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di ra.na. & co… contro "il sistema" della camorra dell'usura e della violenza, è un blog indipendente, nato dall'idea di persone libere che hanno a cuore le sorti della loro terra, l'Area Nolana

Archivio per il giorno “luglio 8, 2014”

NOLA. ROGHI AGRICOLI: IL SINDACO CONSENTE L’ABBRUCIAMENTO, GLI AMBIENTALISTI INSORGONO E SCRIVONO AL PREFETTO

rogo agricoloDal 7 luglio è possibile, anche nel territorio del Comune di Nola, l’abbruciamento del materiale agricolo derivante da falci e potature con la ripulitura nello stesso luogo di produzione.

A deciderlo è stato il sindaco Geremia Biancardi, in quanto la combustione controllata dei residui vegetali è stata resa possibile grazie alla modifica al decreto legislativo n. 152 del 2006 disposta dal nuovo decreto legge n. 91 del 24.06.2014 pubblicato sulla G.U. n. 144.

Con la nuova ordinanza sindacale, che revoca la precedente n. 144 del 2 agosto 2013, con la quale veniva disposto il divieto assoluto di bruciare all’aperto i residui colturali derivanti da attività agricole (fogliame, stoppie, sterpaglie) e da pulizie di parchi, giardini ed aree verdi, la combustione è consentita in piccoli cumuli e in quantità giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro coltivato nella fascia oraria ore 9,00 alle ore 13,00 con i seguenti obblighi: spegnere i cumuli ancora fumanti dopo le tredici; i fuochi devono essere assiduamente sorvegliati da personale adulto; nel caso che il fuoco produca fumi in quantità eccessiva e che ristagni a livello di suolo, lo si dovrà spegnere immediatamente; la zona non deve essere abbandonata fino alla completa estinzione di focolai; occorre osservare una distanza dalle abitazioni di almeno cento metri; inoltre l’utilizzo dei macchinari automatizzati per la raccolta delle nocciole, senza limitazione oraria può avvenire solo se in aperta campagna, mentre a distanza inferiore ai duecento metri dalle abitazioni solo nelle seguenti fasce orarie dalle ore 9,00 alle ore 13,00.

Anche gli altri comuni dell’area si stanno adeguando alla nuova normativa, le associazioni ambientaliste sono già sul piede di guerra.

di ra.na.

FORUM AMBIENTE AREA NOLANA
FED. ASSOCAMPANIAFELIX

ROGHI AGRICOLI: PROTESTE PER LE ORDINANZE DEI SINDACI CHE CONSENTONO L’ABBRUCIAMENTO

Lettera aperta al Prefetto Donato Cafagna affinchè intervenga per imporre il divieto previsto da una Legge Regionale sugli incendi boschivi ed agricoli.

Tornano a bruciare le campagne per ordine dei sindaci. All’indomani del Decreto legge del Governo 24 giugno, n 91, che consente di fatto di bruciare piccole quantita’ di sterpaglie e in orari prefissati, ecco le ordinanze di Nola e San Paolo Bel Sito. E la risposta degli ambientalisti non si è fatta attendere. Ecco la lettera inviata al Prefetto Cafagna, che in questi giorni aveva promosso un tavolo di concertazione con la Procura di Nola per affrontare la questione, ma da quale era uscita una fumata … ‘nera’. Mancuso ha sostenuto l’esigenza degli agricoltori e il Prefetto ora dovrà rivolgersi all’Arpac e all’Assessorato all’Agricoltura per le decisioni definitive sulla diatriba.

Preg.mo Signor Prefetto Cafagna

Oggetto: richiesta divieto di emanazione di ordinanze che consentono l’abbruciamento di residui agricoli nel periodo di grave pericolosità per gli incendi boschivi.

Il Forum Ambiente Area Nolana mette insieme associazioni ambientaliste, culturali, cittadini attivi e persone comuni che hanno sentito l’esigenza di impegnarsi in prima persona per la tutela ambientale del flagellato territorio dell’area nolana. Abbiamo portato avanti la battaglia contro i roghi agricoli e avevamo raggiunto un grosso obiettivo con ordinanze che vietavano qualsiasi abbruciamento e i roghi erano sensibilmente diminuiti.

Purtroppo per la salute pubblica con il decreto legge del 24 giugno, n 91 , art.8. “ Al decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 166, comma 4-bis, dopo le parole: «di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali» sono inserite le seguenti: «e con il Ministro della salute»;

b) all’articolo 256-bis dopo il comma 6, e’ aggiunto il seguente: «6-bis. Le disposizioni del presente articolo e dell’articolo 256 non si applicano al materiale agricolo e forestale derivante da sfalci, potature o ripuliture in loco nel caso di combustione in loco delle stesse. Di tale materiale e’ consentita la combustione in piccoli cumuli e in quantita’ giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro nelle aree, periodi e orari individuati con apposita ordinanza del Sindaco competente per territorio. Nei periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi, dichiarati dalle Regioni, la combustione di residui vegetali agricoli e forestali e’ sempre vietata.».

Segnaliamo che nei comuni di Nola e di S. Paolo Bel sito (alleghiamo ordinanze) sono state emanate dai sindaci ordinanze che non rispettano e non chiariscono i periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi, dichiarati dalla Regione Campania, che nello specifico va dal 7 luglio al 10 set 2014, né di quelli indicati dalla Presidenza del Consiglio che va dal16 giugno al 30 set. E da alcuni giorni si brucia in difformità delle indicazioni legali.

La preghiamo di fare quanto di sua competenza per segnalare e chiarire alle amministrazioni comunali, all’Arpac e alle forze dell’ ordine e altri enti competenti che nessun rogo agricolo è permesso fino al 10 set 2014.

