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di ra.na. & co… contro "il sistema" della camorra dell'usura e della violenza, è un blog indipendente, nato dall'idea di persone libere che hanno a cuore le sorti della loro terra, l'Area Nolana

Archivio per il giorno “gennaio 19, 2020”

IL PATRIMONIO FUNERARIO DEI CIMITERI DI NOLA E PIAZZOLLA,PER LA REGOLARIZZAZIONE DELLE DIFFORMITÀ OCCORRE PAGARE UNA OBLAZIONE OLTRE AL DIRITTO DI CONCESSIONE

La consistenza del patrimonio concessorio del Cimitero di Nola :loculi 3022;cappelle 989; loculi in cappelle 14.397;fosse inumazioni 454; ossari245;ossari in cappelle 4.408; cellette 10. Cimitero di Piazzolla – loculi 695;cappelle 109;loculi in cappelle 1218; fosse inumazione 282;ossari 20; ossari in cappelle 420.I contratti esistenti per il Cimitero di Nola – concessioni in superficie 320(riguardante la parte nuova e la zona ex fosse) ;loculi 1920(parte nuova) ;fosse inumazioni 454-parte nuova;Ossari e cellette non rilevati. Cimitero di Piazzolla concessione in superficie ovvero cappelle 64-riguardante parte nuova e la zona ex fosse;loculi 550 – parte nuova ;fosse di inumazione 282-parte nuova;ossari 20.Dalla relazione dell ‘ufficio risultano che le posizioni da verificare nel Cimitero di Nola ammontano a circa 880 loculi e 150 cappelle nella parte vecchia del Cimitero. Si stima che da questa attività il Comune incassera’ €1.350.000,00,mentre per le difformità dovute a cessione tra privati, occupazioni abusive, violazioni al regolamento di Polizia Mortuaria si incassera ‘un milione di euro. Per la diffida a tutti gli aventi titolo per i quali si ravvedano le condizioni di violazione o altro si avranno incassi per €250.000,00;infine per la verifica degli allacci votivi e la regolarità della riscossione del canone €120.000,00 Comune di Nola ed €30.000,00 per i loculi e cappelle del Cimitero di Piazzolla ad impianto completato. Per la sanatoria delle difformità occorre pagare una oblazione di €10,00 per ogni anno di detenzione illegale. In caso di impossibilità da dimostrare l ‘inizio da parte del richiedente dell’ anno di origine dell’abuso si partirà dalla data di morte più remota indicata sul loculo, oltre a pagare la concessione del loculo che varia da €1.850, 00 prima e seconda fila fino ad arrivare ad €1.024,00 per 4 e 5 fila. Per le cappelle si pagherà per ogni anno di detenzione illegale €7,50 per ogni loculo, oltre alla concessione di superficie di €9.254,00.

di ra.na.

CIMITERO DI NOLA. AMMINISTRAZIONE COMUNALE: “NESSUNA VOLONTÀ VESSATORIA PER RIPORTARE ORDINE E LEGALITÀ PER LA REGOLARIZZAZIONE DELLE CONCESSIONI DEI LOCULI E CAPPELLE GENTILIZIE”

Resta confermata, al momento, la scadenza del 31 gennaio per il rinnovo delle concessioni dei loculi e cappelle scaduti, oltre alla sanatoria degli usi difformi sempre relativi ai loculi, cappelle e lampade votive. Con l’accoglimento dell’istanza di rinnovo o della regolarizzazione degli usi difformi il richiedente dovrà effettuare il pagamento di quanto dovuto a mezzo bonifico bancario o conto corrente postale. Da questa operazione il Comune dovrebbe incassare circa € 3.000.000,00.

