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di ra.na. & co… contro "il sistema" della camorra dell'usura e della violenza, è un blog indipendente, nato dall'idea di persone libere che hanno a cuore le sorti della loro terra, l'Area Nolana

Archivio per il giorno “Mag 5, 2019”

Un nolano tra i finalisti del campionato europeo di biliardo

Moro, classe 1977, ambizioso e determinato è salito sul podio dei campionati Europei di biliardo 2019 di Brandeburgo sull’Havel in Germania classificandosi al secondo posto. Lui è Fioravante Vecchione ed è originario di Nola. Il suo nome da diversi giorni è sulla bocca di tutti i professionisti e gli amanti del settore. Fioravante ha infatti dominato la scena nella gara individuale a 5 birilli. Una passione nata nel cuore di Nola, nell’allora Manatthan, noto locale dove negli anni scorsi ci si riuniva proprio per giocare a biliardo. Da semplice hobby a professione il passo è stato breve. Prima una vittoria nel 2016 nel settore “stecche a squadre”, oggi il riconoscimento più importante. Un vero talento che, siamo certi, farà vivere ancora tante emozioni.

di Autilia Napolitano

Baiano. Focus sulla Costituzione, nuova etica politica e la religione civile per la tutela delle libertà democratiche

Vincenza Luciano rivisita l’attualità del pensiero di Pietro Calamandrei. I rischi dell’indifferentismo politico, della religiosità lucrativa e del familismo autoritario.

E’ una rivisitazione puntuale e lineare dell’attualità del pensiero di Pietro Calamandrei, quella sviluppata dall’avvocatessa Vincenza Luciano, ricercatrice del Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Salerno, nel Focus introdotto e coordinato dall’avvocatessa Giusy De Laurentiis nei locali del Circolo “L’Incontro” per gli itinerari del “Viaggio nella Costituzione”. Un approccio di analisi politica e civile, affidato ad una esaustiva e ben articolata sequenza di slides preparate e illustrate dalla relatrice con efficacia comunicativa nei profili di contenuto e di contesto sociale, avendo quale chiave di riferimento l’interpretazione testuale del celebre discorso- ispirato dai valori della Costituzione che l’illustre giurista -Rettore dell’Università di Firenze, fondatore del Partito d’Azione e tra i protagonisti dell’Assemblea costituente- pronunciò il 26 gennaio del 1955 nel Salone degli Affreschi della Società umanitaria, aprendo il ciclo di sette lezioni-conversazioni, dedicate agli universitari e agli studenti degli Istituti scolastici superiori, a Milano.
“ E’ una Costituzione … che apre le vie verso l’avvenire. Non voglio dire -spiegò- rivoluzionaria, perché per rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualcosa che sovverte violentemente, ma è una Costituzione rinnovatrice, progressiva che mira alla trasformazione di questa società in cui può accadere che, anche quando ci sono, le libertà giuridiche e politiche siano rese inutili dalle disuguaglianze economiche, dalla impossibilità per molti cittadini di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch’ essa contribuire progresso della società. Quindi polemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare la situazione esistente”.

Sono le parole che Calamandrei pronunciò oltre 60 anni fa e che non suonano del tutto estranee alla realtà dei nostri giorni, in ordine alle disuguaglianze sociali in atto. E il presente da contrastare e contestare a cui il “Padre costituente” fa riferimento è quello dell’ “Italia alle vongole” a cavallo degli anni ’40 e ’50 così come era definita e raccontata dai giornalisti de “Il Mondo”, la rivista diretta da Mario Pannunzio ch’è stata il gran laboratorio sia delle idee liberali e progressive, sia dello spirito etico – civile della laicità radicale, e da scrittori della statura culturale di Indro Montanelli, Curzio Malaparte, Leo Longanesi e Giovanni Guareschi. E’ l’ ”Italia alle vongole” senza nerbo di idealità e priva di moralità pubblica, dedita ai “particolarismi”, che trovò la massima espressione di sé e la rappresentanza politica in Parlamento con l’Uomo qualunque, il partito fondato da Guglielmo Giannini; è l’ “Italia alle vongole”, i cui aspetti salienti e deteriori sono efficacemente rappresentati nel prospetto di sintesi delineato da Silvio Lanaro,tra i maggiori e più acuti conoscitori della Storia risorgimentale e contemporanea. Un prospetto in cui si allineano i fotogrammi di quella realtà: la religiosità lucrativa, il familismo autoritario, il disprezzo per la cultura, un concetto sentimental-servile della politica e della legittimazione del potere, il culto della roba.

