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Archivio per il giorno “febbraio 1, 2016”

NOLA. PROSEGUE LO SCIOPERO DEI LAVORATORI DEL CFR, UNA DELEGAZIONE RICEVUTA DAL SINDACO GEREMIA BIANCARDI

cfr nola 3Questa mattina i lavoratori dell’Istituto di riabilitazione CFR di Nola sono scesi, compatti, in piazza per dire “NO” alla disdetta unilaterale del contratto collettivo nazionale di lavoro da parte del proprio datore di lavoro. Presenti alla manifestazione Massimo Salvatore, segretario generale della funzione pubblica di Napoli, Iliana Rimini della segreteria regionale sanità e Cecilia Taranto della segreteria nazionale della funzione pubblica GGIL.

cfr nola 2I lavoratori del Centro di riabilitazione avevano proclamato lo stato di agitazione una quindicina di giorni fa, sperando di poter bloccare le decisioni dell’azienda, purtroppo invano. Il corteo, oltre duecento persone tra dipendenti e familiari dei pazienti del Centro, è partito da piazza Immacolata. A piazza Duomo una delegazione è stata ricevuta dal sindaco Geremia Biancardi, che oltre ad esprimere la solidarietà dell’intera amministrazione comunale ha chiesto i motivi della vertenza e in che modo intervenire, essendo l’azienda una realtà del territorio con oltre centodieci dipendenti, di cui sessanta a tempo indeterminato, ed oltre cinquanta professionisti a tempo determinato.

cfr nola 5“E’ inaccettabile – afferma Cecilia Taranto della segreteria nazionale funzione pubblica della GGIL – che questo signore (il datore di lavoro, ndr) stia pensando di cambiare il contratto dei lavoratori con uno non del settore, dimenticandosi che lavora per il servizio sanitario regionale. Stiamo provando, invano, a chiedere alla regione Campania di regolamentare gli accreditamenti con le strutture convenzionate. Diciamo basta alla dequalificazione ed al tentativo di dividere ed indebolire i lavoratori e costringerli a contrattare individualmente il proprio salario. Le ASL e le Istituzioni locali – conclude Cecilia Taranto – devono chiedere alla regione Campania maggiori controlli sugli atti”.

cfr nola 6Alla fine dell’incontro i responsabili sindacali e aziendali si sono impegnati a far pervenire al sindaco di Nola un’articolata relazione sulla vertenza.

Intanto sulla facciata del Centro di via Seminario è stato affisso uno striscione, che recita: “Questa azienda riconosce ai propri dipendenti anche i diritti non acquisiti. E’ una vergogna! Chiudiamola”.

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di ra.na.

Carnevale gastronomico a Nola

Braciola napoletanaIl Consiglio di Amministrazione della “Pro loco Nola Città d’Arte”, col patrocinio del Comune di Nola ha programmato il 6 febbraio 2016 presso la sede in Corso T. Vitale la Serata della braciola e del migliaccio. Esperti gastronomi dell’I.P.S.A.R. “C. Russo” di Cicciano, proporranno le ricette culinarie della nostra tradizione per le feste di Carnevale: braciole, lasagne, migliaccio, sanguinaccio e chiacchiere.

Le braciole, come è noto, non sono fette di carne cotte alla brace, come indica il nome, ma involtini di carne bovina, prima soffritti e poi cotti in salsa di pomodoro, cipolla e basilico, vale a dire nel denso ragù napoletano, al quale si possono aggiungere anche polpette e carne tritata. La ricetta per prepararle può variare per qualche ingrediente a seconda dei gusti familiari, ma di solito sulle fette di carne, prima di avvolgerle e legarle con uno spago sterile, si mettono, selezionate a seconda dei gusti, fettine di aglio, prezzemolo, uvetta, pinoli, parmigiano e pecorino romano grattugiati, sale e pepe.

Lasagna napoletanaTutti sanno come si preparano le lasagne napoletane: gli strati di pasta di solito sono conditi abbondantemente con ragù di braciole, carne tritata e polpette, ricotta, uova sode, formaggio grattugiato e magari con l’aggiunta di fior di latte o provola, a tutto vantaggio del livello di colesterolo.

MigliaccioTipico dell’Agro Nolano e delle contrade limitrofe è il gustoso migliaccio, il cui nome trae origine dal miglio un cereale da cui nel passato si ricavava un’umile farina. Successivamente il miglio fu sostituito con granturco ed infine dal semolino di grano duro. Era in origine un dolce povero, una sorta di polenta cotta al forno, fatta con farina, latte, zucchero o miele, qualche aroma. Col tempo il nostro dolce si è nobilitato con gli ingredienti che si adoperano nella pasticceria napoletana: semolino prima cotto come una polenta con latte e sugna, arricchito poi con l’aggiunta di ricotta, latte, uova, cedro, zucchero, limoncello, aromi e sale q.b. Si amalgama il tutto in una sorta di crema che prende delicatezza, consistenza e doratura con la cottura al forno. Per essere buono il migliaccio, oltre al sapore, si deve sciogliere in bocca (saddà scioglier’ ‘mmocca). Come per il ragù e la braciola anche per la preparazione del migliaccio si possono registrare delle varianti familiari: si va dalla ricetta semplice, senza ricotta, a quella elaborata con più ingredienti.

