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PASSI nel COSMO e MAPPA del COSMO (Parte IV)

MUNDIPASSIL’Impero diventa IMPERIALISMO, e tutto quel che segue, parte, quindi da Occidente.

Ogni successivo “imperialismo” parte da qui; dal Sacro Romano Impero, al Re Sole, dalle dominazioni arabe, ai Re Cattolici di Spagna e Portogallo, all’Impero Asburgico, da Napoleone all’Impero Britannico, e poi agli USA, l’Unione Sovietica, il Nazifascismo ecc.

Ben diverso è il CELESTE IMPERO (che per il suo splendore, può essere preso come termine di paragone, anche in rappresentanza di altre sconfinate estensioni territoriali riunite sotto un’unica guida), rispetto all’IMPERO ROMANO.

Quest’ultimo mira a dominare direttamente, o attraverso accordi di vassallaggio, sia pure con l’intento di un grande progetto di civiltà, di stabilità e di benessere, intorno alla centralità di Roma, tutto il Mondo conosciuto.

L’obbedienza a Roma va dai britanni e popoli celti, agli egiziani, ai galli, ai germani, ai neri e agli arabi del Nord Africa e dell’Asia Minore, ai greci, ai palestinesi, ai popoli sempre più ad Est, agli etruschi, agli hispani, ai berberi, e così via; un miscuglio, un crogiuolo di razze, religioni, mentalità, usanze, culture assolutamente diverse e inconciliabili tra di loro.

Dove i Romani si fermano non c’è interesse o non ci sono allettanti prospettive: il Vallo di Adriano taglia fuori le terre brulle e fredde nella parte Nord della Britannia; al di là delle Colonne d’Ercole, oltre alle terre esplorate, non si ipotizza ci sia altro che un mare infido e senza alcuna ricchezza; scendendo via via, verso il sud del Continente Africano, si giunge infine dove non c’è più nulla che valga la pena di essere preso in considerazione: deserto, savana, foreste. HIC SUNT LEONES.

Nel CELESTE IMPERO, viceversa, è ben nota l’esistenza di “altri Mondi”, al di là dei suoi pur estesi confini, come i Tartari, i Mongoli, gli Indiani ecc. ma non vi è nessuna intenzione di assoggettarli; la Cina si difende, anzi (con scarso successo), dalle incursioni dei Mongoli, con la sua Grande Muraglia, a partire dal III sec. a.C.

Inoltre, per quanto possano essere tracciate differenze tipologiche, tra gli abitanti delle varie provincie, o Regni vassalli, del Celeste Impero, esse non sono assolutamente comparabili con quelle sopra indicate, a proposito dell’Impero Romano.

Ma anche il Celeste Impero, dai ritmi lenti, dalla gentilezza innata, e dalla profonda spiritualità, non sfuggiva alle ineludibili regole del potere politico ed economico; luogo dell’amore gioioso, ma non eterno, della pace armoniosa, ma non assoluta; oltre che dagli scontri con i nemici interni ed esterni, ciò era confermato dai complotti, le congiure, il succedersi delle Dinastie.

Gengis Khan tra il 1211 e il 1220 conquistò la Cina, poi assoggettò gli Irano-Persiani, finché nel 1223 era a capo di un Impero grande più del doppio dell’Impero Romano, che si estendeva dalla Siberia al Tibet, al Mar Caspio, al Mar del Giappone, comprendente genti diverse per stirpe, lingua e religione, che convivevano armonicamente, sotto l’equa e inflessibile pax mongolica (Wikipedia).

Marco Polo si recò in Cina nel 1279, allorché regnava la dinastia Yuan, assoggettata ai Mongoli; poi subentrò la dinastia Ming fino al 1600; poi Qing al potere fino al 1911. Da qui l’inarrestabile declino, dopo la fine dell’Impero, la cui miccia fu accesa dalle guerre dell’oppio scatenate dall’Inghilterra, fino alla morte di Mao Tse-tung nel 1976.

“Furono i persiani a invadere la Grecia, gli arabi conquistarono l’Europa…” osservò, infine, timidamente Sadao “… i cinesi il Tibet; gli antichi egizi resero schiava un’intera nazione…” “Ah, so bene che non fu solo l’Occidente a ficcare il naso nelle faccende altrui… sono d’accordo con te, figliolo…” ammise Ypswitch. “Dico solo che la responsabilità maggiore è senza dubbio dell’Occidente. Vedi… il concetto di dominio assoluto ed eterno di tutto il mondo è tipico dell’Impero Romano, pur se si voglia considerare che non abbiano inventato nulla i romani, ma semplicemente radicalizzato e potenziato oltre misura, dopo una gestazione durata quattrocento anni, esperienze altrui… E non è forse Roma il cuore dell’Occidente? Molti degli altri invasori hanno tratto esempio proprio dall’Occidente. Il sistema Iota Hor ce lo dice e ha margini di errore ristrettissimi. Ma queste di cui trattiamo sono solo le cause intermedie, che con le loro estreme propaggini costituiscono le cause ultime di ciò che sta accadendo. La causa remota, la causa vera… è quella individuata proprio dal sistema, come vi ho detto, nella fuga di Enea da Troia nell’anno 1184 prima della nascita di Cristo. Questo è decisivo in quanto è la base su cui poggia tutto il resto. Senza di essa non riusciremmo a comprendere nulla” (“Rumore di passi…” pag. 262).

