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di ra.na. & co… contro "il sistema" della camorra dell'usura e della violenza, è un blog indipendente, nato dall'idea di persone libere che hanno a cuore le sorti della loro terra, l'Area Nolana

Archivio per il giorno “febbraio 5, 2016”

Una comunione d’amore

IMG_1657 (1)Un onore, nonché un piacere, per noi alunni del Masullo-Theti, aver avuto come ospite Ermanno Bocchini, Prof. di Diritto Commerciale della Facoltà di Economia e Commercio dell’Università Federico II di Napoli.

A partecipare all’incontro sono state le classi 5B sia, 5A sia e 4B afm con le rispettive Prof.sse Barone A., Dubbioso F. e Meo R. Immancabile la presenza del nostro Dirigente scolastico, prof.ssa Anna Maria Silvestro, la quale ha anticipato il tema della conferenza con una propria riflessione al riguardo. Un dibattito incentrato sul valore della cittadinanza e su ciò che significa essere un vero cittadino nel 2016.

IMG_1622 (1)Dare vita ad un’epopea di Risorgimento è quello di cui si è parlato per riproporre un nuovo sentimento patriottico. Essere cittadini italiani, o di un qualsiasi altro Paese, non vuol dire averne solo la cittadinanza. Cittadino è colui che, all’interno di una società, si attiva per garantirne l’equilibrio e la civiltà; contrariamente a coloro che, violando la legge e limitando la libertà altrui, divengono odierni stranieri.

Nel 2016 parlare di Nazione, Religione o Lingua, come ci ha spiegato il Prof. Bocchini, significa innalzare dei muri tra i popoli, differenziarli gli uni dagli altri. La storia dell’umanità ci ha insegnato che gli uomini si sono sempre battuti per la supremazia, per ottenere il potere. “La ‘fabbrica delle armi’ è sempre stata, ed è ancora oggi, l’industria più sviluppata al mondo, in opposizione alla ‘fabbrica dell’amore’ che è quasi in procinto di chiudere i battenti”- ha affermato il Professore. Imparare ad amare è la soluzione per assicurare nel mondo il “buon vivere civile”.

IMG_1569 (1)Innamorarsi, in primis di sé stessi e poi di tutto ciò che ci circonda è la strada da imboccare per poter rivoluzionare il sentimento di appartenenza e trasformarlo in cittadinanza umanitaria.

Non esistono distinzioni di razza, nazione, cultura o lingua se siamo uniti dall’amore.

E quale migliore forma di amore incondizionato e puro se non quello per la musica, ha evidenziato il prof. Bocchini. Gli uomini, prima ancora di imparare a parlare hanno iniziato a suonare, a dare voce alle vibrazioni del proprio cuore. La musica non distrugge, non uccide, non inganna. La musica crea, unisce, emoziona. Ancor di più la canzone classica partenopea, dal momento che il napoletano è stato riconosciuto dall’Unesco lingua e non dialetto, secondo solo all’italiano per diffusione nella nostra penisola.

IMG_1572 (1)Pertanto poesia e musica napoletana, a detta del nostro relatore, creano, a tutti gli effetti, dei ponti verso il mondo, emozionando, ieri come oggi, intere generazioni. Ne è stata prova l’emozione che ha attraversato il cuore di tutti i presenti, quando Alessia Fescina della 4A sia ha recitato “A’ vita” di Alfredo Varriale, ed anche quando Anna Cozzolino e Miriam Fasulo della 3B sia hanno recitato la famosa “Pianefforte ‘e notte” di Salvatore Di Giacomo. Ma ancor più grande è risultato il coinvolgimento di tutti, dinanzi alla bravura di Cristina Russo della 3B sia (voce), Giovanni Del Piano della 5C sia (voce e tastiera) e Fabio Orfano della 4 Bcat (voce e chitarra), i quali, esibendosi nell’esecuzione di “Napule è”, “Dicitencello vuje” e “’O surdato nnammurato”, hanno dimostrato ancora una volta che la musica può unire più di mille parole.

