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di ra.na. & co… contro "il sistema" della camorra dell'usura e della violenza, è un blog indipendente, nato dall'idea di persone libere che hanno a cuore le sorti della loro terra, l'Area Nolana

Archivi per il mese di “agosto, 2018”

NOLA. PALAZZO DI CITTA’: Squilibrio finanziario, stop per assunzioni in mobilità volontaria e concorsi. I nodi da sciogliere sul consuntivo del 2017 per chiudere la verifica sul ciclo di bilancio

“Vista la deliberazione della Corte dei Conti- Sezione regionale di Controllo per la Campania 80\2018- la quale evidenzia che il Legislatore vieta, fino a quando le amministrazioni non abbiano provveduto all’adozione degli atti contabili fondamentali, le assunzioni di personale, a qualsiasi titolo con qualsivoglia tipologia contrattuale, facendo emergere cristallina la finalizzazione del precetto normativo come indirizzata a precludere ogni e qualsivoglia spesa per il personale, quand’anche non riconducibile ad una “nuova assunzione” in senso stretto, bensì ad un suo surrogato elusivo. Che anzi in tale logica può finanche paventarsi, come elusivo del divieto de quo, il ricorso dell’amministrazione inadempiente all’istituto del comando che, su altro e differente versante, è stato configurato come operazione finanziariamente neutra e non comportante la costituzione di un rapporto d’impiego. Proprio in considerazione del carattere permanente del divieto legale in parola, lo stesso si protrae fin quando le amministrazioni inadempienti all’approvazione del bilancio del rendiconto e del bilancio consolidato, non abbiano adempiuto”.

La lunga e dovuta citazione contiene gli articolati elementi focali della determina inviata – contestualmente e in copia conforme a tre dirigenti di pubbliche amministrazioni e agli Enti di appartenenza in ordine al pregresso rapporto contrattuale- per notificare loro la sospensione d’efficacia del provvedimento dell’assunzione in servizio nell’organico del personale dell’Ente di piazza Duomo, in programma il primo settembre e il primo ottobre; la determina è sottoscritta dall’avvocata Enza Fontana, titolare della segreteria comunale della città bruniana, che assolve anche le funzioni di dirigente pro tempore del Servizio per la gestione delle risorse umane dell’Ente. E le assunzioni dei tre dirigenti si inquadrano nella tipologia contrattuale prefigurata dalla normativa sulla cosiddetta mobilità volontaria, per la quale gli interessati possono interrompere il rapporto contrattuale che li lega a un Ente pubblico, per accedere ad un altro Ente pubblico che abbia comprovate carenze di personale dirigente e amministrativo; carenze che ne condizionano la funzionalità e i servizi.

Una condizione- quest’ultima- registrata e accertata nella ricognizione del fabbisogno di personale per l’ Ente di piazza Duomo, che, con il conseguente e specifico provvedimento dirigenziale ha disposto ed esperito nei mesi scorsi la procedura di assunzione dei tre dirigenti in regime di mobilità volontaria, inseriti, a loro volta, in normale rapporto contrattuale nell’organico dei Comuni di Acerra, Marano e dell’Asl Napoli-1; procedura che resta senza effetti, alla luce della determina di sospensione d’efficacia degli atti di assunzione in servizio dei tre dirigenti, destinati all’assetto burocratico dell’Ente di piazza Duomo e che hanno interrotto il contratto di servizio che li legava agli Enti di provenienza.

Lo squilibrio finanziario, le reazioni a catena e il rischio-dissesto

La matrice dello stop si ritrova nella nota messa a punto il 22 giugno scorso dall’Ufficio di Ragioneria dell’Ente, prospettando “una situazione di squilibrio finanziario”; nota che costituisce uno dei tasselli della verifica di cassa straordinaria disposta dalla dott.ssa Anna Manganelli, il commissario prefettizio che amministra la città, dopo lo scioglimento del Consiglio comunale decretato a maggio per la mancata approvazione del bilancio di previsione per il 2018, la cui redazione- con funzioni commissariali ad acta- si deve alla dott.ssa Luigia Ascione dell’Ufficio finanziario della prefettura di Napoli. Un’ evidenza- quello dello squilibrio finanziario, accertato ad un mese dall’attivazione della gestione commissariale, operativa dal 21 maggio- che si connette con la mancata approvazione sia del bilancio consuntivo per l’anno finanziario del 2017 che dei relativi atti di salvaguardia entro i termini di legge. Una catena di defaillance, che non si è ancora saldata, essendo in corso l’attività di ricognizione e controllo, per accertare la piena osservanza dei parametri che identificano un ordinato ciclo di bilancio.

Ma proprio il perdurare delle azioni di verifica lascia intendere la sussistenza di oggettive difficoltà a comporre l’intero e definitivo quadro del consuntivo; difficoltà, che sarebbero riconducibili alla situazione dei prospetti dei residui attivi e dei residui passivi correlati ai bilanci di esercizio finanziario delle precedenti annualità e che non sarebbero stati sottoposti al necessario vaglio di congruità. E la costante e metodica ricognizione dei prospetti dei residui attivi e dei residui passivi è la chiave di volta per la regolare tenuta dei conti; ricognizione, che non sarebbe stata compiuta dalle dirigenze di settore dell’amministrazione. Uno scenario che ha prodotto la determina di sospensione per i tre dirigenti da assumere e che potrebbe interessare altre assunzioni in mobilità fatte nel 2018, prima che venisse prospettato lo squilibrio finanziario dall’Ufficio di Ragioneria. E tutto ciò è materia calda della cronaca di questi giorni a Palazzo di città, mentre è scattato lo stop per i concorsi banditi, con il finale di partita che sarà scritto dalla chiusura della verifica in atto per l’approvazione del consuntivo del 2017. Un passaggio delicato, per il quale, se dovessero essere confermati e addirittura accresciuti per consistenza i dati cghe hanno generato e formalizzato la situazione di “squilibrio finanziario”, sarebbe attivare, quale atto dovuto, la procedura della dichiarazione di dissesto. Un epilogo, che determinerebbe – nei confronti degli amministratori in carica per gli atti di bilancio sotto esame- il divieto di candidatura al mandato elettorale per la durata di dieci anni e l’obbligo di risarcimento verso l’ Ente di piazza Duomo per le indennità di carica percepite; epilogo che, tuttavia, negli ambienti politici cittadini è ritenuto improbabile.

Una complessa e complicata vicenda, che sarà fatta decantare soltanto dalla conclusione della verifica in corso. Di certo, è una vicenda che fa … rumore e nell’immediato rende sguarnito l’apparato burocratico dell’ Ente di piazza Duomo, soprattutto in delicati ruoli dirigenziali.

di Geo

Meteo, allerta Gialla per domani

Temporali anche su Napoli e provincia, Isole, Costiera Sorrentino – Amalfitana, area casertana e Matese.

La Protezione civile della Regione Campania ha diramato un Avviso di Allerta meteo valevole dalle 10 alle 20 di domani per piogge e temporali sulle zone 1, 2, 3 del territorio che includono: (Zona 1) Piana campana, Napoli, Isole, Area Vesuviana; (Zona 2) Alto Volturno e Matese; (Zona 3) Penisola sorrentino-amalfitana, Monti di Sarno e Monti Picentini.