Già… “la fuga di Enea da Troia”… se ne parlerà, ma non qui.

Dirò solo che… secondo Larry Summers, rettore dell’Università di Harvard, l’ingresso della Cina nell’economia globale rappresenta “il terzo evento più importante nella storia dell’umanità, dopo il Rinascimento italiano e la Rivoluzione industriale inglese dell’Ottocento” (MAPPA MUNDI pag. 55).

Nel mio libro, invece, si afferma, ed è argomentato, che un solo evento importante è, a tutt’oggi, collocabile alla base della Storia dell’Umanità: la fuga di Enea dalla città di Troia, appunto; a meno di non risalire al Big Bang o, per chi preferisce, alla cacciata di Adamo ed Eva, dall’Eden.

Concludo qui con una curiosità: una assonanza saltellante tra Australia e Cina; tra pag.68/168/172 del mio libro e pag.67 del libro del prof. De Masi:

RUMORE di PASSI nei GIARDINI IMPERIALI

l’Australia (dopo la parentesi degli struzzi) era invasa dai canguri che si riproducevano
incessantemente e irrefrenabilmente, continuando a moltiplicarsi e riprodursi senza fine;

….………………..

Mi diressi in Australia ma… impossibile viverci se non per i canguri; si vedeva, dall’alto, un intero continente saltellare.

……………………………. Qualche anno dopo…………………

Non saltellava più il continente. La sconfinata massa di cadaveri decomposti dei canguri emanava un orrendo fetore che si avvertiva, sottovento, a centinaia di miglia di distanza.

………………………

MAPPA MUNDI

Quando i cinesi erano meno di un miliardo, un fisico americano calcolò che, se essi si fossero messi d’accordo e avessero fatto tutti insieme un paio di salti dall’altezza di un metro, l’urto avrebbe provocato un’onda tellurica che, cinquanta minuti dopo, si sarebbe abbattuta sulla California e l’avrebbe sconquassata.

FINE QUARTA PARTE

di Alberto Liguoro

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PASSI nel COSMO e MAPPA del COSMO (PARTE TERZA)

MUNDIPASSIIl CELESTE IMPERO

Procediamo secondo il disegno ideale del prof. De Masi, sul suo “Mappa Mundi”, e ci spostiamo dall’India, verso Nord Est, dove troviamo il CELESTE IMPERO.

Prima di continuare nella ricerca delle assonanze o discrepanze, o, talora, reciproca distanza, nel confronto tra le mappe tracciate nell’opera di De Masi, e i percorsi che si delineano seguendo “Rumore di passi nei giardini imperiali”, rispondendo alle seguenti domande:

In quali “giardini imperiali” vengono mossi quei passi di cui si sente il rumore?

Può esistere un Impero senza “imperialismo”?

penso che sia giusto fare una pausa qui per constatare, sulla scorta di quello che è il costrutto d’insieme di “Mappa Mundi”, che l’attuale, gravissima situazione di degrado anche psicologico e ideale, di inquinamento, di sconvolgimento ambientale e atmosferico che sta mandando a rotoli il Mondo, forse in modo irreversibile, dipende, sostanzialmente dagli squilibri, gli eccessi, gli abusi, dalle invasioni di sistemi sociali, economici, religiosi, modelli esistenziali in tutte le loro sfaccettature, stili di vita che, nel sovrapporsi delle epoche e alle varie latitudini geografiche e mentali, sono stati e sono reciprocamente e macroscopicamente, posti in essere (e poi vedremo alcuni punti di interesse, in proposito, nel “Rumore di passi…”).

Questo risulta dal fatto che, come si ricava dall’impianto espositivo del libro in questione, se il Mondo si fosse fermato 5 o 6 secoli fa, prima della scoperta dell’America, diciamo, o anche dopo, e dopo altre scoperte, ma non si fosse mosso dal punto in cui era giunto, tutto oggi continuerebbe così come era; in modo ancora sostenibile, ancora affascinante e misterioso, nella diversità dei popoli.

Quello sarebbe stato, sì, un vero, grande Impero Mondiale, l’Impero dell’intelletto e del conoscersi, della pace, della convivenza armonica (pur dovendosi mettere in conto immancabili, piccole scaramucce, conflitti circoscritti, riguardanti confini materiali e spirituali, princìpi in competizione più che in contrasto, ecc.), della diversità.

