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di ra.na. & co… contro "il sistema" della camorra dell'usura e della violenza, è un blog indipendente, nato dall'idea di persone libere che hanno a cuore le sorti della loro terra, l'Area Nolana

Archivio per il giorno “febbraio 2, 2016”

BAIANO. I MONITI DELLA SHOAH E I NOSTRI GIORNI

21bisLA MEMORIA E LE LIBERTA’ DEMOCRATICHE PER NON SOCCOMBERE AI FONDAMENTALISMI.

AL CIRCOLO “L’INCONTRO” LA CONVERSAZIONE-RELAZIONE DELLA PROFESSORESSA GAETANA AUFIERO HA CONCLUSO LE INIZIATIVE SUL “GIORNO DELLA MEMORIA”. RIVISITATA LA FIGURA DI GIOVANNI PREZIOSI TEORICO DELL’ANTI-SEMITISMO. NEL READING CURATO DA LUCIO PASSIO E MARIA LAURA CONTE SOTTO I RIFLETTORI IL “MEIN KAMPF” E “ SE QUESTO E’ UN UOMO”.

Ampliare gli orizzonti della conoscenza, per ancorare la memoria al variegato e complesso tessuto della realtà sociale nella misura più compiuta e pregnante possibile, così come l’anatomista di qualificata professionalità si avvale con scrupolosa attenzione delle più sofisticate tecniche ricognitive disponibili, per compiere al meglio il proprio lavoro. Una scelta di ricerca approfondita e di metodo, che si salda con l’esigenza di far maturare e diffondere quella lucida e razionale consapevolezza che permetta di comprendere il passato, con cui si dà senso al presente e al futuro, distinguendo tra la ricchezza etica e morale dell’ evoluzione civile, del progresso dei popoli e dell’ emancipazione degli uomini nella giustizia e tutto ciò che, invece, di tale ricchezza, costruita attraverso la cultura e il sapere, viene cancellato e conculcato per essere sospinto e riversato nelle oscurità dell’abisso del degrado tribale. Il che si verifica irrimediabilmente, quando nelle coscienze e nelle menti albergano i fondamentalismi politici o religiosi che siano, le ideologie del pensiero unico e totalizzante, imposto con la forza bruta o con le sofisticate applicazioni delle modalità della psicologia di massa.

17bisE’ la scelta, che fa da lievito al pensiero critico, per dilatarlo a 360° senza pre-giudizi, permettendo di configurare, in particolare e con nettezza, la sostanza identificativa delle “mostruosità”, di cui l’uomo può essere – ed è- artefice in assoluta unicità, paralizzando il cammino dell’incivilimento. Ed è artefice unico in stretta correlazione con la “visione del mondo” che costituisce la matrice e l’architettura portante delle stesse “mostruosità ”, che possono ritornare ad occupare lo schermo dell’attualità e , purtroppo, vi ritornano annunciate da cupe e tristi avvisaglie, se la smemoratezza prevale e se il pensiero critico si affievolisce e …si auto-annulla, per superficialità e insipienza, cedendo al piatto conformismo che tutto mescola e metabolizza, ripudiando il discernimento, la chiave di volta che fa separare il bene della vita da affermare e far valere senza alcuna discriminazione, respingendo il male della distruttività.

Su questa traccia si è sviluppata la conversazione-relazione della professoressa Gaetana Aufiero, incentrata sulla tematica: “La Shoah tra memoria e storia. Dal fanatismo ideologico nazista alla tragedia del genocidio degli ebrei e delle minoranze etniche”; conversazione-relazione, con significativi riscontri testuali, proposti nei locali del Circolo L’Incontro, a conclusione delle iniziative per il Giorno della Memoria.