Nel corso degli anni, fatta eccezione per le ultime realizzazioni, in tantissimi casi, il rilascio di concessioni di manufatti comunali è privo di un regolare contratto. Il sistema informatico realizzato sarà in grado di individuare gli irregolari e se la cappella è stata realizzata dal concessionario originario. Infatti l’incrocio degli atti di concessione con le foto digitali, le informazioni dell’anagrafe mortuaria e del registro di Polizia Mortuaria consentirà l’individuazione degli abusi e difformità per traslazione, esumazioni ed estumulazioni eseguite senza le necessarie autorizzazioni. Nessuna volontà vessatoria nei confronti dei cittadini – fanno sapere dal Palazzo Comunale – ma solo l’obbligo di riportare ordine e legalità ed assicurare il diritto alle concessioni dei loculi e delle cappelle. D’altronde le somme incassate serviranno ad investire e riorganizzare la struttura per poter garantire la dignità che merita un luogo sacro. Basti pensare alle tante criticità non più rinviabili come la coibentazione dell’ossario comune, una vergogna inaudita quando piove, perché allagato. Inoltre la mancata applicazione della norma in vigore configurerebbe per l’amministrazione comunale un’ipotesi di responsabilità per danno erariale. A richiesta degli interessati è consentito il rinnovo per un uguale periodo di tempo 99 anni per la concessione di superficie delle cappelle dietro pagamento di € 9.216,00 oltre le spese contrattuali mentre per i loculi € 1.854,00 per la prima e seconda fila fino ad arrivare ad € 1.024,00 per la 4 e 5 fila per un periodo di 50 anni.

di ra.na.

Baiano. Conoscere la Shoah, per non dimenticare

All’”Incontroproiezione del documentario LEccidio di Nola e conversazione aperta con Padre Mariano sulla lezione di vita di Etty Hillesum, giovane donna olandese ebrea immolata nel campo di sterminio allestito  nella Polonia occupata dai nazisti ad Auschwitz.

E’ programmata per giovedì – 23 gennaio- con anticipazione rispetto alla data istituzionale del 27  per ragioni organizzative, la Giornata della Memoria, evocativa della tragedia della Shoah, recependone la testimonianza di monito per l’attualità dei nostri giorni, a costruire le ragioni delle pacifica cooperazione tra uomini e popoli, fugando tutti i cedimenti possibili – manifesti e dichiarati  o mascherati da opportunismi politici – ad ogni forma sia di razzismo ed etnocentrismo, sia di totalitarismo.

L’appuntamento è previsto nei locali del Circolo socio-culturale “LIncontro”, per giovedì prossimo alle ore 18,00. A far da prologo, la proiezione del documentario realizzato da Felice Ceparano -cultore di storia patria e locale- intitolato “LEccidio di Nola”, presentato ufficialmente il 15 aprile scorso alla Camera dei deputati, con l’intervento di rappresentanti delle istituzioni italiane e tedesche e l’ acuta ed efficace analisi storica, sviluppata da Paolo Mieli. E’ il racconto  della prima strage per rappresaglia, compiuta in Italia dalle truppe della Germania nazista, punteggiato dalle voci delle ultime testimonianze dirette e vive di coloro che nella città di Giordano Bruno hanno conservato il ricordo di quel triste 10 settembre del 1943, quando si consumò l’Eccidio  nella seicentesca ed imponente Caserma del “48”, a piazza d’Armi.

Alla proiezione del documentario- con durata di circa mezz’ora- seguirà la rivisitazione della Shoah  nel contesto temporale e delle tante tragedie, con cui fu intessuta la seconda guerra mondiale. Una rivisitazione che sarà animata dalla conversazione di Padre Mariano, che guida la comunità parrocchiale di San Pietro e Paolo, a Cicciano. Un itinerario di riflessione, ispirato dal pensiero e dalle opere di Etty– Esther- Hillesum, la giovane donna olandese ed ebrea, uccisa nel ’43 insieme con i familiari e tanti altri correligionari,  nel Campo di sterminio, la Grande fabbrica di morte, che i nazisti fecero “funzionare” per anni ad Auschwitz.

di Geo

La scomparsa di Franceschino. Il cordoglio delle comunità parrocchiali della Madonna del Carmine di Nola, Avella e Baiano, di cui è stato operosa presenza e testimonianza di solidarietà

Don Francesco Tulino, una biografia speciale: da padre di famiglia a sacerdote, vivendo lo spirito cristiano e di dedizione al prossimo.

