Borboni, esortando lo Zio, Don Fabrizio a credere nel trasformismo come unica arma per conservarsi.
Cambiare tutto affinché non cambi nulla. La riflessione ci sovviene in questi giorni di campagna elettorale, dove l’idea del cambiamento, voltar pagina, chiudere con quel passato, responsabile della catastrofe economica e sociale cittadina, sono i temi che riempiono i discorsi dei 300 e passa candidati alle prossime amministrative Al netto dello scempio vergognoso di mortificare la Città con stucchevoli sagome in posa. Fa rabbia pensare che quelle mura hanno accolto le legioni di Augusto, sono state custodi degli Orsini, patria di Giordano Bruno, Ambrogio Leone, Girolamo Santacroce, in queste ore vengono schiaffeggiate da un impavido pennello imbrattato di colla. Una memoria meno liquida e qualche capello bianco ci ripropongono sequenze vissute più volte a distaza di lustri. Cambiare tutto per non cambiare nulla. Basta scorrere l’elenco degli eletti negli ultimi 30 anni. Personaggi come Scala, Barore, Pizzella, Cutolo. Nappi. Pizza, Giugliano, De Lucia, Trinchese, sono perlomeno decani in consiglio comunale, pietrificati sullo scranno, alcuni raggiungono anche i 30 anni di permanenza stabile. Discorso a parte merita Antonio Manzi, detto Tonino. Lui e’ stato eletto per la prima volta alla fine degli anni 80, circa 35 anni fa, nella prima Repubblica (quando si votava con il sistema proporzionale e con le 4 preferenze). Da allora e’ stato sempre rieletto, senza soluzione di continuità.
Era consigliere Comunale, quando
la Trinchese pettinava le bambole,
Minieri giocava a nascondino nella Villa di famiglia
e Tudisco …forse era solo nei pensieri dei Genitori.
Come Gattopardi, nel tempo questi signori hanno attraversato i pensieri e gli schieramenti politici senza sorta di appartenenza, dimostrando di essere dei veri professionisti della Politica locale. Oggi li ritroviamo ancora in corsa, sparsi nelle varie liste, e nulla vieta credere che saranno ancora eletti. Adesso i maligni diranno che sono loro i veri responsabili dei disastri comunali. Invece no! Noi siamo buonisti e pensiamo che un voto libero e democratico va rispettato e gli eletti sono sempre legittimati a governare
Lunedì l’oracolo dell’ urna porterà sugli altari, pochi volti nuovi e tante vecchie facce. Tutti gli altri resteranno nella polvere. Mesti e sconsolati torneranno ai loro antichi mestieri con un’ esperienza in più e qualche soldo in meno. Lembi di carta stracciata sui muri, testimoni di una guerra passata, caleranno il sipario su di un sogno vissuto.

di Pietro Avella

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