“Là dove senti cantare, fermati. Gli uomini malvagi non conoscono canzoni”.

di Pasqualina Capasso 5 Bsia

BAIANO. ALL’“INCONTRO” OBIETTIVO SULLA FORMAZIONE DELLA PROPRIETA’ FONDIARIA

CONVERSAZIONE-RELAZIONE DI ANGELO PERNA E ANTONIO MASUCCI SULLA REALTA’ LOCALE.

E’ fenomeno di stimolante interesse politico ed economico per la “lettura” della realtà sociale, quello della formazione della proprietà fondiaria nel territorio dell’attuale Unione intercomunale del Baianese e dell’Alto Clanio; fenomeno che prende le mosse con la legislazione post-unitaria del 1862, consolidandosi grazie anche alle successive integrazioni normative a cavallo dell’800 e del ‘900, per proiettarsi fino ai nostri giorni. E’ lo scenario, il cui fulcro è costituito dal compendio dei cospicui patrimoni terrieri, oltre che di “case e palazzi”, i cui titoli di proprietà erano in capo alle Chiese locali e alle Congregazioni religiose, per lo più di Napoli e Cardito, e alle amministrazioni comunali. Era il compendio, con cui si identificava la ricchezza materiale dell’area, considerata la realtà sociale, ancorata all’attività agricola in larga prevalenza, in un contesto relativamente arcaico, soprattutto quello del secolo ‘800, come lo era per l’intero Sud.

Su questo scenario si focalizzeranno i riflettori della conversazione, che sarà sviluppata domenica – 7 febbraio alle ore 10,30 – dal professore Angelo Perna, docente di Economia negli Istituti statali d’istruzione superiore, e dall’avvocato Antonio Masucci, che coniugano gli impegni professionali con quel gusto e quella profonda e appassionata ricerca documentale che li rende autorevoli cultori e divulgatori della storia sociale del territorio. Un percorso, di cui è basilare il capitolo dei livelli censuari, in virtù dei quali si frammentavano i compendi patrimoniali di Chiese, Congregazioni e amministrazioni comunali, per conferirne la gestione a “terzi”; conferimento, che permetteva, in ogni caso, di far conservare i titoli di proprietà dei compendi frammentariamente originari titolari. Un meccanismo – si comprenderà bene – su cui si esercitava una partita determinate su carattere “politico” per l’esercizio del potere reale sul territorio; ch’era direttamente proporzionale soprattutto con il valore di rendita procurato dai possessi terrieri, di cui si aveva la disponibilità. Una partita, i cui attori erano non soltanto il folto clero e le “persone di chiesa”, ma anche in forme capillari notai,avvocati e medici, la cui consistenza non superava la soglia di qualche decina di soggetti, oltre che amministratori municipali e loro manutengoli.

Nell’agenda de “L’Incontro”, intanto, si inserisce un altro appuntamento di rilievo. Il sodalizio di via Luigi Napolitano ospiterà il dottor Mario Bianchino, sindaco di Montoro, la Città della Valle dell’Irno costituitasi con la fusione tra le municipalità di Montoro Inferiore e Montoro Superiore. Un progetto politico ed amministrativo compiuto, in linea con la legislazione regionale della Campania, con la Riforma-Delrio e con gli indirizzi comunitari europei. Il sindaco Bianchino , ch’è stato segretario generale del Comune della Provincia di Avellino, laureato in Economia e Commercio all’Ateneo federiciano, è giornalista pubblicista ed autore di importanti saggi in materia amministrativa e di contabilità degli Enti locali.

L’appuntamento nei locali de L’Incontro è fissato per domenica 21 febbraio alle ore 10,30.

di Geo

LECCE. OMAGGIO ALLA “FESTA ETERNA” DEL MAESTRO MIMMO PALADINO: L’ALBERO DELLA CUCCAGNA “NASCE” NELLA BOTTEGA D’ARTE NOLANA TUDISCO

Domani, sabato 6 febbraio 2016, alle 11 al Largo S. Croce a Lecce verrà innalzato “L’Albero della Cuccagna”, opera d’arte realizzata da Mimmo Paladino, uno dei rappresentanti più affermati della transavanguardia, movimento teorizzato nel 1980 dal critico d’arte Achille Bonito Oliva. L’opera rientra nell’omonimo progetto presentato all’EXPO GATE di Alessandro Scandurra.

