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di ra.na. & co… contro "il sistema" della camorra dell'usura e della violenza, è un blog indipendente, nato dall'idea di persone libere che hanno a cuore le sorti della loro terra, l'Area Nolana

Archivio per il giorno “luglio 27, 2014”

MARIGLIANO. PALAZZO DI CITTA’: “PROSEGUE” IL COMMISSARIAMENTO DEGLI ORGANI ELETTIVI, IL FUTURO APPARTIENE AL RINNOVAMENTO DELLA RAPPRESENTANZA POLITICA

L’”anomalia” dello schema dualistico, prodotto dal voto del 25 maggio e dal ballottaggio dell’8 giugno, imponeva al centro-sinistra e al centro-destra l’attiva volontà e la responsabilità civica per scelte condivise di pubblica conoscenza e prioritarie per il bene comune, superando particolarismi e reciproche diffidenze e neutralizzando i pesanti effetti dei veleni sparsi a piene mani nella campagna elettorale. Ma l’auspicio dettato dalla lungimiranza e dall’ intelligenza politica è stato disatteso. “Naturali” , anche se traumatiche, le conseguenti dimissioni in blocco dei 13 consiglieri della maggioranza di Forza Italia, Udc, Ndc e “civiche”, che hanno liquidato sul… nascere l’esperienza di Sorrentino-sindaco, eletto con il supporto del Pd e liste civiche. La decisione era nell’aria, per lo stato di catalessi in atto da un mese e mezzo.

La politica è la grande sconfitta.

Il nuovo commissariamento degli organi elettivi del palazzo di città è la filiazione diretta dello scacco, nella cui avvolgente e strozzante spirale si sono infilate la coalizione di centro-sinistra e la coalizione di centro-destra, a fronte dello schema dualistico ch’era stato generato dal voto del 25 maggio e dal ballottaggio dell’8 giugno; voto, che, com’è noto, aveva assegnato la maggioranza consiliare alla coalizione di centro-destra integrale, costituita da Forza Italia, Unione di centro e Nuovo centro destra con l’aggiunta di due gruppi civici, attribuendo la guida dell’amministrazione a Sebastiano Sorrentino, candidato-sindaco, sostenuto dalla coalizione di centro-sinistra. Una scelta bi-partisan, quella compiuta dagli elettori, premiando la solidità di coesione e, sotto vari profili, di coerenza, della coalizione di centro-destra, ed affidando, invece, la guida del governo locale a Sebastiano Sorrentino, imprenditore edile, già consigliere regionale per due mandati, con consenso elettorale, particolarmente radicato in città, sostenuto dalla coalizione di centro-sinistra; coalizione, nelle cui componenti figuravano anche candidati eletti per il centro-destra maggioritario nella precedente consiliatura, finita sotto commissariamento circa un anno fa.

La stringente e rigorosa logica dei “numeri”, espressa dai tredici consiglieri di maggioranza di centro-destra, a fronte dei dieci consiglieri della minoranza di centro-sinistra, risultando non determinante né stabilizzante l’unica rappresentanza del Movimento5Stelle, assegnava alla politica il ruolo della mediazione tattica nell’immediato, facendo uscire… all’aperto le due coalizioni e la stessa rappresentanza pentastellata con le loro proposte e i loro obiettivi, disegnando una strategia di media o lunga durata o per l’intero ciclo amministrativo, a servizio esclusivo della città. Era lo scenario, su cui la politica era sollecitata a interpretare il suo primario ruolo di collante sociale, non solo cancellando i veleni della campagna elettorale e i loro pesanti strascichi sparsi a piene mani, ma anche e soprattutto ponendo in essere quelle condizioni di lungimiranza e d’intelligenza relazionale, per le quali i problemi si affrontano con la volontà di risolverli con linearità e senso pragmatico, anziché sovrapporli, fino a… crearne altri, come,invece, è avvenuto. E così la spirale delle conflittualità e dell’acredine della campagna elettorale si è allungata più che ridursi, fino a renderne impraticabile la fuori-uscita.