Naturalmente la nostra posizione resta a difesa della salute pubblica e contro ogni forma d’inquinamento e di ordinanza oraria, e i roghi agricoli vanno a concorrere e ad aggravare la situazione della terra dei Fuochi su cui lei lavora egregiamente tutti i giorni.

Al fenomeno estivo, pre e post raccolta delle nocciole, con l’accensione del fogliame e altre stoppie, si sta diffondendo, anche nei mesi invernali, l’accensione selvaggia di tutti i residui delle potature e principalmente ramaglie.

Inoltre in questi roghi, di consistente volume, finisce, consciamente o meno, materiale plastico disseminato nei terreni dal vento o dall’incuria, il che aggrava e carica di altre sostanze tossiche il fumo della legna e del fogliame.

Il nostro territorio è flagellato da roghi agricoli dieci/undici mesi all’anno.

Questi fumi sono altamente dannosi per la salute pubblica in generale e per ogni organismo, ma stanno determinando un aumento di malattie respiratorie ed allergiche sul territorio in misura pericolosamente maggiore per cardiopatici e persone con basse difese immunitarie e fasce sanitarie a rischio.

La combustione di residui agricoli produce l’emissione delle polveri PM10 e PM 2,5 che possono rimanere nell’aria anche per un mese. Queste particelle si depositano nel tratto respiratorio superiore, causando secchezza ed infiammazioni, o nel tratto trachea-bronchi provocando costrizioni bronchiali e aggravando malattie respiratorie croniche (asma, bronchite, enfisema) ed eventualmente indurre neoplasie (fonte ARPAV).

La tutela della salute pubblica, contemplata fin dalla nascita nella nostra costituzione, è a nostro avviso il fattore primario che i comuni, nella persona del sindaco, massima autorità sanitaria devono contemplare e perseguire.

Inoltre esistono alternative ecocompatibili alla combustione selvaggia, senza danno, anzi con beneficio anche economico per l’agricoltura e sarebbe opinabile che i sindaci proponessero pratiche alternative all’abbruciamento come il sovescio meccanico e a mano per le foglie e la pacciamatura per le ramaglie.

La retriva pratica dell’abbruciamento è vietata inoltre anche dalle direttive dell’Unione Europea, che regola le colture secondo norme precise.

L’applicazione di tali norme di mantenimento dei terreni in buone condizioni agronomiche e ambientali, a cui tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea sono obbligati, è definita “condizionalità”. Essa rappresenta l’insieme delle condizioni, norme e regole, che devono essere rispettate per accedere ai contributi UE.

Infatti, all’interno delle norme stabilite (obiettivo 2, norma 2,), troviamo le “misure per il mantenimento dei livelli di sostanza organica del suolo”. Tale norma riporta:

“Bruciare i residui colturali comporta una perdita significativa di sostanza organica, che con il tempo, porta ad un progressivo impoverimento dei suoli agrari”.

Crediamo che sarebbe magnifico poter vedere il territorio Nolano, tristemente noto per “il triangolo della morte”, essere citato per aver operato scelte ecosostenibili, con bassi costi per l’agricoltura e magari creare anche nuovi indotti produttivi.

Nel far presente questo “fenomeno inquinante”, che va ad aggiungersi agli altri fattori inquinanti le rinnovo la nostra disponibilità per un incontro e per un’azione di sensibilizzazione contro l’abbruciamento e a favore dell’agricoltura sana campana che è una priorità nella nostra terra martoriata.

Distinti saluti

I Referenti del Forum Ambiente Area Nolana
Gennaro Esposito / Annamaria Iovino

NOLA. COMPLETATO IL RESTYLING ESTERNO DELLA CHIESA DI SANTA CHIARA, APPELLO DEL SINDACO: “NON IMBRATTATE I BENI CULTURALI DELLA CITTA’”

restyling chiesa di santa chiara nolaSembrava impossibile fino a qualche anno fa, eppure il restyling della Chiesa di Santa Chiara oggi è una realtà.

La ditta affidataria dei lavori ha completato la ristrutturazione esterna di quella che rappresenta un vero e proprio gioiello architettonico del XVIII secolo nel cuore del centro storico cittadino. La prima fase dei lavori, costata circa 400 mila euro, ha riguardato il tetto, la cupola – che è stata maiolicata – e la facciata. Oggi un’area degradata della città, in pieno centro, un tempo ricettacolo di rifiuti ingombranti, risplende di una luce nuova. Grazie alle trattative con il ministero degli Interni, dopo qualche anno la Chiesa è stata concessa in comodato d’uso gratuito al Comune di Nola che, grazie ad una prima tranche di finanziamenti, ha realizzato quello che in tanti anni nessuna amministrazione comunale era riuscita a fare.

chiesa di santa chiara nola con sacchetto rifiuti“A breve riusciremo ad ottenere un nuovo finanziamento che ci permetterà di ristrutturare la parte interna e nel giro di qualche anno renderemo fruibile un bene per l’intera collettività – annuncia il sindaco Geremia Biancardi – con un auditorium di oltre trecento posti in pieno centro storico. Intanto voglio fare un appello – continua il primo cittadino – a quei cittadini incivili, per fortuna una piccola minoranza, che non curanti dei sacrifici che quotidianamente facciamo con le poche risorse a disposizione, continuano con il deposito dei rifiuti fuori orario e in luoghi vietati, imbrattando così il centro storico. Come è possibile – chiosa Biancardi – che dopo mezz’ora che la ditta affidataria dei lavori aveva liberato la facciata della Chiesa dell’impalcatura, incivili hanno depositato sacchetti di rifiuti vanificando quanto di buono stiamo facendo? Invito la cittadinanza ad essere sentinella e denunciare i trasgressori”, conclude la fascia tricolore bruniana.

di ra.na.