La criticità idrogeologica è Gialla ed è legata all’impatto sul territorio delle precipitazioni.

Si prevedono, infatti, fenomeni temporaleschi caratterizzati da una incertezza previsionale e rapidità di evoluzione, con possibili danni alle coperture e strutture provvisorie dovuti a raffiche di vento e fulminazioni;

Possibili fenomeni franosi anche rapidi legati a condizioni idrogeologiche particolarmente fragili; Ruscellamenti superficiali con possibili fenomeni di trasporto di materiale; Possibili allagamenti di locali interrati e di quelli a pian terreno; Scorrimento superficiale delle acque nelle sedi stradali e possibili fenomeni di rigurgito dei sistemi di smaltimento delle acque meteoriche con tracimazione e coinvolgimento delle aree urbane depresse.

La Protezione civile raccomanda alle autorità competenti di garantire l’attuazione delle misure necessarie a prevenire e contrastare i fenomeni attesi.

Napoli\Avellino. Servizi idrici integrati, tra le carenze infrastrutturali e l’infinito disastro gestionale

No dei revisori dei conti alla certificazione di bilancio della Gori: debiti per circa 340 milioni L’Alto Calore rischia il tracollo senza la ricapitalizzazione e i fondi della Regione-Campania.

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“Non siamo stati in grado di esprimere un giudizio sulla coerenza della relazione della gestione con il bilancio di esercizio di Gori- società per azioni a capitale misto pubblico\privato- al 31 dicembre del 2017 e sulla conformità della stessa alle norme di legge”.

E’ il grave, sconcertante passaggio testuale, che fa risaltare persino la pienezza del disagio provato sul piano professionale e civico da coloro che lo sottoscrivono; passaggio, che costituisce il “focus” della dettagliata nota di parere negativo messa a punto dai revisori dei conti della Price Water House Cooper, in ordine alla ricognizione analitica sul prospetto documentale di bilancio presentato per l’annualità del 2017; prospetto,nel quale sono indicati debiti, contratti dalla Gori, per forniture pari a circa 338 milioni di euro.

E’ una cospicua massa debitoria, di cui quasi 183 milioni rientrano nel piano di rimborso pluriennale sottoscritto dalla società con la Regione-Campania. Un indebitamento consistente e correlato ad un trend di negatività crescenti di anno in anno, se solo si consideri che l’atto dei professionisti della Price Water House Cooper è il quarto dei pareri consecutivi con cui il bilancio proposto dalla Gori non ha superato l’esame della certificazione della conformità alle norme in materia. Un bilancio reso noto in ritardo e con pubblicità ridotta ai minimi termini, come denuncia a chiare lettere la Rete dei movimenti di volontariato civico per l’acqua pubblica, nel quasi generale silenzio del circuito informativo. E per il dettaglio cronachistico va rilevato che i tre precedenti e consecutivi pareri negativi sono stati siglati dalla società di revisione Ernst&Young.

La negazione del placet, in cui è incappata la Gori per la quarta volta consecutiva è la plastica testimonianza di uno stato di mala gestio strutturale e capillare che dovrebbe suscitare ben più di un semplice allarme, ma soprattutto l’attenta e approfondita analisi sia della politica e dei ceti amministrativi locali che delle Istituzioni, tenendo presente che la Gori esse.pi.a. gestisce i servizi idrici integrati in oltre settanta Comuni con la complessiva popolazione superiore ad un milione di abitanti- che fanno parte della Città metropolitana di Napoli; servizi assunti negli iniziali anni dell’ormai decorso decennio dalla società, costituita con capitale pubblico e privato, di cui è gran parte l’holding Acea,con sostanziale ruolo di governante ed importanti ritorni economici, che, a sua volta è società partecipata dal Comune di Roma. E sono servizi concepiti e prefigurati con la giusta finalità di razionalizzare l’intero sistema di erogazione, superando lo schema delle frammentate gestioni preesistenti; finalità sostanzialmente disattese sul fronte della qualità dell’acqua, della funzionalità degli impianti e della manutenzione ordinaria delle reti idriche e fognarie. E si tratta di servizi, che sono pagati dai cittadini con tariffe congrue secondo le disposizioni normative, per circa il 90% delle utenze, con un indice d’evasione ritenuto fisiologico. Una patologia, in cui vanno inserite le recenti azioni giudiziarie avviate dalla Regione-Campania verso la Gori per il recupero coattivo di 135 milioni di euro.

Il salvataggio dell’Alto Calore e le difficoltà dei Comuni

E se la Gori versa in sofferenza cronica, note dolenti arrivano dal Consorzio intercomunale dell’Alto Calore per i servizi idrici erogati a un centinaio di Comuni delle province di Avellino e Benevento per una popolazione di circa 400 mila abitanti, in complesso, ed istituito negli anni del secondo dopo-guerra mondiale, utilizzando su larga scala gli investimenti della Cassa del Mezzogiorno nell’ambito dell’intervento pubblico, che tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso ha promosso la realizzazione di infrastrutture viarie, autostradali e idriche per la modernizzazione del Sud.

Sono le note dolenti, che riflettono una situazione di criticità tradotta in una massa debitoria di 134 milioni – consolidatasi nel decorso degli ultimi decenni- per la quale c’è il piano di recupero e risanamento, per evitare di “portare i libri contabili in Tribunale” con tutti gli effetti del caso per quanti potrebbero essere chiamati a rispondere per le dirette responsabilità esercitate ai “vertici” del Consorzio irpino-sannita; responsabilità per le quali è già in atto un procedimento della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Campania. Un piano pluriennale d’intervento articolato su tre versanti. Il primo contempla risorse per oltre 60 milioni di euro che saranno conferiti dalla Regione-Campania alla società consortile con sede in corso Europa, nel capoluogo irpino; il secondo prefigura il ridimensionamento del personale di servizio in via di pensionamento e pre-pensionamento; il terzo versante prefigura la ricapitalizzazione della società consortile per 25 milioni di euro, su cui si dovranno deliberare le assemblee municipali dei Comuni.

Ma è proprio la ricapitalizzazione,su cui ruota il piano di risanamento, a profilarsi irta di difficoltà considerate le condizioni di precarietà economica in cui versa la gran parte degli Enti locali che formano la compagine consortile, con popolazione inferiore ai cinque mila abitanti e bilanci, la cui tenuta permette già con difficoltà la programmazione e gestione dei servizi essenziali e il mantenimento del personale. Una situazione, su cui il riparto proporzionato degli oneri della ricapitalizzazione da sostenere peserebbe come un macigno da pre-dissesto, facendo temere addirittura il dissesto. Come dire, finire dalla padella nella brace, senza … alcuna distinta alternativa. Una prospettiva tutt’altro che “incoraggiante” e che tiene in stato di fibrillazione le amministrazioni comunali interessate, dal momento che la mancata ricapitalizzazione, condurrebbe al fallimento della società; stato di fibrillazione che “attraversa” le associazioni degli utenti in vista degli aumenti tariffari che sono fattore integrante del piano di risanamento e recupero da attuare per “salvare” l’Alto calore.