Allora sì, sarebbe stato davvero piacevole, gratificante, per qualcuno, più dotato di spirito d’avventura, indispensabile, muovere quattro passi nei giardini di questo Impero, e sentire la gioia, il piacere, la meraviglia, di diversi suoni, diversi colori, diverse abitudini, diverse razze, diverse realtà; passare tra sconfinate pianure e laghi, albe e tramonti, lussureggianti montagne e mari guizzanti. Ma il Mondo si è schiodato, e quindi oggi è possibile solo nella dannazione delle coscienze o nelle fumerie d’oppio.

Ad opera di chi, ciò accadde? I conquistatori? I Francesi, gli Inglesi, gli Spagnoli, i Portoghesi, col beneplacito del Soglio Pontificio? L’OCCIDENTE, certo, al quale, quindi, tocca lo scettro dell’OPPRESSIONE (v. in “Rumore di passi…” il riferimento allegorico nelle parole dello scienziato Ypswitch, cap. VII, pag.258 s.s.).

E se è vero, come dice il prof. De Masi (“Mappa Mundi” pag. 57 s.s.), che oggi il modello cinese (Beijing consensus, in contrapposizione al Washington consensus), da solo ha una priorità assoluta di potere economico e industriale rispetto ai Paesi emergenti, e in particolare, quelli del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), e del CIVETS (Colombia, Indonesia, Viet Nam, Egitto, Turchia, Sud Africa) e minaccia da vicino la stabilità di POTENZE già affermate, quali USA, EUROPA, GIAPPONE, ciò è, indubbiamente, anche l’espressione di una rivalsa, una ritorsione nei confronti dell’”Occidente”, per il pugno d’acciaio dell’IMPERIALISMO da esso subito.

Ma ora ritorniamo coi piedi sulla terra, dal lungo viaggio incantato, iniziato e concluso nel breve volgere dei secondi, per quello che era il tempo secondo le convenzioni correnti, o in un tempo infinito secondo altre dimensioni, come Paribanu nelle sue stanze (“Rumore passi…” pg.357),

e troviamo segnali, circa quello che si diceva di un Mondo, con ogni probabilità, inesorabilmente indirizzato al baratro (come ci comunicano anche Huxley, Orwell, Wells, Boulle ecc.); ne indicherò qualcuno:

“Guerra nucleare? Allora… c’e stata una disastrosa guerra nucleare!”
“Direi proprio di sì” confermò l’altro con voce che ora appariva episodicamente rinfrancata. (IVI pag.93);

“E’ una maledizione la nostra!” diceva l’altro. “Siamo condannati! Si muore di infarto o si muore di noia! E alla fine di ogni cosa… il mondo che lasceremo, sarà un grande Luna Park o un grande deserto? E nella dimensione dell’Astronomia? La Terra si abbatterà sul Sole, trasformandosi in una sfera rovente come, secondo antiche leggende, accadde una volta, milioni di ere or sono, o schizzerà fuori dalla sua orbita, frantumandosi in gelide tenebre, come un’enorme bolla di sapone?” (IVI pag. 272/273)

“Che mi dici del W.M.D.?” chiese infine Web.
“Che roba è?”
“Week of Mass Disruption! Una specie di Giudizio Universale… la settimana della Grande Purificazione…”
“Mai sentito!”
“Sarà un modo diverso di chiamare il Day!” esclamò Mohana. (IVI pag. 165)

Il Day era stato un lapsus di Mohana, durante il loro primo incontro.
“Ci arriveremo… un po’ di pazienza, ne parleremo…” aveva promesso Phil. (IVI pag.175)

Che cosa è accaduto al Mondo è un vero rebus perché molti mali lo affliggevano (il tempo passato è giustificato nella narrazione, pur con riferimento al futuro. Nelle previsioni, “lo affliggeranno”, o meglio “continueranno ad affliggerlo”), ed è incerto quale o quali tra essi prevarranno, o se sarà un cocktail di tutti i mali ad annientarlo (ma ciò sarà definitivamente o transitoriamente? E cesserà la vita, o qualcuno si salverà e in quali condizioni?).

E’ ora giunto il momento di rispondere alla domande di cui sopra:

In quali “giardini imperiali” vengono mossi quei passi di cui si sente il rumore?

Il CELESTE IMPERO

E’ a qualcosa di simile che va il mio pensiero, nel titolo del mio libro, nella collocazione fantascientifica, astrale, dell’Isola del Sole, un mondo di fiaba, dove il “principe” e la “principessa”, sono quelli… lontano, lontano, di una nonna accanto al camino, mentre ad ascoltarla ci sono, occhi sgranati e attenti, orecchie drizzate, bambini che il sonno tarda a ghermire, anche se, prima di quanto essi possano immaginare, l’avrà vinta, lasciandoli sempre a ricominciare daccapo una storia che non avrà mai fine. (IVI pag.18)

Non è certo a qualcosa come l’Impero Romano, che mi riferisco; che è dirompente, efficiente, trionfante nelle leggi, nell’amministrazione, nella potenza militare, nello splendore delle opere pubbliche, nella filosofia e nell’arte, nella letteratura; qualcosa che ha un inizio, un punto massimo di espansione, un declino, e una fine, come ogni umana vicenda.
Parlerò anche di questo, ma non qui.