EDILIZIA SCOLASTICA, MANFREDI: “DA GOVERNO FONDI RECORD PER CAMPANIA, ORA IN REGIONE E COMUNE PREVALGA BUON SENSO”

Pioggia di fondi per l’edilizia scolastica, stanziati per le scuole di Nola circa 1.700.000 euro.

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“Il Governo Renzi mostra con i fatti il suo interesse e impegno per il Mezzogiorno assegnando alla Campania la somma più alta per l’edilizia scolastica”. Sono le parole del deputato Pd Massimiliano Manfredi in merito alla stanziamento record di fondi stanziato per la messa in sicurezza degli edifici scolastici campani. “Su un miliardo totale – ha spiegato nel dettaglio Manfredi – ben 182 milioni sono stati destinati alla nostra Regione che così si piazza al primo posto per il maggior numero di risorse che serviranno a stanziare ben 1782 interventi di manutenzione ma anche 8 nuove scuole, tutte diventeranno più belle e più sicure. A beneficiarne tanti Comuni piccoli, medi e grandi di Napoli e provincia che ora devono attivarsi in tempo per aggiudicare gli appalti entro il 30 ottobre 2014 al fine di non perdere e sfruttare le risorse a disposizione che – cosa importante da sottolineare – sono al di fuori del vincolo del patto di stabilità e quindi immediatamente cantierabili. I fondi saranno versati in diverse tranche da ora fin al 2015 e saranno garantiti tempi rapidi perché si tratta di una problematica che richiede soluzioni immediate altrimenti resterebbero vane”.

“Ora potranno essere esauriti gli interventi già ammissibili e in graduatoria previsti dal Dl del Fare in campo di edilizia scolastica. Queste risorse – ha concluso Manfredi – si aggiungono agli interventi già stanziati con il Fondo di edilizia scolastica di circa 400 milioni e al Fondo per la bonifica dell’amianto nelle scuole di 150 milioni. Per quest’ultimo grazie all’ impegno mio e dei colleghi della delegazione nonostante la ferrea opposizione della Lega Nord già all’epoca siamo riusciti a destinare alla Regione Campania la quota più alta della ripartizione del fondo, 18 milioni di euro, alle scuole della Campania per la rimozione dell’amianto e la messa in sicurezza delle scuole. Graduatoria che risulta bloccata per un contenzioso tra la Regione Campania e il Comune di Napoli che ha frenato l’avvio delle gare di appalto. Mi auguro che in queste ore alla luce dell’impegno straordinario di Renzi prevalga il buon senso mettendo così la nostra delegazione parlamentare nelle giuste condizioni per continuare questa battaglia attraendo nuove risorse per il nostro territorio per il prossimo anno”.

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-> ELENCO COMPLETO INTERVENTI FINANZIATI DI TUTTI I COMUNI DELLA CAMPANIA <-

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(red)

NOLA. BANKITALIA E IMPRESE, INCONTRO DOMANI ALLA SALA CONGRESSI DELL’INTERPORTO: SARA’ PRESENTATA LA NUOVA BANCONOTA DA 10 EURO

Le potenzialità e le prospettive, che si profilano per il rilancio e lo sviluppo dell’economia della Campania, nell’ambito dello scenario territoriale e nazionale come nel quadro delle dinamiche internazionali.

E’ il nucleo tematico, che sarà al centro del convegno, promosso ed organizzato da Bankitalia, in programma domani alle ore 10,30 nel Palazzo dei congressi del sistema Cis-Interporto-Vulcano Buono. E’ un’iniziativa di forte e spiccata portata – la prima del genere – con cui Bankitalia punta ad instaurare un rapporto diretto con gli imprenditori del Distretto della logistica e del terziario avanzato dell’area nolana, tra i più importanti in Italia.

Un rilevante e significativo approccio, la cui novità delinea la volontà di apertura verso il mondo delle imprese, che rappresentano gli assi portanti della produzione e dell’economia reale. E c’è da ricordare che nell’ambito del Distretto della piana di Boscofangone operano mille aziende, con novemila addetti e 15 milioni di visitatori in media annua. Nell’indotto del Distretto ricadute occupazionali interessano oltre 30 mila persone. Un interessante spaccato della realtà della Campania.

Per la circostanza, Bankitalia presenterà la nuova banconota da 10 euro, che sarà immessa in circolazione il 23 settembre.

di Geo

AVELLA. JAZZ ALL’ANFITEATRO, GIOVEDI’ ARRIVA GEORGE BENSON

Dopo il teatro di matrice classica, con “La guerra di Spartaco” e le “Memorie di Adriano”, è di… scena il jazz nell’Anfiteatro romano, con il concerto di George Benson. E c’è grande attesa per l’evento che segna l’apertura del Pomigliano Jazz Festival, alla diciannovesima edizione, la grande rassegna musicale, che di anno in anno amplia orizzonti e profili attrattivi. Una rassegna, entrata a pieno titolo nel panorama delle manifestazioni di cultura musicale più rinomate in Italia. Un circuito itinerante sul territorio, di cui saranno protagonisti i migliori interpreti e le più prestigiose band del jazz internazionale.

L’itinerario prende il “via” giovedì, 10 luglio, nel monumentale complesso avellano, altre tappe Pollena Trocchia, Cimitile, Ottaviano, Pomigliano d’Arco e il Cratere del Vesuvio. Un itinerario che si concluderà il 20 luglio.

