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di ra.na. & co… contro "il sistema" della camorra dell'usura e della violenza, è un blog indipendente, nato dall'idea di persone libere che hanno a cuore le sorti della loro terra, l'Area Nolana

Archivio per il giorno “agosto 2, 2019”

Nola. Palazzo di città: aspettando il dissesto economico, occhio alle sanzioni

La linea di demarcazione che scinde ieri da oggi … domani

L’arduo dilemma del Consiglio comunale: radicale risanamento per obbligo dovuto e irrevocabile o rinvio per tempi migliori, confidando nellimprobabile recupero delle cadenze soft del Piano di riequilibrio più apparenti che concrete

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Il passaggio non è agevole. Di certo, sono traumatici e diretti gli effetti che saranno generati in automatico, fin dall’immediatezza dell’approvazione della dichiarazione ufficiale del dissesto economico. Ed eccone per sommi capi il prospetto. In primo piano, si disegnano le balze del girone in cui  si ritrovano i creditori che vedranno congelati per altro lungo tempo gli attesi e sperati pagamenti per i crediti che vantano, sperando nella stabilizzazione economica dell’ Ente; stabilizzazione che può essere favorita, però, dalla transazioni a largo ribasso accettate dai creditori persoperperso. In parallelo, si profila il girone del personale burocratico e dirigenziale esposto al ridimensionamento d’organico, senza dire della riduzione dei servizi e l’incremento ulteriore della fiscalità comunale, che già grava ai livelli massimi  sui contribuenti della normalità civica e responsabile.

 E poi scatteranno inevitabili a stretto giro di tempo, nei confronti di coloro che saranno riconosciuti  responsabili del dissesto- amministratori e dirigenti che siano- sanzioni di ordine pecuniario, con il sequestro cautelativo dei beni patrimoniali a pareggiare in equivalente la portata dei danni prodotti alle “casse economiche” comunali, oltre che  il divieto ad assumere cariche pubbliche, essendo escluso drasticamente l’esercizio dei diritti di elettorato passivo per dieci anni; sanzioni, decretate e fatte eseguire dalla Corte dei Conti.

        Lo start, tuttavia, della linea di demarcazione da tracciare, innestandovi la dichiarazione del dissesto, chè il fallimento tout court, risiede nel deliberato di approvazione che spetta al Consiglio comunale, insediatosi qualche mese fa; un’assemblea che nella misura di circa il 50 % dei componenti, tra maggioranza e minoranza, appartiene ai pregressi cicli amministrativi, con potenziali  responsabilità nel dissesto, avendo occupato, a seconda delle convenienze di circostanza, sempre i banchi di maggioranza, pur provenendo per elezione  dai banchi di minoranza, abbandonati al … loro destino di marginalità con il classico salto di quaglia. E’ decisamente una cospicua e corposa parte dell’assemblea che dovrebbe votare per l’ autocapestro. Davvero arduo immaginare una scelta di così esplicita autocondanna, dichiarando le proprie inadeguatezze di pubblico ruolo, confermando il pubblico tradimento verso il mandato fiduciario conferito dai cittadini.  

E’ davvero una situazione complicata e confusa di scorie e detriti vari. Un contesto – s’è lecito concedersi comparazioni simili- che non riuscirebbe neppure a smuovere la capillare operosità dell’ultra … “rivoluzionaria scopa di don Abbondio” di proficua e inesauribile memoria manzoniana, a cui allude con profondo acume storico e i consueti graffi d’ironia Luciano Canfora, filologo classico di grande caratura, nell’omonimo saggio pubblicato a settembre scorso, ispirato da ben altre e più rilevanti tematiche. E’ l’operosità della “scopa della storia”, per rappresentare l’irreversibile vigore innovativo e rivoluzionario delle migrazioni del Terzo Millennio, un po’ come la  pestespazzatrice del romanzo di don Lisander che liberò con certezza  il curato dai suoi … nemici.

    In realtà, la vicenda con cui deve misurarsi la GiuntaMinieri non arriva dagli spazi siderali. Scaturisce,invece e tanto per dire, dall’evasione ad oltre il 50 % dei tributi locali e alla mancata riscossione dei canoni di fitto e indennità del cospicuo patrimonio immobiliare- tra case, palazzi e terreni agricoli di prima classe-che appartiene all’Ente di piazza Duomo; senza dire dell’ingente massa di contenziosi, che valgono alcune decine di milioni e per i quali è da mettere in preventivo, secondo l’inevitabile consuetudine e la scontata assuefazione, neppure a dirlo la sicura “perdita giudiziale” a carico dell’amministrazione comunale. E, come se non bastasse, il banco-mat che manda in riscossione debiti fuori bilancio, non conosce interruzioni. Uno scenario squallido, che svilisce una città ricca di suo per risorse e patrimonio materiale  da curare e amministrare soltanto con normalità, insignita del marchio-Unesco  per il suo eccellente patrimonio di cultura immateriale nel panorama del folclore mediterraneo

Va da sé, intanto, che politica, partiti, movimenti,  gruppi che, pur sono soliti non risparmiarsi nel formulare rivendicazioni di ogni genere, chiedendo e ottenendo consensi elettorali, si tengono ben alla larga dalla problematica-dissesto che impegna il “Primo cittadino” e la Giunta con ragionevole e comprensibile assillo. Allo stato, le loro … loquacità e perspicaci attitudini a discettare di “ tutto e di più sui massimi sistemi duniversale intendere” sono “raccolti” in religioso silenzioso e sono in latitanza dai social net work  che, in genere, prediligono spesso occupare.

