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OBIETTIVO APERTO. VENTI ANNI FA L’ISTITUZIONE DEL TRIBUNALE, A PALAZZO ORSINI

L’ESERCIZIO DELLA GIURISDIZIONE DELL’AREA NOLANA E VESUVIANA PRESIDIO DI LEGALITA’ NEL CONTRASTO ALLA CRIMINALITA’ ECONOMICA E AMBIENTALE.

14 aprile 1994 \ 14 aprile 2014

Un arco temporale di 20 anni. E il bilancio di servizio pubblico a presidio della legalità e della sua affermazione, svolto dal Tribunale di palazzo Orsini sui territori dei 34 Comuni dell’area nolana e vesuviana, che rientrano nell’esercizio della sua giurisdizione per una popolazione di 600 mila abitanti, può ritenersi congruo e rispondente alle istanze del senso dello Stato; istanze, condizionate e poste costantemente a rischio e, persino, svilite, specie tra gli anni ’70 e ’90 del secolo scorso, dai poteri dei sodalizi della criminalità economica, con i supporti di clan “militarmente” strutturati, tanto da costituire, nel loro complesso, un sistema particolarmente invasivo ed aggressivo verso il bene comune e la normale civile convivenza, permeando di sé anche e soprattutto parti delle istituzioni e delle amministrazioni locali. Un sistema debellato nelle sue proiezioni più dirette e pervasive, come attestano i “colpi” inferti ai sodalizi criminosi dominanti d’un tempo, da quello degli Alfieri a quello dei Russo, da quello dei D’Avino a quello dei Foria e via proseguendo.

E’ il bilancio, in cui si collocano le importanti e significative attività di contrasto e prevenzione sia verso la criminalità ambientale sia verso la criminalità dell’abusivismo edilizio, soprattutto di matrice speculativa, ponendo un argine ai molteplici guasti già prodotti sui territori, come quelli che rientrano nell’ambito del Parco nazionale del Vesuvio, per finire all’eclatante caso del quartiere costruito interamente fuori legge, in località Casa Rea, a Casalnuovo. Territori, segnati da cementificazioni selvagge, stante la “debolezza” – voluta ed imposta, non fa differenza – delle amministrazioni comunali, nel “disciplinare” e tutelare il governo urbanistico ed edilizio dei territori con adeguati strumenti di pianificazione, efficacemente fatti osservare. E alle amministrazioni affette da… cecità si sono associati partiti, senza nessuna esclusione, e politica, con pari ed acuta cecità.

C’è di più. Le inchieste, che gli Uffici della Procura della Repubblica hanno sviluppato nei trascorsi venti anni, evidenziano una linea di continuità metodica, incalzante per la puntualità d’intervento nel reprimere la criminalità ambientale, facendo emergere, nella piana di Boscofangone, già nella seconda metà degli anni ‘90 la drammatica e devastante portata degli alti picchi del disastro-rifiuti perpetrato, “anticipando” e prefigurando nelle connotazioni più gravi quell’inquietante scenario, “raccontato” dalla cronaca più recente, al cui centro é la contigua Terra dei Fuochi, comprensiva di 57 territori comunali, con una popolazione di oltre un milione di abitanti, tra l’area provinciale di Napoli e quella di Caserta, ben connesse da infrastrutture viarie ed autostradali, provinciali e interregionali, come l’asse mediano e l’A-16.

Né va sottaciuto che le stesse ragioni, recepite, qualche anno fa, dal diritto positivo, per sanzionare – almeno – penalmente il trasporto illecito dei rifiuti tossici, pericolosi e speciali indifferenziati, trovano le loro radici anche nelle inchieste della Procura della Repubblica di Nola, calibrate sul cosiddetto “Triangolo della morte”, NOLA-MARIGLIANO-ACERRA. Sono le inchieste, le cui risultanze hanno squadernato il primo, grande capitolo dello stupro e dello scempio delle matrici ambientali, fatto consumare nel silenzio e per decenni, con il traffico dei rifiuti industriali, tossici e nocivi, o speciali, “intombati” in cave dismesse e in suoli di diretto controllo eco-mafioso. E va detto che il trasporto illecito dei rifiuti era sanzionato – prima della conclusione delle inchieste accennate – con la semplice contravvenzione amministrativa di qualche centinaia di migliaia delle lire del vecchio corso. Come a dire un bicchiere d’acqua fresca… per i gestori del “sistema criminoso” del trattamento fuori-legge dei rifiuti, moltiplicatore di ricchezza nei flussi protrattisi nel tempo come “normale affare” e, ancor più, nelle situazioni emergenziali, che hanno investito il territorio regionale nella prima parte del decorso decennio.

