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FLASH-BACK SUL DOPO-BALLOTTAGGI IN CAMPANIA: I NUOVI SCENARI NEL CONSOLIDARSI DEL CENTRO-DESTRA E DEL M5S, GLI AFFANNI DEL PD ALLA RICERCA D’IDENTITA’ E LA DERIVA DELL’ ASTENSIONISMO

Sono stati tredici – domenica scorsa – i Comuni impegnati, in Campania, nella tornata di ballottaggio, per la formazione degli assetti delle rispettive amministrazioni, alcune delle quali sottoposte al regime commissariale delle prefetture di competenza. E l’esito delle urne ha confermato le generali tendenze di profilo nazionale, facendo risaltare quel sostanziale e progressivo cambiamento di scenari che ormai appare decisamente irreversibile e che non si presta affatto alla “lettura” basata, come avviene, su stereotipati e ormai standardizzati parametri vuoti e privi di aderenza alle problematiche sociali ed economiche che attraversano e segnano in profondità la realtà, soprattutto il Sud; problematiche che richiedono, invece, analisi attente e soluzioni praticabili nell’immediato e nella lunga prospettiva soprattutto sul versante delle politiche per il lavoro produttivo e del superamento delle crescenti diseguaglianze civili con i corollari delle deprivazioni diffuse in atto da un decennio. Sono criticità capillari, che, di fatto, restano ai margini o del tutto eluse nel più generale dibattito pubblico di esigua caratura culturale, ridotto ai minimi termini e che echeggia in un circuito mediatico e di comunicazione povero di idee, stancamente ripetitivo negli argomenti e pervaso di particolarismi segnati da esasperate e disperanti faziosità che nulla prospettano per superare la pesantezza del presente sociale, per aggirarsi nel labirinto delle autoreferenzialità e che non aiutano a far comprendere quali siano gli interessi generali della società su cui concentrare l’agire della politica e del reale senso dello Stato, al di là del “particolare” dei partiti e movimenti.

In realtà, il vento del cambiamento ha preso a soffiare intensamente con il voto referendario sulla riforma costituzionale del 4 dicembre del 2016, ribadito con segnali ad ampio ventaglio nelle successive tornate “regionali” e “comunali” di turno, con l’apice toccato nelle “politiche” del 4 marzo scorso e l’ulteriore replay dei recenti ballottaggi, con il centro-destra in buon stato di salute, e soprattutto con il Movimento 5 Stelle e la Lega in crescita di consensi e in fase di radicamento nei territori. Uno scenario, a fronte del quale si pone il Partito democratico che declina o resiste – a seconda dei punti di vista – con affanno e sofferenza in alcune “isole” della città metropolitana di Napoli, così come accade nell’intero Bel Paese. E’ la condizione, nella quale si dibattono come in un rebus bizzarro e indecifrabile i democratici, che continuano a pagare il pesante pedaggio alla ricerca di un’identità che, pur comportando sforzi laboriosi ed estenuanti, non appare chiara né visibile nelle istanze e nei contenuti. E così l’impianto fondante del Pd resta sfumato e indefinito nelle fluide e mutevoli oscillazioni del metaforico pendolo, che, per un verso, conducono a farlo riconoscere nella conclamata e rivendicata matrice di centro-sinistra, e, per l’altro verso, ad immetterlo nell’alveo della configurazione- parimenti affermata ed esibita ai quattro venti- rappresentativa della sinistra, volendo restare nell’ambito delle categorie storiche e ideologiche di stampo novecentesco tout court e senza far leva, pure rilevante nella complessiva valutazione, al pluridecennale sistema di potere gestito, consolidato e manipolato senza sostanziali soluzioni di continuità o quasi- negli ambiti locali, regionali e nazionali come delle strutture del parastato- dai partiti di riferimento.

E’ la ricerca d’identità- tra due opzioni distinte per visioni e idealità, talvolta convergenti, che hanno inciso fortemente nella storia politica italiana di oltre mezzo secolo- che permane e che potrebbe svilupparsi anche su percorso del tutto nuovo in grado di superare le due configurazioni canoniche, la cui sintesi – palesemente incompiuta e non accolta dal consenso popolare, come avvalora il biennio trascorso scandito da 13 tornate elettorali per i vari livelli di governo territoriali e nazionale- avrebbe dovuto costituire la viva e vitale piattaforma fondante del Partito democratico. Un’operazione incompiuta, di cui potrebbe essere alternativo appunto un percorso “terzo” da elaborare e tutto da costruire con un’ idea forte e strutturata nella contemporaneità per la valenza del meditato pensiero e dei linguaggi adeguati, sapendo andare oltre le concezioni e le categorie del passato lontane dal presente e che non fanno comprendere le ragioni del cambiamento. E, forse, in questo quadro sono i nodi e le ambiguità che tengono il Pd in condizione di stallo e senza voce, con il rischio di essere relegato ai margini della difficile fase politica nazionale in corso.