LA POLITICA NEGATA

Un… “capo-lavoro” di politica negata, a fronte del contesto di una città, nel cui “Palazzo”, nell’arco degli ultimi trent’anni si sono alternate maggioranze di centro-sinistra e centro-destra, irrimediabilmente “bruciate” prima della normale scadenza da crisi irreversibili; crisi, tutte giocate su interessi particolaristici e personalistici realizzati o non realizzati nei più svariati settori, per uno scenario, in cui si sono susseguiti sei commissariamenti prefettizi.

E’ un autentico guinness da…primato all’incontrario, per dire che per trent’anni la città non è stata amministrata dalla propria rappresentanza elettiva secondo quella che doveva essere la normalità del bene comune. I teatrini della pianificazione urbanistica e costruttiva inesistente rispetto alla legislazione regionale in vigore dal 2004 come a quella pregressa, ne sono la prova parlante e recitante, anche se il tessuto edilizio è… cresciuto, con un indice demografico, che ormai ha superato i 30 mila abitanti. E si lascia da parte il lambiccato e tortuoso capitolo del Piano per gli insediamenti produttivi, varato oltre venti anni fa, vincolando significativi suoli agrari per oltre un milione di metri quadrati, ma, di fatto, mai reso pienamente funzionale e, forse , da ri-disegnare e ri-programmare, a fronte delle condizioni sociali ed economiche attuali. E in tutti questi anni è restata ermeticamente “sigillata a ceralacca” l’agenda dell’ipotizzata e…sognata valorizzazione del patrimonio dei beni culturali, dei palazzi e dei complessi conventuali di sicura valenza storico-architettonica, per non dire degli interessanti rinvenimenti archeologici d’età romana di via Sentino.

Né si mettono nel… conto i dossier sulle criticità ambientali, incluso lo stoccaggio delle eco-balle nella piana di Boscofangone, o sul declino delle attività produttive, a cui è possibile rispondere recuperando e promuovendo le tipicità agricole del territorio, in una visione biologica e d’innovazione, a cominciare dalla pataticoltura, o sulla mancata riqualificazione, con nuova destinazione di pubblico interesse, dell’ex-stazione della Circumvesuviana, quasi nel cuore del centro storico. E’ un sito abbandonato a se stesso e nello squallido degrado, su cui il “Palazzo” ha un indubbio potere d’intervento, anche se rientra nel patrimonio disponibile dell’Eav.

CENTRO-SINISTRA E CENTRO-DESTRA : QUANDO L’AUTOCRITICA E’ DOVEROSA…

Ecco: la politica, se solo avesse voluto già misurarsi con le soluzioni da dare alle problematiche appena accennate- e ce ne sono altre ancora- avrebbe avuto un largo raggio d’azione, in cui esercitarsi con intenso e quotidiano impegno civico, in funzione di quel progetto amministrativo di normalità e di largo respiro, la cui attuazione la città da tempo rivendica, senza… averne finora avuto la benché minima percezione. Un contesto di diffuse criticità, da affrontare con responsabile consapevolezza, perché amministrare non è affatto facile, richiedendo competenze e passione civile. In realtà, sia il centro-sinistra che il centro-destra sono finiti in un corto circuito, scoprendosi nelle loro sterili ed inconcludenti velleità. E per quello ch’è accaduto non possono né devono sottrarsi ad una salutare e ragionevole auto-critica, per quello che erano chiamati a fare e non hanno saputo o voluto fare. Le colpe non possono essere… sempre degli altri e in esclusiva.

Certo, sul piano del metodo nella vicenda, su cui è appena calato il sipario, la rappresentanza della coalizione di centro-sinistra non può accampare attenuanti particolari, anzi non ha “brillato” affatto per chiarezza di idee e di atti. Il ballottaggio, che aveva premiato Sebastiano Sorrentino per la guida dell’amministrazione, le aveva consegnato le chiavi della… partita, chiamandola ad assumere in modo diretto congrue e pubbliche iniziative con il maggiore coinvolgimento possibile di tutte le forze politiche locali, per mettere a punto un programma comune per il governo della città; programma, rispetto al quale le responsabilità di attori e protagonisti delle scelte fossero chiare e rese note. Era una “chance” corposa da far valere, sviluppando un percorso d’interlocuzione a 360°, ch’è, invece, mancato. E sul punto sono focalizzati alcuni passaggi della pubblica nota informativa, con cui i consiglieri dimissionari spiegano le ragioni della loro decisione; passaggi, che mette conto conoscere e che non sono stati smentiti dalla controparte.

