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Archivio per il giorno “febbraio 14, 2016”

NAPOLI. PRIMARIE, GIANFRANCO NAPPI: “LA ‘MISSION’ DI BASSOLINO? SOSTENERE UNA NUOVA E GIOVANE CLASSE DIRIGENTE”

antonio bassolinoL’impegno politico partitico oramai è alle spalle da tanto tempo. E non tornerà. Non abito a Napoli e quindi neanche potenzialmente da cittadino ed elettore del centrosinsitra potrei essere coinvolto dalle Primarie del prossimo 6 marzo. Eppure sento il bisogno di non rinunciare a dire la mia su un appuntamento così importante per il futuro di Napoli e del Mezzogiorno: le prossime elezioni amministrative.

Non avrei molti dubbi su chi votare. Penso che quello che sta facendo Antonio Bassolino abbia insieme i tratti di un elemento di lucida ‘follia’ e di un ‘mettersi al servizio’ portato alle estreme conseguenze.

Follia perché, comunque la si guardi sul piano personale suo è un azzardo, un salto senza rete, una scalata inusitata nella quale è possibile anche perdersi.

Certo, credo che nell’uomo sia scattato il bisogno, accumulato nel tempo, di dimostrare chi effettivamente sia, la considerazione dell’ingiustizia subita, del dover essersi fatto carico delle responsabilità di tutto e per tutto quello che non ha funzionato in una esperienza di governo con la quale però ancora oggi non si riesce a fare i conti.

Sicuramente c’è questo, il bisogno di riconquistare sul campo un onore che si è sentito perduto ingiustamente: e allora eccolo il Bassolino che ‘ricomincia’, che macina chilometri e chilometri di strada, di scale, di case, che ritrova un ‘suo pubblico’, lo spirito di un nuovo inizio.

Io ho guardato con scetticismo a questa sua scelta. Lo dico perché il primo a conoscere questo mio pensiero mesi e mesi fa è stato proprio lui.

Ma, pur guardando da lontano quello che accade, devo dire che ho ritrovato nei confronti di quest’uomo e di quello che sta facendo un sentimento sincero di ammirazione.

Però qui siamo ancora sul terreno delle ragioni introspettive, politico-psicologiche, come a dire, che poco potrebbero interessare sotto il profilo pubblico.

E’ invece proprio su questo terreno, quello politico-pubblico in senso stretto che va giudicata una scelta del genere. E qui la domanda non potrebbe essere più semplice: ma per guidare questa città, in questo momento storico-politico del Paese e del rapporto sempre più difficile tra Mezzogiorno e Italia, per mobilitarne le migliori energie e guidarle in uno sforzo di ripresa, di assunzione nuova di responsabilità che sola può restituire spazio al necessario orgoglio di una intera comunità, Antonio Bassolino ha ed avrebbe dentro di se’ le corde e i numeri per interpretare questo al massimo grado? Capacità, energia, esperienza? E ne avrebbe in misura maggiore rispetto a tutti gli altri candidati in campo nelle primarie, oggi, e nel campo della sfida istituzionale dopo?

E’ a questa domanda che bisogna rispondere in primo luogo, poi possono venire tutte le altre considerazioni, le simpatie o le avversità, ma è questo il punto a cui non si può sfuggire.

Ed è su questo che mi pare difficile non dare una risposta positiva. Ed è da qui che nasce questo suo ‘mettersi a disposizione’ per la città, per Napoli: estremo, perché effettivamente per lui Napoli viene prima di ogni altra cosa.

Ma vorrei introdurre anche un ulteriore elemento di valutazione.

Considero esiziale per la prospettiva di progresso che, in Italia, quello che ‘rimane’ o che ‘vivifica’ della storia della sinistra si fronteggi in una sorta di scontro finale: gli uni considerati traditori di classe e gli altri considerati inutili orpelli del passato.

Penso che gli uni e gli altri, seppur gli uni al governo e gli altri all’opposizione, dovrebbero prendere atto che l’esperienza sin qui condotta ha raggiunto un punto limite, oltre il quale c’è il rischio concreto di ‘inessenzialità’ per entrambi e che entrambi sarebbero chiamati a ricercare vie nuove rispetto a quelle sin qui battute.

Ecco, non mi va che si azzeri del tutto la prospettiva di un centrosinistra plurale e ripensato a partire dalla società: in questo, sicuramente la storia di uno come Antonio Bassolino, potrebbe tornare molto utile.

Ho pochi dubbi sul fatto che occorra in ogni caso e comunque costruire un salto generazionale e di esperienza nella politica italiana. Ed in quella napoletana massimamente. E penso che la ‘mission’ di Bassolino dovrebbe essere proprio questa: fare strada, accompagnare, sostenere una nuova e giovane classe dirigente nella quale si faccia spazio al meglio che nelle Università e nei Centri di ricerca, nei luoghi di lavoro come nella ricerca del lavoro, nell’impresa come nelle professioni rappresenta il più grande investimento da fare sul futuro di Napoli.

