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di ra.na. & co… contro "il sistema" della camorra dell'usura e della violenza, è un blog indipendente, nato dall'idea di persone libere che hanno a cuore le sorti della loro terra, l'Area Nolana

Archivio per il giorno “febbraio 16, 2020”

Baiano. Cultura ed etica civile, a ProTeatro: Ruggero Cappuccio racconta Paolo Borsellino servitore dello Stato e della giustizia giusta presidio della sociale convivenza…

Incontro di proficuo e stimolante interesse etico- culturale con Ruggero Cappuccio, autore di nitida scrittura comunicativa e raffinato regista teatrale e cinematografico; incontro vissuto nell’accogliente climax di linda sobrietà della  Sala di ProTeatro in piazza IV Novembre e promosso dall’omonima Cooperativa di giovani, che si dedicano con calda passione e vivo impegno all’arte scenica, veicolando idee, proponendo spettacoli e produzioni televisive, animando progetti e corsi di formazione, a cui corrispondono serie ed encomiabili opportunità di lavoro creativo  con il riscontro già di significative esperienze.

A far da mediatrice del rendezvous con l’ uditorio in raccolta e meditata attenzione, l’ esemplarità civile e civica incarnata  da Paolo Borsellino il giudice ucciso il 19 luglio del 1992 insieme con i cinque agenti che costituivano la scorta protettiva  della Polizia di Stato, con i quali viveva  in profonda empatia umana, prima che di comunanza professionale e di servizio pubblico per lo Stato,  nell’attentato di via Mariano D’Amelio, a Palermo; attentato compiuto, va ricordato, con le modalità peculiari della più collaudata ed efficiente tecnologia terroristica, concretizzando il perverso e torbido intreccio tra i poteri della politica, le articolazioni istituzionali deviate dallalveo dello Stato e la mafia. L’uccisione di Paolo Borsellino seguiva quella del 23 maggio dello stesso anno, in cui nella Strage di Capaci restò ucciso Giovanni Falcone insieme con la moglie e gli agenti della scorta della Polizia di Stato. Analogie e simmetrie impressionanti, tenendo presente che Borsellino e Falcone erano i giudicisimbolo del maxi-processo celebrato sul finire degli anni ‘80 nell’aulabunker del carcere dell’Ucciardone, a Palermo, contro Cosa nostra con oltre 400 imputati e  concluso con sentenze di condanna severe, costituendo  il tangibile e sostanziale fattore di svolta di contrasto alle consorterie di mafia, in virtù del quale lo Stato, nell’affermare il proprio ruolo, dispiegava le proprie funzioni di presidio della civile e ordinata convivenza sociale.

La genesi di Essendo Stato

E’, quella appena tratteggiata per sommi capi, una delle fasi cruciali della più recente e tormentata storia politica della società italiana, avviluppata e afflitta dagli affanni della democrazia  sostanziale incompiuta, a voler richiamare – come a chi scrive sembra opportuno e dovuto evidenziare- il senso della lezione di Aldo Moro nei cupi anni ’70, i cui riverberi sono ancora persistenti e duri nell’attualità dei confusi scenari dei  nostri giorni, profondamente vuoti di pensiero e di visioni ideali. E’ la fase che fa da contesto e sfondo a Paolo Borsellino. Essendo Stato, il libro scritto da Ruggero Capuccio, pubblicato da Feltrinelli e corredato dai disegni di Mimmo Paladino e fotografie di Lia Pasqualino; un racconto, rappresentato in tutti i maggiori teatri nazionali con interpreti e messinscena di alta espressività artistica e civica, assumendo  il profilo di Lettura civile per le giovani generazioni nei Licei e nelle Università, per diventare docu-film ad ampia diffusione per opera di Rai1 e RaiStoria, con l’autore stesso dalla dizione sicura e netta nell’interpretazione del testimone civile, alla luce della stesura completa e definitiva del libro,inclusiva della pubblicazione integrale delle audizioni rese per otto ore in totale il 31 luglio del 1988 al cospetto del Consiglio superiore della magistratura da Borsellino e Falcone in predicato di subire provvedimenti disciplinari per il loro operato. 