E’ tempo di fresche e spumeggianti vacanze … al mare, possibilmente.

di Geo

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Nola. Si allungano gravi ombre sulla situazione economica: la Giunta-Minieri e l’uscita di sicurezza, O.K. alla dichiarazione di dissesto con passività di oltre 40 milioni

Condizione più fosca e pesante di quella che era stata data da immaginare, in relazione alla realtà dei conti economici dell’ Ente di piazza Duomo. Non sussistono più i fattori concorrenti e determinanti nella formalizzazione della dichiarazione dello  stato di pre- dissesto; nel volgere di appena qualche mese si sono innescate, invece, le cause per la dichiarazione del dissesto dell’Ente, su cui punta la GiuntaMinieri. Uno scenario nuovo e di assoluta criticità che corrisponde alla drastica e irrevocabile dichiarazione  di fallimento, con effetti duri sia per i creditori, che subirebbero di fatto il congelamento delle loro spettanze che verrebbero saldate in tempi prolungati, sia per il personale dipendente che finirebbe in soprannumero. E, sigillo finale, sarebbero adottate sanzioni  severe per coloro che dovessero risultare responsabili del fallimento ed in carica nei pregressi cicli amministrativi; sanzioni economiche e di esclusione dall’esercizio dei diritti politici di elettorato passivo, con la drastica esclusione dal poter svolgere le funzioni e incarichi pubblici.

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La soglia delle criticità economiche dell’Ente di piazza Duomo risulta più elevata e consistente di quel ch’era stato reso possibile immaginare e conoscere sulla base dei riscontri scaturiti dalle ricognizioni condotte dalla commissione straordinaria alla guida dell’amministrazione comunale disciolta a maggio del 2018  e coordinata dal prefetto Anna Manganelli; ricognizioni, per le quali veniva profilata, a marzo scorso,  la praticabilità della proposta – indirizzata per l’accoglimento al  Ministero dell’Economia e Finanza e alla Corte dei Conti- del Piano di predissesto, inteso come Piano di riequilibrio, e “licenziato” dalla commissione, con l’obiettivo mirato sul risanamento del “rosso” in bilancio – tra disavanzo e indebitamento accertato e riconosciuto- stimato per oltre 35 milioni di euro, prefigurandone l’attuazione su un percorso di durata spalmato su venti anni, facendone pagare il pedaggio alle attuali giovani generazioni. Una durata, in realtà, apparsa subito discutibile, sicuramente eccessiva e di difficile ricezione per le competenze del Ministero d’Economia e Finanza e della Corte dei Conti. E in ogni caso, il pre-dissesto, da attuare …. quale fallimento soft era stato accolto senza scossoni particolari in città e nei cosiddetti ambienti politici che “contano”. Un rinvio di lungo corso, confidando, magari, nello “stellone” di “sanatorie”, ancorché impossibili e improbabili a concretizzarsi. 

    Di fatto, alla luce di nuove e più analitiche ricognizioni su atti sopravvenuti, non sussistono più le condizioni, per  puntare sulla realizzazione degli obiettivi del piano di pre – dissesto, che, per se stesso non costituisce affatto una passeggiata distensiva e allegra, ma esige l’osservanza di vincoli e obblighi stringenti che lasciano ben pochi margini alla discrezionalità delle scelte politiche e amministrative, avendo come esclusiva finalità primaria il risanamento economico integrale dell’Ente. Una macchina con pilota automatico in funzione ed etero diretto su itinerario predefinito da seguire come i binari ferroviari. In realtà, la massa delle passività sarebbe cresciuta fino a raggiungere e superare addirittura la striscia dei quaranta milioni di euro. Un’enormità che impone l’approdo alla dichiarazione di dissesto dell’Ente di piazza Duomo, senza alcun indugio, facendo di necessità virtù. Una decisione di forte valenza  politica e amministrativa, su cui punta, per lo stato di cose prodottosi, la GiuntaMinieri, che darebbe la soluzione radicale alla pesante problematica in atto, fissando la classica la linea di demarcazione, per distinguere nettamente la mala gestio del “lungo ieri”, intessuto di decenni, a palazzo di città rispetto al  nuovo corso– auspicabile e auspicato- per il positivo  cambiamento delle cose nella trasparenza. 