L’”IMPERO” a cui io mi riferisco; l’Impero nei cui giardini si sentono rumori di passi, non ha inizio e non ha fine e in senso visionario e immaginifico, mi richiama alla mente il “Celeste Impero” (per questo, nel mio libro non lo faccio esistere – v. pag.262).

Questo ci porta alla seconda domanda:

Può esistere un Impero senza “imperialismo”?

Occorre qui dire, sinteticamente, qualcosa su che cosa fu, in concreto, il CELESTE IMPERO (così denominato perché l’Imperatore è figlio del Cielo), e sulle sue caratteristiche:

Nel periodo dei Regni Combattenti, 500 anni prima di Cristo, il pensiero di Confucio fiorisce in Cina (in epoca coeva del Buddha in India). Roma già esiste da oltre 200 anni.

La Cina è frammentata in una decina di Regni in lotta tra loro.

Al 221 a. C. risale il I° Imperatore della Cina, che unifica tutti i Regni, ma non conquista nulla, eppure risulta a capo di un territorio sconfinato, e di un unico popolo, pur con diverse caratterizzazioni, che, in modo assolutamente stupefacente, ritroviamo, praticamente (con le dovute differenze demografiche e urbanistiche dei tempi moderni), ancora oggi nelle medesime identificazioni.

Roma, nella forma repubblicana, aveva già conquistato quasi tutta l’Italia, la Grecia, la Spagna, e dominava nel Mediterraneo, che dopo la definitiva sconfitta di Cartagine, veniva chiamato “Mare Nostrum”.

E qui dobbiamo ricordare la via della seta, attraverso la quale da tempi antichissimi, ma in modo particolarmente significativo, dal II° secolo a. C. al II° secolo d. C., passano i traffici e le reciproche influenze tra l’Estremo Oriente e le propaggini orientali dell’Occidente.

Nella IIa metà del I° secolo a.C. Giulio Cesare è il I° Imperatore di Roma.

E’ evidente, a mio avviso, che egli sa, a questo punto, dell’esistenza di un grande Impero ad Oriente; notizia che, a quell’epoca, poteva produrre effetti non dissimili da quelli oggi causati dal sapere che, ad oltre 600 anni-luce dalla Terra, gira Kepler-22B, il pianeta abitabile (o abitato) più simile alla Terra, fino ad oggi scoperto, con un’orbita attorno al Sole, di 290 giorni, e una temperatura di 22 gradi. Ma la NASA, certamente ne sa di più.

Cesare, inoltre, ben conosceva, e questo è storicamente incontestabile, sia la storia e l’attualità dell’esistenza dell’Impero Persiano; un’enorme estensione etnica e religiosa, di dominio su un territorio dove non c’erano rivali, i cui contrasti con la Grecia, non avevano finalità di conquista, ma di scontro ideale tra diverse identità religiose e modelli di civiltà (messo in ginocchio solo nei tempi moderni, dagli imperialismi occidentali, appunto; in particolare Russia e Inghilterra); sia l’epopea di Alessandro Magno, essendo in diretto contatto col mondo ellenico, e quindi, la Macedonia.

Come non ipotizzare, quindi, che egli, e i seguenti Imperatori, abbiano tratto spunto, indicazioni e, da quel momento, l’Impero, da che era, prevalentemente, un riferimento territoriale e di comunanza di costumi, come rielaborato dalla florida e disponibile romanità, già forte delle sue conquiste, sia diventato idea, sistema?

L’Impero diventa IMPERIALISMO, e tutto quel che segue, parte, quindi da Occidente.

FINE TERZA PARTE

di Alberto Liguoro

PASSI nel COSMO e MAPPA del COSMO (SECONDA PARTE)

MUNDIMAPPA MUNDI, dunque:

Comincerò, giusto per stendere il foglio su un tavolo, da una parte, e, da un’altra parte, salpare l’ancora per intraprendere un lungo viaggio ideale, seguendo il criterio enunciato, dall’India.

L’Induismo e poi il Buddismo, nella loro visione di un’unica vita cosmica, sembrerebbero incarnare davvero la quintessenza della non violenza, la tolleranza, il rispetto per la vita di tutti gli esseri senzienti e la madre Terra, la spiritualità, il distacco dalle cose materiali, la gioia serena, la ricerca del piacere, la raffinatezza erotica, il rapporto pacato con le sofferenze e con la morte, per cui anche il lutto è pieno di fiduciosa lucidità.

Permane, tuttavia, il mistero dell’essenza stessa della Divinità e dello scenario su cui si affaccia la morte.

Messaggi di pace e di gioia, eppure non sono mancate persecuzioni, conflitti anche violenti tra regni, monasteri e Stati, come lo stesso autore ricorda (agghiacciante il paragrafo “Cosa ne direbbe Gandhi?”).