Sono storie diverse, quelle della Gori e dell’Alto Calore, che al di là delle inadeguatezze degli impianti e delle croniche criticità delle reti infrastrutturali utilizzate, presentano un unico comun denominatore: pessima gestione, specchio di amministrazioni espresse dalla politica clientelare, che ne ha distorto le funzione di utilità pubblica, accentuandone costi e oneri economici. Storie diverse, con responsabilità tutt’altro che … marziane, che gravano su un settore di servizi di primaria importanza, condizionando la qualità dell’organizzazione sociale, rispetto al quale la politica, però, continua a segnare il passo e a manifestare inettitudine. E tradisce non solo le pur innovative leggi in materia di Ambito territoriali ottimali con l’approdo alla piena operatività dell’Ente idrico della Regione-Campania, ma anche e soprattutto le istanze espresse dal voto di ampio consenso popolare per il referendum dell’11 giugno del 2011 a favore della ri-pubblicizzazione dei servizi idrici integrati e per il loro generale riordino e riassetto.

di Geo

AVELLA. Attivato il cantiere per il ponte di via Carlo III: O.K. per i servizi-bus della Circum

E’ operativo da ieri il cantiere dei lavori per l’intervento di sistemazione del ponte di via Carlo III, l’arteria che si sviluppa sul prolungamento di via Carmignano, ad Avella; intervento calibrato sul riassetto dell’impalcato in ferro dell’infrastruttura funzionale al transito del traffico ferroviario dei convogli della Circumvesuviana sulla tratta Napoli-Nola-Baiano, in esercizio dal 1885. Il programma da realizzare permetterà di consolidare lo storico viadotto, che poggia su pilastri e annesse spalle in pietra calcarea con la caratteristica arcata e l’ampio fornice. Un complesso di elementi, che rendono il ponte testimonianza di un’interessante opera ingegneristica, progettata e costruita oltre 130 anni fa con tecniche che ne hanno garantito costantemente l’efficienza d’utilizzo.

Il cantiere dovrebbe concludere i lavori programmati entro la fine del mese, ma è possibile che l’intervento possa essere completato con qualche settimana d’anticipo rispetto ai tempi previsti, permettendo il ripristino della regolarità del traffico veicolare interno al territorio cittadino e che afferisce a via Carlo III, l’asse viario di collegamento con l’ampia rotonda e la strada statale della 7-bis, nel cuore di un’area che negli ultimi anni è interessata da un considerevole processo di crescita urbanistica. Un’area che, di fatto, costituisce il baricentro della nuova città.
Con i lavori in corso al ponte, sono stati attivati i servizi assicurati dai bus-navetta sulla tratta dello stop al traffico ferroviario sulla Baiano-Avella\Sperone-Roccarainola, che, tuttavia, vanno potenziati in vista dell’apertura dell’anno scolastico, per non procurare disagi agli studenti che frequentano gli Istituti statali d’Istruzione superiore di Cicciano, Nola, Marigliano e Pomigliano d’Arco. Servizi, che al banco delle prime giornate hanno risposto con puntualità e regolarità alle esigenze degli utenti, con i punti di partenza e arrivo nelle piazzette di pertinenza della stazioni della Circum\Eav, secondo gli orari a cui è stata data la necessaria e tempestiva pubblicità. I temuti disagi non ci sono stati. Non è un dettaglio di poco conto, per la Circum\Eav.

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Alla Campania spetta il record della pressione delle imposte locali
Le addizionali per l’Irpef regionale e comunale conservano i livelli massimi.
Il prelievo fiscale per la famiglia-tipo è di 2144 euro, in Lombardia è di 1440 euro.

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Il report è della Banca d’Italia e la rielaborazione si deve a “Il Sole-24 Ore”, che lo ha analizzato e distillato negli elementi costitutivi, con particolare riferimento alla situazione della fiscalità locale, regione per regione. Uno scenario, in cui spicca la Campania, detentrice del record nazionale rispetto alla pressione dei tributi locali, nel combinato ed oneroso disposto, in cui si incrociano le imposte che incamerano la Regione,le provincie e la Città metropolitana di Napoli, e i Comuni.
Un combinato oneroso – riferito al 2017- per il quale la famiglia-tipo campana, assunta quale modello d’esame, risulta essere stata sottoposta al prelievo-salasso pari a 2144 euro, mentre per la stessa famiglia-tipo, nelle regioni a Statuto speciale, come la Valle d’Aosta e il Friuli-Venezia Giulia si attesta, rispettivamente, su 1160 e 1268 euro. E la regione a Statuto ordinario dove il carico fiscale locale staziona sempre nelle quote più basse, resta la Lombardia, la locomotiva economica e produttiva italiana di reale caratura europea – alla pari del Veneto e del Piemonte- con il prelievo della fiscalità locale pari a 1400 euro. Da evidenziare che la famiglia-tipo prefigurata dalla rielaborazione del giornale di Confindustria è composta dai due genitori con lavoro dipendente e due figli a carico, con un reddito medio annuo pari 44 mila euro e la disponibilità di una casa di proprietà di 100 metri quadrati e un’ ”utilitaria” di proprietà.
In Campania, in particolare, le addizionali regionale e comunale per l’Irpef restano ai massimi livelli. E’ il duro pedaggio che si versa per attuare il piano di rientro dal debito per la sanità formatosi per decenni di cattiva gestione; piano, la cui attuazione è sottoposto a regime commissariale, mentre i servizi del sistema-sanità restano fermi su indici di scadente qualità e basso profilo, così come accade per i servizi di trattamento e ri-ciclo dei rifiuti differenziati. Ma è anche il duro pedaggio che si paga alla maggior parte dei Comuni della Campania, che , alla pari della generalità dei Comuni delle altre regioni del Sud, versa da anni in stato di sostanziale dissesto, anche se non dichiarato e “mascherato” con varie modalità e “tecniche” nell’incastro tra residui attivi e residui passivi nei bilanci. E’ un quadro, la cui “lettura” diventa ancora più netta e chiara, se si integra con il prospetto dei redditi fiscali stimato per 108 città italiane; reddito medio fiscale ch’è attestato sulla soglia di circa 25 mila euro, rapportata in larga misura alle città del Nord e del Centro,con Milano che guida la graduatoria con la quota di 34 mila euro, mentre alle città del Sud poste sotto esame spettano le posizioni di retroguardia, a notevole distanza dall’indice del reddito fiscale medio.
Sono dati complessivi che attestano come si arduo vivere il Sud e nel Sud; dati, la cui composizione rappresenta uno dei volti- al netto della presenza oppressiva delle mafie operanti a conformazione variabile sui territori- della tormentata sofferenza del Sud che ha il passo debole e stenta a rianimarsi. Un Sud che, in realtà, neanche sembra volersi rianimare, quasi rassegnato a convivere con la limacciosa gora delle criticità e dello stagnante immobilismo, in cui si ritrova, ripiegato su se stesso sotto il perdurante effetto-doping generato dalle perverse politiche clientelari e assistenzialiste praticate per decenni. E l’uscita di sicurezza dall’avvilente condizione del presente torpore sociale si può concepire e attuare soltanto se il Sud sarà in grado di prendere nelle proprie mani il destino con cui costruire il proprio futuro di evoluzione e sviluppo socio-produttivo e culturale. Un percorso difficile e tutto ancora da tracciare e avviare. Ma è l’unico praticabile, per sottrarsi al declino che da tempo fa avvertire i suoi tristi segnali, dallo spopolamento delle aree interne e della denatalità correlata alla crescente emigrazione delle giovani generazioni, con la perdita secca dei valori di energie umane e del patrimonio di formazione culturale e professionale di cui sono portatrici, segnando l’irreversibile impoverimento civile delle comunità.