LA SVOLTA DI AVELLINO, L’AUTOLESIONISMO DEM A CASTELLAMMARE
SAN GIUSEPPE VESUVIANO, PRIMO COMUNE DEL SUD A TRAZIONE-LEGA

Al netto di questi punti di vista, merita di essere focalizzato, però, l’esito dei ballottaggi, in connessione con tre “casi” che possono considerarsi simbolicamente rappresentativi del cambiamento in corso che investe, in particolare, il Pd per tutto ciò che rappresenta e le responsabilità politiche di governo avute ed esercitate tra luci e ombre; “casi” che fanno testo, come si suole dire. Il primo si connette con la svolta radicale e di forte peso impressa ad Avellino, con l’elezione di Vincenzo Ciampi per la guida dell’amministrazione comunale. Sostenuto dalla sola lista del Movimento 5 Stelle, Ciampi nel primo turno aveva superato di poco la soglia dei 20 punti in percentuale, a fronte dei poco più dei 40 punti in percentuale, totalizzati dal candidato-sindaco, sostenuto dalla variegata coalizione di sette liste di centro-sinistra e “civiche”- con oltre 200 candidati consiglieri- l’avvocato Nello Pizza. Ma il differenziale del primo turno- pur con la notevole quota di astensionismo penalizzante per gli ambedue aspiranti sindaci, in ogni caso- è stato letteralmente capovolto dal ballottaggio, con il 60% a favore del neo-sindaco Ciampi, che evidentemente ha catalizzato e capitalizzato alla grande il consenso elettorale polarizzato nel primo turno da altri partiti, mentre per Pizza non c’è stato alcun sostanziale miglioramento della quota di consensi su cui si era attestato nel primo turno.

E’ stato un voto di ampia “unione”, quello “confluito” su Ciampi, con il precipuo scopo di mutare integralmente gli equilibri del potere esercitato per oltre mezzo secolo dal notabilato locale- sempre più arroccato in se stesso e tenace nel perseguire la “conservazione” delle cospicue rendite di posizioni acquisite, incapace di interloquire con i bisogni reali della cittadinanza- grazie al supporto delle maggioranze assolute o relative ancorate al ruolo della Democrazia cristiana – con figure che esprimevano una solida caratura culturale prima che politica come Fiorentino Sullo e Ciriaco De Mita – e in alleanza con i partiti del centro-sinistra. Un voto di rottura, anche se Ciampi sindaco non dispone della maggioranza consiliare, ch’è appannaggio dell’ eterogenea coalizione di centro-sinistra e delle “civiche” che hanno sostenuto Pizza, eleggendo 18 consiglieri già il 10 giugno. Un ostacolo di notevole spessore, ma Ciampi non a caso ha lanciato l’appello per assicurare all’ Ente di Piazza del Popolo le condizioni di agibilità piena del civico consesso per garantire l’esercizio responsabile dell’amministrazione; un’esortazione diretta ai consiglieri ad interpretare le funzioni loro affidate dal mandato elettorale in ragione degli interessi generali della città, al di là delle posizioni partitiche rappresentate. Un cammino da intraprendere con obiettivi predefiniti e da condividere nella trasparenza maggiore possibile, per evitare le insidie della … “navigazione” a vista, mentre la città ha una forte esigenza di sana e normale amministrazione.

Il secondo caso s’identifica con San Giuseppe Vesuviano, città con oltre 30 mila abitanti, con la conferma per Vincenzo Catapano – al secondo mandato consecutivo nella guida dell’amministrazione- prevalendo con oltre il 70% dei voti sull’altro competitor di centro-destra- versante Forza Italia – rappresentato da Antonio Agostino Ambrosio, già sindaco della città. Un confronto “speciale” interno alla stessa area politica e con esito scontato a favore di Catapano, che aveva già sfiorato l’elezione di conferma nella guida del governo cittadino al primo turno. E alla rinnovata e larga fiducia degli elettori conferirgli, Catapano ha fatto seguire la novità dell’annuncio della personale adesione e di quella dell’intera maggioranza consiliare appena eletta alla Lega. Una scelta di simbolica valenza, per la quale San Giuseppe Vesuviano è la prima città del Sud amministrata dal Carroccio, ma anche una scelta che il sindaco Catapano- lunga militanza nel Movimento sociale\Destra nazionale e in Alleanza nazionale- colloca nelle ragioni della valorizzazione in loco della dimensione produttiva della città con prevalente vocazione per il terziario, grazie alle dinamiche di un’imprenditoria operosa che si è fatta largo in ambito regionale e nazionale. Una dimensione che per la neo-maggioranza del governo della città incrocia l’azione politica di cui è interprete e portatore affidabile il partito del Carroccio.