IL PASSATO CHE NON E’ PASSATO

5bisFocalizzati gli aspetti più corposi delle conseguenze della prima guerra mondiale, con la dissoluzione dei sistemi imperiali dell’Austria-Ungheria, della Russia zarista e della Turchia ottomana e della Germania guglielmina, Gaetana Aufiero evidenziava la difficoltà che s’incontrano nel raccontare in tutte le sue articolazioni la tragedia della Shoah, richiamando Eric Hobsbwam – lo storico britannico autore dell’eccellente e ben noto saggio “Il secolo breve” che rivisita le vicende del ‘900 – per il quale c’è ancora “un passato che non è passato”. E’ il “passato”, di cui il genocidio degli ebrei e zingari, delle minoranze etniche come le esecuzioni in massa dei prigionieri sovietici, polacchi e di quanti erano ritenuti “asociali”, costituisce certamente e in assoluto un ”unicum a se stante” per la scientificità di programmazione e di esecuzione, con cui operò la “macchina” nazional-socialista. Ma è anche il “passato” nelle cui pagine nere e fosche si ritrovano le tragedie del primo ‘ 900 rappresentate sia dal genocidio degli armeni, posto in atto dalla Turchia, prima dello scoppio della Grande guerra, che dai gulag del comunismo sovietizzato, per risalire fino ai nostri giorni, dalle devastanti guerre in Corea e Vietnam allo sterminio dei cambogiani, dalle “pulizie etniche” nell’ex Jugoslavia alle feroci guerre tribali da cui sono investite e stravolte tante regioni dell’Africa. E sono – quelli citati- solo alcuni grani del rosario del nostro tempo dolente e inquieto, tralasciando gli inferni del Medio Oriente.

12bisE sul “passato che si fa presente”, Aufiero citava una lucida pagina, tratta da “I sommersi e i salvati”, opera saggistica di alta testimonianza civile, scritta nel 1986 da Primo Levi, dando risalto alle crudeltà fatte registrare dalla vicende del secondo dopo-guerra mondiale in tante parti del mondo. La pagina recita….”E’ incredibilmente avvenuto…quindi può accadere di nuovo e dappertutto. La violenza “utile” o “inutile” è sotto i nostri occhi, serpeggia…in quelli che si sogliono chiamare il Primo e il Secondo mondo. Nel Terzo mondo è endemica od epidemica. Attende solo un nuovo istrione che la organizzi, la legalizzi, la dichiari necessaria e dovuta…. Pochi Paesi possono essere garantiti da una futura marea di violenza generata da intolleranza, da libidine di potere, da ragioni economiche, da fanatismo religioso o politico, da attriti razziali…”.

IL NUOVO ORDINE EUROPEO DISEGNATO DAL NAZIONAL-SOCIALISMO
IL FASCISMO E L’ANTISEMITISMO: LA FIGURA DI GIOVANNI PREZIOSI

26bisSulle finalità della politica economica nazional-socialista, orientata sulla costituzione del Nuovo ordine europeo, dopo il grave scacco subìto dalla Germania guglielmina nel primo conflitto mondiale,si soffermava la professoressa Aufiero, sottolineandone i profili di funzionalità alla costruzione della Grande Germania, potendo avvalersi di un sistema industriale e chimico sostanzialmente avanzato e integro rispetto alle vicende della guerra del ‘14\18; sistema concentrato nelle regioni tedesche. Uno scenario, quello della Grande Germania, che contemplava l’acquisizione dello spazio vitale nelle aree dell’Europa orientale, da destinare alla prevalente e diffusa produzione agricola, a cui si sarebbero dedicati i contadini tedeschi.