E’ un squarcio di cruda realtà che fornisce molteplici elementi di conoscenza sugli intricati percorsi su cui si dipana l’esercizio della giurisdizione in Sicilia; squarcio, affidato alle parole scritte che per se stesse richiedono argomentazioni e sollecitano riflessioni, lontane naturalmente dall’evanescenza sia dell’impatto fonetico della messa in scena in forma teatrale, sia del montaggio cinematografico; uno squarcio, dal quale emerge la chiarezza lapidaria con cui Borsellino focalizza la sua esperienza di lavoro,stigmatizza lo smantellamento del pool antimafia, la deprecabile dinamica ancorata alla parcellizzazione delle indagini e l’assenza di un piano operativo atto a valorizzare il lavoro di carabinieri e polizia. E’ la rivendicazione del cittadino e del giudice per la costruzione e  l‘affermazione dello Stato, garante e presidio di civile convivenza e di equilibrio sociale.

E quella dello Stato costruttivo dell’equilibrio sociale, come a ragion veduta sottolinea Cappuccio nel libro, era l’ IdeaStato che Borsellino aveva avvertito quale concezione in cui si era riconosciuto fin da giovane. Era l’IdeaStato, che declinava, va ricordato, le suggestioni dell’eticità e il fascino del bello, specchio della laica visione del vivere elaborata da Federico II – lo Stupor mundi– magnifico legislatore, assertore e promotore dell’incontro delle culture d’Occidente e d’Oriente, specie sui versanti del pensiero filosofico, delle scienze e delle applicazioni tecnologiche, fautore della pacifica coesistenza dei monoteismi di matrice  cristiana, ebraica e musulmana. E l’ammirazione verso Federico II e la Casa sveva darà l’input a Paolo Borsellino per l’apprendimento da auto-didatta della lingua tedesca per meglio conoscerne la Letteratura, con le agili traduzioni della poesia di Goethe e Rilke.

Il docufilm e la conversazione

Stabat mater dolorosa

La proiezione del docu-film e l’avvincente conversazione con Ruggero Cappuccio, condotta con incisiva linearità da Franco Scotto, regista e autore, immettevano l’uditorio nel mondo degli affetti e delle relazioni di Paolo Borsellino, uomo, padre di famiglia, cittadino, giudice; risultavano due ben calibrati registri di rappresentazione,  con filo conduttore la trama del libro, articolato in undici movimenti-capitoli,introdotti da citazioni tematiche di Tucidide,ripetendo  l’impianto dello Stabat mater dolorosa di Pergolesi nelle scansioni di lingua latina.

Un mondo ricapitolato e ri-vissuto dall’immaginato flusso della memoria di Paolo Borsellino, nel tempo fermato alle ore 16,58 nella successione delle particelle dell’istante di sospensione tra la vita e la morte di quel 19 luglio del 1992, il giorno dell’attentato dinamitardo, di cui fu bersaglio senza scampo o via di salvezza insieme con gli agenti della scorta, in via Mariano D’Amelio, a Palermo, la città dov’era nato 52 anni prima. Una ricostruzione a tutto tondo, in cui la scrittura di Cappuccio fa ritrovare e risaltare nell’esistenza e nello stile di vita di Borsellino la stretta connessione tra la spirituale interiorità umana e la fede cristiana. Un’operazione di scavo, che trova uno degli aspetti più rilevanti nel capitolo dedicato “allarte della giustizia”, in cui viene dato spazio all’importanza dei linguaggi e della loro decifrazione negli interrogatori degli imputati. Una tecnica, anzi un’ “arte” di ricerca nel distinguere il pensato reale e il detto reale, liberando l’uno e l’altro da mistificazioni; un’operazione tutt’altro che agevole. E sul punto specifico, ben pertinente la distinzione focalizzata tra il carattere peculiare della lingua napoletana e quello della lingua siciliana, l’una è la lingua scenica, con varietà e ricchezza di parole che “accrescono” e dilatano le situazioni di riferimento, l’altro non aggiunge parole più del dovuto, anzi le sottrae, fino al mutismo rispetto ai fatti. E c’è di più: nella lingua siciliana, il passato remoto si usa anche se l’azione si è appena svolta. Il presente diventa a-temporale, e tutte le cose saranno come furono. Nella lingua napoletana il futuro ha poco o nessuno rilievo, perché le azioni sono regolate dal presente. E cosi si dice “ lanno prossimo mi sposo”, perché per il napoletano il futuro è ignoto, privo di speranze.