Nella disamina, Castellammare di Stabia costituisce il terzo caso, dalla cui cartina di tornasole viene sedimentato un bel po’ di confusione proprio in casa-Pd. E’ la città, che conta circa 70 mila abitanti, in cui il centro-destra, trainato da Forza Italia, ha imboccato alla meglio la corsia giusta per approdare alla guida dell’amministrazione, con Gaetano Cimmino – ch’è stato segretario del Pd cittadino- eletto sindaco, senza incontrare particolari difficoltà nell’imporsi nel ballottaggio che l’opponeva ad Andrea Di Martino, vice-sindaco della precedente amministrazione di centro-sinistra,la cui candidatura, a sua volta, era sostenuta da una coalizione di otto liste il cui fulcro era costituito dal Pd “non-ufficiale”, in quanto non “riconosciuto” secondo le formalità di rito dagli organi del Circolo cittadino dem, e da “civiche”. Il Pd “ufficiale“, invece, è stato il perno di una coalizione di cinque liste con la vaga pretesa di ispirarsi addirittura all’esperienza di En marche in atto nella Francia di Macron, assicurando il proprio sostegno alla candidatura di sindaco per Massimo De Angelis, già autorevole rappresentante di Forza Italia. E la bocciatura del Pd “ufficiale” e della coalizione è arrivata al primo turno, con un differenziale di poco più di cento voti rispetto al Pd “non ufficiale”.

E va da sé che il Pd ”ufficiale” per il ballottaggio non ha … dato indicazioni di voto a favore dell’ “infedele” Di Martino, concorrendo ad aprire tutte le corsie praticabili per l’affermazione del centro-destra; corsie già spianate dalle litigiosità e incongruenze interne proprio al Partito democratico, che nel volgere di pochi anni ha esercitato su di sé autentici di autolesionismo, “bruciando” le consiliature apertesi nel 2013 e nel 2016 – di cui pure era componente maggioritaria- e concluse con crisi senza ritorno, “liquidando” senza difficoltà e scrupoli le esperienze politico-amministrative di Nicola Cuomo e Antonio Pannullo sindaci dimezzati. E’ il quadro che prospetta l’avvitamento a doppia spirale su se stessi e sulle loro chiusure particolaristiche, con cui i democratici sono finiti fuori-strada, subendo un pesante scacco nella città,in cui per decenni a palazzo Farnese si sono susseguite, in larga prevalenza, maggioranze consiliari di sinistra, sinistra-centro e centro-sinistra.

E se quella di Castellammare di Stabia è la plastica rappresentazione del “suicidio” politico con cui il Pd si è “chiamato” fuori dalla città e dai suoi problemi, un’altra città di costa- Torre del Greco con 85 mila abitanti- si segnala per il primato dell’astensionismo, toccando lo sprofondo del circa 25% dei votanti rispetto agli oltre 70 mila aventi diritto. Sindaco eletto è Giovanni Palomba, sostenuto da una coalizione di centro-sinistra, che ha prevalso sul candidato-sindaco Vincenzo Mele, sostenuto da una coalizione di liste civiche di centro-destra. Palomba è espressione del poco più del 60 % dei voti espressi che formano poco meno di un quarto degli abitanti della città. E la pesantezza dell’astensionismo registrato nella città corallina si rapporta alla generale quota di astensioni che in Campania s’è fermata sui 42 punti di percentuale. Se non è una deriva, certamente ne è l’anticamera, se la politica non recupera il suo ruolo rinnovandosi in profondità negli uomini e nell’elaborazione culturale. Non esistono uomini per tutte le stagioni.

Dettaglio di cronaca: sulle elezioni della città corallina incomberebbe la spada di Damocle di un’inchiesta giudiziaria della Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Alla base del possibile procedimento l’ipotesi di voto di scambio, di cui sarebbero stati beneficiari due candidati-consiglieri della coalizione vincente al ballottaggio, favorendo l’assunzione part-time di alcune decine di netturbini. Un’ipotesi che se confermata renderebbe nullo il … ballottaggio, già di valenza minima per l’astensionismo praticato dai cittadini.

di Geo

I Gigli di Nola raccontati in una brochure: successo per la “cartolina” di Yeshome