Nella suggestiva atmosfera della Cittadella paleocristiana di Cimitile, il 16 luglio si esibirà Kerry Garret.

di Geo

AVELLA. GRAN SUCCESSO DI PUBBLICO ALL’ANFITEATRO ROMANO PER LE “MEMORIE DI ADRIANO”

DUTTILE E CALIBRATO NELLA FEDELTA’ AL TESTO, L’ADATTAMENTO SCENICO-INTERPRETATIVO DEL CELEBRE ROMANZO DI MARGUERITE YOURCENAR, FACENDONE RIVIVERE IL CLIMAX CON LE ECCELLENTI PIERA DE PIANO, AMELIA IMPARATO E ENZO MARANGELO, ATTORE E REGISTA. UNA RAPPRESENTAZIONE DI ELEVATO PROFILO QUALITATIVO, CHE ATTESTA L’INTERESSANTE IMPEGNO DI STUDIO DELLA COMPAGNIA HYPOCRITES E AVVALORA IL PROGETTO DI PROMOZIONE CULTURALE, IN CUI SONO IMPEGNATE LA FONDAZIONE “PREMIO LETTERARIO CIMITILE” E LA FONDAZIONE AVELLA CITTA’D’ARTE.

Omaggio e onore al teatro classico, nella “location” dell’ Anfiteatro romano, che s’adagia con dolce naturalezza sul declivio dei Monti Avella. E, quella compiuta duemila anni fa nella città fondata dagli osci, fu una scelta logistica, della quale non si può non ammirare sia l’originalità progettuale che l’intelligente modalità d’esecuzione, praticata da quei validi ed efficienti capo-mastri, che furono impegnati, per realizzare il monumentale e storico complesso, combinando la sobrietà architettonica dalla cinta muraria con l’ingegnosa tecnica dell’ opus reticulatum, dagli spalti alle porte – triumphalis e libiticensis, alla quale va aggiunta una terza di minore rilevanza funzionale- collocate ai lati opposti dell’asse maggiore dello spazio, utilizzato per gli spettacoli.

E’ lo spazio, in cui è andato in scena “Memorie di Adriano”, un pregnante ed interessante adattamento dell’omonima opera di Marguerite Yourcenar, la grande scrittrice francese, rivisitando uno squarcio di storia dell’antica Roma; squarcio, che fa filtrare le coordinate della politica della Pax, propugnata e delineata da Adriano, che aveva raccolto il testimone della guida dell’impero da Traiano. Sono le coordinate, che, pur con le notevoli difficoltà da affrontare, determinate dai fermenti ribellistici dei popoli della periferia dell’impero, ripetevano gli indirizzi dell’azione di Cesare Ottaviano Augusto, il fondatore del principato e assertore della …Pax augustea, che nulla o poco concedeva ai popoli sottomessi che non fosse rispondente all’egemonia dell’Urbe.

Un’operazione di sicura caratura culturale, quella che si è ammirata nell’Anfiteatro avellano, in virtù dei monologhi recitati in bello stile di linguaggio e con pregevoli tonalità di voce da Piera De Piano, Amelia Imparato e Enzo Marangelo, nei ruoli- quest’ultimo- di interprete e regista; monologhi…dialoganti e interagenti per i contenuti, che rendevano con la massima chiarezza la dimensione storica ed esistenziale di Adriano, quasi a ribaltare il mondo di ieri in quello di oggi; mondo, in cui l’umanità continua ad essere travagliata dalla pace difficile da vivere e praticare, come attestano le tormentate e tormentose vicende del Medio Oriente, giusto per restare nell’attualità immediata, mentre soffiano i venti dei letali fondamentalismi religosi, per non dire dei conflitti per il controllo e la gestione delle fonti energetiche. E meno male che i totalitarismi del nazismo, del comunismo sovietizzato e gli autoritarismi fascisti si sono dissolti da tempo…

Un adattamento decisamente ben calzante con il climax del romanzo, denotando il ragguardevole impegno di studio della compagnia Hypocrites Teatro, con la finezza della regia attenta e curata nei minimi dettagli, fin dall’apertura della rappresentazione, in cui spicca la figura di Traiano, che designa Adriano degno continuatore della sua opera nel governo di Roma, per concludere con il sigillo dell’allocuzione all’”Animula vagula, blandula..” di cui si dirà in seguito.

E se la scena è stata “tenuta” al meglio della scansione e dei ritmi recitativi da Piera De Piano, Amelia Imparato ed Enzo Marangelo, l’intero cast ha brillato per efficienza, con l’allestimento scenico, i costumi e il trucco, curati da Stefania Pisano, mentre la parte fonica è stata seguita da Virna Prescenzo e i giochi delle luci sono stati …gestiti con briosa fantasia ed efficace scelte di tempo da Massimo Caiafa. Un ottimo lavoro di gruppo, dando,altresì, merito per la selezione dei testi a Renato Siniscalchi. Un lavoro di gruppo e di bella cultura teatrale, che ha coinvolto il pubblico sul piano emotivo e della piena partecipazione al filo della narrazione…

Una splendida serata di teatro, in virtù dell’eccellente organizzazione, coordinata dall’ufficio zonale dei beni archeologici della Soprintendenza di Avellino-Salerno-Benevento-Caserta,, di cui è responsabile la dott.ssa Ida Gennarelli, con il fattivo supporto della Fondazione “Premio letterario Cimitile” e della Fondazione Avella città d’arte, oltre che del Gruppo archeologico “Amedeo Maiuri”. E prima che si alzasse il …simbolico sipario, visite guidate per l’illustrazione delle caratteristiche dell’Anfiteatro per i tanti spettatori, giunti nella città del Clanio, soprattutto dall’area nolana e vesuviana. A far da “Ciceroni”, Andrea Siniscalchi e Sebastiano D’Avanzo.