Tanti altri sono i temi e gli spunti di analisi e riflessione di Paolo Borsellino. Essendo Stato, che meriterebbero di essere evidenziati, ma si andrebbe troppo per le lunghe. E’ certo, però, che il libro di Ruggero Cappuccio, con la versione teatrale e in linguaggio cinematografico a sedici anni dalla prima rappresentazione andata in scena al “Vittorio Emanuele”,a Benevento, ha un’intrinseca vitalità, che fa storia e cultura civica. E dice molto alle giovani generazioni sensibili alla costruzione di una società migliore. E di una giustizia giusta, cardine di quella compiutezza autentica, con cui si configura la  democrazia libera e plurale.

di Geo

Foto di Biagio Estatico

Nola. Celebrazioni Bruniane, domani deposizione corona d’alloro e proiezione film Menocchio

Donazione organi, nasce il gruppo Aido nolano – presidente Felice Peluso

Nella giornata del 3 ottobre è nato il “GRUPPO AIDO NOLANO”, il cui obiettivo è quello di coinvolgere e sensibilizzare la popolazione locale alla tematica della donazione degli organi attraverso manifestazioni, incontri ed eventi che si svolgeranno nei territori di Nola e Cimitile. Il gruppo locale si aggiunge alle 122 sedi AIDO già presenti sul territorio nazionale.

L’Aido, ovvero l’Associazione Italiana Donatori di Organi, Tessuti e Cellule, opera da oltre trent’anni per diffondere la cultura della donazione e sensibilizzare l’opinione pubblica su questa importante tematica, a molti ancora sconosciuta, ma, al tempo stesso, di vitale importanza per tutti noi.

Per conoscere tutte le attività dell’Associazione e per ulteriori informazioni potete fare riferimento ai recapiti del Presidente del Gruppo Nolano, Sig. Felice Peluso:

nola-cimitile@aido.it

LO ZAINO: ANACRONISTICO E INSOPPORTABILE FARDELLO DELLA SCUOLA

di Maurizio Barbato

http://www.mauriziobarbato.it 

E’ frequente l’immagine di ragazzi che camminano col dorso curvo perché portano uno zaino extra carico e con peso molto superiore rispetto a quanto previsto dalla norma. Tanti i libri che formano il bagaglio giornaliero di cui gli allievi devono farsi carico.

A seguito di numerosi solleciti da parte di genitori e anche di docenti, già nel 1999 e successivamente in un chiarimento del 2009, il Ministero dell’Istruzione e il Ministero delle Salute fornivano raccomandazioni circa il contenimento del peso dello zaino sopportato quotidianamente da bambini.

I limiti prescritti dalla legge prevedono che il peso dello zaino non debba superare il 10-15% del peso corporeo. Per un ragazzo di peso 40 kg sarebbe ammesso dunque uno zaino di 6 kg al massimo. Limite quasi sempre non rispettato se consideriamo che un solo libro può pesare anche 2,5 kg.

Nonostante sia attualissimo il tema della sostenibilità, di cui si fa ampio dibattito proprio fra i banchi di scuola, proprio a scuola non si riesce ancora a superare l’insostenibile peso dello zaino. 

Preferiamo soluzioni possibili, ma improbabili: ridurre il carico, utilizzare bretelle ampie e imbottite, sostituire lo zaino con un trolley, utilizzare lo zaino fluttuante, fare esercizio fisico, fare formazione su come si tiene lo zaino e, finanche, sostituire il genitore all’allievo. 

Eppure oggi le condizioni sembrerebbero tutte favorevoli per superare il problema. La tecnologia, familiare e cara ai ragazzi, offre soluzioni alla portata di tutti. In Olanda è stato avviato un progetto di scuola digitale finalizzato a “comprimere” in un tablet lo zaino scolastico che può anche arrivare a pesare 10-12 chili. 

Anche i docenti, seppur con qualche difficoltà, hanno abbandonato il tradizionale registro cartaceo passando al registro elettronico attraverso l’uso di tablet. Una soluzione pratica che è ampiamente condivisa e sostenibile. 

Estendere questa impostazione anche alla platea degli alunni porterebbe tanti vantaggi  ed eliminerebbe il problema del peso zaino. Le soluzioni digitali non solo azzererebbero il carico degli zaini, causa di problemi anche gravi alla schiena, ma offrirebbero maggiore supporto ai casi di dislessia e faciliterebbero l’apprendimento dei ragazzi più in difficoltà. 

Oramai le case editrici forniscono, con il libro di testo, i codici che consentono di scaricare il libro in formato digitale. In questo modo lo studente ha la possibilità di utilizzare il digitale per alleggerire il carico senza rinunciare al cartaceo che ha disponibile a casa.

E’ vero che la carta stampata conserva la propria utilità, un libro ha un valore estetico  e appartiene alla storia del lettore, tuttavia vanno considerati i vantaggi che il digitale offre nella scuola, in particolare, in relazione alla finalità e ridurre il carico sulla schiena dei piccoli allievi sembra una finalità più che ragionevole.

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