di Geo

SANITA’, DE LUCA: “GARANTITE LE PRESTAZIONI DI LABORATORIO PER TUTTO L’ANNO. PUGNO DI FERRO CONTRO LE TRUFFE”

Il commissario ad acta per il Piano di Rientro Vincenzo De Luca questa mattina ha autorizzato formalmente le aziende sanitarie della Campania a finanziare in via di anticipazione con fondi propri le prestazioni di analisi dei laboratori accreditati. Si evita così ogni eventuale interruzione dei servizi sanitari offerti ai cittadini. Per coloro che avessero già fruito di prestazioni a pagamento per il superamento del budget è stato deciso il rimborso previa presentazione
al distretto di riferimento del relativo titolo di spesa.

Il Presidente De Luca, nell’ambito del protocollo firmato con la Guardia di Finanza, ha inoltre attivato una serie di controlli a tappeto nelle strutture accreditate segnalando già diversi casi eclatanti in cui si registrano aggravi di spesa fuori della norma.

Per domani è stata convocata a Palazzo Santa Lucia una riunione operativa con tutti i dirigenti dell’Asl della Campania con all’ordine del giorno tra l’altro il punto sui tetti di spesa, i controlli e le verifiche sulla piattaforma Saniarp, il piano per gli screening oncologici.

Dichiarazione del Presidente Vincenzo De Luca: “Non sarà tollerata nessuna interruzione delle prestazioni dei centri di laboratorio accreditati. I dirigenti delle Asl ne risponderanno personalmente. Occorre garantire il servizio ai cittadini per tutto l’anno. Le coperture finanziarie sono state trovate, ma nessuna sciatteria organizzativa sarà tollerata. Nel frattempo si userà il pugno di ferro nei confronti delle residue e limitate aree speculative presenti nel mondo dei laboratori di analisi. Nell’ambito del protocollo di collaborazione già sottoscritto mesi fa, attiveremo la Guardia di Finanza segnalando nominativamente quei centri che presentano sforamenti anomali dei tetti. Non saranno tollerati né i truffatori, né i mancati e rigorosi controlli”.

Baiano. Circumvesuviana: amarcord di un antico-giovane viaggiatore

E’ medico ben stimato per le qualità professionali e ben voluto per la caratura della sensibilità sociale, Andrea Bellofatto, in servizio nel Distretto sanitario territoriale di via Nazionale delle Puglie che afferisce all’Asl Avellino per i Comuni sia dell’Unione del Baianese e dell’Alto Clanio che del Vallo di Lauro. E nei riverberi multicolori del caleidoscopio della memoria personale di ragazzo, studente del Liceo “Carducci” di Nola, prima, e di giovane universitario della Federico II e professionista, poi, rivisita momenti di vita vissuti nei treni della Circumvesuviana sulla tratta della Napoli-Nola-Baiano. Un pezzo di vita ritrovato eUno spaccato di realtà civile e umana che si lega ad un’infrastruttura ch’è stata- ed è- fattore di civiltà e di cultura delle relazioni sociali ed economiche dei territori. Una storia che vive da oltre 130 anni. E che Andrea amante delle buone letture ripercorre con acutezza e forte spirito d’osservazione.

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La Storia della Ferrovia Circumvesuviana raccontata da Gianni Amodeo, a me del tutto ignota, è interessante; ancor più quella della società belga che realizzò la tratta ferroviaria e la storia in divenire raccordata agli eventi di quell’epoca. E uno studio della Storia d’Italia congegnato alla stessa maniera con cui Gianni Amodeo ha tracciato la Storia della Circumvesuviana, sarebbe più proficuo e più formativo, consentendoci di leggere gli eventi a noi più prossimi e conoscere più a fondo la realtà in cui viviamo.

Leggendo il pezzo giornalistico di taglio rigorosamente cronachistico, ho provato una emozione quasi simile a quella che ci prende quando sfogliamo un album di famiglia, ritrovando immagini di avi sconosciuti o solamente nominati nei racconti dei nonni o dei genitori, scoprendone azioni gloriose, pregi da emulare o difetti caricaturali. Alla stessa maniera la sensazione che questa Ferrovia, in qualche modo, mi appartiene, ci appartiene. Sarà pure perché mio padre era un ferroviere delle Ferrovie dello Stato e, ancora oggi, tutto quanto è Ferrovia mi emoziona.

L’onesto popolo della Circum: operai, studenti, artigiani, lavoratrici
Il rom Lisandro, personaggio degno della vigorosa penna di Marquez

Il primo ricordo affioratomi è stato proprio quello delle attese sul muretto della stazione di Baiano del treno che riportava a casa mio padre, di ritorno dal lavoro, da Napoli: la trepidazione per l’attesa montava in gioia all’apparire, dall’ultima curva della strada ferrata di quel treno dalla “livrea bicolore in bianco\avorio e rosso\granata ” che, con lo stridio dei freni accostava i respingenti posti alla fine dei binari ,terminando la corsa con un respiro fischiante, quasi di sollievo, per la fatica sopportata durante il percorso. Dal treno emergeva un popolo variegato: gli operai – con quelle borse in finta pelle segnate dal tempo e dall’uso- provenienti dai vari stabilimenti industriali o da piccoli opifici napoletani; gli studenti delle scuole superiori di Nola, Marigliano e persino Napoli ( non erano pochi quelli che frequentavano i rinomati Istituti tecnici industriali di Pomigliano d’Arco o quelli di corso Malta, nel quartiere di Poggioreale, a Napoli, come il “Fermi”, il “Leonardo da Vinci”, l’”Alessandro Volta”; i nostri artigiani che solevano rifornirsi di materiale da lavorare nei mercati nolani o napoletani; le donne appesantite dalle borse della spesa piene di stoffe, pizzi e merletti comprati al mercato del Carmine; dal treno scendevano anche i rom che si spostavano dal campo di Nola per vendere i loro manufatti in ferro forgiato o per elemosinare; tra questi ultimi ,ricordo in particolare “Lisandro” , dai baffi folti e fluenti che portava in spalla una caratteristica gerla conica agganciata ad un attrezzo simile ad una falce; un ‘icona da “Cent’anni di solitudine” di Gabo Marquez, tra maggiori autori della letteratura mondiale contemporanea.