Ci fu un vuoto, intorno al XIV secolo, fino alla metà del XX secolo, del Buddismo, in India, che tuttavia proseguì in Tibet, dove fu, successivamente, messo in ginocchio dal regime comunista cinese, in Cina e in Giappone, dove si affermarono scuole buddiste, derivanti da scuole cinesi fondate dal leggendario monaco indiano Bodhidharma.

Se noi guardiamo i governanti, un’unica famiglia Nehru-Gandhi che ha, di fatto, governato l’India dalla sua indipendenza ad oggi, tant’è che è stata definita una “Repubblica dinastica”, che cosa notiamo?

Mahatma Gandhi UCCISO nel 1948 , Indira Gandhi UCCISA nel 1984, Raijiv Gandhi UCCISO nel 1991.

Sembrerebbe quasi che la vita pubblica indiana è caratterizzata dall’ASSASSINIO RITUALE dei Ghandi, così come quella giapponese, in diverso contesto, ma non differenti epoche, pur nella purezza e nella rettitudine dell’etica ed estetica di vita, è caratterizzata dai SUICIDI RITUALI individuali e collettivi.

Non possiamo, infine, tralasciare l’importante topografia dell’INFORMATICA, della NANOTECNOLOGIA che “invasiva e miniaturizzata, – cito l’autore – da protesi che era, si è fatta corpo nel nostro corpo, neurone dei nostri neuroni, globulo dei nostri globuli, sottraendoci via via ogni possibilità di dimenticare, di perderci, di annoiarci, di ignorare, di isolarci”.

Questo riguarda noi Occidentali che, a differenza degli Orientali, ma in modo specifico degli Indiani, non abbiamo più tempo per “ l’introspezione, la meditazione, il dialogo con noi stessi, la compassione verso gli altri, la convivialità con i nostri simili”.

Ebbene, in modo singolare e contraddittorio, gran parte di tutto questo ci viene proprio dall’India, la più grande fabbrica di beni immateriali, informazioni, servizi, valori ecc. (così come la Cina è la più grande fabbrica di beni materiali) che ci invade dei suoi prodotti, sempre più penetranti e miniaturizzati.

PASSIEd ecco che in ”RUMORE DI PASSI…”, proprio all’inizio, per una fortunata combinazione, come accennavo (ma vi è, poi seguito e richiamo durante tutto lo svolgersi del racconto), incontriamo, in un’epoca indefinita, una specie di “Paradiso sulla Terra”; ma anche su “quale Terra” è indefinito; l’Isola del Sole

tra l’Himalaya e le valli superiori dell’Indo e del Brahmaputra, sotto il margine meridionale delle montagne dove potevano incrociarsi un’interminabile alba discreta e un pomeriggio quieto di mille anni e le montagne
sembravano confondersi con il cielo (pag.20).

Va, peraltro ricordato che da questo “Paradiso”, uno dei protagonisti accede ad un altro “vero” Paradiso, che, almeno inizialmente, si direbbe di impronta induista, sia pure solo momentaneamente, e muovendo in esso, appena pochi passi, come gli è concesso, per cui è ignoto il seguito, l’eventuale intreccio con altre spiritualità e riferimenti metafisici.

Questo tema dei DUE PARADISI è poi ripreso (per quanto mutuato da diverse ispirazioni), nel sogno di Web (pag.325).

Va qui ricordato che non vi è uniformità, anche nella tradizione cristiana e delle religioni monoteistiche in genere, circa la interpretazione del “Paradiso”, come non manca di evidenziare De Masi nel 6° capitolo “LA FELICITA’ non è di questa TERRA – il modello cattolico” (pag.158 -160).

Ad un Paradiso rurale, bucolico, fatto di silenzio e beata contemplazione, può fare da contraltare un Paradiso dinamico, industre, dove ci sono tensioni, conquiste, studio e lavoro. Ecco perché può esistere, nel nostro pensiero, l’idea che, così come i vivi fanno voti per i morti, i morti intercedono per i vivi; il nostro culto dei morti.

Riporto alcuni brani: appunto… semplici rumori di passi, nei Giardini Imperiali, e non posso fare a meno di rilevare, anche qui, una magica assonanza espositiva:

A lui comune mortale, al giovane insignificante Ahmjr era stato concesso di entrare nel giardino degli Dei… ma certo per non oltre pochi minuti! Da che cosa era stato mosso? Da presunzione? Ignoranza? O, all’opposto, da fiducia in se stesso, dalla forza incrollabile della fede? Aveva davanti tutta la vita e, probabilmente, avrebbe potuto impiegarla tutta, inutilmente, per dare risposte a queste e altre domande… che cos’era quello che aveva visto rispetto a tutto il giardino? Dove terminava? Ma… niente elucubrazioni
mentali ora. Doveva andarsene e basta!

Il tempo scorreva senza intoppi e senza perché. Era quella davvero una mattinata magica.