Era lo spazio vitale da sottrarre alle popolazioni originarie, sradicandole dalle terre natie, dando concreta attuazione alle politiche razziali, di cui i principali obiettivi furono gli ebrei, le minoranze etniche e i rom nell’Europa occupata nei primi anni del secondo conflitto mondiale, realizzando il programma delle deportazioni di massa nei lager e dei forni crematori della “soluzione finale”. Era il percorso espansionistico prefigurato dal nazional-socialismo di Hitler, concepito e pianificato fin dall’approdo al potere nelle elezioni del 1933, di cui il caposaldo ideologico era costituito dall’ arianizzazione dei popoli dei territori da conquistare e dal primato della razza pura, quella ariana. E in questo contesto è opportuno notare che l’Italia mussoliniana pure punta su politiche espansionistiche per la ricerca dello spazio vitale, ma al di là dell’Europa, guardando verso l’Africa, con la guerra- e la conquista- d’ Etiopia.

13bisEra l’analisi, a cui dava riscontro la lettura di testi specifici del Mein kampf- il Manifesto del nazionalsocialismo- fatta dal dottor Lucio Passio, con articolate riflessioni critiche e notazioni di commento sul contesto storico generale; riflessioni, con cui era data particolare sottolineatura per la convergenza sulla linea dell’anti-semitismo, nella quale Hitler innestava per strategia politica strutturale e obbligata la Germania nazional-socialista e il Fascismo italiano; e – quest’ultimo- fino alla promulgazione delle leggi razziali anti-ebraiche del 1938 aveva conservato un sostanziale atteggiamento di ambiguità verso “questione ebraica”, di cui già con le leggi razziali del ’33, la Germania nazista aveva fissato la tragica “escalation risolutiva”, innescando la spirale delle discriminazioni e delle persecuzioni razziali fino all’epilogo della Shoah. E l’ambiguità del Fascismo italiano fu dovuto anche e soprattutto al consenso che aveva avuto in varie comunità ebraiche, fin dagli anni ’20.

Particolari riflessioni erano riservate dalla professoressa Aufiero al ruolo esercitato da Giovanni Preziosi- nato a Torelli dei Lombardi, in provincia di Avellino – nella formulazione delle leggi razziali anti-ebraiche in Italia, facendo anche riferimento ai “famosi” Protocolli dei Savi di Sion, pubblicati nei primi decenni del ‘900 – un’operazione di falsificazione documentale, come lla storiografia ha dimostrato ampiamente – con cui gli Ebrei e le Logge massoniche erano ritenuti “nemici dei popoli”, perché promotori e protagonisti di un disegno politico ed economico-finanziario, la cui finalità primaria era quella di soggiogare e dominare il mondo. E il contrasto a tale disegno poteva essere praticato solo con le politiche di discriminazione razziale, esaltando, appunto, il primato della razza pura, quella ariana.

Giovanni Preziosi, ch’era stato prete ed era laureato in Filosofia, avendo ricoperto importanti ruoli nella gerarchia del Fascismo mussoliniano, nonché ministro di Stato, fu delle leggi razziali del ‘38 il convinto fautore – con articoli giornalistici e libri- nel segno dell’intransigenza per la piena osservanza dei “miti della Patria, della Nazione, della Razza, del Sangue e del Duce ”. E con leggi del ’38 anche in Italia si scatenò la persecuzione anti-ebraica.

Il sigillo alla conversazione-relazione della professoressa Aufiero era impresso dalla lettura di pagine di “Se questo è un uomo”, il diario autobiografico di Primo Levi, prigioniero in uno dei tanti lager nazisti disseminati in Europa. Una lettura commossa e commovente, fatta da Maria Laura Conte, Marila per i familiari e le amiche, studentessa del Liceo classico statale “Giosuè Carducci” di Nola.

di Geo (Fotoservizio di Enrico Stago)

Carnevale a Nola, la Pro Loco rispolvera le antiche tradizioni del periodo

carnevale16Sabato 6 e domenica 7 febbraio la festa più colorata del calendario è di scena a Nola, con gli appuntamenti per grandi e piccini promossi dalla Pro Loco Nola Città d’Arte in collaborazione con l’Assessorato ai Beni Culturali e all’Istruzione.