All’indomani della chiusura della Festa dei Gigli di Nola che ha registrato un numero considerevole di presenze in città (centomila visitatori solo per la ballata della domenica), si tirano le somme su una edizione che si è rivelata particolarmente coinvolgente. A “raccontare” per i tanti turisti la tradizione secolare che in San Paolino affonda il suo messaggio cristiano, è stato l’imprenditore nolano Francesco Napolitano del gruppo YesHome attraverso un’apposita brochure illustrativa ed informativa in cui sono state racchiuse tutte le nozioni necessarie per la conoscenza della kermesse. Un opuscolo pieghevole, comodo e veloce da consultare, distribuito gratuitamente in diversi punti della città, che è stato molto apprezzato soprattutto per l’originalità. Accanto alle info storiche della Festa, infatti, tante sono state le curiosità inserite, a cominciare dai “numeri” della festa. Quanto legno viene impegnato dai costruttori per la costruzione degli obelischi e della Barca? Quanto pesa un giglio? Quanti i cullatori coinvolti complessivamente? E poi quanto è distante il percorso Gigli? Quanti i passi per completarlo? Interrogativi a cui sono state date delle risposte precise.

“La conoscenza della Festa passa anche attraverso piccole azioni di promozione che facciano emergere ciò che della kermesse poco ancora si conosce – spiega Francesco Napolitano – Il nostro impegno per l’affermazione delle tradizioni di questa città e dell’intero territorio ci porta ad essere continuamente aggiornati, stimolando la curiosità dei visitatori al di là del folklore innato che da sempre caratterizza l’evento di giugno. Felici di aver contribuito alla diffusione del nostro patrimonio immateriale tutelato dall’umanità”.

Dalla Germania a Nola, Genny ed Enrico coronano il loro sogno d’amore nel segno di San Paolino

Genny ed Enrico dalla Germania a Nola per realizzare il loro sogno d’amore volendo mettere in evidenza il grande legame con la propria terra e l’amore per San Paolino.

“È stata una giornata ricca di mille emozioni – hanno sottolineato gli sposi – Finalmente abbiamo coronato il nostro sogno d’amore in un’atmosfera ricca di amore e fede per il nostro Santo. La scelta della Cattedrale – hanno continuato gli sposi – non è stata casuale; una promessa condivisa dal primo giorno di fidanzamento”.

Anche il commissario straordinario Anna Manganelli ha voluto complimentarsi e salutare Genny e Enrico nel giorno più importante, ricordando loro di non dimenticare mai le proprie origini ed ha augurato ai neo-sposi di ritornare a Nola.

 

di ra.na.

Slow Food, la Comunità di Acerra si presenta

Venerdì 29 giugno alle ore 18.30 presso il Castello dei Conti di Acerra si presenta pubblicamente la neonata Comunità Slow Food.

La comunità è una nuova forma dell’associazione, lanciata dall’ultimo Congresso internazionale di Chengdu, che promuove la partecipazione ai temi di Slow food di una platea più ampia di quella dei soli iscritti, ma vuole la più aperta e inclusiva possibile. Quella di Acerra è la prima Comunità Slow Food a prendere forma in Campania, tra le prime in tutto il Paese, un risultato che rende orgogliosi i promotori del percorso.

A prendere la parola Gianluca Napolitano, fiduciario della Condotta Slow Food dell’agro nolano, Mimmo Pontillo, comitato esecutivo Slow Food Campania e Basilicata, Milena Tanzillo, assessore comunale all’agricoltura, Raffaele Lettieri, sindaco di Acerra, insieme ad alcuni protagonisti che animeranno la Comunità: Tommaso Esposito, direttore del Museo di Pulcinella, Andrea Luigi Mennitto, referente della Comunità, Paolo Petrella, produttore agricolo, Enzo Sibilio, esperto di comunicazione.

Che il legame tra la campagna ed Acerra sia qualcosa di congenito ed indissolubile è ormai noto a chiunque abbia mai messo piede sul territorio del comune a nord di Napoli. Per questo e non solo rafforzare la presenza territoriale di Slow Food è sembrato qualcosa di naturale.

La Comunità di Acerra si costituisce con l’obiettivo di muovere le coscienze di tutti gli operatori del cibo, produttori e consumatori, perché solo insieme si possono raggiungere sempre più importanti traguardi.

L’associazione fondata più di trent’anni fa da Carlo Petrini, ha come scopo quello di ridare il giusto valore al cibo; per farlo c’è bisogno di pensare ad un “nuovo” metodo di produzione di ciò che mangiamo, mettendo al centro il rispetto per la terra e per il produttore. Tale novità sta tutta nel riprendere quelle che sono le tradizioni secolari che le produzioni industriali ed intensive hanno spazzato via. Il leit motiv dell’associazione è quello di riportare sulla tavola il cibo buono, pulito, giusto e sano per tutti. Una sintesi perfetta di un concetto multidisciplinare che ci pone davanti una istanza di radicalità e una – conseguente – di etica. Quel “tutti” ci parla di diritti e non di privilegi, di giustizia collettiva e non di possibilità individuali, di redistribuzione di reddito e di cultura. La Comunità Slow Food non è un’associazione di soli agricoltori, ma un punto di incontro per produttori, consumatori, ricercatori, cittadini impegnati, in cui tutti possono entrare e operare per realizzare un altro mondo possibile.