E’ la divide line diventata irrinunciabile e dovuta, anche se dell’accoglimento o meno della proposta del Piano di riequilibrio prospettato agli organi competenti lo scorso marzo, nulla di ufficiale è stato reso possibile di conoscere in termini di risposta con atti formali; il che lascia presumere, che il Piano risulta impraticabile e vanificato dalle sopraggiunte ricognizioni che attestano l’aggravarsi delle criticità economiche dell’Ente di piazza Duomo, con pesanti carenze di liquidità di cassa, con spese vincolate e dovute, a cui già non corrisponderebbero congrue riscossioni per tributi e servizi.

di Geo

Dissesto Comune di Nola, se ne discute in Commissione Bilancio

In data 01 e 02 agosto si sono tenute due riunioni della Commissione Consiliare Bilancio, con ordine del giorno l’esame di proposta al Consiglio Comunale, avanzate dalle deliberazioni della Giunta Comunale n. 2/2019 e n. 3/2019 del 30.07.2019 per, rispettivamente:

A) Approvazione della Salvaguardia degli Equilibri di Bilancio ai sensi degli artt. 175, comma 8, e 193 del D. Lgs. 267/2000 – Assestamento generale di bilancio 2019

B) Dichiarazione di dissesto finanziario ai sensi dell’art.246 D.Lgs.267/2000

Alle riunioni hanno partecipato anche i funzionari amministrativi del settore finanziario-contabile-tributi, dott. Fusco Giovanni e dott. Fattore Salvatore, il rappresentante dell’Avvocatura, Avv. Maurizio Renzulli, l’Assessore al bilancio, dott. Francescantonio Galasso, nonché i componenti del Collegio dei Revisori, dott.ssa Rosanna Perrupato e dott. Luca De Franciscis.

I colloqui hanno fondamentalmente riguardato il percorso che ha condotto l’ente comunale dallo stato di pre-dissesto a quello di dissesto, la ricerca delle possibili cause che hanno provocato la crisi, nonché l’individuazione di possibili azioni da intraprendere per evitare la dichiarazione di dissesto finanziario ai sensi dell’art. 246 del D.Lgs. 267/2000.

Purtroppo, dall’analisi fin qui condotta, appare un profondo stato di crisi non solo finanziario, ma anche organizzativo e del personale, palesemente sottodimensionato, che non ha consentito l’attuazione delle misure previste dal piano di riequilibrio finanziario pluriennale, già deliberato dal Commissario Straordinario con i poteri del Consiglio comunale n. 21 del 22/02/2019.

I lavori della Commissione Consiliare Bilancio continueranno, per la loro chiusura, martedi 6 agosto.

Il Presidente della Commissione Consiliare Bilancio
Antonio De Lucia

ORDINE DEGLI AVVOCATI DI NOLA CHIARIMENTI SUL DECRETO DEL TAR. ANCORA TUTTO APERTO

Continua la battaglia per la democrazia e la trasparenza da parte di tredici consiglieri dell’Ordine degli Avvocati di Nola che hanno deciso (rispettando le regole dell’assemblea consiliare) di dare al Consiglio dell’Ordine un nuovo Presidente rappresentativo della maggioranza assoluta dei consiglieri eletti.

Nella giornata di mercoledì 31 luglio c’è stata una svolta, non decisiva, della vicenda: a seguito del ricorso al Tar depositato (si noti bene) da soli sei consiglieri su ventuno, il Presidente della sezione feriale del Tar di Napoli, con provvedimento reso inaudita altera parte, ha sospeso la delibera di nomina del nuovo Presidente ed ha fissato l’udienza per la discussione della sospensiva per il 12 settembre prossimo.

È bene a questo proposito fare un po’ di chiarezza sul tanto sbandierato successo che, secondo le dichiarazioni di qualcuno, sarebbe stato già ottenuto dai ricorrenti nel giudizio intrapreso.

L’unico risultato arrivato fino ad ora, in realtà, altro non è che lo spostamento della trattazione della vicenda alla data di effettivo svolgimento dell’udienza collegiale.

In sostanza, il decreto del Tar, per il momento, ha solo posticipato la discussione in contraddittorio tra le parti, senza “anticipare” alcuna decisione, come si vuol far credere; al contrario, ha garantito ai Consiglieri ricorrenti solo di veder posticipata la pubblicazione e l’approvazione del verbale, nonché la trasmissione dello stesso alla Procura della Repubblica, così come deliberato dai tredici consiglieri su ventuno; insomma si è evitato che tutti potessero leggere i fatti accaduti. La giustizia naturalmente farà il suo corso.

Resta evidente, tuttavia, il dato politico espresso, di cui inevitabilmente bisognerà tenere conto: la maggioranza assoluta dei Consiglieri – in essa compresi il Consigliere Segretario ed il Consigliere Tesoriere in carica – ha nominato un nuovo Presidente nella persona dell’avvocato Ciro Sesto; il Vice Presidente Urraro, nell’immediatezza della pubblicazione del decreto, “a seguito dei recenti avvenimenti che hanno coinvolto il Consiglio”, ha rassegnato le sue dimissioni.

Sarebbe bastato un gesto di responsabilità da parte del Presidente Visone per evitare la querelle giudiziaria: accettare la volontà democratica della maggioranza assoluta dei consiglieri, rassegnare le dimissioni e consentire al consesso consiliare di continuare a svolgere le attività necessarie per cui è stato eletto.

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