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di ra.na. & co… contro "il sistema" della camorra dell'usura e della violenza, è un blog indipendente, nato dall'idea di persone libere che hanno a cuore le sorti della loro terra, l'Area Nolana

5Stelle e Lega: una “unità in tensione”?

E se guardassimo le tensioni tra i 5Stelle e la Lega in una prospettiva diversa? O, meglio, se considerassimo dette tensioni non come fattori di rischio per la tenuta dell’alleanza tra le due forze politiche, bensì come una strategia “concordata” che, pur provocando capovolgimenti nelle loro posizioni di forza, alla fine favorisce un’espansione del loro peso complessivo all’interno del Parlamento?

Mi spiego.

In fondo, se è vero che i continui ed anche crescenti contrasti a cui assistiamo, quasi quotidianamente, tra 5Stelle e Lega fanno di questi sempre più due poli opposti, sembra altrettanto vero che la dialettica che s’instaura tra loro non stia affatto procedendo verso un tentativo di sintesi ma, semmai, tende a alimentare ulteriormente la distanza tra gli stessi. Si potrebbe, perciò, parlare piuttosto di una “tensione permanente di opposti”. Su questa si è soffermato Romano Guardini, concludendo che essa è alla base della vita dell’uomo e della stessa realtà, fino al punto che le due polarità riescono a sopravvivere nella misura in cui ciascuna di esse non esclude completamente l’altra.

In altri termini, le due forze opposte finiscono per costituire – insieme – una sorta di struttura globale della vita politica che potremmo denominare – prendendo a prestito l’espressione che Guardini applica alla vita in generale: «unità in tensione».

In tal modo, dal momento che detta “unità” assorbe in sé due poli opposti ossia, nel linguaggio politico, i “gialli” e i “verdi”, la maggioranza e l’opposizione, la “destra” e la “sinistra”, ne consegue che essa si presenta come una realtà “globale” che, a mano a mano che le tensioni al proprio interno aumentano, tende ad occupare – soprattutto agli occhi degli elettori – l’intero palcoscenico della vita politica.

Ne consegue, pertanto, una progressiva emarginazione delle altre forze politiche che vanno sempre più ad occupare la platea, le balconate e il loggione, vale a dire quei posti destinati a funzionare da cornice del palcoscenico sul quale si concentra tutta l’attenzione degli “spettatori”. Costoro finiscono così per “dipendere” dagli eventi che si rappresentano sulla scena, scordandosi che possono autonomamente “affaccendarsi in tutt’altre faccende”, ben più concrete, reali, di quelle “virtuali” o, meglio, surreali montate ad arte pur di consentire agli attori di permanere nel proprio ruolo.

D’altro canto, è ben noto che certe rappresentazioni teatrali costituiscano una sorta di risorsa che induce una compensazione, uno sfogo e perfino un godimento dell’animo, senza che tutto ciò possa influire sulle scelte quotidiane e, quindi, sulla soluzione dei veri problemi esistenziali.

di Franco Manganelli

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