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di ra.na. & co… contro "il sistema" della camorra dell'usura e della violenza, è un blog indipendente, nato dall'idea di persone libere che hanno a cuore le sorti della loro terra, l'Area Nolana

Archivio per il giorno “febbraio 15, 2016”

NOLA. ADDIO AL CENTRO TRASFUSIONALE, NUOVO COLPO BASSO AI DANNI DEL NOSOCOMIO BRUNIANO

Nessuna battaglia per mantenere in vita il centro trasfusionale del Santa Maria della Pietà di Nola, è ormai certo il declassamento, voluto dalla regione Campania guidata da Vincenzo De Luca, a semplice centro di raccolta sangue.

Caduto nel vuoto l’appello del vescovo di Nola Beniamino Depalma e dei medici di base a luglio dell’anno scorso, allorquando si iniziò a parlare della chiusura del prezioso centro.

“Un colpo mortale – tuonano i cittadini e gli operatori sanitari del nosocomio bruniano – è l’ennesimo colpo basso ai danni dell’ospedale Santa Maria della Pietà. E pensare che, in più di un’occasione, sia da parte dei politici dell’area che dei vertici aziendali, si era parlato del rilancio del presidio, che serve una popolazione di oltre cinquecentomila abitanti, ma alla fine l’unico centro trasfusionale sarà quello di Castellamare di Stabia”.

Un colpo che priva i reparti di area chirurgica delle riserve ematiche necessarie ad affrontare senza rischi i protocolli di emergenza. “Oggi Nola – chiosano i cittadini e gli operatori – per l’approvvigionamento del sangue dovrà rivolgersi a Castellamare, con gravi disagi sia per l’emergenza ospedaliera che per le attività terapeutiche domiciliari”.

Attualmente il centro, circa 100 metri quadrati, è allocato al primo piano degli ambulatori in via dell’Amicizia, in fitto. A svolgere il servizio è un solo operatore sanitario, che tra l’altro andrà in pensione il prossimo primo maggio. Da questa mattina è in servizio uno specilialista ambulatoriale. Una situazione assurda, che non fa ben sperare per il rilancio dell’ospedale di Nola, le cui criticità al momento sono tutte in piedi: mancanza di attivazione dell’Osservazione Breve Intensiva (O.B.I.) al Pronto Soccorso e dell’emodinamica H24, attualmente funziona solo per sei ore. Si è in attesa dell’arredo e dell’attivazione delle camere operatorie al primo piano, con annesso reparto di rianimazione. Ristrutturazione del reparto di ortopedia, ampliamento dell’ostretricia e nido ancora al palo.

di ra.na.

La memoria della Memoria

25 aprile 1945: con l’insurrezione generale anche i partigiani finalesi scendono dalle montagne per festeggiare la liberazione dai tedeschi e dai fascisti. Ma il loro compito non è concluso. Ora viene la parte più difficile: costruire la democrazia in Italia e ricostruire il Paese materialmente, moralmente, socialmente.

Il libro La memoria della Memoria, che ho costruito mettendo insieme i documenti dell’Archivio ANPI di Finale Ligure, è la storia di questa faticosa costruzione in una piccola cittadina ligure, storia che ripete la fatica che le italiane e gli italiani furono chiamati a fare in tutto il Paese.

La sezione finalese dell’ANPI inizia la sua storia il 10 luglio 1945; il suo primo presidente è il partigiano garibaldino Giuseppe Operto (nome di battaglia Enzo). Da fare i partigiani raccolti nella sezione ne hanno molto.

C’è da procedere al riconoscimento del titolo di partigiano o patriota, titolo che dà diritto ad alcuni benefici, come una modesta pensione o la riserva di posti nei luoghi di lavoro, titolo che deve essere confermato da un’apposita Commissione sulla base delle informazioni raccolte dalle sezioni ANPI. E allora i partigiani finalesi si trovano a selezionare quelli che veramente hanno combattuto contro i nazisti e i fascisti e quelli che sono saliti sul carro dei vincitori all’ultimo momento o addirittura cercano di cancellare il loro passato fascista per accreditarsi come combattenti per la libertà e la democrazia.

Ecco il caso di un repubblichino che si vanta di aver preso parte all’insurrezione del 25 aprile 1945, ma viene sbugiardato dalla sezione ANPI finalese i cui partigiani testimoniano che sì, era con loro il 25 aprile 1945 ma solo perché, essendo stato catturato il 24 aprile, i partigiani non sapevano dove lasciarlo e se lo erano portato dietro il giorno dell’insurrezione.