Come da tradizione, torna l’attesissima manifestazione della “Mascherina d’Argento”, la sfilata in maschera dedicata a bambini dai 0 ai 10 anni giunta alla diciottesima edizione. L’evento, durante il quale verrà assegnato un riconoscimento al travestimento più riuscito e vedrà premiati tutti i giovanissimi partecipanti, si terrà domenica 7 dalle ore 9,30 in Piazza Duomo. A questa grande festa prenderanno parte anche gruppi in rappresentanza delle scuole dell’obbligo locali.

Novità del Carnevale targato Pro Loco Nola sarà la “Festa di Fra’ Braciola” in programma sabato 6, quando presso la sede di Corso Tommaso Vitale 9 a partire dalle ore 18,30 ci sarà una rievocazione della maschera convenzionalmente associata al Carnevale nolano, l’ingordo Frate Braciola, impersonato dall’attore Ciro Ruoppo. Non solo, lo sketch sarà arricchito da una degustazione dei prodotti nostrani tipici del Carnevale: lasagne, braciole, migliacci, chiacchiere e sanguinacci. La manifestazione vedrà la preziosa partecipazione degli alunni dell’IPSAR Carmine Russo di Cicciano e della condotta Slow Food dell’Agro Nolano.

La Mascherina 2015La Festa di Frate Braciola, oltre che un allegro momento di riscoperta delle nostre tradizioni, vuole essere anche occasione per stare vicino a chi ogni giorno si assicura il pasto con grandi difficoltà, così, reinterpretando la bella usanza napoletana del caffè sospeso, gli ospiti della Pro Loco avranno l’opportunità di regalare una porzione di lasagna o un menù di Carnevale completo.

A corredo delle tradizioni carnascialesche sarà inoltre riproposta da mercoledì 10 la cosiddetta “Quaravesema”, il pupazzo con le fattezze di una donna anziana e magra che il costume popolare associa al periodo di digiuni e privazioni che comincia all’indomani del Martedì Grasso per 40 giorni. La bambola, che verrà appesa fuori alla sede della Pro Loco, come gli esemplari diffusi in diverse parti del Sud Italia, porta conficcate in una patata le caratteristiche 7 penne di gallina, una per ogni domenica di Quaresima, che vengono strappate via di settimana in settimana fino all’arrivo della Santa Pasqua.

(red)

Napoli. Gaetano Manfredi, Luigi de Magistris e Lucio De Giovanni presentano la ricerca a cura di Alberto Lucarelli e Dora Francese raccolta nel volume ‘Verso la Città metropolitana di Napoli. Lettura transdisciplinare’

Mercoledi 3 febbraio 2016, alle 15, nell’Aula Pessina del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Napoli Federico II verrà presentato il libro a cura di Alberto Lucarelli e Dora Francese “Verso la Città metropolitana di Napoli. Lettura transdisciplinare”. Il volume raccoglie i risultati del lavoro svolto dalla Commissione presieduta dal professore Lucarelli, nell’ambito del Laboratorio “Città Metropolitana” istituito il 24 luglio 2013.

Dopo i saluti di Gaetano Manfredi, Rettore dell’Università Federico II, che appare anche tra gi autori del testo, del Sindaco di Napoli e della Città metropolitana Luigi de Magistris, di Lucio De Giovanni, Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza e di Mario Losasso, direttore del Dipartimento di Architettura, sono previsti gli interventi di Pasquale Persico, economista della Cultura nell’Università di Siena, del costituzionalista Enzo Cocozza e dello storico del diritto Aurelio Cernigliaro entrambi ordinari alla Federico II. Seguirà il dibattito con i curatori e con i numerosi autori.