Tra le sfide principali di Slow Food c’è quella dei presìdi, ovvero dei progetti di tutela e valorizzazione dei prodotti a rischio estinzione. Ed in questo frangente Acerra gioca un ruolo di tutto rilievo. Sono infatti già da tempo attivi sul territorio tre presidi strettamente legati alla storia agricola acerrana: l’antico pomodoro di Napoli, la papaccella napoletana ed il ben noto fagiolo cannellino dente di morto. Mentre è notizia di poche settimane fa che sta per essere attivato anche il presidio di un prodotto straordinario di cui Acerra è sempre stata ambasciatrice e che purtroppo rischia l’estinzione: il cachi vaniglia.

Nola. Bimbo Scuola, in scena il musical Scugnizzi

Uno spettacolo musicale e recitato sulle note di “Scugnizzi”, il musical di Claudio Mattone. A metterlo in scena, in una chiave di lettura nuova e rivisitata, gli alunni dell’associazione “Bimbo Scuola” di Nola diretta da Annamaria Santaniello, protagonisti l’altra sera di un evento di alto profilo culturale. A far da sfondo una suggestiva piazza Duomo con gli otto obelischi e la Barca, pronti a richiamare una tradizione secolare tanto amata anche dai più piccoli. E proprio i bambini dell’infanzia di Bimbo Scuola hanno dato voce, corpo ed anima ad uno spettacolo particolarmente innovativo dimostrando, nonostante la giovane età, di essere grandi interpreti. Dallo scugnizzo di ieri al bullo di oggi, la manifestazione è stata così l’occasione per portare all’attenzione della platea scolastica argomenti di grossa attualità come il bullismo che, proprio tra i banchi di scuola, spesso si tramuta in episodi di violenza. Un percorso formativo portato avanti con grande entusiasmo e professionalità da tutte le maestre di Bimbo scuola, a cominciare proprio dalla direttrice Santaniello.

“Siamo entusiasti del lavoro svolto finora – spiega Annamaria Santaniello – Lavoriamo per far crescere i nostri ragazzi in un ambiente sano ponendo le basi per la loro formazione fin dalla tenera età. Il risultato di oggi è il frutto di un lavoro di squadra che premia l’impegno di chi, come noi, crede che la scuola oggi rappresenti l’unico strumento per il futuro dei giovani”.

NOLA. REVOCATO DAL COMMISSARIO MANGANELLI L’AVVISO PUBBLICO PER LA NOMINA DEL NUOVO NUCLEO DI VALUTAZIONE SCADUTO IL 18 MAGGIO SCORSO PER IL TRIENNIO 2018/2021 PUBBLICATO DALL’AMMINISTRAZIONE BIANCARDI

E’ stato revocato dal commissario straordinario l’avviso pubblico per la nomina del nuovo Nucleo di Valutazione per il triennio 2018/2021. La revoca si è resa necessaria alla luce delle severe considerazioni e forti perplessità (si legge nella delibera) del collegio dei revisori in ordine alle spese che affronta l’Ente.

In una nota inviata dal commissario Manganelli al responsabile del procedimento dott.ssa Marilisa Dovetto ha evidenziato di voler apportare delle modifiche all’attuale regolamento che regola l’attività del Nucleo. Le modifiche in un’ottica di spending review riguarderanno la riduzione dei membri da 5 a 3 e di rendere più trasparente la scelta dei componenti specificando meglio i criteri e sub-criteri di valutazione (con attribuzione del relativo punteggio) tali da consentire la scelta di un soggetto rispetto ad un altro in relazione alle capacità ed attitudini professionali rilevabili dal curriculum vitae et studiorum.

Il precedente avviso è scaduto il 18 maggio scorso e sono state presentate 46 domande.

Successivamente si provvederà a bandire una nuova selezione coerente con le modifiche apportate al regolamento.

di ra.na.

NOMINATO RESPONSABILE DELLA POSIZIONE ORGANIZZATIVA BILANCIO E TRIBUTI DEL COMUNE DI NOLA IL DOTT. SALVATORE FATTORE DEL COMUNE DI CARINARO

Non ancora approvato il consuntivo al Comune di Nola ed al fine di superare le tematiche a base dell’ultimo parere dei revisori dei conti contrario alla bozza di consuntivo viene nominato con decreto dirigenziale n. 62 del 15 giugno scorso responsabile della posizione organizzativa “Bilancio e Tributi” il dr. Salvatore Fattore, istruttore direttivo contabile di ruolo presso il Comune di Carinaro, il quale provvederà ad un nuovo accertamento ordinario dei residui.