Con il progetto “L’albero della Cuccagna” – Nutrimento dell’Arte, Achille Bonita Oliva ha scelto ed invitato 45 artisti di diverse provenienze e generazioni, creando una rete espositiva diffusa in tutta Italia, dalla Val d’Aosta alla Sicilia, che coinvolge sia Musei che Fondazioni pubbliche e private. Ad ogni artista è stata data la libertà di poter esprimere con un’opera, una installazione, una forma, la propria idea ed interpretazione dell’Albero della Cuccagna. L’opera sarà esposta a Lecce fino al 30 marzo prossimo. Ci sarà poi una collettiva dei 45 artisti con l’intento di coinvolgere anche le persone più giovani e gli studenti. A Napoli sono tre gli artisti coinvolti: due napoletani ed uno straniero presso il Museo “Madre” e fondazioni private. Come dicevamo, il soggetto cardine è l’Albero della Cuccagna, un mito che trae le sue origini nel Nord Europa per poi diffondersi sino al Mediterraneo. Una tradizione antica, che parla di un albero dai continui frutti, simboli dell’abbondanza, divertimento e nutrimento. Tra gli artisti coinvolti vi sono alcuni grandi nomi tra cui Michelangelo Pistoletto presso la sua omonima Fondazione di Biella, Alfredo Jarr alla Fondazione Merz di Torino, Luigi Ontani Museo Archeologico di Napoli e Mimmo Paladino al Complesso Carlo V di Lecce. L’opera, che sarà esposta a Lecce, pensata e strutturata dall’artista campano, è una macchina barocca alta quindici metri, molto suggestiva. Una sorta di “Giglio” realizzato per la nostra Festa a giugno in onore di San Paolino. A farlo pensare e rendere la cosa certa è che la realizzazione è avvenuta presso l’antica Bottega d’Arte Tudisco a Nola. Un progetto voluto fortemente dall’artista, che rappresenta una sorta di macchina da festa formata dal sovrapporsi dell’intersecarsi di uno, due, tre, cento numeri, tutti in legno, definiti ed identificati come moduli scultorei oltre che ad una chiara allusione all’infanzia e al gioco. L’opera doveva essere installata a Lecce il 18 dicembre scorso, ma a causa delle festività natalizie è stata spostata a domani 6 febbraio. Non è la prima volta che Mimmo Paladino manifesta un’attenzione nei confronti della nostra “Festa Eterna”. Nel 2014 infatti l’artista fu autore della decorazione in cartapesta del Giglio del Panettiere. A scegliere il famoso artista fu il Comitato dei “36” maestri di festa. Fu lo stesso Paladino a guidare la vestizione. Tema centrale dell’opera fu il “Sud”, dalla tragedia della Terra dei Fuochi al continuo divario economico e sociale tra il Nord ed il Sud. Ancora impresso nella mente di tanti nolani il rivestimento, che era punteggiato da una serie di chiodi, simbolo delle numerose ferite inferte a tutto il meridione italiano. Nel tempo ci sono stati diversi “Gigli” d’autore, cerchiamo di elencarli tutti: Geppino Cilento, Italo Scelzo, Mario Persico, Sergio Fermariello, Mimmo Paladino, Emiliano Perini e Luca Vele, oltre ai nostri artisti Guido Ambrosino (1972) e Vittorio Avella (autore di ben tre progetti, il primo nel 1972). Ogni qualvolta che a cimentarsi nella “kermesse nolana” è stato un’artista di livello internazionale a fare da ponte tra il disegno degli artisti e le magiche mani degli artigiani locali è stato il Maestro Vittorio Avella, artista d’arte contemporanea e fondatore, insieme ad Antonio Sgambati, di una pregevole ed affascinante officina calcografica a Nola, “Il Laboratorio”. Avella e Sgambati accolgono da circa quarant’anni nella loro “taverna d’arte” artisti, poeti, scrittori apprezzati in tutto il mondo. Tra i nomi illustri che frequentano “Il Laboratorio” figurano Mèret Oppenheim, Mario Persico, Fabrizio Clerici, Mimmo Paladino, Bruno Donzelli, Achille Bonita Oliva, Goffredo Fofi, Mariano Baino, Massimo Cacciari.

di ra.na.

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