“Ci saremmo attesi – si legge – che il sindaco di minoranza, eletto con meno voti di quanti ne aveva presi Michele Papa al primo turno, avesse, in questi lunghi 48 giorni, interpellato i partiti o le coalizioni, dichiarando in premessa, la sua impossibilità a governare e avesse poi concordato possibili soluzioni per giungere presto ad una nuova tornata… Ma soprattutto – prosegue la nota – abbiamo assistito a maldestri tentativi di alimentare quella penosa pratica del trasformismo nella più bieca logica del sottobanco,delle promesse e delle blandizie, a danno della trasparenza e dei cittadini tutti… Avrebbero potuto (le rappresentanze della coalizione di centro-sinistra: ndr) chiedere al naturale capo della coalizione, il professore Papa, o rivolgersi alle segreterie politiche dei partiti di Forza Italia, dell’Udc e del Ncd in primis, ma si è preferito quel mercato a cui taluni sono adusi. Al tavolo del confronto politico, se fosse stato aperto – spiegano i dimissionari – avremmo partecipato e avremmo ragionato, prima di ritornare al voto, su poche cose da avviare, dalla nuova programmazione regionale delle risorse europee alle fogne a Miuli, dagli impianti sportivi della 219 al centro polifunzionale dietro la Villa comunale, dall’asilo di via San Francesco alla scuola di Miuli. Tutte opere già finanziate dalla Regione-Campania o già intraprese dalla precedente amministrazione”.

Come per dire che la palla è rilanciata nel campo del centro-sinistra. E la cosa – oggettivamente – non fa una grinza. E lo stesso rapporto diretto, che Sorrentino risulta aver tentato di allacciare con l’on.le Paolo Russo, parlamentare del collegio, in rappresentanza di Forza Italia, neanche ha concorso a far decantare la situazione e sicuramente non ha reso un buon servizio alla politica cittadina, quasi “ignorando” i competitors della tornata elettorale. Un errore sul piano delle sensibilità relazionali, prima che politico. L’attesa mediazione di Russo non c’è stata. E la realtà, che s’era determinata, forse non ne favoriva l’esercizio.

IL RISPETTO PER LA CITTA’ E IL CAMBIAMENTO NECESSARIO

Si tornerà così al voto. L’appuntamento potrebbe essere fissato a novembre o ad aprile, in ragione dell’”accorpamento” con le elezioni regionali del 2015.

La data è di relativa importanza. Il punto determinante risiede nelle modalità, con cui si affronterà la tornata. E non v’è alcun dubbio che centro-sinistra e centro-destra, secondo la corrente configurazione, sono chiamati a ri-generarsi con un profondo e radicale cambiamento, liberandosi dagli influssi e dai condizionamenti di quel “passato” e di quanti lo “rappresentano”, a cui vanno ricondotti i guasti che tengono in sofferenza la città. C’è da voltare pagina certamente, facendo spazio a personalità del mondo del lavoro e delle professioni come a giovani, accomunati dalla convinta passione civile, con l’attitudine a vivere la politica come servizio per il bene comune. Ed è la spazio di partecipazione politica aperta e plurale, che permetta di elaborare un progetto di città, per la cui attuazione sia importante e utile adoprarsi sul piano sociale e culturale.

Lo richiede, anzi lo impone il rispetto che si deve a Marigliano.

di Geo

ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA «FESTA RIBELLE»

festa dei gigli 2014 nolaMi convinco sempre più di quanto sia “produttivo” mettersi in ascolto degli altri. Il primo frutto è costituito dall’interruzione del proprio monologo che, anche se ricco di contenuti, ci chiude comun-que all’interno del nostro “Io”. Il secondo beneficio consegue dal fatto che, essendoci aperti al “Tu”, le sue parole – se ascoltate e non solo sentite – stimolano la nostra riflessione, il che ci fa essere più noi stessi. Il terzo vantaggio derivante dall’apertura all’alterità (sia delle persone che delle idee) promuove la fondazione del “Noi” quale condizione indispensabile per la crescita culturale di una comunità.