Conosco da sempre e da sempre stimo Valeria Valente.

Si rimane inchiodati al passato se è di passato e non di futuro che si discute. E in questo ‘passato’ di Bassolino ci siamo stati in tanti (e mi ci metto pure io che pure ne ho vissuto solo la parte conclusiva e meno fortunata…), e delle due l’una: o non contavamo proprio niente, ed allora si capisce che si sia cercato un capro espiatorio. Certo, poi però, se noi non contavamo niente, si aprirebbe una necessaria riflessione su di noi… O invece, intorno ad un leader, con le sue primarie responsabilità di leader certo, c’era una classe dirigente in formazione. E se quella classe dirigente c’era, poi non può non condividerne allora le responsabilità, le vittorie e le sconfitte, le luci e le ombre.

Ed è impressionante vedere come per ‘sconfiggere’ il ‘pericolo’ di Bassolino il PD non abbia saputo fare di meglio che affidarsi ad una figura che viene da quella storia.

gianfranco nappiParadossalmente vuol dire anche che quella storia, con tutti i suoi limiti su cui non si è mai voluta aprire una riflessione critica condivisa, per farci i conti e costruire il futuro su basi nuove, ha lasciato un segno profondo, piaccia o non piaccia.

di Gianfranco Nappi (Fonte: Facebook)

NOLA. RI-ACCERTAMENTO ICI-2010: PIOGGIA DI NOTIFICHE ALLA VIGILIA DELLA PRESCRIZIONE, RIGETTATE LE ISTANZE DI ANNULLAMENTO. MONTA LA PROTESTA DEI CONTRIBUENTI BRUNIANI

Monta in città la polemica sul rigetto dell’istanza di autotutela per l’annullamento del ri-accertamento ICI-2010 inviata a circa 2.000 contribuenti bruniani perchè prescritte, essendo state notificate tramite raccomandata postale il 4 gennaio 2016.

Si tratta di anomalie riscontrate dall’ufficio tributi del comune di Nola per circa un milione di euro. Una bella somma per le casse comunali. In questi giorni i contribuenti si sono visti infatti recapitare una comunicazione di rigetto dell’istanza di annullamento in quanto l’ufficio precisa che “la data di deposito presso l’ufficio postale è il 31 dicembre 2015”, pertanto le somme richieste sono dovute.

Nella missiva si fa riferimento alle sentenze della Corte Costituzionale n. 477/2002 e n. 28/2004, le quali precisano che “per il notificante la data valida è quella del deposito della raccomandata presso l’ufficio postale, mentre la data di ricezione per il contribuente serve per la conta dei sessanta giorni per l’invio del ricorso alle commissioni tributarie”.

Dagli uffici fanno sapere inoltre che “tutto è stato fatto nel rispetto della normativa e dei regolamenti vigenti. Il comune ha il dovere di riscuotere le somme da chi non ha ottemperato, anche a tutela dei cittadini che il loro dovere lo hanno invece adempiuto. Il comune non può far prescrivere i propri crediti”.

Immediata la replica dei contribuenti bruniani: “Cinque anni per riaccertare il tributo e l’ultimo giorno dell’anno, alla vigilia della prescrizione, vengono depositati oltre duemila accertamenti, mentre per rigettare le istanze bastano agli stessi dipendenti solo tre settimane. Una situazione che farà aumentare il contenzioso e le spese nei nostri confronti. Al momento non ci resta che fare ricorso alle commissioni tributarie entro sessanta giorni dalla ricezione della raccomandata”.

Intanto la responsabile del servizio tributi fa sapere che già si sta attivando per il ri-accertamento ICI-2011, auspicando che, entro la fine di giugno, possano già partire le raccomandate di notifica ai contribuenti inadempienti.

di ra.na.

NOLA. INSULA DI SANTA MARIA LA NOVA, STORIA INFINITA DI DEGRADO IMPERANTE

Non sono solo i residenti ma anche i cittadini a dire basta al degrado ormai cronico che imperversa su tutta l’area antistante la Chiesa di Santa Maria La Nova, gravemente danneggiata dal terremoto del 23 novembre 1980.