Al dott. Farinaro oltre alla gestione ordinaria che fa capo alla struttura e alla responsabilità dei procedimenti amministrativi vengono delegate anche le attività relative alla partecipazione in qualità di componente alle commissioni di gara o concorso che la partecipazione a gruppi di lavoro intersettoriali.

Al neo responsabile a partire dal 15 giugno viene attribuita una indennità annua pari ad € 10.000,00. Con delibera del Commissario Straordinario n. 29 del 13 giugno si approva la convenzione fra il Comune di Nola ed il Comune di Carinaro per l’utilizzo congiunto del dott. Farinaro.

di ra.na.

NOLA. OLTRE 40.000 PRESENZE IN CITTA’ PER LA FESTA DEI GIGLI: TUTTE LE PARANZE 2019, ALLE 11:36 DI LUNEDI 25 GIUGNO E’ TERMINATA LA PROCESSIONE DEI GIGLI. LUIGI DE MAGISTRIS TRA GLI OSPITI DEL PALAZZO

Alle 11:36 di ieri, lunedì 25 giugno 2018, con l’arrivo del Giglio del Sarto in piazza Duomo è stata archiviata la kermesse 2018 della Festa dei Gigli di Nola, sfiorando il record negativo del 2009 quando la Festa (causa la pioggia) terminò alle ore 12:04. Lo sforamento di quest’anno è dovuto essenzialmente a problemi di natura tecnica e strutturale di qualche macchina da Festa. Già in via San Felice infatti il Giglio del Bettoliere accusava problemi strutturali che alla fine hanno pesato sul ritardo finale. Con questo non si vogliono addossare tutte le colpe al Giglio del Bettoliere.

Quella di domenica è stata una delle Feste più partecipate di questi ultimi anni, oltre 40.000 presenze in Città. I nolani e soprattutto gli ospiti abituali si sono scocciati delle noiose e monotone esibizioni; la gente gradisce che i Gigli viaggino in armonia, insomma si vuole divertire, vuole vivere la Festa.

La palma d’oro quest’anno spetta ai due quattro facce (Ortolano e Calzolaio) che non hanno avuto rivali; hanno sbagliato quasi niente rispetto alle luci ed ombre delle altre paranze.

La paranza Trinchese ormai sono anni che conferma sul campo la sua bravura, mentre la paranza Pollicino ha dimostrato di essere una vera paranza. I motivi sono rinvenibili nel forte legame alla maglia dei cullatori e soprattutto nel ricordo del loro capoparanza storico Gennaro, scomparso improvvisamente qualche anno fa. Una mattinata gradevole, non afosa e con buone performance di quasi tutte le paranze. Alle 13:11 (con 11 minuti di ritardo) è terminata la ballata, a seguire la benedizione dei Gigli da parte del Vescovo Marino. Tra gli ospiti al Comune il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, tanti ammnistratori locali dell’area nolana ed i rappresentanti della rete delle macchine da Festa guidata dall’instancabile Patrizia Nardi, artefice del riconoscimento Unesco nel 2013. Efficiente il piano di Protezione Civile ed i controlli delle Forze dell’ordine coordinate dal vice questore Pasquale Picone. Un battesimo riuscitissimo per il Commissario Anna Manganelli e i sub Maura Perrotta e Mario Ambrosanio; quest’ultimo alla presenza di quasi mille persone ha comunicato i nomi degli assegnatari 2019.

Intanto a mezzanotte sono state fatte le assegnazioni provvisorie ai nuovi maestri di Festa 2019. Le assegnazioni definitive avverranno tra qualche settimana con il decreto di concessione della macchina per un anno.

I maestri di Festa e le voci delle paranze confermate dalla Piazza: Ortolano – maestro di Festa Simonetti Santino – paranza Trinchese; Salumiere – maestro di Festa Corcione Angelo – paranza Simpatia; Bettoliere – Russo Luigi – paranza Pollicino; Panettiere – De Girolamo Anna – paranza Franzese; Barca – Iovino Anna (1921) – paranza Apocalisse; Beccaio – Parisi Riccardi – paranza Stella; Calzolaio – Santella Vincenzo – paranza Volontari; Fabbro – Caliendo Maria Rosaria – paranza FT; Sarto – Maddaloni Terasia – paranza Orgoglio Nolano.

Tutte in corsa le paranze nolane. C’è chi maligna che non poteva essere altrimenti visto che l’anno prossimo ci saranno le elezioni amministrative.

di ra.na.