A un tratto… la dea Parvati! Secondo la tradizione derivante dai suoi genitori e gli ascendenti… era proprio lei! Passava tra gli alberi e andava verso quella lingua di sabbia d’oro assolata; si disponeva all’amore. Ed ecco il dio Shiva! Forte, virile, dalla complessione fisica e dalla fisionomia recanti

l’impronta del giusto, la promessa ferma di gioia, di bene, così come tramandato in quelle sembianze.

Appena le due divinità si congiunsero e cominciò il flusso e riflusso dell’amore, saette di fulmini senza tuoni presero a fendere il cielo senza nuvole e senza pioggia, ma di un azzurro che nessun essere umano avrebbe mai potuto immaginare e… che a lui era concesso di vedere. Arrossì per questo privilegio.

Era troppo. A quella vista incantata Ahmjr sentì esultare l’animo di una felicità sconosciuta eppure antica, la mente era libera, chiara, ogni concetto, ogni nozione si presentava con perfetta definizione e immediatezza istantanea, ogni ricordo, ogni proponimento era altrettanto riconoscibile come in un casellario infinito.

La vita era la sicura salvezza, per questo gli abitanti dell’Isola del Sole rivolgevano la loro attenzione ad essa più che alla morte. Quanto a quest’ultima, dopo il dolore privato che tutti rispettavano nel regno, c’erano i riti della morte, a loro volta festeggiamenti, secondo le più antiche tradizioni locali.

Bruciati i corpi su roghi eretti da familiari, amici o dallo spirito caritatevole di qualcuno, iniziavano le processioni funebri, piene di canti, di gioia per l’auspicio che le anime dei defunti avessero raggiunto il paradiso, verso occidente, il tramonto della vita, lasciandosi sempre a destra il mendang, dalla parte prevalente del braccio dell’abilità e della forza. Per il resto, tutto si svolgeva come nei festeggiamenti di un fidanzamento o un matrimonio, solo che non c’era un fidanzamento con la morte. La si abbracciava o la si rifiutava; c’era, quindi, un unico sposalizio della persona defunta con essa. I festeggiamenti duravano un intero ciclo di luna.

Si può penetrare con la mente nei luoghi remoti della realtà o della fantasia, ed esplorarli nel modo più pieno e autentico possibile, più di un viaggio vero e proprio o oltre la sua concretezza, e addentrarsi nel regno di Dio o nel regno dei morti, di più, anche molto, di quanto io non abbia potuto o saputo, forse fin nelle loro estreme lontananze o abissali segreti; ma tutto, in ogni caso, appartiene alla vita e perciò stesso non può appartenere né alla dimensione divina, né a quella della morte; quindi, dell’una e dell’altra, resta intatto il mistero.

A un certo momento si impossessò, dapprima lentamente poi in modo più deciso, dell’animo di molti dei circa cinquecentomila abitanti dell’Isola del Sole, il rifiuto del rispetto altrui, delle cose e della natura.

Questi fatti, costantemente in ascesa, avvelenavano la vita del regno. Le abitudini, la generosità d’animo, la cordialità, la naturale onestà della gente, di chi non si macchiava di bravate e di prepotenze, ne soffrivano in modo profondo, dalle imprevedibili conseguenze.

Ritorna la vita, come era conosciuta e si svolgeva all’Isola del Sole (semplice, campestre, volta alle cose buone e all’amore).

Avrebbero ora avuto inizio sette giorni e sette notti di abbandono alla gioia, al piacere, alla vita… preludio di altri quaranta giorni e quaranta notti, che avrebbero fatto seguito alle nozze dei regnanti.

Tutto intorno era un concerto di suoni, di squittii, cinguettii, bramiti, movimenti, belati, muggiti, nitriti, un concerto come quelli antichi che le addolciva l’animo; pur dovendosi considerare che, in altre dimensioni, Paribanu amava anche altre musiche, non di meno quella elettronica o della più avanzata tecnologia (benché fosse, in modo assoluto, esclusa, in tutte le sue manifestazioni, per volontà che si perdevano nella notte dei tempi, dalla vita ordinaria dell’Isola del Sole), ne era stuzzicata, esaltata, irritata persino, di una dirompente, piacevole irritazione, come molti suoi coetanei.

FINE SECONDA PARTE

di Alberto Liguoro

PASSI NEL COSMO (I° PARTE)

MUNDI“Mappa Mundi” – Domenico De Masi

PASSI“Rumore di passi nei giardini imperiali” – Alberto Liguoro

Che cosa può accomunare, o contrapporre, un TRATTATO di SOCIOLOGIA e un ROMANZO di FANTASCIENZA?

Proviamo a dare un’occhiata, passando dagli approdi e i percorsi di “Rumore di passi…” alle cartografie di “Mappa Mundi”.

NAVIGHIAMO a VISTA…

PASSI nel COSMO

e

MAPPA del COSMO

Prime avvisaglie del Big Bang

Dopo quattro secoli di capitalismo, la popolazione mondiale ha raggiunto i sette miliardi, e il tasso di crescita è del 3,6 per cento. Non c’è stata mai, in natura, una specie vivente che sia cresciuta nonostante il progressivo peggioramento delle proprie condizioni di vita.