Tanti negli anni i tentativi di recupero dell’area. Inizialmente, negli anni ’90, si pensò di realizzare una piazza. Il progetto approdò anche in consiglio comunale, ma alla fine restò solo sulla carta. Successivamente fece capolino l’idea di un auditorium, ma il progetto si arrestò alla fase preliminare, non diventando mai definitivo e finanziato. Agli inizi del nuovo millennio, con l’apertura del Museo Archeologico di via Cocozza fu deciso di destinare l’area ad ampliamento del Museo stesso. A mettere la ciliegina sulla torta nel 2009 ci pensò la regione Campania con il piano strategico di valorizzazione dei beni culturali e ambientali dell’area nolana, che con decreto di giunta regionale n. 719 stanziò circa 21 milioni di euro di cui 690 mila furono destinati al progetto presentato dalla Sovrintendenza per la realizzazione dell’Insula di Santa Maria La Nova presso il Museo Archeologico di Nola. Sulla tabella affissa all’ingresso del rudere si legge: “Progetto a cura degli architetti Raffaele Mazza e Andrea Padovano. Direttore dei lavori: architetto Madallena Marcelli. Ditta esecutrice del lavori: Cantore Giuseppe di Afragola. Impresa subappaltatrice: Impregiva srl. Consegna dei lavori: 22 dicembre 2011. Ultimazione dei lavori: 8 luglio 2012“. A distanza di oltre quattro anni i lavori non sono ancora iniziati. Dalle informazioni assunte presso la direzione del Museo, allo stato i lavori sono fermi per l’esistenza di un contenzioso con la ditta esecutrice. Intanto il responsabile del procedimento, come si legge sulla tabella, risulta essere ancora Giuseppe Vecchio, andato in pensione l’anno scorso. Una situazione assurda che penalizza fortemente i residenti, deturpando inoltre il decoro della zona.

di ra.na.

AVELLA. IL PROGETTO DEL LICEO “ENRICO MEDI” APERTO AL TERRITORIO, AL “TEATRO BIANCARDI” INCONTRO CON LA LETTERATURA ITALIANA

Foto di Dino Ignani

RISERVATA AGLI STUDENTI E AI CULTORI D’ITALIANISTICA, LA “LECTIO MAGISTRALIS” DI GIULIO FERRONI SARA’ INCENTRATA SULL’”ERESIA” DI PIER PAOLO PASOLINI. L’APPUNTAMENTO E’ ALLE ORE 9,30 DI MERCOLEDI 17 FEBBRAIO, ANNIVERSARIO DEL ROGO SU CUI NEL 1600 A CAMPO DE’FIORI FU IMMOLATO GIORDANO BRUNO, L’ERETICO CHE NON SI PIEGO’ AL CONFORMISMO DOMMATICO E ALL’AUTORITARISMO DELL’INQUISIZIONE ECCLESIASTICA.

Si sviluppa a cadenza annuale, il ciclo di lezioni calibrato sui nuclei tematici sia delle opere che delle visioni concettuali e ideali dei maggiori e più significativi autori della Letteratura Italiana Contemporanea, nel quadro del progetto socio-didattico e formativo del Liceo Scientifico-Linguistico-Artistico “ Enrico Medi ”di Cicciano; progetto, curato dal Preside Pasquale Amato, dalla professoressa Rosanna Napolitano e dal professore Carlangelo Mauro,poeta e critico letterario.

Il ciclo si è inaugurato l’11 dicembre nel confortevole e spazioso Centro Nadur, a Cicciano, mentre contemporaneamente si svolgono nel presidio liceale di via Madre Teresa di Calcutta, in collaborazione con l’Associazione Culturale Internazionale Sinestesie e La casa della poesia di Baronissi, incontri con poeti italiani e stranieri nell’ambito del progetto “Voci dal mondo” (Maram al-Masri, S. Gudzević su Izet Sarajlić, Galluccio, Cucchi, J. Hirschman), le attività didattiche mirano anche alla riflessione critica su autori canonici e ormai classici della contemporaneità. Le lezioni magistrali sono tenute in diversi Comuni del territorio riservate ai giovani delle quinte classi, ma sono aperte ai cultori e studiosi di Letteratrua italiana.

Hanno avuto inizio, nel citato Centro Nadur, con la lezione di Alberto Granese dell’Università di Salerno, sul tema “Natura e cultura: i riflessi fisici, etici e psichici della guerra nella narrativa di Alberto Moravia”.

Mercoledì 17 febbraio, anniversario della morte di Giordano Bruno, l’appuntamento nel Teatro Biancardi – alle ore 9,30 – è con il professore Giulio Ferroni, dell’Università “La Sapienza”, di Roma. La “Lectio magistralis” di Ferroni sarà incentrata, sull’‘eretico’ Pier Paolo Pasolini. Il tema della “Lectio”, è “Pasolini: il corpo, la storia, il destino”. E va evidenziato che Ferroni è uno dei più grandi critici e storici della Letteratura italiana, autore della ben celebre ed innovativa “Storia della letteratura italiana”, strutturata in quattro volumi, pubblicata dalla Casa editrice Einaudi nel 1991 e in versione aggiornata da Mondadori nel 2013; un’opera di eccellente profilo divulgativo, con la contestualizzazione storico-sociale che integra e dilata gli orizzonti interpretativi dei brani antologici. Uno strumento didattico di qualità, con larghissima diffusione nelle Scuole superiori.