POLITICHE SOCIALI, AL VIA IL PROGRAMMA ITIA: DALLA REGIONE 60 MILIONI PER MISURE A SOSTEGNO DI PERSONE SVANTAGGIATE E A RISCHIO ESCLUSIONE

Con la pubblicazione sul Burc di oggi dell’avviso pubblico rivolto agli Ambiti Territoriali, entra nella fase operativa il programma I.T.I.A. (Intese Territoriali di Inclusione Attiva), della Regione Campania che mette in campo misure a sostegno delle persone svantaggiate e a rischio esclusione, in complementarietà con la misura nazionale del REI (Reddito di Inclusione).

Complessivamente vengono stanziati 60 milioni di euro (ripartiti per Ambito Territoriale sulla base anche della popolazione residente) finalizzati a:
– servizi di supporto alle famiglie: 25.5 milioni;
– percorsi di empowerment: 20.2 milioni;
– tirocini per l’inclusione sociale: 14.3 milioni di euro, di cui 6.5 milioni rivolti esclusivamente a persone con disabilità.

Soggetti attuatori di ogni singolo I.T.I.A. sono i partenariati composti, oltre che dagli Ambiti Territoriali in qualità di capofila, dagli enti del terzo settore, soggetti promotori di tirocini finalizzati all’inclusione sociale, dagli istituti scolastici, soggetti accreditati per l’erogazione di servizi di empowerment (percorsi formativi e/o servizi di sostegno orientativo), dai sindacati e dalle associazioni datoriali di categoria.

Ogni progetto I.T.I.A. realizza un Centro Territoriale di Inclusione (uno per Ambito Territoriale) per erogare servizi di sostegno a persone e famiglie svantaggiate, in condizioni di vulnerabilità e fragilità sociale secondo le tre misure previste dai finanziamenti (servizi di supporto alle famiglie, percorsi di empowerment, tirocini per l’inclusione sociale). Nell’erogazione delle misure di sostegno sarà data priorità a persone con disabilità, giovani e donne.

“Oggi parte un’iniziativa molto importante sul versante delle politiche sociali: con gli I.T.I.A., le misure a sostegno dei più deboli e delle persone svantaggiate diventano iniziative concrete per il reinserimento attivo dei soggetti coinvolti nei programmi di aiuto”, afferma l’assessore regionale alle Politiche Sociali, Lucia Fortini. “La Regione Campania investe risorse a sostegno dei più deboli, coinvolgendo il terzo settore, gli enti locali, le imprese e organizzazioni sociali. Vogliamo, in questo modo, promuovere un modello di welfare moderno, vicino e attento alle esigenze del territorio, dove tutti possono e debbono avere un’opportunità”, conclude l’assessore Fortini.

SPERONE. VARATO IL PIANO URBANISTICO COMUNALE

COMPARTI PEREQUATIVI, VERDE PUBBLICO DIFFUSO, SVILUPPO SOSTENIBILE, INTEGRAZIONE TRA CENTRO STORICO E AREE DI PERIFERIA, MIGLIORAMENTO DELLE INFRASTRUTTURE, RIDUZIONE DEGLI INDICI DI CUBATURA: OBIETTIVI DEL PUC ELABORATO DAL PROFESSORE PASQUALE MIANO, DOCENTE DELLA FACOLTA’ DI ARCHITETTURA DELL’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI.

Nessun ritardo o pausa nell’iter delineato e programmato con chiarezza di idee rapportate all’armonica interazione tra ambiente- verde pubblico- territorio- edilizia nel rispetto dei parametri che garantiscano la qualità della vita sociale e lo sviluppo sostenibile delle attività produttive. E’ il quadro degli indirizzi, con cui il Piano urbanistico comunale, elaborato e redatto dal professore Pasquale Miano, docente della Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli, è diventato concreta realtà, con il voto di approvazione espresso all’unanimità dalla maggioranza consiliare e il voto contrario pronunciato della minoranza.

E’ un passaggio amministrativo di significativa rilevanza, che colloca Sperone nel ristretto numero degli oltre 500 Comuni della Campania, la cui pianificazione urbanistica e delle attività costruttive è ancorata sia al dettato della legislazione regionale del 2004, sia al rispetto delle trasformazioni che si sono venute registrando negli ultimi decenni nel contesto cittadino, con graduale trend di crescita demografica, prossima a toccare la soglia dei 4 mila abitanti. E’ il passaggio che fissa regole e disposizioni dettagliate e nette, a garanzia della trasparenza e della legalità nella delicata materia dell’urbanistica che, com’è largamente noto, diventa campo aperto a speculazioni e abusi edilizi di vario genere, se non è pianificata e gestita secondo le normative vigenti e al passo con i tempi. E su questo versante, abbondano le “storie” di illegalità “ignorata” in molteplici contesti comunali e con amministrazioni “assenti” per le più disparate ragioni, ma soprattutto per “conquistare” consenso elettorale, penalizzando senza scrupolo le comunità che finiscono per pagare pesanti pedaggi in termini di fiscalità locale, a fronte del “costruito”, tanto per dire, che non risulta nei ruoli catastali, pur beneficiando dei servizi che sono a carico appunto delle comunità.