SanguinaccioSarà proposto anche il sanguinaccio, che di sangue di maiale non ha più nemmeno una goccia, essendo stato giustamente proibito. Pur conservandone il nome è ora una crema di cioccolato zuccherata e aromatica, che si gusta intingendovi biscotti a piacere.

ChiacchiereNella Serata non mancheranno le chiacchiere, pezzetti di sfoglia di vario taglio, fritti o al forno e cosparsi di zucchero a velo. Tipiche del periodo di Carnevale fanno parte non solo della nostra, ma della tradizione di tutte le regioni italiane con nomi diversi: bugie, cenci, cioffe, cróstoli, cróstui, gale, cunchielli, fiocchetti, frappe, maraviglias sfrappole (…). Non mancherà per tutti un buon bicchiere di vino delle cantine beneventane.

Fra Braciola nell’interpretazione del prof. Antonio Di PalmaLa serata sarà rallegrata dalla maschera nolana di Fra Braciola o Brasciola secondo una pronuncia più vernacolare. Il nostro singolare frate era un “picuozzo”, come si definiscono dalle nostre parti i conversi laici, che non prendono i voti e sono utilizzati nei conventi per le questue e in servizi per la comunità religiosa. La sua figura ispirò la canzone napoletana “Fra Braciola” di A. Califano – S. Gambardella (1894), cantata dal famoso Maldacea, e dai cui referenti testuali si arguisce facilmente il carattere irriverente e buontempone del singolare frate. La prima strofa della canzone così recita:

Io me chiammo Don Luca Scarola
nativo di Nola
ma me chiammano ‘o frate Braciola
‘o frate Braciola!
N’aggio fatte benedizione
Cu chistu curdone!
Mangio, bevo passeo, spasseggio,
gioco, fumo e amoreggio.

di Antonio Fusco

I Conservatori delle Orfanelle e delle Verginelle: due esempi di Misericordia in Nola

Conservatorio della Orfanelle_edicola a protezione della lapide terragna

Conservatorio della Orfanelle_edicola a protezione della lapide terragna

La presenza in Nola di due Conservatori, cioè di due “Collegi Femminili”, è attestata da Carlo Guadagni (1614 – 1688), preposito alle Basiliche di Cimitile. Il primo, fondato dalla famiglia Fellecchia, era contiguo alla loro dimora in Via Vicanzia (Corso T. Vitale, n. civico 155), detto “Tempio delle Verginelle”, in cui si viveva con osservanza claustrale e “recitandosi nelli suoi tempi l’ore canoniche”. L’altro, denominato delle “Orfanelle”, ospitava fanciulle provenienti non solo dalla città, ma da tutto il contado. Al loro sostentamento provvedeva la Città sotto la sovrintendenza del Vescovo. Le fanciulle ne uscivano solo per prendere marito oppure per farsi monache converse in Nola o fuori Nola. 1

Conservatorio della Orfanelle_lapide terragna

Conservatorio della Orfanelle_lapide terragna

I Fellecchia erano un’antica famiglia patrizia nolana, la cui presenza in città è attestata da Ambrogio Leone nel cap. III del “De Nola” intitolato “Le famiglie illustri della città attuale”. Alla generosità di Pompeo Fellecchia attribuisce il merito dell’edificazione del “Tempio delle Verginelle” lo storico G. S. Remondini, il quale fornisce notizie ancora più dettagliate in merito.2 Nel suo testamento, chiuso l’11/ 7/1601 per mano del notaio G.A. Montefuscoli di Napoli ed aperto dopo la sua morte avvenuta nello stesso mese, Pompeo Fellecchia nominò suoi eredi i Padri Camaldolesi, con l’obbligo di costituire subito nel suo palazzo di Nola un Collegio, in cui potessero essere ospitate fanciulle vergini di età compresa fra i dieci e i venti anni e che per la povertà non avessero modo di collocarsi in onesto matrimonio o altro monastero. 3 Il legato testamentario fu posto immediatamente in esecuzione dai padri camaldolesi e la direzione del Collegio delle Verginelle fu affidata ad un governatore nominato annualmente. Nel terzo anno fu nominato dal Vescovo di Nola Fabrizio Gallo un membro della famiglia Fellecchia. Di questo complesso, denominato il “Tempio”, permangono ancora oggi visibili, pur tra numerose superfetazioni, cospicui tratti architettonici che testimoniano l’antica imponenza (loggiati).