ADRIANO, LA FORZA DEL POTERE E LA COSCIENZA DELLA SUA PRECARIETA’

“Animula vagula, blandula \ hospes comesque corporis \quae nunc abebis in loca…

“Piccola anima smarrita, soave \ compagna e ospite del corpo \ che ora ti appresti a scendere in luoghi \ ardui e spogli \ dove non avrai più gli svaghi consueti \un istante ancora \ guardiamo insieme le rive familiari \ le cose che certamente non vedremo mai più \ cerchiamo d’entrare nella morte ad occhi aperti”.

Sono le limpide e nitide immagini della profondità meditativa di Publio Elio Traiano Adriano, più semplicemente Adriano, imperatore romano ed eccellente stratega militare, del secondo secolo – nato nella provincia iberica- permeato da multiformi interessi per le belle arti, la poesia, la musica, la filosofia, a cui si dedicò con fervida passione e intenso impegno, sulle tracce dei valori della civiltà di Roma e soprattutto del mondo greco. Sono versi della celebre allocuzione, che l’autore destina alla propria anima -l‘ànemos dei greci, il soffio vitale dell’esistenza corporea- nel presagio della morte vicina. Un colloquio di diretta immediatezza, che plasticamente rappresenta il senso della condizione umana, i cui ritmi sono scanditi dal pendolo, il cui oscillare per impulso ricevuto si spegne ed esaurisce fatalmente ed inesorabilmente nel periodo di tempo più o meno ampio. Come per dire che la nascita è un caso, sotto tutti i profili di condizione e stato sociale, mentre la morte è evento ineluttabile. Una verità, per la quale Adriano dice all’interlocutrice, ma soprattutto a se stesso …. “cerchiamo d’entrare nella morte ad occhi aperti”. Con lucida consapevolezza di sé, della propria limitatezza e senza piatire consolazioni o indulgere ad auto-consolazioni.
L’allocuzione di “Animula vagula, blandula…” costituisce la filigrana, che pervade, ravviva le “Memorie di Adriano”, il romanzo, ch’è anche saggio storico, scritto da Marguerite Yourcenar e pubblicato nel 1951, senza godere nell’immediato di quel largo consenso di lettori e critica, che, invece, ha conosciuto, a giusta ragione, negli anni successivi, toccando per anni i livelli di best seller. Uno straordinario affresco della Roma imperiale, nell’età in cui gli dèi della religione pagana erano già scomparsi dalla coscienza comune e la luce della religione cristiana stentava ad irradiarsi, trovando proseliti negli umili, nei poveri, negli emarginati con sete di giustizia, desiderio d’amore e libertà.

La struttura dell’opera della scrittrice francese è articolata in sei capitoli, in forma di epistola, che Adriano, carico di anni ed acciacchi, malato, indirizza al giovane amico, Marco Aurelio, allora diciassettenne, e che, dopo qualche anno, diventerà nipote adottivo e successore al trono. E Marco Aurelio non solo ne sarà degno erede nel buon governo delle province imperiali, ma anche sui versanti del sapere , come attestano l’elaborazione dei famosi e attualissimi Aforismi, distillati di straordinaria saggezza, e, più ancora, i “Colloqui con se stesso”, che, per finezza ed incisività discorsiva e non certo per matrice d’ispirazione, precorrono l’intensità delle Confessioni di Sant’ Agostino e, per vari aspetti, la visione meditativa, che si ritrova nei Pensieri di Pascal, da cui si diramano i percorsi del rigore giansenista, incentrato sul cristianesimo delle origini, non contaminato dal potere curiale. Ma, quelle di Adriano e di Marc’Aurelio sono le lunghe linee d’orizzonte, che – nella sincronia del pensare e del sentire, con cui si annullano le distanze sia di tempo che di luogo- corrono in parallelo con l’intensità riflessiva degli ineguagliati e ineguagliabili dei Saggi di Michel de Montaigne e nell’intera produzione di Erasmo da Rotterdam, tra le maggiori e migliori figure della modernità laica e della civiltà umana.

Marguerite Yourcenar fa rivivere nel suo bel racconto Adriano uomo di potere assoluto, reso eroe di Roma per gli innumerevoli trionfi militari, di cui fu gratificato, ma che avevano le impronte d’infinite tragedie: quelle dei popoli vinti e sottomessi. E’ il principe divinizzato – secondo la sacralizzazione del potere introdotta e voluta da Cesare Ottaviano Augusto- che commisura i fasti della gloria goduta e vissuta nel passato con il proprio presente di uomo, ormai sopraffatto dalle malattie e dalla vecchiaia- senectus ipsa aegritudo, la vecchiaia è per se stessa fragilità- mentre avverte la presenza della morte che incombe sul suo destino.

E’ Adriano, al quale i fregi, gli strumenti e gli orpelli del potere, nei cui “palazzi” s’incrociano falsità, ipocrisie e violenze di ogni genere, non “dicono” letteralmente più nulla. Una condizione, che “umanizza” Adriano, fino renderlo più vicino all’uomo del nostro tempo. Una trama narrata con ritmi incalzanti e convincente scrittura, quella di Marguerite Yourcenar, declinando e rappresentando il pubblico e il privato di Adriano, che, a sua volta, si staglia – pur distinguendosi per il duttile esercizio dell’arte del buon governo e della saggia applicazione della legislazione per i popoli dell’Urbe- sullo sfondo del sistema imperiale romano già alle prese con i primi sintomi del declino e del disfacimento per l’incipiente dissolversi dell’etica pubblica, con cui Roma era cresciuta nella sobrietà dei costumi e di poche, ma cristalline leggi, conosciute, rispettate… e fatte osservare.

di Geo

NOLA PATRIMONIO DELL’UMANITA’

[Non ho mai scritto o detto nulla su Giorgio Faletti, che oggi, variamente, in ambienti dello spettacolo e della letteratura, molti onorano (ma si sa, in Italia TUTTI quelli che muoiono “erano bravi”), perché non avevo nulla da dire o scrivere; mi pare allora giusto dedicare a lui questo articolo.