Oppure il caso di un ex ufficiale repubblichino che vuol far credere di essere stato a favore dei partigiani e di aver clandestinamente operato per loro infiltrandosi nella controbanda fascista, ma viene anche lui sbugiardato dai testimoni che lo ricordano attivamente e convintamente impegnato a guidare la repressione contro le bande partigiane.

Il titolo di partigiano o patriota viene invece riconosciuto a diverse donne e anche a tanti combattenti antifascisti che erano di altre regioni: così cade il luogo comune di una Resistenza fatta solo al Nord, cosa che è vera da un punto di vista geografico ma non da un punto di vista di appartenenza regionale dei partigiani, dal momento che molti meridionali parteciparono attivamente alla Resistenza trovandosi al Nord come soldati sbandati dell’esercito italiano in disarmo.

C’è poi da farsi carico dei bisogni, che rasentano spesso la miseria, dei partigiani reduci o delle famiglie dei partigiani morti. Pacchi di vestiario nuovo o usato da distribuire periodicamente. Pacchi di viveri di sopravvivenza per i più bisognosi. Un paio di scarpe che la sede provinciale dell’ANPI fa portare a un partigiano finalese. Qualche petizione per ottenere da un sindaco la riduzione o il rinvio di tasse per famiglie di partigiani morti. Assistenza ai partigiani feriti o mutilati ricoverati nell’Ospedale di Pietra Ligure, assistenza a base soprattutto di sigarette e altri generi di conforto, che la sezione ANPI mette in piedi con sottoscrizioni o con feste il cui incasso viene devoluto a beneficio dei partigiani degenti.

C’è la questione del posto di lavoro da garantire ai partigiani secondo percentuali stabilite dai governi o del reintegro nel posto di lavoro di chi ne era stato allontanato per attività antifascista. Talvolta si sfiora la guerra tra i poveri perché un posto di lavoro garantito a un partigiano può significare un posto di lavoro in meno per chi non era stato partigiano.

Questo spiega il rigore morale che la sezione ANPI finalese, come tutte le sezioni ANPI, pretende dai propri iscritti: nessuno deve credere di avere diritti particolari per il fatto di aver combattuto i nazisti e i fascisti, sul lavoro bisogna guadagnarsi il rispetto di tutti col proprio impegno e con la propria serietà sia per non agevolare la propaganda reazionaria contro la Resistenza sia per non ostacolare la ricostruzione economica e sociale del Paese, rubando, per di più, il lavoro a chi ne avrebbe bisogno.

Sulla questione morale i partigiani dell’ANPI non fanno sconti: denunciano pubblicamente le malefatte di alcuni partigiani, veri o presunti, e denunciano anche il comportamento dei partigiani più giovani che sembrano aver voglia di divertirsi più che pensare a collaborare alla ricostruzione del Paese e ad aiutare chi soffre nel bisogno.

E poi l’impegno, irrinunciabile, di custodire la Memoria. Custodire la memoria, nelle testimonianze scritte di chi ha combattuto, nei cippi o lapidi o monumenti funebri in memoria di donne e uomini uccisi nella lotta, nella denuncia di fascisti o collaborazionisti che si sono macchiati di colpe gravi contro gli antifascisti, addirittura nell’ironia di farsi dare dal Comune, per inciderci i nomi dei partigiani finalesi morti in battaglia, la lapide di marmo che Mussolini aveva voluto a Finale come in tutte le città italiane per incidervi una frase di condanna della Società delle Nazioni che si era permessa di decidere sanzioni (peraltro blande) contro l’Italia che aveva aggredito nel 1936 l’Etiopia.

E arriva il giorno del voto, il primo voto alle donne: le amministrative del 31 marzo 1946. L’ANPI di Finale si impegna in un servizio d’ordine per garantire il regolare svolgimento delle elezioni e per dare concretezza a quanto scrive un antifascista che torna a vedere la democrazia: E’ da 25 anni che aspetto questo giorno (…) peccato (…) che non vi possa essere presente mio figlio (…) Mio figlio fu preso dai tedeschi in rastrellamento e portato in Germania a morire nei campi di internamento.

di Luigi Vassallo

N.B. Il libro “La memoria della Memoria” può essere richiesto alla sezione ANPI di Finale Ligure con una sottoscrizione a partire da € 10,00. L’ANPI di Finale Ligure ha la sede in via Ferrante Aporti 15 – 17024 Finale Ligure (SV); indirizzo mail: anpifinale@libero.it: blog: http://anpifinaleligure.wordpress.com/