A ben ricordare, quello era il popolo dei lavoratori e delle persone oneste che sopportavano la fatica del trasferimento tramite il treno dai nostri Paesini alla Città di Napoli e dintorni, oltre a quella del lavoro che svolgevano; la gente semplice che era da contrapporre a quelli dediti – come afferma Amodeo- a speculazioni, ladrocini “legalizzati” malaffare, e cose simili.

Quasi come indotto economico, si sviluppò intorno alla stazione di Baiano un efficiente “ sistema di trasporto locale”, fatto di carrozze con cavalli e-successivamente – da Apecar che fungevano da mezzi di trasferimento dalla stazione alle cittadine di Mugnano ( anche i commercianti di Mugnano usavano spesso il treno per motivi di lavoro), Sirignano, Quadrelle: ricordo a malapena i soprannomi di quei tassisti ante-litteram ( Pal e’ fierr, Baccalà) che, applicando tariffe minime ,completavano il sistema di trasporto locale della gente in movimento , rispettando puntualmente le coincidenze con gli orari di partenza e di arrivo dei treni.

La laboriosa “manovra” nella stazione di via Marconi

A differenza dei moderni convogli, quelli antichi erano provvisti di motrice e di carrozze: nella stazione di Baiano si svolgeva ,al termine di ogni corsa la “manovra” che consentiva di invertire la posizione della motrice ,rimettendola alla testa del treno in partenza; ricordo il piacere e la curiosità che avevo da ragazzo a guardare quello spettacolo: il manovratore, con le mani guarnite di guantoni sganciava la motrice, vi si appendeva ,guidava il macchinista oltre lo scambio dei binari , scendeva dal predellino, movimentava il deviatoio tramite una pesante leva manuale, rimontava sul predellino con il treno in movimento, riposizionandolo in partenza: di tutta questa scena ,il brivido mi correva sulla pelle, quando il manovratore saltava su e giù dal treno in movimento correndo il serio rischio di cadere sotto la motrice. I manovratori della stazione di Baiano, all’epoca erano Felice Mercogliano e Gigino Onofrietti. Indimenticabile ,poi, il capostazione Arcangelo Napolitano, super-tifoso del Napoli, la cui storia è gemellata con quella del super- Baiano povero e bello, protagonista del calcio dilettantistico della Campania nel tempo che è stato.

Da studente sono stato un viaggiatore assiduo della “Vesuviana”: ricordo ancora le carrozze con i sediolini di legno in seconda classe- popolare- e quelli imbottiti in pelle di prima classe- dei benestanti- ( una distinzione successivamente abolita quale effetto corollario della “lotta di classe”?): dovrei essere uno scrittore, per narrare la “vita” che si muoveva in quelle carrozze in movimento ed avere il coraggio di pubblicare le mie emozioni adolescenziali; i sediolini da due occupanti, disposti uno di fronte all’altro favorivano gli incontri , il dialogo a quattro, gli approcci con le ragazze e, nei convogli mattutini, accanite partite di tressette a quattro tra operai.

Tra noi studenti, spesso vi erano degli ” scambi culturali” intensi (leggi: si copiavano le versioni di Latino e Greco che non avevamo completato e/o capito piuttosto che gli esercizi di Matematica e di Geometria); si parlava di calcio, politica e di ragazze; talora si faceva anche a botte con gli amici. La “Vesuviana” ci permetteva anche rare e fugaci sortite alla pizzeria di “Bartuluccio” a Cicciano, allora celebrato chef del “Purpo int’o pignatiello” di “pizze alla napoletana” di gran gusto.

La scioperomania e il trasporto pubblico penalizzato
La “Vesuviana” degradata e i sindacati allo sbando

Con il passare degli anni ho assistito a quel degrado descritto da Gianni Amodeo cui contribuì non poco la sindacalizzazione selvaggia e strumentale, del personale dell’Ente oltreché la gestione malaccorta dei dirigenti. Gli scioperi (che all’epoca non tenevano conto delle “fasce garantite”) a causa delle modalità con cui venivano proclamati, finivano per essere delle provocazioni esasperanti nei confronti degli utenti. Le vecchie carrozze, in caso di affollamenti, erano occupate all’inverosimile; a volte si viaggiava persino sui predellini. Nella fase di ammodernamento, quando furono introdotti i treni nuovi, ricordo che, anche se per breve periodo, si ridusse il tempo di percorrenza per Napoli.

Poi, ci fu il terremoto: furono messe in opera modifiche strutturali alle stazioni , a volte inutili ( forse qualcuno ci lucrava?), molte inspiegabilmente demolite.

Si ridussero le corse. Fu ridotto il personale addetto ai controlli. A volte, a causa dell’insofferenza dovuta ai disservizi, alle persone che pure viaggiavano in treno, diagnosticavo una malattia del tutto sconosciuta nei Trattati di medicina: si tratta della … VESUVIANITE.

Poi una ripresa con la doppia linea di binari da Brusciano. Della doppia linea tra Nola e Baiano si parlò a lungo e , mentre si parlava,sorgevano case a ridosso dei binari : troppo spazio tolto alla possibile innovazione. Ho recentemente sentito parlare di possibile abolizione della tratta tra Nola e Baiano: credo e spero sia una falsa notizia.

Il treno dovrà essere visto in una prospettiva ampia di riduzione dell’uso dell’auto, di possibilità di contatto con la Metropoli partenopea, di intersecazioni con il sistema di trasporto regionale: ciò richiederà un impegno anche e soprattutto degli amministratori locali che siano capaci di guardare oltre i perimetri dei rispettivi minimi orticelli. Non sarebbe disdicevole che sentissimo tutti che la Circum è nostra quale patrimonio storico-sociale e culturale.

di Andrea Bellofatto

Nocciola di Avella. Corsia aperta per il riconoscimento del marchio di Denominazione comunale d’origine

Il progetto di valorizzazione delle tipicità corilicole coinvolge i territori di sette Comuni.

Si aprirà il primo settembre la campagna di pre-adesione al progetto di tutela e valorizzazione della Nocciola di Avella. E’ il punto d’abbrivio dell’iniziativa, lanciata un anno e mezzo fa, dai produttori della città, che in Campania fa registrare – rispetto alla scala demografica- la più alta concentrazione di piccole e medie aziende attive nel settore della corilicoltura proprio nel territorio, in cui è “nata” e che ne costituisce la primaria vocazione; e la Campania insieme con la Sicilia, il Lazio e il Piemonte è la regione, in cui maggiormente si praticano le colture collegate con la Corylus avellana. Un percorso, che si è venuto avvalendo- e si vale ancor più nella fase di svolta che ora si dischiude- del costante sostegno della civica amministrazione, guidata dal sindaco Domenico Biancardi, con il supporto dell’attività tecnico-scientifica di consulenza di docenti dell’Università Federico II, oltre che delle associazioni che rappresentano gli attori dell’intera filiera di produzione, lavorazione e trasformazione produttiva delle nocciole, rinomate per le capacità organolettiche, di cui sono dotate. Un itinerario scandito da convegni e assemblee informative nella Sala “Alvarez” del Palazzo comunale, che ha favorito l’attiva interazione appunto tra produttori, trasformatori, docenti universitari, amministratori locali, esperti ed agronomi, coinvolti nell’iniziativa. Un positivo metodo per un approccio costruttivo.