Sulla base di questo mio convincimento, ascolto o, meglio, leggo con attenzione le riflessioni di diversi concittadini diffuse su “ilc@zziblog”. In relazione ad una di esse – la lettera inviata al Direttore dal Presidente dell’Associazione Nolana Giordano Bruno, l’avv. Paolino Fusco –, vorrei comunicare l’ulteriore passo avanti che, grazie al contenuto della lettera stessa, ho fatto nella mia personale conoscenza della “Festa dei Gigli” di Nola. Ovviamente, so bene che detta conoscenza può interessare ben poco, ma mi auguro che qualche mia “provocazione” possa avviare la costituzione di una “rete” di riflessioni – dialetticamente efficaci – che aumenti lo spessore culturale di un evento riconosciuto bene immateriale dall’UNESCO.

Ebbene, concordo pienamente con Paolino Fusco quando rileva che il tempo della festa è “al-tro” rispetto a quello della quotidianità. Nel primo, infatti, si sospendono quelle norme, quei codici di comportamento e quelle stratificazioni gerarchiche (fondate sull’affermazione dell’“Io” di ciascun individuo) vigenti nel secondo, il che favorisce il recupero del senso del “Noi” ovvero della coesione sociale.

A tal proposito, Fusco – citando il De Nola Patria di Ambrogio Leone – ricorda che nel ‘500 si permetteva, limitatamente al periodo festivo dedicato a San Paolino, perfino la libera circolazione dei “ricercati”. Ciò rinvia alla «libertà di parlare ed arroganza» che – come scrive lo stesso Leone –, nel medesimo periodo storico, era riconosciuta ai “vendemmiatori” (praticanti il loro lavoro come una sorta di festa), i quali «non sembrano uomini, ma satiri e sacerdoti di Bacco petulanti, ingiuriosi, lascivi, lussuriosi […]. Né risparmiano Conti, Magistrati ed altri uomini sommi». Eppure, essi «non per questo sono puniti, sopportandoli il costume del luogo come liberi da colpa».

In poche parole, la “sospensione” della vita quotidiana, specifica della festa popolare, è in qualche modo “istituzionalizzata”. E lo è in quanto, alla fin fine, risulta funzionale al ritorno allo status quo: quella che sembra essere una “rivoluzione” si risolve, infatti, in una rappresentazione “teatrale” che, recuperando il senso dello stare insieme “alla pari”, “ricarica”, per così dire, i protagonisti consentendo loro di reinserirsi nel tempo quotidiano con una maggiore disponibilità a conformarsi alle sue regole ed ai suoi modelli. Apprendiamo, infatti, che – nel caso della chiusura della festa della vendemmia – «si vede vivere onoratamente quello stesso che, poco prima, era invaso da grandissime pazzie» (A. Leone).

Naturalmente, se un evento è “istituzionalizzato”, esso va in ogni caso regolamentato, sia af-finché si svolga secondo i canoni tradizionali, sia per evitare che debordi dai limiti spaziali e tempo-rali ad esso assegnati. Vediamo, così, che per la fiera e la festa di S. Paolino del ‘500, mentre ve-nivano sospese tutte le gabelle e l’autorità di tutti i magistrati, il Conte nominava – tra i nobili – il “Maestro del mercato” ovvero «un magistrato per dirimere le controversie». In fondo, costui doveva svolgere una funzione in certo modo analoga a quella che oggi è delegata alla “Fondazione Festa”, i cui componenti sono nominati dal Sindaco, dalla Curia vescovile, dal Ministero per i Beni e le Atti-vità Culturali, dalla Regione e dalla Provincia.

Ebbene, Ambrogio Leone non ci dice niente sull’efficacia dell’operato del “Maestro del mercato” nel ‘500. Nel caso, invece, della “Fondazione Festa” di oggi, Paolino Fusco ed altri esprimono delle forti perplessità sulla possibilità che detto ente sia in grado di applicare le «rigorose sanzioni», annunciate dal suo Presidente, per «“governare” la festa ribelle». Dette perplessità sono fondate, secondo lo stesso Fusco, su «una sorta di “rifiuto epidermico”» da parte dei protagonisti principali della festa nei confronti della «congerie di norme, costrizioni, limitazioni dissonanti con il “libero arbitrio” che caratterizza la festa e la scomposizione del suo ordine sociale abituale».

