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Archivio per il giorno “gennaio 11, 2016”

NOLA. FONDI RICOSTRUZIONE POST-TERREMOTO ’80: IL “CASO” DEL PALAZZO ALFANO, TUTTA LA STORIA DELLE DELIBERE “INCRIMINATE”

Palazzo Alfano NolaContinua a tenere banco in città e sui social la sentenza n. 1/2016 emessa dal presidente della seconda sezione del Tribunale civile di Nola Dario Raffone, pubblicata il 5 gennaio scorso, che rigetta l’opposizione del comune di Nola avverso il decreto ingiuntivo n. 1624/2012 del condominio “Palazzo Alfano” in via A. Leone 25 e condanna lo stesso a pagare la somma di € 1.059.233,47 oltre interessi, disapplicando le delibere comunali in base alle quali sono stati assegnati, concretamente, i fondi ex legge n. 219/81 ed ex legge n. 23/92 riguardanti gli eventi sismici del 23 novembre 1980 che colpirono la Campania.

Andiamo a vedere quali sono le delibere che il presidente Raffone ritiene che devono essere disapplicate. La prima è la n. 60 dell’8 settembre 1994 emessa dal commissario straordinario del comune, il prefetto Maria Elena Stasi, a seguito dello scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche. Le altre delibere che vengono disapplicate sono la n. 227 del 4 giugno 2004 emessa da un altro commissario straordinario, il prefetto Pasquale Manzi, ed infine la n. 90 del 23 febbraio 2006 e la n. 390 del 27 settembre del 2006. Queste ultime emesse dalla giunta guidata dal compianto sindaco Felice Napolitano.

I “tempi” delle delibere disapplicate sono importanti per capire l’evolversi della vicenda. Con la prima delibera del prefetto Maria Elena Stasi (1994) le pratiche non finanziate ma che avevano diritto al buono contributo secondo la nuova normativa di cui alla legge n. 32/92 – che aveva sostituito la legge n. 219/81 (residenza, prima casa ed inagibilità) – erano poco più di una ventina e per tali pratiche furono richiesti al competente Ministero delle Infrastrutture i relativi fondi, poco più di sei miliardi di vecchie lire. Per oltre dieci anni le pratiche restano in attesa dei finanziamenti. Nel 2004 un nuovo commissario straordinario, il prefetto Pasquale Manzo, su indicazione degli uffici deliberò un nuovo elenco di pratiche, sempre da finanziare in base ai requisiti della legge n. 32/92, però senza procedere ad un avviso pubblico, come prevedeva la normativa. Manzi fu poi costretto a revocare l’elenco e ad indire un avviso pubblico. Alla fine il numero delle pratiche raddoppiò. Tutte le pratiche dei nuovi richiedenti furono messe in coda al primo elenco del 1994 tra cui la pratica del Palazzo Alfano, che aveva fatto richiesta. Poi si arrivò al 2006. In quell’anno ci fu una nuova riapertura (in quanto la legge lo consentiva) e le pratiche definitive furono 74. Intanto gli uffici comunali competenti, pur avendo acquisito agli atti nuove pratiche, non avevano mai richiesto al competente Ministero i relativi fondi. Per finanziare le 74 pratiche occorrevano oltre dieci milioni di euro, mentre le somme a disposizione erano poco più di 3 milioni di euro. Nel 2006 si tenne anche una seduta di consiglio comunale per stabilire i criteri di ripartizione, tanto che l’amministrazione dell’epoca – tramite gli uffici competenti – inviò una comunicazione a tutti gli aventi diritto di un finanziamento parziale (30%) di tutte le pratiche, ma alla fine il problema non fu risolto. Nel 2011 il dirigente all’urbanistica dell’ente comunale diede il via libera ai finanziamenti delle pratiche utilizzando i fondi a disposizione. Nel 2012 il Palazzo Alfano, in persona del suo amministratore Giuseppe De Simone, da incarico agli avvocati Domenico Ruocco e Carmine Giugliano, i quali il 29 maggio depositano il ricorso avverso l’opposizione al decreto ingiuntivo del condominio del Palazzo Alfano da parte del comune. Nel 2016 la sentenza di condanna del Tribunale di Nola.

Dal palazzo comunale fanno sapere che il fabbricato in questione è inserito nell’elenco delle priorità ai sensi della legge n. 32/92 lettera A al 37° posto. L’importo ammesso a finanziamento è di € 1.059.233,47 ma al momento non è finanziabile per carenza di fondi. Il comune in ogni caso provvederà ad impugnare la sentenza.

Ad essere interessati all’opera di ricostruzione del terremoto del 23 novembre 1980 furono 687 comuni della Campania e Basilicata suddivisi in tre classificazioni: danneggiati, gravemente danneggiati e disastrati. Nola fu classificato come comune danneggiato. I finanziamenti per la ricostruzione degli edifici della città bruniana furono circa 75 miliardi di vecchie lire ed interessarono più di duemila immobili, oltre il cinquanta per cento dell’intero patrimonio immobiliare. Alla fine, tra leggi, mini-norme, rifinanziamenti, proroghe, saranno ben 33 gli interventi normativi (basti pensare che domande per l’ottenimento dei finanziamenti sono state fatte fino al 2008). Il conto complessivo dell’intervento è stato fatto dall’Ufficio Studi della Camera dei Deputati, realizzato nel 2009. I tecnici di Montecitorio ricostruiscono legge per legge e quantificano in 47,5 miliardi di euro a valori attualizzati nel 2008 il flusso delle risorse che lo Stato ha fatto confluire per la ricostruzione delle zone terremotate dell’Irpinia e della Basilicata. La legge n. 219/81 ha permesso di concedere finanziamenti a fiume a tutti, nonchè dare finanziamenti anche a chi non era residente. Infatti nel 1992 il legislatore, accorgendosi di questo spreco di danaro, con la legge n. 32/92 ha previsto una serie di accorgimenti per evitare ulteriori sprechi, limitando tra l’altro solo ai residenti ed ai possessori di prima casa la possibilità di accedere ai finanziamenti. Proprio da questa legge nascono le tante discusse graduatorie che hanno portato ad enormi contenziosi, ancora irrisolti.

di ra.na.

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