Chiave di volta del progetto – approvato con voto unanime dal civico consesso lo scorso anno- è il riconoscimento del marchio di Denominazione comunale d’origine per la Nocciola di Avella – in acronimo Deco di Avella – da conferire alle aziende operanti nella produzione,lavorazione e trasformazione delle nocciole, per un settore particolarmente dinamico e in crescente espansione a livello mondiale – segnatamente nel Paese del Dragone- nell’industria dolciaria e nella pasticceria di alta qualità, ma anche in altri comparti dell’agro-alimentare, per non dire dell’articolata gamma degli oli che estraggono dal “trattamento”delle nocciole per funzioni curative e per la cosmetica. E sotto questa visuale il marchio-Deco è un’”attestazione” identificativa che certifica “ la freschezza del prodotto agricolo”, titolo di eccellenza garantita per le richieste di mercato, in rapporto alle cultivar di sicuro appeal diffuse nell’Area avellana, tra cui spiccano quelle pregiate della “Mortarella” e della “San Giovanni”, in uno con quelle che contrassegnano la “Camponica”, la “Tonda bianca” e la “Tonda rossa”, la “Riccia ”, l’”Onn’Aniello”, “ Peluselle” , “Cap ‘e morte”, “ Pal ‘escuppetta ”. I territori interessati al progetto-Deco sono quelli Monteforte Irpino, Avella, Mugnano del Cardinale, Baiano, Sperone, Quadrelle e Sirignano. Un comprensorio che si presenta omogeneo per caratteristiche geo-morfologiche e per le cultivar corilicole esistenti.

Il riconoscimento del marchio Deco alle aziende è correlato all’osservanza di un “disciplinare” e di uno specifico regolamento attuativo, secondo particolari modalità, che rappresentano pienamente e alla meglio la salvaguardia delle tipicità delle produzioni, a cui si legano la storia e l’identità del territorio. Una “Carta” di regole da praticare, inclusi i vincoli pluriennali di destinazione dei suoli agrari alle cultivar che veicolano la bontà e i pregi della “Nocciola di Avella” che continua a “conquistare” spazi e … attrattiva nell’enogastronomia; bontà e pregi che sussistono già in sé e che vanno salvaguardati per i valori di naturalità che rappresentano. E i vincoli di destinazione non solo costituiscono un ancoraggio fermo per le aziende e i loro investimenti, ma anche la certezza della conservazione dei suoli agrari, sottraendoli alle insidie cementizie delle speculazioni edilizie. Sono vincoli di difesa del patrimonio ambientale nella sua integrità, dando spazio all’economia reale e produttiva, qual è quella dell’agricoltura.

Con l’apertura della campagna del primo settembre, i protagonisti della filiera potranno sottoscrivere negli Uffici del Palazzo comunale di piazza Municipio lo specifico modulo di pre-adesione al progetto-Deco. Un passaggio, su cui si pronuncerà la costituita Commissione di valutazione. E’ il tassello di un’operazione che interpella Istituzioni e produttori sul versante del fare e del saper fare bene in forma sistemica e di coesione sociale, recuperando il tempo finora perduto. Un recupero che già è stato intrapreso da giovani imprenditori di sicura formazione culturale sul piano agronomico e delle competenze in economia, dando vita ad aziende-modello con solida conduzione familiare. Una strada aperta e il progetto-Deco ne dà conferma. La geografia- è principio noto- assegna ruoli e funzioni, il cui esercizio spetta alle capacità con cui si sviluppano i valori di cittadinanza attiva. E, in senso più ampio, alla qualità della Politica e della Buona amministrazione, con cui il progetto-Deco fa segnare un punto in attivo.

di Geo

PER IL QUARTO ANNO CONSECUTIVO IL BILANCIO GORI NON VIENE CERTIFICATO: DEBITI 337,7 MILIONI DI EURO

A chi conviene tenere in vita una società fallita da un pezzo?

Sul sito web Gori si apre un video (chissà quanto ci sarà costato) sui “valori dell’acqua” ma nella home page non c’è traccia del valore dei debiti della SpA.

Il bilancio Gori 2017, pubblicato con un po’ di ritardo, parla chiaro: per il quarto anno consecutivo non viene certificato dalla società di revisione incaricata dalla stessa Gori. Non più la Ernst & Yung, adesso l’imbarazzante scena tocca alla PricewaterhouseCoopers (stesso revisore di Acea).

Il Bilancio d’esercizio 2017 evidenzia debiti per forniture per circa 337,7 milioni di euro, di cui 182,8 milioni di euro oggetto di un piano di rimborso pluriennale sottoscritto con la Regione Campania (per effetto della contestata delibera SalvaGori della giunta Caldoro).

Le difficoltà finanziare non hanno permesso a Gori il pagamento di debiti scaduti, principalmente quelli verso la Regione Campania che ha promosso azioni giudiziarie volte al loro recupero coattivo di 135,5 milioni di euro.

Scrivono testualmente i revisori:

“Quanto sopra descritto evidenzia che il presupposto della continuità aziendale è soggetto a molteplici significative incertezze. Per questo motivo, non siamo stati in grado di esprimere un giudizio sulla coerenza della relazione sulla gestione, con il bilancio d’esercizio di Gori SpA al 31.12.2017 e sulla conformità della stessa alle norme di legge, né di rilasciare la dichiarazione di cui al Dlgs 39/2010 sulla base delle conoscenze e della comprensione dell’impresa e del relativo contesto acquisite nel corso dell’attività di revisione”.

di Rete Civica NO Gori

SERVIZIO CIVILE, PUBBLICATO L’AVVISO PER LA SELEZIONE IN CAMPANIA DI 3.524 VOLONTARI

L’ASSESSORE FORTINI: “CAMPANIA PRIMA PER PROGETTI. UN’OPPORTUNITA’ PER I GIOVANI”.

Il Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile ha pubblicato l’avviso per la selezione dei volontari da avviare al servizio civile in Campania per l’anno 2018/19. Con 323 progetti approvati e 3.524 volontari da coinvolgere, la Campania si conferma al primo posto tra le regioni italiane per progetti e partecipanti al servizio civile, a conferma del lavoro e delle scelte fatte in questi anni dalla Regione Campania attraverso le Politiche sociali nella promozione degli enti del terzo settore, dei progetti di qualità e delle attività legate al mondo del volontariato.

Possono partecipare al bando per il servizio civile i giovani dai 18 ai 28 anni. I progetti durano 12 mesi (8 quelli sperimentali) per 30 ore settimanali e complessive 1400 ore annue (25 ore settimanali e 1.145 annue per i progetti sperimentali). La domanda deve essere presentata entro il 28 settembre 2018. Per tutte le informazioni e per scaricare i moduli basta collegarsi al sito: http://www.scelgoilserviziocivile.gov.it/.