Il metodo critico di Ferroni è stato definito dallo stesso autore come “eclettismo diffidente”, all’insegna di una fede tutta laica nelle funzioni e nel ruolo che la letteratura può ancora avere oggi, tra le mille difficoltà, i pericoli e contraddizioni della società contemporanea, «tra dominio dei media e della pubblicità» e «l’incontrollabile proliferazione della produzione». Convinto che sia necessaria una ecologia della stessa Letteratura, per liberare la mente dai testi e messaggi inutili. che costituiscono l’orizzonte della comunicazione degradata in cui siamo tutti immersi. In “La Passion predominante” (Liguori, 2009) Ferroni ha scritto che la Letteratura − in questo si sente la lezione di Pasolini − può essere vissuta come «una particolarissima religione: religione senza sacerdoti, senza poteri, senza dogmi, aperta alle possibilità più diverse, disposta ad assumere dentro di sé gli dei e i santi più eterogenei, ma anche a scacciare gli indegni fuori dai territori del sacro; religione laica e atea, ironica e ambivalente, universale e relativizzante».

Tante le pubblicazioni di Ferroni: tra le più recenti in volume si ricordano: Ariosto (2008, Premio De Sanctis 2009), Prima lezione di letteratura italiana (2009), Scritture a perdere. La letteratura degli anni zero (2010), Il comico: forme e situazioni (2012), Gli ultimi poeti: Giudici e Zanzotto (2013), La fedeltà della ragione (2014). Da segnalare in particolare la seconda edizione ampliata nel 2010 di uno de suoi saggi più importanti (uscito nel 1996) Dopo la fine, in cui la condizione «postuma della letteratura» e dei letterati, la consapevolezza del passato e della grande tradizione che ci ha preceduto, delle liberazioni e delle catastrofi del ’900, inscrive la possibilità nel futuro nel senso del limite. Ferroni si è occupato anche del mondo della scuola e in La scuola impossibile (2015) rivolge il suo sguardo critico alla attuale riforma della scuola.

Il 10 marzo, il prof. Guido Baldi dell’Università di Torino, con altri, di “Dalla storia al testo, dal testo alla storia”, celebre antologia e storia della letteratura uscita nel 1993 per Paravia, poi rinnovata in varie edizioni, concluderà la prima tranche di incontri con una Lectio magistralis Cesare Pavese.

(red)

AL VIA LE GIORNATE BRUNIANE, IL CARTELLONE DI EVENTI NEL SEGNO DEL NOLANO

giornate bruniane 2016 nola

La prima rappresentazione della morte di Giordano Bruno

brunoQualche anno addietro, in una trasmissione televisiva informarono che Michele Di Sivo e Orietta Verdi, due archivisti professionisti dell’Archivio di Stato di Roma, nel corso della loro attività specialistica di restauro rinvennero nel margine sinistro di una pagina di un manoscritto dell’anno 1600, un bozzetto ad inchiostro rappresentante Giordano Bruno tra le fiamme. La notizia fu ripresa da Nuccio Ordine il 17 aprile del 2011 sulla pagina 39 del Corriere della Sera. Riproponiamo la segnalazione per quelli che, per caso, non ne abbiano contezza.

Si tratta di un bozzetto fatto dal notaio Giuseppe De Angelis, incaricato di seguire personalmente il 17 febbraio del 1600 il trasferimento del Filosofo dalla prigione di Tor di Nona fino a Campo de’ Fiori, e di assistere anche alla tragica pena. Non si comprende il motivo per cui, oltre alla stesura del verbale ufficiale dell’avvenuta esecuzione, abbia sentito il bisogno di fare per di più una rappresentazione grafica come una cronaca iconica. Il filosofo appare vestito con una lunga tunica, intatta e senza evidenti bruciature, che, a nostro avviso, lo fa assomigliare più ad un’anima che ad una persona. Nel viso gonfio si stagliano macchie informi a rappresentare occhi, naso e bocca. Non pare che vi sia raffigurato il palo al quale si legavano all’indietro le mani dei condannati, visto che le braccia sono libere in avanti, né si riesce a capire bene se in alcuni tratti del disegno siano riportate una traccia di barba e la mordacchia, l’atroce strumento che chiudeva la bocca ai condannati. Tutta la figura è avvolta da fiamme maligne che ci sembrano più infernali che quelle del rogo. La raffigurazione ci orienta ad ipotizzare che il notaio Giuseppe, nelle funzioni di autorità preposta doveva essere pienamente d’accordo con i giudici che avevano dichiarato eretico il Bruno, e potrebbe averne rappresentato non tanto la morte sul rogo, quanto piuttosto la condanna all’inferno.

di Antonio Fusco

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