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La festa di Sant’Anna a Nola

Un culto popolare e tuttora vivissimo è quello che i Nolani nutrono per Sant’Anna, madre della Vergine Maria. La chiesetta dedicata alla Santa sorge nel cuore del centro storico, in via Santa Chiara. Notizie di essa si trovano nell’opera di Carlo Guadagni, Nola sagra (1688): «Sant’Anna, contigua al monastero di Santa Chiara e iuspatronato, nel presente, de’ Gennari, nobili napolitani, e del marchese Orazio Mastrilli, posseduto ora da don Luise di Palma». Ma la fondazione deve essere molto più antica, come testimonia la presenza di un affresco su lastra di ardesia raffigurante Sant’Anna, la Vergine e Gesù Bambino sulla parete destra della cappella, datato al XV sec. La statua, più recente, è di manifattura napoletana e fu fatta realizzare dal sacerdote nolano Lorenzo De Sena nel 1894. Il piccolo edificio, noto nei documenti d’archivio anche col titolo di “Santa Maria Chiarastella”, per diversi anni rimase chiuso al culto, a seguito dei danni strutturali causati dal sisma del 1980. La statua della Santa, veneratissima dai fedeli e considerata molto miracolosa, fu trasferita nella vicina parrocchia del Carmine. Il 26 luglio 2006 la chiesa fu riaperta al culto grazie all’interessamento del parroco don Enrico Tuccillo e alla generosità del geometra Luigi Maddaloni, coadiuvato dall’architetto Rosario Simonetti. Da allora vi si celebra la S. Messa il giorno 26 di ogni mese.

Poche notizie possediamo della vita di Sant’Anna, trasmesseci dal Protovangelo di Giacomo, un scritto apocrifo del Nuovo Testamento risalente al II secolo. Anna e Gioacchino furono i genitori della Vergine Maria e dunque nonni materni di Gesù. Dopo un lungo ed affliggente periodo di sterilità, essi concepirono una bambina alla quale imposero il nome di Maria, che significa “prediletta del Signore”.

Ogni anno si snoda per le strade di Nola una solenne processione seguita da centinaia di fedeli, soprattutto giovani mamme, alcune delle quali in segno di devozione indossano l’abito votivo di colore verde e giallo in onore della Santa patrona delle partorienti. Un tempo nelle famiglie nolane era di rito consumare per il pranzo di Sant’Anna un piatto di laganelle al sugo. Qualcuno ancora ricorda che una salumeria di via Santa Chiara (’o scapucchiato), al fine di ricordare ai tanti passanti che si recavano a visitare la chiesetta, il pranzo festivo da preparare, metteva in bella mostra su di un tavolino una zuppiera colma di trucioli di segatura conditi con sugo di pomodoro e foglie di basilico.

di Gennaro Morisco

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