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Autonomi e Partite Iva: le proposte al Governo per sopravvivere alla crisi del Coronavirus

In Italia, nelle settimane in cui il Coronavirus sta stringendo la sua morsa in tutto il mondo, la categoria che pagherà il prezzo più alto del lockdown è quella dei titolari di Partita Iva e in generale dei lavoratori autonomi. Il movimento Autonomi e Partite Iva, riunisce oltre 5 milioni di aderenti in tutta Italia e per bocca di Giuseppe Calvanese, coordinatore regionale della Campania, ha lanciato un allarme per le sorti di una fetta di popolazione definita “spina dorsale del paese”. Inoltre, il movimento ha formulato alcune proposte al Governo, finalizzate a garantire la sopravvivenza degli autonomi alla mazzata inferta dall’emergenza Coronavirus tra cui un “reddito di emergenza”.

Queste le parole di Calvanese che ha spiegato come i problemi per gli autonomi siano stati denunciati dal movimento anche prima dell’emergenza virus, situazione che ha peggiorato ulteriormente le cose: “Il nostro movimento nasce per dar voce a più di 5 milioni di partite iva esistenti sul territorio nazionale, autonomi, commercianti, professionisti, piccole e medie imprese, che non si sentono rappresentate dalle parti politiche tradizionali. Siamo da anni la categoria più tartassata e bistrattata, ancor prima dell’emergenza covid-19 abbiamo lanciato il nostro grido d’allarme a livello nazionale, manifestando i nostri malumori verso una classe dirigente miope e non lungimirante ai veri problemi che ci attanagliano, in primis una tassazione del 64% che impedisce una crescita imprenditoriale, limita gli investimenti e scoraggia l’iniziativa privata. Questa emergenza ha accentuato ancor di più le nostre problematiche, in quanto già a priori in assenza di tutele, ci ritroviamo dopo il decreto “cura Italia” da noi definito “distruggi Italia” in assenza di un vero aiuto per sostenere le enormi perdite da affrontare”.

Calvanese ha poi ribadito il ruolo centrale nella società degli autonomi e delle Partite Iva, spiegando poi che il movimento è nato come reazione alle politiche del Governo e volontà di autorappresentarsi: “Vogliamo ribadire che il tessuto economico nazionale è composto dal 93% proprio dalla nostra categoria. Siamo la spina dorsale di questo paese. Vogliamo ricordare inoltre le migliaia di aziende che hanno deciso di delocalizzare in parte o interamente la propria produzione oltre i confini, andando ad aumentare la disoccupazione e conosciamo tutti la disoccupazione a cosa porta, maggiore instabilità nella vita delle persone, minor potere di acquisto e quindi minore circolazione di economia liquida, minore benessere e minor numero di persone che accedono alle cure primarie e cosa molto grave l’aumento tasso di criminalità. Come coordinamento Regionale stiamo avvicinando tantissime persone, imprenditori, commercianti, professionisti, lavoratori autonomi e partite iva che sono stanche di essere ancora una volta calpestate da scellerate scelte politiche e finalmente abbiamo deciso di auto rappresentarci e far sentire la nostra voce sotto un unico movimento. Abbiamo ascoltato tante realtà produttive messe in ginocchio sia dell’emergenza virus e sia dal mancato sostegno da parte del governo centrale, che non ha tenuto conto della nostra reale posizione, ovvero con assenza di introiti e di liquidità non potranno mai adempiere a oneri fiscali e contributivi di cui sono state solamente prorogate e non azzerate”.

Spazio quindi alle proposte al Governo, per consentire agli autonomi e alle Partite Iva di fronteggiare adeguatamente la crisi: “Già da giorni abbiamo avanzato richieste concrete al governo centrale, cioè quattro punti fondamentali per rendere meno dolorosa la forzata immobilità economica di queste settimane, ovvero un “reddito di emergenza” di 1.000 euro, come indennità alimentare per mancati incassi da Coronavirus sino alla durata dell’emergenza, affitti a carico dello stato fino al mese di riapertura, azzeramento tributi e contributi ed acconti anno 2021 per necessario rilancio delle attività e agevolazione al credito bancario garantito dallo stato, con concessione di un credito fino a 35.000 a semplice richiesta alle attività chiuse per coronavirus. Richieste precise, dirette al premier e tutte le parti politiche, sono state stipulate anche dal coordinatore di Caserta Antonio Paone insieme a più di 100 imprenditori della provincia. Il coordinamento provinciale ribadisce che i decreti adottati, non sono efficienti per arginare le perdite derivate dall’emergenza ed in linea con la direzione nazionale, rimarcano tali punti ed aggiungono, per incentivare la riapertura di attività, in particolare del settore ristorativo e similari, un bonus reale e tangibile per far fronte a tutte le materie prime che purtroppo nel periodo di chiusura si deterioreranno. Convinti che queste misure,applicate, daranno respiro a tante persone e limiteranno le enormi perdite di queste settimane”.

di Fabrizio Ferrante

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