E’ il mix di radici e di concrete situazioni, che non solo nega i principi ideali della Costituzione per l’avvento della democrazia libera e sostanziale, ma dà anche forza all’equazione qualunquismo-indifferentismo, che si origina dal fascismo non inteso quale fenomeno politico storicamente caratterizzato, calato in forme istituzionali e di ordinamento statuale, con il ciclo ormai concluso nella disfatta della seconda guerra mondiale, bensì quale costume che “continua a vivere quale atmosfera di prepotenza e viltà, compromesso e corruzione, in cui continuano a rispecchiarsi tanti italiani”. E’ la continuità che costituisce la prova della complessa “transizione dal fascismo alla repubblica, dalla dittatura alla democrazia”. E non a caso Pietro Gobetti,generoso e indomito assertore di ideali liberali e di democrazia progressiva definì il fascismo “autobiografia della nazione”.

Un punto tematico -questo- particolarmente marcato nel discorso di Calamandrei, per evidenziare quali fossero- e lo sono ancora sotto vari profili- gli ostacoli da superare per attuare in pieno la Costituzione, specie nei principi fondamentali, mentre l’Indifferentismo politico è la talpa che sfibra la tenuta della democrazia e delle libertà democratiche,come testimonia l’ astensionismo elettorale dei nostri giorni ormai attestato sulla quota del 60 % per un trend in costante decrescita.

L’indifferentismo che uccide la democrazia
La religione civile della Costituzione e lo Stato repubblicano

Sulle correlazioni tra Fascismo come costume e l’equazione Qualunquismo-Indifferentismo, l’avvocatessa Vincenza Luciano calibrava interessanti chiarimenti e riflessioni, seguendo il filo delle slides specifiche, per evidenziare la rilevanza delle istanze e delle ragioni di quella religione civile, fortemente propugnata da Calamandrei nel pensiero e negli scritti come nelle lotte politiche e che anima la Costituzione, generata dalla Liberazione dal nazifascismo, per formare una società più libera, fondata sulla democrazia umana e solidale. E’ la religione civile- sottolineava- che contrasta i progetti di trasformazione della Repubblica della democrazia parlamentare in Repubblica presidenziale; progetti che rientrano negli obiettivi di un esteso fronte di rappresentanze politiche. E’ la transizione per la quale … “ andremo a votare per carità, diventando,però, solo tifosi e spettatori di candidati miliardari, come avviene in America ”.

L’ Indifferentismo si supera con la riaffermazione sia delle libertà democratiche, che non sono mai date per acquisite, ma che vanno sempre tutelate nella prassi della quotidianità, sia e soprattutto con il senso dello Stato repubblicano presidio della civile convivenza e della giustizia sociale. Un percorso obbligato che è tracciato in quel classico della divulgazione delle dottrine e idee politiche qual è il testo “Lo Stato siamo noi”, edito da Chiarelettere nel 2011, che contiene una selezione di saggi e articoli di Pietro Calamandrei. E’ il percorso ben focalizzato dall’avvocatessa Vincenza Luciano, per evidenziare l’importanza dell’esercizio della cittadinanza attiva e responsabile che interpella tutti indistintamente per il primato del Bene comune. E’ il monito lanciato da Calamandrei negli anni ’50 del secolo scorso,in antitesi al malcostume dell’”Italia alle vongole” che risuona ed echeggia di calzante attualità. “ Tornare a credere nello Stato, perché lo Stato siamo noi. Tornare a credere nella politica per avere una nuova etica della politica. Tornare a credere nell’impegno,perché solo con la partecipazione collettiva e solidale alla politica un popolo può tornare padrone di sé ”.

di Geo

Schiava di Tufino. Il cordoglio per la scomparsa del cav. Eugenio Alibrandi

Con la scomparsa del cavaliere Eugenio Alibrandi, “Don” Eugenio, se ne va un’altra operosa presenza e testimonianza di quella piccola e media imprenditoria che ha costituito per larga parte del ‘900 il polo conserviero dell’agro-alimentare nell’area del Baianese e dell’Alto Clanio e nell’area nolana sull’asse Tufino – Cicciano, soprattutto sul versante della lavorazione e solforazione delle ciliegie con importante export verso gli Stati Uniti d’America e i Paesi anglosassoni. Una rilevante realtà economica e produttiva ben integrata sul territorio ed articolata in circa venti, tra stabilimenti ed opifici a conduzione famigliare; stabilimenti ed opifici, di cui il lavoro delle donne era la forza propulsiva, toccando stabilmente la soglia di oltre due mila lavoratrici impegnate nei periodi stagionali di maggiore domanda dei mercati; forza propulsiva coordinata con la capacità sia di organizzazione che di “lettura” degli imprenditori sull’andamento del mercato estero. Un processo, in cui esercitava un ruolo notevole l’indotto degli addetti al trasporto su gomma per fare scalo nel porto di Napoli, per non dire dei Maestri – bottai.