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L’istituzione del Tribunale ha certamente una marcata e prestigiosa valenza per Nola, conferendo alla città una funzione di profilo istituzionale rispetto al territorio di riferimento, come se fosse stato un titolo di compensazione, per la perdita delle funzioni, che aveva avuto e collegate con istituzioni statali, quali erano gli Uffici finanziari e il Distretto militare. E quest’ultimo, per un secolo, aveva avuto una sua logica di servizio, fino al secondo conflitto mondiale.

Ma si inserisce anche e soprattutto in una visione più organica e coerente, che lo Stato, a cavallo degli anni ’80 e degli anni ’90 del secolo scorso, assume e il Parlamento interpreta, facendo proprie le domande della politica, per strutturare sui territori l’esercizio della giurisdizione civile, penale e del lavoro con adeguate modalità di efficacia e di efficienza, nel segno della razionalità dell’amministrazione della giustizia, a fronte delle profonde ed ormai consolidate trasformazioni delle comunità del territorio, dalla dimensione rurale, di auto-consumo e commerciale, con i fiorenti mercati del bestiame e dell’ortofrutta, a quella dei servizi e del terziario avanzato, con gli insediamenti che hanno determinato successivamente la formazione del Distretto della logistica nella zona-Asi di Boscofangone, tra le meglio attrezzate del Mezzogiorno e dell’intero sistema-Italia.

E’ la visione, che, più in generale, é avvertita nelle realtà del Mezzogiorno, in cui la mappa giudiziaria presenta strani e bizzarri “pieni” con presidi di legalità, in territori del tutto tranquilli sul piano sociale, oltre che scarsamente popolati, e tanti “vuoti”, in cui la criminalità si è trasformata e strutturata sia negli assetti di “pressione” sul contesto sociale, sia nelle ramificazioni dell’economia illegale, con il controllo, fino a condizionare direttamente o indirettamente le scelte delle amministrazioni comunali, le attività d’impresa e via seguendo. Le stesse storie degli “scioglimenti” di migliaia di amministrazioni locali, per la subordinazione ai condizionamenti delle mafie nel giro degli ultimi quarant’anni, ne sono la testimonianza parlante. E sono “solo” le storie consegnate alle “carte” degli archivi giudiziari e dello Stato. Al netto di altre analoghe storie, “miracolate” rispetto all’intervento della legge.

E’ il contesto temporale – quello tra gli anni ’80 e ’90 – in cui la legislazione anti-mafia, che aveva preso forma e sostanza, con la legge La Torre-Rognoni, “licenziata” negli anni ’60, si rivela, se usata con il necessario rigore, valido strumento di prevenzione e repressione della criminalità economica, colpendo il cuore della ragion d’essere delle mafie, costituita dall’acquisizione della ricchezza in tutte le forme praticabili contro la legge, lo Stato e la società. E’ la validità, che si proietta con pari efficacia ed incisività nella legislazione, che fissa a carico delle imprese “in odore di mafia” il divieto assoluto di avere rapporti con le pubbliche amministrazioni per appalti e forniture. E’ la legislazione della cosiddetta interdizione anti-mafia, messa a punto, per frenare e contenere quella spirale di corruttele, ch’é correlata al perverso intreccio speculativo ed affaristico, che troppo spesso si è innescato tra imprese-criminalità economica-potere politico-amministrazioni comunali. E’ la spirale, che, albergando nei “palazzi”, ha prodotto illimitati arricchimenti fuori-legge, soprattutto sulla scia della pioggia di miliardi di vecchie lire, seguita al dopo-terremoto dell’80, nella giostra degli appalti e dei sub-appalti per lavori pubblici di notevole valore economico, realizzati con le modalità di ribassi fuori-mercato, in grado, però, di garantire ai clan di mafia e camorra profitti ingenti, attraverso società ed imprese di “comodo”. Un campo di illegalità, che finalmente comincia ad essere bonificato, con l’applicazione delle misure d’interdittiva anti-mafia, restituendo spazi di agibilità alle società e alle imprese dell’economia legale.