“Con i giovani che entreranno quest’anno e che andranno ad aggiungersi ai 3.215 già in servizio attivo, la Campania avrà oltre 6700 volontari impegnati nel Servizio Civile in tantissimi progetti ed attività che costituiscono un valore aggiunto enorme per i nostri territori dal punto di vista sociale”, afferma l’assessore regionale alle Politiche Sociali e all’Istruzione Lucia Fortini. “Il Servizio Civile è anche l’occasione per le ragazze e i ragazzi di fare un’esperienza retribuita che gli consente di entrare a contatto col mondo del lavoro. Per questo lavoriamo e facciamo in modo che gli enti coinvolti presentino progetti di sempre maggiore impatto e qualità”, conclude Fortini.

Avella. Dal 27 settembre lavori al Ponte di Ferro di via Carlo III, stop ai servizi della Circumvesuviana

Da lunedì – 27 agosto – stop ai servizi ferroviari, di partenza e arrivo, per le stazioni della Circumvesuviana – a Baiano e Avella\Sperone – per i lavori di complessiva e generale sistemazione al Ponte di via Carlo III, prosieguo di via Carmignano; Ponte storico, caratterizzato dall’impalcato in ferro, che poggia su campate in pietra calcarea – per una fornace alta poco più di cinque metri – e che attraversa un’area significativa della città, interessata negli ultimi decenni da interventi di urbanizzazione con importanti insediamenti abitativi e residenziali, con proiezione verso la Strada statale della 7-bis.

I lavori programmati dall’Ente autonomo Volturno dovrebbero concludersi entro la prima settimana di settembre. Per la durata dello stop, gli utenti disporranno di servizi sostitutivi su pullman di linea che faranno riferimento alla stazione della Circumvesuviana, a Roccarainola.

La circostanza permette di rivisitare in … pillole alcuni squarci della storia iniziata il 22 novembre del 1884 con la messa in esercizio della Napoli-Nola e completata l’anno successivo – era il 9 luglio del 1885 – con l’attivazione dei servizi sulla tratta Nola-Baiano che garantiva un’interessante utilità tutt’altro che marginale, al di là della considerevole rilevanza assicurata dai rapporti con la città partenopea sul piano sociale e culturale.

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Sembra correre in parallelo con la direttrice della Via Regia e con la correlata diramazione della Strada statale della 7-bis l’asse di collegamento stradale tra Capua, Napoli e Avellino, la tratta ferroviaria della Napoli-Nola-Baiano, la prima linea interprovinciale della Campania e del Sud per il trasporto complementare su ferro a binario unico, con trazione a vapore e a scartamento ridotto. Un intervento – attuato oltre 130 anni fa – nel segno dell’innovazione e della modernizzazione sociale ed economica per i territori attraversati dai binari, su cui viaggiavano i convogli, con la classica e smagliante livrea bicolore in bianco\avorio e rosso\granata, che si è conservata quale simbolo identificativo fino agli anni ’60 del secolo scorso, per essere sostituita dalla livrea in scialbo bicolore in grigio sfumato e rosso e che si stenta a riconoscere negli attuali convogli, ricoperta – o per meglio dire imbrattata – com’è da pretenziosi “graffiti” di banali e bizzarre forme. Era – ed è – la linea di connessione, per la distanza di circa 30 chilometri, tra la città partenopea e quella parte del suo naturale entro-terra qual è quella dalla piana di Bosco Fangone – protetta dal Massiccio del Partenio e dai Monti Avella, estreme propaggini dell’Irpinia – in cui è operativo dagli anni ’80 del secolo scorso il Distretto della logistica e del terziario avanzato con le articolazioni del sistema Cis-Interporto-Vulcano buono.

E’ il contesto, quello appena abbozzato, nel quale Nola esercitava – come tuttora esplica – già importanti funzioni nel sistema del trasporto principale regionale con lo scalo ferroviario per viaggiatori e merci sulla linea Cancello-Avellino-Benevento, che fu intrapresa dall’amministrazione borbonica e realizzata a tappe forzate dall’amministrazione dello Stato unitario lungo l’arco di tempo che corre tra il 1840 e il 1891. Erano le funzioni che esaltavano e valorizzavano la millenaria vocazione della Città dei Gigli con i fiorenti mercati del bestiame e dell’ortofrutta, attualmente dismessi. La prima tratta della linea ferroviaria attualmente declassata nella tipologia di linea locale o regionale, anche se ben attiva, fu la Cancello-Nola. Venne inaugurata il 3 giugno del giugno del 1846. La seconda tratta, la Nola-Sarno fu inaugurata il 17 gennaio del 1856, con importanti ricadute positivi e di supporto per la commercializzazione delle produzioni tessili e canapiere della Valle del Sarno; produzioni, per le quali divenne più agevole l’afflusso nel porto del Golfo partenopeo,essendo stata già realizzata ed in pieno esercizio la tratta Napoli-Nocera seguendo il tracciato della Napoli-Salerno, tra le prime e più importanti linee di trasporto ferroviario principale in Italia.

IL SINDACATO DI IMPRENDITORI BELGI E LA BANCA GENERALE DI ROMA

Riprendendo il filo del racconto, va ricordato che il progetto della Napoli-Nola-Baiano, elaborato dall’ingegnere Franco Danise ed approvato nel 1879 dal Consiglio superiore Lavori pubblici, fu realizzato – per l’assetto delle opere strutturali ed infrastrutturali – nel giro di tre anni da “Le chemin de fer et extensions”, società anonima per azioni, che era stata costituita nel 1882 a Bruxelles attraverso il sindacato di imprenditori belgi in una compagine, in cui figuravano imprenditori tedeschi oltre che la Banca generale di Roma. Ma quest’ultima pochi anni dopo lasciò campo libero agli imprenditori brussellesi per effetto della crisi che negli iniziali anni ‘90 del secolo scorso investì l’intero sistema bancario italiano, messo a soqquadro da quelle speculazioni immobiliari finite in malora, segnatamente a Napoli e nella Capitale. Erano speculazioni con vorticosi ladrocini “legalizzati” con varie modalità e tecniche di malaffare, coperte da prezzolate sentenze e iniquità giudiziarie di ogni genere, con l’insano e verminoso lievito della corruzione politico-istituzionale, il cui racconto rivelatore si deve a poche e coraggiose cronache del tempo. Come per dire, nulla di nuovo sotto il cielo del cosiddetto Bel Paese, con ripetute, puntuali e ampliate proiezioni sullo schermo sempre più esteso delle cronache dei nostri giorni del corrente scorcio del Terzo Millennio. Un filo di connettività solido e compatto.

Certo è che “Le chemin de fer et extensions” proseguì regolarmente nella gestione della linea, in costante osservanza del Diritto civile e societario belga, con prevalente utilizzo di capitale di rischio rispetto al capitale di terzi, per un investimento pari a tre milioni e 700 mila franchi. E sul mercato furono poste in vendita 14 mila ed ottocento azioni, con il controvalore di 250 franchi per ciascuna, con cedole di cui sono fornite due riproduzioni in foto-copia, messe a disposizione da Stefano De Laurentiis s, giovane imprenditore e cultore di storia del territorio, oltre che podista di vaglia nelle file dei Runners Baiano, di cui è guida ed anima Fortunato Peluso.