Il libro, curato dal costituzionalista Alberto Lucarelli e dall’ordinario di tecnologia dell’architettura della Federico II, Dora Francese, raccoglie i contributi di oltre 40 studiosi italiani e stranieri di molteplici discipline scientifiche e costituisce oggi un indispensabile strumento per le istituzioni regionali, metropolitana e locali che insieme dovranno contribuire all’affermazione di un nuovo Ente che occupa lo scenario istituzionale quale è la Città metropolitana. La Federico II si pone dunque quale interlocutore principale per la crescita economica e sociale del territorio, nella consapevolezza che la Città metropolitana è un Ente che dovrà attrezzarsi per relazionarsi “a monte” con l’Unione Europea, lo Stato e le regioni e “a valle” con i comuni, valorizzandone le loro peculiarità e incentivando laddove utile e necessario forme di intercomunalità. Le “grandi città” sono riapparse a livello internazionale come uno dei luoghi essenziali per migliorare la qualità della vita delle comunità. Sono entrate a pieno titolo come soggetti di rilevanza internazionale, dove in alcuni casi il brand della città vasta ha un impatto internazionale ben superiore alle regioni. Raramente all’estero ci si identifica come lombardi o campani, ma piuttosto l’identità e l’appartenenza si esprime come milanese o napoletano, anche se non si risiede esattamente in queste città. Ma la storia di diverse città italiane ha da sempre avuto la capacità di esercitare una forza attrattiva dei territori regionali, pur nel rispetto e nella valorizzazione delle peculiarità dei singoli comuni.

(red)

La cultura come strumento per contribuire a cambiare la visione della Disabilità e del Sociale

locandinaIn una cultura di globalizzazione societaria mondiale, che tende maggiormente a prendere forma, sentiamo parlare con maggior frequenza di flussi emigratori, di etnie di razze e di popoli, che prendono posto nel mondo, lasciando spazio a una terminologia ne nuova ne vecchia. La “diversità” a cui tendenzialmente, nonostante tutto, non siamo ancora abituati. Ci sforziamo di mostrarci ad essere aperti in tale ottica a qualunque tipo di diversità essa sia, trascurando forse che è proprio il nostro occhio a trarci in inganno. Sguardi furtivi, disagiati, che stanno li a farti precipitare in un modo astratto, privo di comunicazione e di relazioni.

Sguardi che ti lasciano senza parole, sguardi che fanno riflettere, su temi che ci toccano da vicino, temi come Diversità e Disabilità, che per chi come me è calato dentro non si può fare a meno di chiedersi quali potrebbero essere le modalità con le quali un diversamente abile è chiamato a relazionarsi con il mondo esterno.

evento facebokUna piccola difficoltà c’è, ed è di fondo. La mentalità. Mentalità che va di pari passo con la cultura cedendo il passo all’intelligenza per l’abbattimento dei pregiudizi.

Pregiudizi a cui i diversamente abili, in prima persona, supportati da famiglie, da amici e da qualche figura professionale, sono chiamati a rispondere nel superarli!!!

Utilizzando social Network più utilizzati dal web, ho lasciato in reta una mia piccola iniziativa che prende spunto da una campagna di sensibilizzazione indetta dalla Federazione Italiana Superamento dell’Handicap. Raccontiamoci Raccontando. L’intento di Raccontiamoci Raccontando è di volerci mettere a cospetto con le persone con disabilità, con la diversità in senso lato ed ampio invitandoci ad esternare ciò che ci lega ad Essa.

Schada di partecipazioneEsprimendo con testi, prosa, poesia, aforisma, vignetta, testi musicali e quant’altro si ritiene più opportuno comunicare!!!

Tutto ciò che sarà inviato per email all’indirizzo raccontiamoci_2015@libero.it entro il 20 marzo contribuirà alla realizzazione di un video di sensibilizzazione su Youtube.

Se oggi la disabilità è cambiata rispetto ad un tempo, è mediante una giusta informazione che rende il diversamente abile parte attiva ed integrata di una Società attraverso la cultura. Speranza viva che rende l’uomo libero da ogni tipo di schiavitù ideologica, permettendogli di allargare i propri Orizzonti.

di Maria Rosaria Ricci

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