Conservatorio della Orfanelle_iscrizione nella parte inferiore della lapide

Conservatorio della Orfanelle_iscrizione nella parte inferiore della lapide

Accanto a questo, 4 attesta ancora il Remondini, sorgeva un altro “Conservatorio delle Fanciulle Orfane”, quivi provenienti da una “Casa” presso la “Confraternita del Gesù”, dove anticamente non erano ospitate più di dodici fanciulle. Governatore ne era un patrizio nolano, nominato dal Vescovo. Ogni anno la predetta Confraternita era tenuta a fornire alle fanciulle una certa quantità di cera lavorata, ed esse in contraccambio dovevano dare, il 22 giugno, festa di San Paolino, al maestro di fiera una forbice ed un paio di guanti per tagliare e cucire il pallio di velluto da donare al cavallo vincitore nella gara di corsa.

Questi due Conservatori possedevano territori, case e botteghe che fruttavano rendite abbastanza consistenti. 5

Conservatorio della Orfanelle_parte superiore sella lapide con incise quattro figure femminili oranti

Conservatorio della Orfanelle_parte superiore sella lapide con incise quattro figure femminili oranti

Il “Conservatorio delle Orfanelle” sorgeva attiguo al “Tempio” in Corso T. Vitale,(attuale n. civico 127), ed è stato proprietà dell’Ente Comunale Assistenza (E.C.A), istituito con la legge 3 giugno 1937, n. 847 e soppresso nel 1977. Passato al Comune di Nola, è stato sede delle Scuole elementari del II Circolo Didattico ed ospita attualmente la Biblioteca Comunale, mentre al piano terra è occupato dal Circolo della Caccia, previo un regolare contratto di affitto. Orbene, nel cortile retrostante i locali di questo Circolo si conserva ancora oggi un’edicola a tettoia che protegge una lapide terragna con un’artistica incisione raffigurante fanciulle oranti e la seguente epigrafe del 1714:

D.O.M
HIC IACENT ORPHANARUM CINERES
QUAE DEI MATRI
SUA CORPORA CONSACRATA
HIC ANTE VIRGINEM
HUMO MUNDANDA CURARUNT
A.D.MDCCXIV

Loggiati manomessi dell’ex Tempio delle Verginelle 1

Loggiati manomessi dell’ex Tempio delle Verginelle 1

(Trad. A Dio Ottimo Massimo – Qui giacciono le ceneri delle orfanelle i cui corpi consacrati alla madre di Dio qui davanti alla Vergine curarono di purificare nella terra. / Anno del Signore 1714).

Si sa che una cinquantina di anni fa, nel corso della sistemazione della pavimentazione fu scoperto un ipogeo contenente resti umani. Si può supporre, quindi, che la lapide possa coprire la discesa ad un ossario, al quale si accedeva con una scala rimovibile a pioli o a gradini di muratura. I quattro fori angolari, che si notano nella lastra di marmo, potrebbero essere serviti ad agganciarla per il sollevamento. Tuttavia non ci risulta che vi siano state fatte indagini di verifica in tale direzione.

Loggiati manomessi dell’ex Tempio delle Verginelle 2

Loggiati manomessi dell’ex Tempio delle Verginelle 2

Riguardo alle figure incise sulla lapide il prof. Antonio Fusco annota che si tratta di “un pregevole prodotto settecentesco, di morbido disegno, raffigurante quattro orfanelle a mani giunte, due per lato, abbigliate con eleganti e sinuose tuniche; esse rivolgono gli occhi estatici verso l’ alto, nel punto in cui si intravedono solo due raggi inferiori di una stella, coperta nella parte superiore da un listello di marmo sovrapposto successivamente. Si intuisce che la parte superiore occultata deve necessariamente completare il disegno della stella, che è uno dei più consueti emblemi della simbologia Mariana. e che per le quattro figure oranti sta a rappresentare il polo di riferimento della loro vita consacrata”.

Nella parete di fondo dell’edicola si riesce ancora ad individuare la stratificazione di due affreschi. Di quello più antico settecentesco se ne intuisce solo la presenza indecifrabile; dell’altro sovrapposto successivamente, frutto di un mediocre pittore della prima metà del sec. XX, è rimasto un precario lacerto di ordinaria fattura, raffigurante Gesù Bambino incoronato e ignudo, fiancheggiato da un residuo verticale di manto azzurro e sorretto da una mano, certamente quella della Vergine, la cui figura è andata completamente perduta”.

di Vincenzo Quindici

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