“Don” Eugenio, nasce a Messina, il 12 gennaio del 1930, da Giovanni e Sara Patanè. Nel ’50 da Riposto, in provincia di Catania, dove risiedeva, la famiglia si trasferisce ad Avella, nella frazione Purgatorio, dando impulso all’attività imprenditoriale per la lavorazione e il trattamento di solforazione delle ciliegie che si esportano nei caratteristici fusti di legno, che garantiscono l’ottima conservazione del prodotto. “Don” Eugenio e il fratello Antonio – scomparso qualche anno fa-assunsero ben presto le redini dell’azienda famigliare, a cui sul finire degli anni ’60 conferirono una nuova e meglio strutturata dimensione produttiva, realizzando lo stabilimento di via Carmignano- l’attuale via Carlo III- nelle vicinanze del Ponte di ferro della Circumvesuviana, la porta d’accesso dalla Nazionale delle Puglie ad Avella. Un investimento importante per realizzare una moderna ed efficiente struttura su progettazione del geometra Romeo Lieto che diresse l’esecuzione dei lavori. Nasceva lo stabilimento industriale dei fratelli Eugenio e Antonio Alibrandi che ha assicurato continuità di lavoro e produzione per il fiorente ciclo che, però, si è venuto esaurendo negli anni ’90, quando è arrivata la crisi di mercato irreversibile che ha colpito il settore, fino alla dolorosa dismissione dell’attività. Un colpo duro, che non privò “Don”Eugenio né il fratello Antonio della stile di vita che era loro connaturato, riservando sostegno e prodigalità verso le lavoratrici e i lavoratori dell’azienda. “Don”Eugenio nutriva una forte sensibilità religiosa e di umana cristianità, segnata dalla frequentazione domenicale del Santuario della Madonna del Carpinello, a Visciano.

Affabilità e gentilezza d’animo erano davvero i tratti distintivi di “Don” Eugenio, che era solito dividere il tempo libero, soprattutto nelle mattinate domenicali degli anni ’60 e ‘70, con gli amici, a Baiano, frequentando la sede dell’ ufficio assicurativo gestito da “Don” Agostino Grassi in corso Garibaldi, prospiciente l’attuale sede del Baiano calcio, e- sempre in corso Garibaldi – il Salone di “Don” Pellegrino Litto, barbiere raffinato e almanacco parlante e prodigiosa memoria dell’intero panorama calcio dilettantistico della Campania. E quello di “Don” Pellegrino Litto è stato il Salone-Agorà strapaesano in cui tenevano banco, con qualche spruzzata di politica locale, il calcio di serie A, il Napoli, il Baiano, neanche a dirlo, fino al ciclo chiuso con Osvaldo Bruno, il romano di forte tempra e tecnica di gioco briosa che era vissuto fino all’adolescenza ad Alessandria d’Egitto, ineguagliato e ineguagliabile bomber dei “granata”, dotato di dribbling stretto e ubriacante, con tiro di collo piede al fulmicotone. Di certo, meritevole di “militare” in squadre professionistiche.

“Don” Eugenio aveva sposato nel ’58, Emilia, figlia di Tommasina, sorella di Silvino Foglia, capitano e roccioso centro-mediano metodista del Baiano del dopo-guerra.

Alla moglie Emilia, alle figlie Rosaria, dottoressa commercialista con Studio professionale a Milano, Tommasina, architetto e docente negli Istituti statali, ai congiunti tutti giungano i sentimenti di cordoglio della redazione.

di Geo

L’Europa mediterranea e l’Asia, incontri ravvicinati: Fernando Masi messaggero d’arte a Taiwan… e nasce la Friendship culturale sull’asse Avella – Taichung e Toayuan

Non conosce frontiere né angusti spazi circoscritti da gabbie impenetrabili, il polimorfo linguaggio dell’arte. E i molteplici ponti che genera, proiettandoli verso lontani e illimitati orizzonti, ne tracciano gli indefiniti e indefinibili itinerari lungo i quali l’arte si propaga e effonde con i molteplici profili dell’universalità espressiva che le è connaturata e peculiare, plasmando e modellando gli slanci della libera creatività, per incontrare e entrare in empatica sintonia con sensibilità ed emozioni le più varie e mutevoli, animandole e ravvivandole dei valori e delle idealità che sono la linfa del bello e del pensiero.

