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di ra.na. & co… contro "il sistema" della camorra dell'usura e della violenza, è un blog indipendente, nato dall'idea di persone libere che hanno a cuore le sorti della loro terra, l'Area Nolana

L’ITALIA non ha TRADITO

Nella ricorrenza del 76° anniversario dell’ECCIDIO di NOLA, anche quest’anno la Città di Nola non ha fatto mancare la sua presenza.

Ho già ringraziato pubblicamente tutti coloro che hanno reso possibile questa continuità, a beneficio dei tempi nuovi, dei giovani di oggi, di una vita migliore, perché noi PESCHIAMO nel PASSATO per avere RICCHEZZA di idee e di conoscenze nel FUTURO; quindi tralascerò di farlo qui.

Non è stata una commemorazione stanca e ripetitiva; sia pur breve, ha aggiunto qualcosa al ricordo.

Radio 3 ha ripreso le fila di quel periodo infame e glorioso della nostra Storia, attraverso la lucida e ampia narrazione di Gloria Chianese, che ha messo l’accento, soprattutto, sull’ORRORE di una guerra combattuta calpestando, senza ritegno, la gente comune, le persone appartenenti al popolo.

Ogni anno, il tragico evento dell’11 settembre 1943, nella memoria, si arricchisce di qualche tassello.

Se si fosse cominciato nel 1945, anziché nel 1997, quando, a seguito di circostanze più volte menzionate negli anni, grazie all’associazione “Amici del marciapiede” di Nola, con Raffaele Napolitano e Luigi Conventi, per la prima volta, dopo anni, di sostanziale oblio, tranne sporadici interessamenti, da parte di tutti, a partire da noi familiari delle vittime, si sono mosse le acque, ed è cominciato un lungo, ed anche travagliato percorso di conoscenza, di ricostruzione, di rimozione di ostacoli, ora saremmo molto più avanti e, probabilmente, avremmo, almeno in gran parte, chiuso i conti con quella parte TREMENDA della nostra Storia.

Ma sono trascorsi ben 22 anni, caro Raffaele da quel lontano e indimenticabile 11 settembre 1997; anche noi eravamo diversi, qualcuno ci ha lasciato, come Nino De Manuele, molta acqua è passata sotto i ponti; molti si sono interessati dell’argomento in questione, ed ho piacere, qui, di accomunare in un unico abbraccio tutti, e mi limito a menzionare coloro che hanno scritto o comunque trattato dei “fatti di Nola”, almeno quelli che io conosco: Umberto Santino “La strage rimossa”, Rodolfo Rubino, nuova edizione della “Strage di Nola” di Pietro Manzi, e recentemente Felice Ceparano, il documentario sull’eccidio di Nola, presentato anche a Montecitorio.

A questo punto si può anche allargare il discorso su nuovi scenari, come non si è fatto in passato, un po’ per scarsa conoscenza del contesto storico e dei fatti, un po’ per una certa ritrosia, quasi “scuorno”, come diremmo dalle parti nostre, ad occuparsene; dove ha, certo, giocato un forte ruolo l’”infamia”, diciamo così del TRADIMENTO, ad opera dell’Italia, dell’alleato tedesco, ma non solo, come dirò.

Orbene, il mio modesto parere, ma la questione andrebbe coraggiosamente e seriamente dibattuta, non lasciata nel dimenticatoio, come è accaduto, per 50 anni, pur dovendosi tener conto della sostanziale impraticabilità degli archivi, sia in Germania che in Italia, per il SEGRETO ermetico opposto dai Tedeschi, e la CHIUSURA pelosa e imbarazzata delle Autorità italiane, è che il TRADIMENTO dell’ITALIA fu una grandissima messa in scena orchestrata dal Governo NAZISTA di Hitler (con l’avallo dei servi FASCISTI), che non accettava di perdere la guerra, allo scopo di fronteggiare DIRETTAMENTE gli ALLEATI, con l’alibi del tradimento dell’Italia, e saccheggiare IGNOBILMENTE il nostro Paese, con la scusa della RITORSIONE, per quella inevitabile resa, che veniva percepita e millantata come una causa determinante della SCONFITTA dell’ASSE; e in tal senso venivano FOMENTATI Ufficiali e soldati subalterni.

Si sapeva bene che l’Italia non poteva, in alcun modo, resistere alla POTENZA MILITARE AMERICANA; era chiaro a TUTTI i responsabili di quella GUERRA, ormai irrimediabilmente persa, sia italiani, che tedeschi.

La Germania era presente in Italia e in grado di valutare lo stato delle cose, i Servizi Segreti tedeschi sapevano bene quale era la situazione; la migliore tattica era quella di far finta di niente e lasciar scorrere gli eventi, e i CAPI NAZISTI, certamente, se ne avvalsero.

Fu MUSSOLINI, con il suo entourage, che, fin dalla sciagurata dichiarazione di guerra all’America, condannò l’Italia alla DEVASTAZIONE.

(Parlo più diffusamente di tutto questo, nel mio blog COMPRENDERSI http://www.algormar5th.it “Nola 11.9.1943”, “Riflessioni su Nola”, ecc.).

Sulle modalità con cui fu attuato e programmato l’armistizio dal Governo Badoglio, il Re, ecc. stendo qui un pietoso velo di silenzio, ma ne ho parlato in altri articoli e nel mio romanzo storico “Nola, cronaca dall’eccidio”.

Concludo dicendo che un altro motivo di “scuorno” per i militari italiani che hanno partecipato alle vicende nolane, e quindi i loro familiari e discendenti, è certo considerato quello di essersi lasciati trarre in inganno dai Tedeschi che, con forze decisamente inferiori riuscirono a catturare e mettere, letteralmente, in ginocchio, due reggimenti italiani.

Ma anche questa vergogna è infondata; c’era un’altra vergogna a decidere la sorte delle Forze Militari Italiane a Nola, risalente agli Alti Gradi dell’Esercito Italiano, rimasta semisconosciuta, pur essendosi celebrato qualche blando processo per gravi reati, in particolare nei confronti dei Generali Ettore Del Tetto e Riccardo Pentimalli (ne parlo nel mio romanzo di cui sopra, pag.18), non isolati, ma eterni portabandiera del DISONORE di fronte al popolo italiano.

I militari italiani di Nola non si difesero, ma furono presi, inermi, NON per CODARDIA, ma per TRADIMENTO del Comando Superiore di Napoli, che aveva trasmesso l’ORDINE di NON REAGIRE alle PROVOCAZIONI dei TEDESCHI, in quanto “semplici atti di stizza e risentimento” da parte di coloro che erano pur sempre “EX ALLEATI”.

Ecco, questo fu VERO TRADIMENTO, ma non verso i Tedeschi, verso i propri fratelli e compatrioti, in cambio della VITA e della FUGA.

Quelli furono TEMPI di GLORIA e di VERGOGNA, ma esse vanno rispettivamente collocate, con lo SCANDIRE del senso della verità e della giustizia.

di Alberto Liguoro

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