(omissis)

… il capitalismo storico ha assicurato il benessere a più di un miliardo di persone, cioè al doppio della popolazione complessiva che viveva nel mondo precapitalistico. Purtroppo, però, accanto all’aumento geometrico dei privilegiati, resta da spiegare l’aumento geometrico degli emarginati, che rappresentano i sei settimi della popolazione mondiale. (Mappa Mundi di Domenico De Masi ed. 2015 – pag. 402)

31 dicembre 1999… Si prevede che nel 2010 il pianeta Terra sarà abitato da 6.883 milioni di persone, di cui 1.216 milioni saranno in, 5.667 milioni ancora out. Questo l’in & out dello studio sui Paesi in via di sviluppo. Washington – Il Centro di Ricerche americano sui modelli di sviluppo, nel consegnare, ieri, alla stampa tali
drammatiche previsioni, frutto di due anni di intenso lavoro, fortemente voluto e interamente finanziato dal Fondo Monetario per gli aiuti ai popoli del Terzo Mondo, ha voluto precisare che circa un terzo degli abitanti del Pianeta oltre la soglia della povertà (quindi circa 2 miliardi; il doppio di coloro che sono da considerare privilegiati) vive proprio nelle aree più ricche (quindi 2/3 di coloro che vivono nelle zone ricche non hanno nulla a che vedere con esse). (“Rumore di passi nei Giardini Imperiali” ed. 2010– Alberto Liguoro – pag.11)

Una previsione di 10 ANNI prima, azzeccata in pieno.

Questo è, al tempo stesso, qualificante perché vuol dire che le previsioni, se ben svolte, hanno un solido fondamento; e inquietante, per il contenuto, a dir poco APOCALITTICO, della previsione in sé.

“Rumore di passi nei Giardini Imperiali” è un mio romanzo del 2010, che, sostanzialmente, tratta di percorsi impervi, avventurosi viaggi, alla ricerca di che cosa? Quale sarà il destino dell’Umanità, il suo passato in un’ottica diversa da quella tramandata, fantasiosa o alternativa, il suo presente, ma sbriciolato in mille luoghi, o in mille frammenti dove ci sono anche diversi tempi passati e tempi futuri; un’Umanità sempre più efficiente e frenetica, sempre più avanti nel progresso scientifico, nella soluzione dei problemi che la affliggono dalla notte dei tempi, eppure sempre più devastata da vecchi e nuovi mali, forse irrisolvibili; e dove essa vive, è vissuta o vivrà è a sua volta oggetto di ricerca. Ma esiste poi un luogo? Sull’orlo del baratro del proprio annientamento? O sono diversi i luoghi, e a loro volta, si dividono tra passato, presente e futuro? Diverse situazioni, diverse realtà generali, ma anche diversi sentimenti, aspri, o dolci, appaganti, i piaceri della vita, e diversi individui.

Magari tutto questo non è altro che un sogno; magari l’unica possibile ricerca riguarda noi stessi e ciascuno per sé, in relazione a tutti gli altri, che ci sono o non ci sono.

Si percorrono o si intravedono territori nuovi, territori inesplorati; in altri termini, non possono che essere, ai nostri giorni, riferimenti cosmici, che io percepisco, intuisco, nei quali mi imbatto, magari riuscendo a capire poco, o quasi nulla di essi; magari andando alla ricerca di uomini con la coda e il volto da cane.

Tuttavia mi guardo intorno, sono lì, e probabilmente, non potrei che essere lì.

E’ da un po’ di tempo che ci penso: parlarne o non parlarne? Mettere o non mettere “nero su bianco”, come si dice?

“Mappa Mundi” è un trattato del sociologo Domenico De Masi, pubblicato nel 2014, dove vengono delineati modelli esistenziali, storici, religiosi, politici, tradizionali, sperimentali, con indagine estesa ad ogni latitudine del nostro Pianeta ed oltremodo ampia nel tornare indietro nel tempo, e spingersi avanti, tanto da lasciare che la mente possa girovagare e spaziare in modo assolutamente libero e, in essa si sovrappongano, quasi naturalmente i concetti di “Mondo”, “Cosmo”, e quindi, “mappa del Mondo”, come mappa del “Cosmo”.

Ora, al di là della finalità del libro, eccellente (ma non è questo che specificamente prendo qui in esame), c’è in esso una particolarità, una derivazione ben precisa e originale, che finisce col rivelarsi, ai miei occhi, come qualcosa di imprevedibile, di magico.

Ho messo in comparazione i due libri menzionati e ne sono scaturite riflessioni, sensazioni, probabilmente semplici impressioni, o emozioni delle quali, credo proprio, sia giusto, a questo punto, mettere a parte chi ha la curiosità o la pazienza di continuare a leggere.