Un percorso lineare, quasi previsto e prevedibile, com’ era congenito e congeniale all’essenza del suo stile di vita, intessuto di forti sentimenti religiosi, docilità e innata benevolenza verso tutti, quello compiuto da Francesco Tulino – per familiari, amici e conoscenti Franceschino, semplicemente e tout … court- per approdare gradualmente al diaconato e alla professione dei voti sacerdotali al servizio del prossimo e della Chiesa. Un percorso di vocazione e fede verso Dio, che integrava e arricchiva quello già condotto nell’operosa vita laica vissuta in famiglia con la figlia Giulia – aveva sposato Elena De Luca, di cui era restato vedovo- e come diligente funzionario dell’amministrazione statale del Ministero del Lavoro, a Napoli, senza far mai registrare un’assenza da quell’ufficio, in cui aveva cominciato a lavorare poco più che ventenne, facendosi carico e riferimento con mamma Santina e  da primogenito  di otto, tra fratelli e sorelle, dopo la prematura morte del padre Raffaele

… E, quando chi scrive, gli chiese di poter continuare a chiamarlo come al solito Franceschino, anziché far ricorso all’ormai ricorrente e comune don Francesco, sia per la missione diaconale che segnatamente per quella sacerdotale che- tredici anni fa- aveva fatto propria, potendo officiare la celebrazione eucaristica, n’ebbe risoluta ed oltremodo … incoraggiante risposta favorevole, perché tutto restava come sempre. La nostra, d’altro canto, è stata un’amicizia stretta e di lunga data; e l’uso del ”don Francesco” con tutta franchezza appariva- a chi scrive-  troppo ridondante, finendo per far velo e quasi distacco verso la dimestichezza e la consuetudine dei rapporti che, inalterati e costanti si sono conservati fino ai giorni correnti; rapporti, che risalivano  a cavallo degli anni ’40 e ‘50 del secolo scorso, ancorati a quel piccolo grande mondo che per tanti di noi delle generazioni degli anni ’30, ’40 e ’50 è stata l’Azione cattolica della comunità parrocchiale di Santo Stefano.

Era il nostrano piccolo grande mondo, che viveva, nel tempo libero dallo studio o dal lavoro, in larga parte e tutti i giorni negli accoglienti spazi del primo piano della Casa canonica della Chiesa dedicata al Protomartire della cristianità; spazi, che ospitavano due magnifici e ottimi tavoli di ping-pong, sia per la qualità del rimbalzo assicurata alla pallina, sia per farle imprimere traiettorie imprevedibili e curvilinee  con colpi soft di racchetta ad “effetto” che disorientavano l’avversario. E il tavolo che occupava il bel “salone centrale” era stato realizzato a regola d’arte da un eccellente falegname del tempo, Pasquale Barbarisi, nonno del caro amico Pasquale, mentre l’altro era stato allestito con il laborioso ed ingegnoso “facciamo da noi ”, utilizzando ben stagionate tavole di castagno -donate dall’imprenditore  Salvatore Boccieri, che gestiva il vicino sito per lo stoccaggio e la commercializzazione di legnami pregiati, e fratello del parroco Stefano– la giusta dose di stucco da applicare  per garantire l’uniforme tenuta dell’impianto del tavolo con due simmetrici e solidi supporti-sgabelli di geometrica fattura, calibrati morsetti a tenuta sicura e rigida, vernice  verde spalmata ad arte sulla nostra “opera”, delimitata da uniformi strisce di bianca vernice. E un po’ tutti eravamo giocatori di veloce e buona caratura -nel singolo e nel doppio- di tennis da tavolo, formando ben assortiti e solidi team spesso impegnati in prolungati e spettacolari Tornei a Nola, in cui si fronteggiavano le migliori formazioni dei Circoli della Gioventù dAzione cattolica -in sigla Giac– dell’area diocesana. E davvero super per tecnica erano i team di San Giuseppe Vesuviano, Ottaviano, Marigliano, Nola e, noblesse oblige,  dell’indomabile e indomita GiacBaiano.