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In questo scenario si colloca – in quegli anni – l’istituzione in Campania sia del Tribunale di Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, in esercizio nel 1993, sia dei Tribunali di Nola e di Torre Annunziata, nell’Area metropolitana di Napoli, nel 1994. E per la stessa Area metropolitana, inclusiva di parte della provincia di Caserta appena lo scorso settembre, nel castello aragonese, è stato attivato il Tribunale di Aversa, a servizio del vasto circondario intercomunale di Napoli-Nord.

Lo scarto, in particolare, di un anno per l’apertura del Tribunale della città bruniana rispetto a quella di Nocera Inferiore fu dato dagli esiti della ricognizione dei tecnici del Ministero di Giustizia. Una ricognizione, che attestò i limiti di assetto logistico, che presentava il palazzo Orsini, la reggia dell’omonimo potentato feudale, che governò la Contea nolana tra il ‘400 e il ‘500. Era necessario realizzare una serie di interventi per l’adeguamento di ambienti e spazi, per garantire l’operatività normale degli uffici giudiziari. Un programma d’interventi, fatti realizzare dall’amministrazione comunale, con tempestività e sotto il diretto controllo delle competenti autorità ministeriali, in modo da garantire l’apertura ufficiale del Tribunale. Ed il 14 aprile del 1994 il Palazzo di giustizia di piazza Giordano Bruno apriva i battenti, in aderenza al “primo via libera” della legge istitutiva, “licenziata” il 16 luglio del 1991 dalla Commissione giustizia della Camera dei deputati con successiva convalida – l’8 gennaio del 1992 – della Commissione giustizia del Senato, mentre l’approvazione definitiva si registrò l’11 febbraio dello stesso anno. Fu sancita alla Camera dei deputati dalla Commissione giustizia in sede legislativa. E relatore fu l’on. Giuseppe Gargani, parlamentare della Dc, eletto nell’allora circoscrizione di Avelino-Benevento-Salerno.

Un ruolo politico di particolare impegno per l’attivazione degli Uffici giudiziari a Nola fu, tuttavia, esercitato dal senatore pro-tempore del Collegio, Vincenzo Meo, già segretario amministrativo provinciale della Democrazia cristiana di Napoli, negli anni ’80. Un ruolo, che il parlamentare seppe connettere con il programma di recupero, restauro e ripristino funzionale del mega-complesso dell’ex-caserma del ’48, in piazza d’Armi, destinato ad ospitare la Cittadella giudiziaria del territorio, mentre la sede di palazzo Orsini… doveva avere carattere di provvisorietà per la durata di un quinquennio. Provvisorietà, protrattasi a tutt’oggi, con prosieguo… garantito per i prossimi anni, considerate le ristrettezze economiche dello Stato e la stringente politica di spending review da realizzare.

In realtà, il cantiere dei lavori per la Cittadella giudiziaria fu attivato, grazie al corposo finanziamento di 20 miliardi di ex-lire, disposto a favore dell’Ente di piazza Duomo dal Ministero di Giustizia, con progettazione e gestione dell’intero programma d’interventi, affidato alla facoltà d’Ingegneria dell’Università Federico II e la coordinazione della Soprintendenza dei beni artistici, archeologici, ambientali e storici di Napoli. Gli “interni”, i vasti ambienti, corridoi e saloni, il galoppatoio, come dire l’intero corpo e l’assetto strutturale dell’ex-caserma seicentesca sono stati riqualificati e restaurati. E, per capire la portata dell’intervento, basterà indicare un solo… eloquente dettaglio: per il ripristino integrale e filologico delle volte è stato impiegato oltre un milione di pietre tufacee, estratte dalle cave di Pianura. Ulteriore dettaglio sulla qualità dell’intervento: le malte utilizzate per il ripristino-restauro riproducono le modalità di realizzazione del ‘600.

Ma il cantiere é bloccato da oltre sette anni fa. Inutile ribadirlo: mancano i finanziamenti pubblici. Come che sia è importante che gli Uffici giudiziari di palazzo Orsini e dislocati in città, ad onta delle difficoltà di organico e quant’altro, assolvano la loro funzione nel presente e nel futuro, proseguendo sulla scia dei venti anni di attività appena compiuti, al servizio del territorio, per la sicurezza urbana e sociale, oltre che delle tutele dell’economia produttiva e legale.

di Geo

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