NOLA. DOMENICA 21 FEBBRAIO IN PIAZZA DUOMO IL CAMPER DELLA SALUTE, PER CONTRASTARE LA DIFFUSSIONE DELLE INFEZIONI SESSUALMENTE TRASMISSIBILI

sal 1Parte dal comune di Nola il camper della salute per contrastare la preoccupante diffusione di infezioni sessualmente trasmissibili. Il progetto ha lo scopo di prevenire le ITS (infezioni trasmissibili sessualmente) attraverso un approccio corretto alla sessualità, all’affettività e a corretti stili di vita. Il camper sosterà domenica 21 febbraio in piazza Duomo a Nola dalle 10 alle 13, dove esperti ascolteranno giovani e daranno consigli utili sulla prevenzione.

sal 3Questa mattina presso l’aula consiliare del comune di Nola si è tenuta la presentazione del progetto con la partecipazione del prof. Mario Delfino, docente di dermato-venereologia presso l’Università di Napoli Federico II, l’assessore alle pari opportunità Carmela De Stefano, la psicologa Raffaella Aruta, la dermatologa Orsola Rescigno e dal delegato del sindaco, il capogruppo di Forza Italia Franco Nappi. Presenti all’incontro molti consiglieri comunali, tra cui Maria Esposito, Laura Napolitano, Giovanni Velotti, Luisa Marone, Emma Vecchione, Salvatore Notaro, Mariafranca Tripaldi, Antonio Annunziata, Vincenzo Iovino.

In apertura il capogruppo Franco Nappi, delegato dal sindaco, ha sottolineato l’importanza del progetto e l’impegno dell’amministrazione a collaborare per arginare un’emergenza che non è solo sanitaria ma anche sociale, auspicando che l’imminente istituzione del nuovo consiglio comunale dei ragazzi terrà presente la problematica.

sal 2“Chi si avvicina alla sessualità – afferma l’assessore alle pari opportunità Carmela De Stefano – deve conoscere sè stesso in modo da viverla al meglio ed in maniera corretta. Abbiamo bisogno di queste iniziative e di sensibilizzare soprattutto i giovani ad adottare stili di vita più sani. Abbiamo trasmesso ai dirigenti scolastici e medici di base un invito infomativo perchè riteniamo che questa sia l’unica strada da seguire”.

“Quello del camper della salute – sostiene il direttore scentifico del progetto, il prof. Mario Delfino – è un alto momento di informazione. Sempre più giovani vivono la propria sessualità senza un approccio corretto alla gestione dell’affettività e senza pensare alle conseguenze a cui vanno incontro, dalle gravidanze indesiderate ad infenzioni terribili come HIV ed epatite C. Perciò – continua il prof. Mario Delfino – occorre un impatto comunicativo forte, senza far diventare sessofobiche le persone. Nel nostro team abbiamo psicologhe, venereologhe e comunicatori. Occorre vivere bene la propria sessualità – conclude il prof. Mario Delfino – perchè la malattia ti brucia più di una delusione amorosa”.

“Il nostro obiettivo – sottolinea la psicologa Raffaella Aruta – è quello di promuovere il benessere psicologico; lavoriamo sulle affettività, sul mondo emozionale e proprio attraverso le emozioni impariamo a conoscere l’altro. Il nostro lavoro – conclude Aruta – va verso una sessualità responsabile”.

sal 4“Oggi c’è una forte ripresa delle malattie infettive – afferma la dermatologa Orsola Rescigno – circa il 31% in più, quindi vogliamo essere un punto di riferimento per i giovani. Vogliamo che ci vengano fatte domande, insomma vogliamo lanciare un messaggio positivo. Il paziente deve sapere che deve curarsi seguendo uno specialista e non da sè. Domenica 21 febbraio saremo presenti in piazza Duomo a partire dalle 10. Saranno distribuite brouchure, parleremo soprattutto delle malattie e dei vaccini messi a disposizione dal Ministero della Salute”.

L’opuscolo illustrativo è stato realizzato dalla dott.ssa Daniela Farina con il contributo della psicologa Raffaella Aruta, Anna De Rosa e Teresa De Cicco. Dopo Nola la campagna proseguirà toccando diversi punti nevralgici della nostra regione come Castellamare di Stabia, Portici, Sorrento, Eboli.

di ra.na.

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