Si pensi ciò che si vuole, era comunque un artista immaginifico, originale e poliedrico, un vero performer. Un Paese come l’ITALIA, in grandissima parte caratterizzato da malcostume, malaffare e criminalità – non fai neanche in tempo a trattare l’argomento, che già sbuca un nuovo “caso”; oggi abbiamo quello del “cassiere di Mokbel” (nomi sempre nuovi, situazioni profondamente sommerse) – nonché trastule, favoritismi e nepotismi, anche nel mondo dell’arte, della letteratura, dello spettacolo e della rivisitazione storica, NON LO MERITAVA]

* * *

festa dei gigli 2014 nolaIl riconoscimento dell’UNESCO, alla Festa dei Gigli di Nola, quale Patrimonio Ideale dell’Umanità, non ha aggiunto ad essa qualcosa, a mio parere; è un chiaro segno, però, che il Mondo ci guarda, e non solo per stare a guardare, come dimostra il declassamento annunciato degli scavi di Pompei, per il modo, che non può che definirsi BARBARO, con cui viene tenuto quel sito archeologico unico al Mondo, che altrove avrebbe generato ben altri bagliori di conoscenza e di legittimo orgoglio, e avrebbe dimostrato, senza ombra di dubbio, come anche “con la cultura e l’arte si mangia”. Qui, non solo non ci si mangia, ma addirittura, ci si rimette.

Ma il vero Patrimonio dell’Umanità è proprio la città di Nola, per la sua lunga e avvincente storia, e per come l’intera cittadinanza ne ha consapevolezza e si rapporta ad essa.

Città di ben quattro Santi: San Felice, vescovo del I° secolo, patrono di Nola; San Massimo, che si celebra il 7 febbraio, giorno della ricorrenza della sua morte, vescovo di Nola sotto le persecuzioni cristiane di Decio, IIa metà del III sec., menzionato anche nei carmina natalizi, di San Paolino; Felice, il prete santo, particolarmente venerato da San Paolino, collaboratore, e designato successore del vescovo Massimo; e infine Paolino, il co-patrono, santo dei gigli; Nola, dove si intrecciano la vita di Giordano Bruno (vittima dell’inquisizione romana, non della fede nolana che gli diede istruzione e prestigio) e 15 secoli prima, la morte di Cesare Augusto, è una città che ha, per me, un significato molto particolare.

L’11 settembre 1943, prima ancora che io nascessi, in essa è cambiato il mio destino. Per quanto possa sembrare un paradosso, in essa sono rinato, prima ancora di nascere, ad opera di un Ufficiale tedesco che, in un episodio, non di guerra, ma di crimine di guerra, si ergeva, in un certo senso a mio padrino, uccidendo, insieme ad altri 10 Ufficiali dell’Esercito Italiano, mio padre, il tenente Alberto Pesce del 48° reggimento di artiglieria alloggiato nella Caserma Principe Amedeo, e così segnava i punti salienti di quello che sarebbe stato il mio nuovo destino; ma Nola è anche la città che, per prima, unitamente alla vicina Cimitile, con coraggio e volontà, spirito di ribellione alle ingiustizie, compassione e culto della libertà dopo un ventennio di oppressione fascista, e una rovinosa sconfitta bellica, dalla quale non sarebbe più stato possibile affrancarsi, con le armi e con l’aiuto ai più deboli, gettò le basi di quello che sarebbe stato il nuovo destino dell’Italia, come racconto, insieme a tante altre cose, nel mio libro “Nola, cronaca dall’eccidio”.

Un brevissimo excursus per dire che tutto questo è Nola, città del Mondo, patrimonio dell’Umanità, che sento, però di dovere più compiutamente circostanziare.

Un dilagare di popolo che si autodisciplina senza servizio d’ordine, che supera le immancabili beghe, diatribe e contrasti con bicchierate di vino, canti e balli, ai quali partecipano anche quegli obelischi di legno e decorazioni di cartapesta, che sono i Gigli, di 25 metri di altezza e 15 quintali di peso, circa, oltre ai numerosi orchestrali, maestri, capiparanze e strumenti che alloggiano su di essi, sorretti da paranze di 140 uomini che si alternano, per complessivi 400 uomini circa, per ogni Giglio; che è fiero ed entusiasta della propria festa, dove trova spunti per divertirsi, ma anche per riflettere, per proporsi di fronte al Mondo, fa di Nola un città dell’allegria, che durante tutto l’anno accompagna i suoi abitanti, anche in altre feste, altri filmati; della popolarità, che ha mille volti, non ultimo quello della pacifica invasione, il pomeriggio della domenica della festa, del Municipio, dove non c’è più burocrazia, pratiche, certificati, ma solo spirito corale, socialità. La mattina no, perché ci sono varie Autorità, ma anche qui, senza troppo cincischiare; città della tradizione, che qui non ha consumismo, né fisionomia stereotipata, ma è vera e palpabile; della memoria: ogni ricorrenza viene rispettata, e così è per l’11 settembre di ogni anno, come per il 25 aprile, proclamazione della liberazione d’Italia, di cui il prossimo anno ricorre il 70° anniversario; in una sola parola, città dell’amore.

Foto di Annalisa Carbone

Foto di Annalisa Carbone

Salve, o Nola, gentile e fedele.
Paolino benigno sorride
Su di te distendendo lo sguardo
Di bontà, di dolcezza e d’amore.