Il Puc approvato dal civico consesso segue di un decennio la “variante”- l’unica ad essere stata “varata” al Piano regolatore generale, risalente agli anni ’ 90- e corrisponde alla visione politica che della realtà cittadina nel presente e nell’immediato futuro ha elaborato l’amministrazione dell’Ente di piazza Lauro; visione le cui linee portanti e specifiche sono state al centro della seduta monotematica svoltasi nella sala consiliare del Palazzo comunale, con la presentazione e illustrazione proposte- sul piano politico- dall’ intervento del sindaco Marco Santo Alaia, che svolge anche le funzione di assessore all’urbanistica, e –sul piano tecnico e normativo di conformità alla legislazione regionale- dalla relazione tecnica sviluppata dal professore Pasquale Miano, docente della Facoltà d’Architettura dell’Università degli Studi di Napoli, che ha elaborato e redatto la mappa di progettazione dello strumento di pianificazione.

Tra gli elementi caratterizzanti del Puc, il criterio della formazione dei comparti perequativi, con cui si associano più titolari di suoli sui quali è riconosciuta l’edificabilità; criterio, che risponde ad esigenze e principi di uguaglianza tra i cittadini, prevedendo la cessione a titolo gratuito del 30% o del 33% dei suoli resi edificabili all’amministrazione comunale per la realizzazione di strade, spazi e aree attrezzate per utilità sociale. Un’operazione per la quale l’amministrazione non deve sostenere oneri economici per le procedure di esproprio, realizzando, in pari tempo, opere di pubblico interesse. Altro elemento caratterizzante, la valorizzazione del centro storico, conservandone la fisionomia originaria, nel tipico profilo orizzontale degli edifici, nulla concedendo alle contaminazioni multiplano in verticale; profilo orizzontale che è la nota caratterizzante e costante della vivibilità, con cui s’identifica il costruito del territorio, in larga parte dell’ Area nolana come del comprensorio dell’ Unione intercomunale del Baianese e dell’ Alto Clanio e del contesto urbanistico di Avellino e dei Comuni del circondario. E’ la prospettiva che si rapporta strettamente al miglioramento urbano e alla riqualificazione delle aree del perimetro periferico del territorio comunale, con l’incremento della dotazione del verde pubblico attrezzato, il miglioramento delle infrastrutture con sedi stradali ampie. Come dire che il centro storico e le aree periferiche nello scenario del Puc s’integrano in un processo di osmosi, per rispondere alle esgienze della comunità per la vivibilità migliore possibile.

Aspetto basilare del Puc l’abbassamento degli indici di cubatura per l’edificabilità che si aggirano intorno all’ un per cento o poco più. Un dato che per se stesso, teneva ad evidenziare il sindaco Alaia non favorisce affatto eccessi di cementificazione e d’ indebito consumo dei suoli. Un rilievo di contestazione- quest’ultimo- che aveva sollevato il capo-gruppo della minoranza, Franco Vittoria, nel denunciare, quelli che la minoranza giudica rischi veri e propri di incorrere nell’ipercementificazione del territorio comunale. Un punto di valutazione rigettato sia dal professore Miano che da Alaia , facendo leva, tra l’altro, sul fabbisogno dei vani da realizzar ex-novo per l’incremento demografico previsto per i prossimi quinquenni; fabbisogno che il Piano territoriale di coordinamento provinciale di Avellino quantifica in ottocento vani, mentre la previsione del Puc – per aderenza alla legislazione vigente e per univoca scelta politica dell’amministrazione- è stata ridimensionata a 500 vani da costruire ex-novo negli ambiti dei comparti perequativi.

Un bel passo in avanti sui percorsi della normalità, quello compiuto dall’amministrazione, anche alla luce del confronto dialettico civile e articolato che si è sviluppato nella seduta del civico consesso a carattere monotematico. Certo, sarebbe stato ben più significativo se il modello-Sperone si fosse tradotto nel modello di governo urbanistico dell’Unione intercomunale del Baianese e dell’Alto Clanio, in ragione di una visione organica e di lunga prospettiva per la valorizzazione del territorio, su cui insiste la conurbazione da cui è connotata. Ma i limiti e le inadeguatezze in questa luce non sono ascrivibili certo al modello-Sperone.

di Geo

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