A mio modesto avviso, il discorso di Fusco si presenta interessante, certamente nella sua im-postazione complessiva, ma soprattutto per l’espressione «festa ribelle» da lui attribuita alla mani-festazione popolare nolana quando si violano le norme prescritte per il suo svolgimento. In termini diversi, si potrebbe affermare che, all’interno della “Festa dei Gigli” istituzionalizzata, venga orga-nizzata un’altra festa – una sorta di “festa nella festa” (è questa la sensazione che molti spettatori hanno avuto osservando lo svolgersi della “ballata” dei Gigli di quest’anno) – la quale tende a “so-spendere” non solo le norme e i modelli della quotidianità, ma perfino quelli specifici della stessa festa ufficiale.

Ma, allora, se la natura peculiare della “festa” è la sospensione delle regole, ne consegue che la «festa ribelle» è “festa autentica”! In altre parole, se nella manifestazione popolare ordinaria – ufficialmente istituzionalizzata e, quindi, sostenuta ed apprezzata dalle autorità civili e da quelle re-ligiose – si ha, per così dire, la “negazione” delle norme che regolano la vita quotidiana, allora nella «festa ribelle» si ha una sorta di “negazione della negazione” consistente nella violazione anche delle regole specifiche della manifestazione popolare tradizionale, per cui si potrebbe parlare di una specie di “rivoluzione”.

Sennonché, finita – oltre il tempo regolamentare – anche la «festa ribelle», non pare che vi sia “nulla di nuovo sotto il sole” di Nola!

Ed allora, cosa concludere sulla scia delle stimolanti considerazioni di Paolino Fusco?

Ebbene, è importante rilevare che la “negazione della negazione” può sfociare in un’“affermazione” – su un piano più elevato – di ciò che è stato originariamente negato, vale a dire dei modelli di comportamento fondati sull’“Io sono” e sull’“Io voglio essere”. Ciò comporta che la «festa ribelle» può scaturire dalla legittima aspirazione ad essere il “più bravo”, il “più forte”, il “più abile” rispetto agli altri, con conseguente prevaricazione dell’“Io” sul “Noi”, cioè della soddisfazione di un singolo o di un piccolo gruppo sul gradimento generale, e, dunque, dell’individuo sulla comunità.

Verificandosi queste condizioni, è “ipotizzabile” che la «festa ribelle» divenga ancora più fun-zionale – rispetto alla festa tradizionale – non solo al ritorno allo status quo, cioè al rispetto delle regole, dei codici e delle stratificazioni vigenti nella struttura sociale, ma anche al loro consolida-mento.

Per verificare la validità di detta ipotesi, si dovrebbe accertare se i protagonisti principali della «festa ribelle» non riescano ad elevarsi – grazie appunto a questo loro “protagonismo” – nella struttura piramidale della comunità nolana godendo, tra l’altro, di legami più forti con i vertici della stessa struttura.

Se così dovesse risultare, non si potrebbe che concludere che se la “Festa dei Gigli” tradizio-nale è istituzionalizzata ufficialmente, la «festa ribelle» lo è ufficiosamente, nel senso che i suoi protagonisti, con le loro devianze, ricevono un riconoscimento – e, quindi, un “patrocinio” – più o meno dissimulato da parte di coloro che hanno un grado di potere più ampio rispetto a quello attri-buito alla Fondazione Festa.

Lo stesso sarebbe potuto accadere nel corso della fiera di S. Paolino del ‘500, laddove, verifi-candosi delle «controversie», difficilmente il “Maestro del mercato” le avrebbe potuto dirimere se i protagonisti delle stesse fossero stati associati, con un rapporto implicito del tipo do ut des, diret-tamente con il Conte e con «altri uomini sommi».

di Franco Manganelli (Direttore Istituto Superiore Scienze Religiose)

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