Così inizia l’Inno a San Paolino di Mons. Andrea Ruggiero e del Prof. Felice Natalizio.

barca

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Era l’anno di grazia 1985 quando fu composto. Oggi, nel 2014, suscita emozioni, come se il tempo non fosse trascorso, quando viene eseguito, con insistente ripetersi del refrain, mentre il vescovo Beniamino De Palma benedice, passando sorprendentemente sereno, a suo agio, tra la sua gente, i Gigli e la BARCA, quest’anno più dedicata ai bambini, nelle sembianze di una barchetta di carta che, come si trasmette di padre in figlio, tutti sanno come si fa, ai lati della quale sono disposti, quattro per parte:

giglio dell'ortolano - piazza collegio

giglio dell’ortolano

il giglio dell’ORTOLANO, variopinto, con le sue multiformi composizioni di gigli, progettato dai Maestri di Festa del Giglio dell’Ortolano;

giglio del salumiere

giglio del salumiere

quello del SALUMIERE, che trasmette qualcosa di ascetico e monumentale insieme, dove spiccano i santi e la croce;

giglio del bettoliere

giglio del bettoliere

quello “eroico” del BETTOLIERE, multicolore, della Bottega Barrese “Cartapestai e Gigli di Antonio Mosca”, caduto mentre era in allestimento, nei giorni precedenti, per una violenta tromba d’aria che ha investito Nola, ma rialzato, con grinta, forza di volontà e passione, a tempo di record e portato in processione, senza alcun cedimento;

giglio del panettiere

giglio del panettiere

quello del PANETTIERE, firmato quest’anno dall’artista Ciro Palladino, che rappresenta una lunga ferita profonda, la Terra dei Fuochi, nell’anima del Sud, che tuttavia non è morto, e forse proprio da quei chiodi di ferro che affondano in esso e quella rustica croce che è in alto, troverà gli spunti per guarire, riprendersi e tornare ad essere grande;

giglio del beccaio

giglio del beccaio

c’è poi il BECCAIO, grigio, austero, marcatamente dedicato a San Paolino; progettista e costruttore, Gruppo Nal, giovane Bottega d’Arte nolana, a dimostrazione che la Storia continua, la Tradizione continua;

giglio del calzolaio

giglio del calzolaio

segue il CALZOLAIO, suggestivo, con quel suo riferimento alle cattedrali, attraverso rosoni che, sulla sagoma stilizzata della struttura, formano mezze lune, attraverso le quali filtra la luce; la luce della speranza forse, come è stato realizzato dall’architetto Ferdinando Giampietro e l’Antica Bottega d’Arte Tudisco, costruttrice anche della maggior parte degli altri Gigli;

giglio del fabbro

giglio del fabbro

ed ecco il FABBRO, ricco di putti e santi, il santo martire tra i leoni, San Felice, e, dall’alto pinnacolo, una figura recante un inserto d’alloro, sembra salutare tutti, nell’ondeggiare dei balli, della Bottega d’Arte Saverio Guida.

giglio del sarto

giglio del sarto

Chiude, imponente, il SARTO, grigio, sobrio, con accenno di stile al mestiere artigianale che rappresenta, sul quale spicca la mano della verità e della giustizia, e, in tale veste, foriero di gioia e ottimismo, abilità, nei balli, nelle girate, magistralmente condotto dagli uomini di Nicola Trinchese, “o suonno ‘e ‘na vita”, al quale le équipe di molti altri Gigli, rendono omaggio.

Un ordine rigoroso questo, pur nella confusione, nel “casino”, nel caos della folla, solo apparentemente incontrollabile, ma che è invece, perfettamente e liberamente controllato.

Opere d’arte, queste, non possono definirsi altrimenti, tutte destinate ad essere distrutte, secondo un certo rituale, in determinati giorni successivi alla festa, imponenti ed effimere, come è appunto la vita.

Questo è giusto per quello che vuol dire, il monito, il messaggio che comunica.

Tuttavia, se Nola, che pure dispone di un eccellente Museo Archeologico, dove sono racchiusi i reperti giunti fino a noi, di centinaia, e, in alcuni casi, di migliaia di anni trascorsi, ed ha un humus culturale di altissimo livello, degno di tutti segni che la Storia ha lasciato in essa, si dotasse di un Museo della Cartapesta, in predicato da molto tempo, potrebbe conservare, certamente a partire da quest’anno, il primo dopo il riconoscimento dell’UNESCO, ma anche da ciò di cui si può disporre degli anni precedenti, la tecnica, le macchine, l’arte e soprattutto i rivestimenti, le accurate e suggestive “camicie” dei Gigli; rimarrebbe, così, una testimonianza davvero UNICA al MONDO, alle future generazioni, di “ciò che potea” la fantasia e l’ingegno vostro e nostro, del Sud e dell’Italia.

Credo proprio che questo non potrà fare a meno di essere realizzato prima o poi.

Ma torniamo alla nostra Festa dei Gigli:

dal balcone del Municipio di Nola, dove ho avuto l’onore e il privilegio di essere invitato, unitamente a mia moglie Maria Rosaria, la mattina del 22 giugno (il tempo dell’invasione moderata, prima dell’invasione dilagante del pomeriggio), dal Sindaco Geremia Biancardi e dall’Assessore Cinzia Trinchese, persone già conosciute per il loro deciso e sicuro impegno nella celebrazione della ricorrenza dell’11 settembre, che hanno voluto, così, darmi conferma del loro affetto, grazie ai buoni uffici di Raffaele Napolitano, sua moglie Linda, e i figli, abbiamo avuto modo di vedere, o sbirciare, scorci indimenticabili.

Il “ballo” di un Giglio in mezzo alla piazza del Duomo, gremita di una folla composta e partecipe, che lo circondava, lo accompagnava, senza ostacolarlo, i canti, i suoni, la sottolineatura di una spontanea fratellanza, penso possa riassumerli tutti. Maria Rosaria ha fatto molte fotografie; Autilia Napolitano, mi ha gentilmente intervistato per Capri Event, il network internazionale di canale 271 e 618 digitale, e il giornale telematico Il C@zziblog.