Con il ping-pong “Re” di quel piccolo grande mondo  fungevano da … improbabili campi di calcio, non solo un mini rettangolo di suolo retrostante la Casa canonica e l’intero “rustico in tufo e parzialmente abitato”  di quello che doveva essere un … Ospedale, ma anche la strada-viale in pendio, ‘o stradone  che immette sul sagrato della Chiesa parrocchiale; improbabili campi di calcio per partite giocate allo … stremo delle energie, ma che per noi valevano ben più del “Bellofatto” teatro di scena delle imprese del Baiano, specie degli Zanollaboys, o del “Vomero”  in cui brillava il Napoli d’epoca che contava nella comunità cittadina “tifosi” in gran numero. Come ora

Del nostrano piccolo grande mondo il lievito per noi appena adolescenti che s’affacciavano all’età giovanile, era costituito a cadenza settimanale da incontri e discussioni aperte su temi cultura religiosa, attualità e modalità organizzativa di iniziative e manifestazioni in cui venivamo direttamente coinvolti, con la coordinazione dall’assistente spirituale di turno, nel quadro, per dir così, della pedagogia per il laicato cattolico, ispirata dalla dottrina sociale cristiana; un ruolo, esercitato nel corso degli anni da giovani sacerdoti di spiccata formazione culturale e buone letture, tra cui don Ennio Pulcrano, don Antonio Esposito, don Luigi Cacciapuoti don Pasquale Vivolo e don Pasqualino Sepe. 

Una realtà, di cui Franceschino era per  molti versi era anima e artefice nello stesso tempo, combinandosi con Stefano Scotto, ch’è stato un buon insegnante di Scuola elementare ed onesto pubblico amministratore, scomparso una decina di anni fa. Venivano chiamati i “comparielli” ed avevano sposato due sorelle, Franceschino, come ricordato, Elena, e Stefano, Gilda De Luca, anch’ella  insegnante bemn preparata e meticolosa. Un duo assortito al meglio, contrassegnato dall’appartenenza alla stessa generazione metà anni-30, a cui si associava Aldo Conte, Alduccio, eclettico per dialettica e perspicace dalla battuta ironica facile, anch’egli ben stimato insegnante di Scuola elementare.

Poi, la svolta degli anni  ’70, per i tanti di noi che avevano vissuto quel piccolo grande mondo urgevano altre esigenze familiari e responsabilità di vita e sociali. E l’Azione cattolica, com’era giusto che fosse,alla luce del Concilio Vaticano II, delle visioni di Giovanni XXIII e di Paolo VI era chiamata ad interpretare e a rappresentare altre istanze. Quel piccolo grande mondo s’è dissolto,per naturale divenire delle umane cose; e in chi lo ha vissuto ha impresso tracce indelebili. Senza nostalgia. 

Franceschino ha proseguito l’itinerario intrapreso con la bussola d’orientamento di sempre. Da sacerdote, al passo con i tempi. Con l’umiltà e la semplicità immutate del suo stile di vita e comportamento.

di Geo

Ed ecco il testo dedicato a Franceschino dalla comunità parrocchiale di Santo Stefano, primo martire della cristianità e patrono di Baiano, dov’era nato e viveva:

Grazie,

don Franceschino carissimo: hai creduto nell’Amore di Dio e docilmente ti sei lasciato guidare in una esistenza semplice, ma fatta di esperienze diverse, che hai cercato di rendere tutte significative.

Grazie per la tua sensibilità che ti ha permesso di entrare, discretamente ma con amore vero, nella vita dei fratelli.

Grazie per come hai riscoperto e amato la Chiesa con la luce della spiritualità dell’Opera di Maria.

Grazie per la testimonianza efficace che hai reso nella nostra comunità e per l’entusiasmo con cui hai sostenuto l’ opera missionaria di Suor Pina.

Grazie per il tuo servizio, pronto, costante e soprattutto disinteressato.

Sicuramente continuerai ad essere un dono, ancora più grande, per tutti noi.

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