Ma va anche evidenziato che il titolo di concessione d’esercizio della Napoli-Nola-Baiano era stato rilasciato nel 1880 dal governo nazionale all’ingegnere Giovanni Frontini, da cui “Le Chemin de fer et extensions” lo acquisì. L’investimento della società belga, dopo le iniziali fasi di assestamento, si rivelò, in complesso, calibrato con significativi riscontri e ritorni di redditività, in virtù anche e soprattutto della regolarità dei servizi assicurati agli utenti. Ed un’eloquente e particolareggiata testimonianza sulla redditività e sulla larga remunerazione fornite dall’investimento è leggibile nelle schede dei bilanci, inserite nella tesi di laurea per il dottorato di ricerca, messa a punto da Laura Ciullo e discussa nel 2008 nella Facoltà d’Economia dell’Università degli Studi Federico II. Ne fu relatore il professore Francesco Balletta, docente della Cattedra di Storia dell’Economia e ospite frequente del Circolo “L’Incontro” per interessanti e documentate conversazioni-lezioni su tematiche di attualità economica e finanziaria. Un impegno di cittadinanza attiva, che onora l’Emerito docente, con ascendenze familiari ad Avella.

La strada aperta dalla società belga con la Napoli-Nola-Baiano non restò “sola” nel quadro delle opere infrastrutturali a servizio dell’organizzazione sociale del territorio. E così fu condotta a termine l’operazione progettata dalla Società anonima della ferrovia Napoli-Ottajano per la realizzazione con la messa in esercizio della tratta di collegamento tra la città partenopea e la città vesuviana. Era il 1901.

La Società anonima, grazie all’ingresso di altri investitori privati, ma anche ai supporti della legge del 1885 per il Risanamento della città di Napoli – voluta dal governo presieduto da Agostino Depretis – si trasformò nello stesso anno in Società per azioni, assumendo il titolo di concessionaria d’esercizio con il logo di Strade ferrate secondarie meridionali. In rapida sequenza temporale sarebbe stata realizzata da Sfsm\Circvumvesuviana la rete dei servizi ferroviari per l’area vesuviana, torrese-stabiese e sorrentina. Un’operazione – largamente favorita dalle condizioni geomorfologiche di territori pianeggianti e poco distanti dalle linee di costa – che nel 1937, insieme con l’elettrificazione dell’’intero sistema complementare di mobilità su ferro, riceve il sigillo finale con l’acquisizione della Napoli-Nola-Baiano in capo proprio ad Sfsm\Circumvesuviana, quando “Le Chemin de fer et extensions” esce di scena, essendo stata messa in liquidazione.

Ma nei decenni di fine ‘900 e nel primo decennio del secolo in corso si registra il progressivo degrado,per disservizi di ogni genere e la girandola di scioperi del personale per le più banali “ragioni”, penalizzando i viaggiatori. In Sfsm\Circumvesuviana subentrano nuovi modelli, si fa per dire, di gestione. “Arrivano” i contratti di servizio con le amministrazioni regionali della Campania, garantiti da crescenti finanziamenti pubblici. La politica delle spese incontrollate e delle assunzioni clientelari, con i sindacati che rinunciano troppo spesso alla loro azione di controllo, mandano in tilt il sistema-Circumvesuviana ch’era stato sempre funzionante nella normalità e nell’efficienza, secondo i principi di quello ch’è un servizio di pubblico interesse di primaria importanza, qual è quello della mobilità. Ora il sistema – dopo lo scorporamento per fallimento dell’Eav bus – è affidato all’Ente autonomo Volturno, che deve procedere all’operazione di risanamento dell’indebitamento di 700 milioni, in cui versa e prodotto dai “marziani”. Un’operazione in salita, già avviata da qualche anno, con il traino dei rilevanti finanziamenti resi disponibili dal governo nazionale a favore della Regione-Campania. Un’operazione che fa registrare positivi segnali. E sarebbe … il colmo se non si chiudesse con i … conti risanati e in equilibrio.

LE DINAMICHE DELLE SOCIETA’ DI CAPITALE EUROPEE E L’ARRETRATEZZA ITALIANA

L’investimento, di cui si rese protagonista la società belga per la Napoli-Nola-Baiano, che conta oltre trenta stazioni – autentica linea metropolitana leggera in superficie – rappresenta in scala ridotta e con efficace eloquenza, la classica cartina di tornasole della situazione economica italiana, sostanzialmente priva, soprattutto nel Sud, di un ceto imprenditoriale, in grado di interpretare e rappresentare le esigenze sociali sul versante dell’evoluzione e del progresso civile. La ricchezza, che da sempre si era concentrata nei latifondi agrari non generava investimenti né fungeva da moltiplicatore di opportunità di sviluppo, ma soltanto fonte di rendita, di cui beneficiavano ristrette ceti di proprietari terrieri, per nulla capaci di innovare e migliorare almeno le colture, per potenziarne la resa e la qualità di produzione. Erano ceti di nulla o modesta formazione culturale, che formavano “blocchi sociali” e di potere, fortemente condizionanti della realtà sociale dei territori.

Significativo su questo piano è il prospetto delle società di capitale, operanti nell’ Italia post-unitaria e fino ai primi decenni del ‘900. Erano società belghe, francesi, svizzere, inglesi e tedesche, che realizzarono importanti investimenti, per realizzare opere nei più disparati settori strutturali e infrastrutturali, conseguendone i relativi ritorni di remunerazione e profitto economico. Anche le legislazioni e le incentivazioni statali furono catalizzatrici della loro presenza, tra cui quelle del 1879, funzionale al trasporto complementare su ferro, di cui si valse al meglio “Le Chemin de fer et extensions”, e non soltanto in Campania, dato l’alto livello di specializzazione tecnica e tecnologica ch’era in grado di garantire su scala europea. La stessa ricordata legge del 1885 per il Risanamento della Città di Napoli ch’era stata devastata dal colera polarizzò gli interessi delle Società di capitale estere per l’attuazione dei programmi di intervento urbanistico e costruttivo. Furono i programmi dello “sventramento” dei quartieri degradati della città.

La dotazione economica della legge per il Risanamento era di 100 milioni. Una dotazione di straordinaria rilevanza, oltre che la prima del genere, ad essere posta in vigore dal governo nazionale, ma in Italia operavano società di capitale estere con risorse di gran lunga superiori a quelle riservate al finanziamento della legge per il Risanamento. Per farla breve, le Società di capitale strettamente locali al Nord erano rare e di relativa consistenza patrimoniale, al Sud erano assenti o erano sporadiche eccezioni. E caselle importanti erano, invece, quelle “occupate” con investimenti di lunga prospettiva e ben remunerati di cui fruirono sia la società inglese che deteneva il pieno controllo dell’Acquedotto del Serino sia la società svizzera, il cui capitale era largamente prevalente nella Sme, il cui ruolo era strategico per la produzione di elettricità.

La sintesi indicativa di questa condizione è il dato che attesta – al 1913 – la presenza in Italia di 292 società di capitale straniere che versavano allo Stato tasse per circa mezzo miliardo di lire del tempo, mentre ribollivano le convulsioni e i fremiti che avrebbero generato il primo conflitto mondiale.

di Geo

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