Abbiamo avuto modo di incontrare molte Autorità, tra cui il Governatore Stefano Caldoro (che avrei voluto ringraziare per come ci tenne personalmente, nell’ottobre 2011, a che la Regione Campania decretasse il gemellaggio tra l’eccidio di Nola dell’11 settembre ’43 e le 4 giornate di Napoli del successivo 27 – 30 settembre, ravvisando, in modo palese, l’inscindibile legame; ma mi è mancato il tempo, il fluido affollamento non me lo ha permesso), e l’Onorevole Renato Brunetta; pur se non condivido le sue idee, che male c’è a farsi una fotografia con lui? E infatti ce la siamo fatta; una specie di selfie, come oggi è d’uso.

Non è mancata la gentile Francesca Pascale, circondata da guardie del corpo, già Pin Up di Telecafone e spregiudicata provocatrice in “Siamo tutti puttane”, ancor prima della sua iscrizione all’ARCIgay, ma certamente già covava una simile apertura mentale.

Quando sentiamo provenire, dalla piazza, le note della Marsigliese, apprendiamo che sono presenti anche l’Ambasciatore e il Console Generale di Francia (non dimentichiamo che San Paolino era nativo di Bordeaux), ai quali, uno dei Gigli ha voluto, meritoriamente, tributare questo omaggio.

C’è quel “voi”, quel “tu”, con cui i Nolani presenti si rivolgono a Sua Eccellenza De Palma, nel frattempo sopraggiunto, chiamandolo semplicemente e affettuosamente “padre”, mentre i non Nolani sono molto più formali e deferenti. Mi faccio riconoscere, ci eravamo già incontrati, faccio per baciargli la mano, con gesto goffo e maldestro, ma mi blocca subito, pronunziando una sola parola sommessa: “grazie” per averlo menzionato nel mio “Nola, cronaca dall’eccidio”, tra i promotori delle ultime celebrazioni, nelle ricorrenze dell’eccidio, e avergli fatto omaggio di una copia del libro.

C’è un lungo pomeriggio di pausa. Qui il tempo scorre senza fretta, senza quell’ansia di andare avanti, di oltrepassarlo senza averlo vissuto, ed è anche questa una lezione di vita che viene dai tempi antichi.

E’ ormai sera, si accendono le luci nelle strade di Nola, e lungo il percorso dei Gigli, immutabile da tempo indefinito, ne sanno qualcosa gli elettricisti ed altri incaricati comunali per la collocazione di lampioni e segnaletica stradale, si vedono ondeggiare le luci che sono su di essi, nella incastellatura stessa della struttura, quando danzano, quando fanno le “girate”, quando rasentano i muri e i balconi nelle strade più strette, quando c’è la posa a terra e poi l’alzata; alla fine tutto sarà oggetto di premiazioni.

Seguiamo per un po’ la processione, tra la gente, le musiche, gli applausi, l’alternarsi dei componenti delle paranze, i “cullatori”, il repentino sparire e riapparire delle bancarelle, durante il passaggio dei Gigli, un robusto ragazzo nolano ci mostra fiero, su una spalla, il tipico “callo”, una montagnola di carne che si forma sulle spalle di alcuni cullatori, il segno di varre e varricelli di flessibile castagno, per l’imponente peso che devono sopportare; infine scopriamo, senza una parola, senza un preavviso o altri convenevoli, di essere invitati, così di fatto, camminando, camminando, con la nostra irrinunziabile guida, Raffaele, a vedere la processione dei Gigli, dai balconi della splendida casa della famiglia De Stefano, dove siamo accolti con gioia ed affetto; da lì possiamo constatare che quelle piramidali macchine votive, ti entrano quasi in casa quando sono di fronte, e ti affacci direttamente dentro di esse; nella calda serata, che si addentra sempre più nella notte, ma per i Gigli è ancora presto, ci trasferiamo sulla accogliente terrazza, lì prendiamo parte, con altri ospiti, ad una cena, che è poco dire luculliana, a base di vini e pietanze di derivazione assolutamente casalinga, così come la cucina. Ci raggiungono Linda, e la giornalista Carmela Maietta; è sua sorella, ho eterna riconoscenza ed affetto per lei, per essere stata l’ideatrice, tre anni fa, attraverso il Rotary Club Nola-Pomigliano d’Arco, dell’apposizione di una targa a ricordo degli 11 ufficiali martiri di quell’eccidio del settembre ’43, in Piazza d’Armi a Nola, cerimonia alla quale fui presente. E’ con loro Annibale Napolitano, rispettivamente figlio e nipote; ci salutiamo con effusione, è parecchio tempo che non ci vediamo. Ci dà preziose spiegazioni sui rituali della Festa dei Gigli.

La giornata volge al termine. L’indomani è già nelle nostre menti; fare i bagagli, partire, il treno per Milano.

Così concludo, non mancando, però, di cogliere l’occasione per un’ultima riflessione, riallacciandomi anche a quello che, inizialmente, ho detto, a proposito di Faletti, circa qualcuno che deve meritarsi il Paese in cui vive, certo, senza però dimenticare che anche il Paese deve meritarsi quel qualcuno.

Questo nostro Paese di tradizioni e di contrade, di campagne e di saghe paesane, di superstizioni forse, ma soprattutto di pace e di fratellanza, pur con le inevitabili incomprensioni, gelosie, dispute, campanilismi, ma tutto sommato, sempre alla buona, dove ha perso, quando ha smarrito la sua identità?

Ora noi dobbiamo ritrovarla, e avvenimenti come la Festa dei Gigli di Nola, sono la via maestra, una delle vie maestre, per realizzare questo sogno.

di Alberto Liguoro

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