Cristoforo Colombo intraprese l’avventuroso e coraggioso viaggio che lo portò a scoprire un Nuovo Continente, da lui, però, creduto l’estremo lembo orientale delle Indie, che aveva, appunto, raggiunto, navigando verso Occidente.

Fu poi Amerigo Vespucci, con altri, a seguito di vari viaggi, ad identificare il Nuovo Continente, che proprio dal suo nome, si chiamò “America”, e diede i primi significativi impulsi alla sua mappatura.

L’Australia, scoperta nel 1606 dall’olandese Willem Janszoon e ritenuta una propaggine territoriale di un altro Continente, fu circumnavigata nel 1814 dall’esploratore inglese Matthew Flinders, che ne stabilì l’insularità e, dato il successo del libro da lui scritto in proposito, fu artefice del nome, che poi si affermò, di questo Nuovissimo Continente.

James Cook nel ‘700, cartografò l’isola di Terranova, che era stata avvistata, qualche secolo prima dai veneziani Giovanni e Sebastiano Caboto, gli scopritori del Canada, e da loro denominata Terra Nuova.

Lo stesso James Cook, nel 1769, circumnavigò la Nuova Zelanda, che, oltre un secolo prima, era stata scoperta e così denominata, dall’olandese Abel Tasman.

Questi sono solo alcuni degli esempi che possono essere considerati, in relazione al punto qui di interesse.

Come si vede, c’è una legge di natura, una costante, ineludibile forza superiore, in base alla quale c’è qualcuno che per curiosità, comune pragmatismo, senso di avventura, forse, intraprende nuove strade, non si ferma di fronte a possibili, ulteriori, sperimentazioni, e così via, e qualcun altro che tira le fila del discorso, traduce tutto quanto acquisito, in sistema, visione ed armonia d’insieme.

Perché dico tutto ciò?

Per continuare devo definitivamente abbandonare ogni indugio e lasciare fluttuare la magia, sperando che non sia solo io a vederla, ma almeno qualcun altro.

In sostanza, ho potuto constatare che le mie strade, i miei sentieri, gli scorci costieri, e qualsiasi altra mia rotta, annotazione o misurazione ideale trovano riscontro sistematico nello scritto del prof. De Masi, e ciò avviene per una provvidenziale e fortunata casualità.

In altri termini, se io sono il Cristoforo Colombo, Janszoon, Tasman ecc., del mio “Rumore di passi nei Giardini Imperiali”, in “Mappa Mundi” ritrovo l’America, l’Australia, l’isola di Terranova, la Nuova Zelanda di Vespucci, Flinders, Cook e così via; ma non c’è qui, a differenza di quanto accadde per i grandi navigatori ed esploratori del passato, una preventiva raccolta di informazioni, comunicazione, intreccio di conoscenze.

“Mappa Mundi” si rivela l’atlante geografico e universale degli sconosciuti, semisvelati, o svelati del tutto, solari, inquietanti o tenebrosi panorami di “Rumore di passi nei Giardini Imperiali”; e tutto accade così, perché accade e basta, senza “costruzione”, con semplice casualità, separatezza, spontaneità; ed è qui l’entusiasmante e gratificante magia.

E’ d’uopo l’avvertenza che il lavoro di De Masi è complesso, capillare, una scommessa quasi, col destino e con l’indifferenza di quello stesso Mondo, di cui viene tracciata la mappa. Il mio lavoro è, a tratti, tremante, indeciso, lieve segno sulla carta.

Una certa approssimazione, una certa debolezza, indubbiamente erano, e ben lo vediamo, da come ci sono state tramandate, anche sulle carte di avventurosi navigatori e misuratori dell’espansione del Mondo, nei secoli in cui, macroscopicamente, prevaleva l’IGNOTO.

Immaginiamo che anche oggi sia così. In definitiva, siamo agli albori di un nuovo Mondo, o un modo del tutto diverso, di vedere lo stesso Mondo.

Trovo, in realtà, molti riscontri anche nell’enciclica di papa Francesco “Laudato si’”, ma se ne riparlerà; non voglio anticipare qui nulla. Ci sarà il momento.

Per verificare quanto si è detto, è indispensabile rifare i percorsi, come certamente sarà stato fatto nelle circostanze di cui alle esemplificazioni di cui sopra.

Qualcuno, a suo tempo, sarà andato a verificare se una certa randa dove si ancorarono le caravelle di Colombo era precisamente quella riportata nella mappatura di Vespucci; e così un promontorio avvistato da lontano, una spiaggia; altrettanto dicasi per gli inglesi e olandesi dei quali si è fatta menzione, ed altri.

Avendo a disposizione un adeguato apparato cartografico, è un buon metodo partire da quest’ultimo, e ai suoi contorni, ai suoi precisi passaggi, rapportare i vari abbrivi, approdi, ripari e rifugi, sparsi nel viaggio caotico di “Rumore di passi…”

16.9.2015 FINE PRIMA PARTE

La prossima puntata partirà, dunque da

MAPPA MUNDI

di Alberto Liguoro

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