Sono i ponti che Fernando Masi ha attraversato – e attraversa con lo spigliato empito di chi si appresta a varcare la soglia degli ottanta anni – nel segno della pittura narrante, che coniuga il disincanto dell’ Espressionismo, venato di intenso Realismo, per concedersi ai furenti entusiasmi futuristici del mito della velocità, di cui ha dato una splendida rappresentazione nelle tele che raccontano il frenetico cosmo della Ferrari e dei suoi bolidi sfreccianti in tutti gli autodromi. Sono ponti che Fernando Masi ha percorso in oltre mezzo secolo di proficuo impegno artistico dispiegato nella produzione e nell’allestimento di murales, tra cui spiccano quelli di Dozza Imolese, Rittana, Pavullo, Montefalcione, in prestigiose rassegne in tutt’Italia e rinomate mostre in tante città estere, tra cui figurano quelle di New Tork, alla New York University, Barcellona, Francoforte, Mentone, Bagnol sur Cèze, Bucarest,Città del Messico, Zurigo, Delray beach e via seguendo per le vie del mondo, con significativi consensi e riconoscimenti di critica e di pubblico.

I ponti attraversati da Masi in tutti questi anni tra Europa e America si protendono ora verso l’Asia, per calarsi nei territori insulari della Repubblica di Cina, l’eterogenea ed avveniristica Taiwan, in cui le ardite architetture dei grattacieli convivono con le tradizioni, costumi religiosi e usanze di una millenaria civiltà, negli scenari di un’imponente trama di relazioni commerciali di caratura internazionale, in uno degli snodi più rilevanti della globalizzazione dei mercati mondiali.

Taichung e Toayuan sono le città, in cui saranno allestite le mostre che ospiteranno le opere di Fernando Masi. Sono quaranta tele testimonianza della produzione più recente dell’artista; opere che si potranno ammirare dal 30 aprile al 30 giugno a Taichung nelle sale del futuristico Fuyin International Creative, Food restaurant e dal 7 al 17 maggio a Toayuan. E con le opere di Masi in esposizione saranno le opere di Zong Ho, l’allieva prediletta dell’artista.

Le mostre allestite nelle due città, con popolazione complessiva di circa quattro milioni di abitanti, si fregiano dei simboli del Friends culturale, il gemellaggio che salda Avella, solatia e mediterranea, a Taiwan. Un’importante scelta e una lungimirante operazione, che si vale del patrocinio dell’amministrazione provinciale di Avellino e delle amministrazioni comunali di Avella e Sperone. I territori e le loro potenzialità si promuovono con iniziative progetti di alto profilo. E la mission affidata all’arte di Fernando Masi da autentico messaggero dei valori e dell’identità del territorio di cui Avella millenaria è simbolo, si colloca in questa prospettiva. Una mission che è accompagnata dall’elegante pubblicazione a colori del catalogo-monografia dedicato all’artista, realizzato su progetto grafico di Saverio Bellofatto ed intitolato Viaggio nella pittura\ Jourmey into the painting di\ of Fernando Masi.

Pubblicato da “La Piccola Cometa Editoria & Solidarietà”, il catalogo-monografia contiene la presentazione dell’avvocato Domenico Biancardi, presidente della Provincia di Avellino e sindaco di Avella, e i saggi di Gianni Maritati, giornalista e scrittore, vice-redattore capo del Tg-1 della Rai per i servizi culturali e spettacoli, Annibale Discepolo, redattore de Il Mattino, e di chi scrive queste righe. Sono saggi che focalizzano le connotazioni salienti dell’arte di Fernando Masi calata nella realtà contemporanea scrutata e raccontata attraverso le sue problematiche e tematiche più stringenti da quelle per la qualità dell’ambiente e la salvaguardia del Pianeta-terra a quelle delle lotte civili per la cultura della Pace, dalla tutela dei diritti al lavoro alla riscoperta e promozione delle identità e tradizioni popolari, segnatamente quelle che promanano dalle radici umane, sociali e storiche dei territori d’Irpinia e dell’Unione intercomunale del Baianese e dell’Alto Clanis, la Terra dei Mai.

Il catalogo-monografia è “arricchito” dall’autobiografia dell’artista e dalla post-fazione di una nota critica di Davide Lajolo -uomo politico, giornalista e scrittore- incentrata sullo stile di Masi e scritta negli anni ’80. Raffinato e pregevole il corredo fotografico di 120 tavole, che riproducono opere che figurano in gallerie pubbliche e collezioni private: espressione dell’arte di Fernando Masi. I testi sono pubblicati in lingua inglese e taiwanese, oltre che in italiano.

di Geo

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