ilc@zziblog

di ra.na. & co… contro "il sistema" della camorra dell'usura e della violenza, è un blog indipendente, nato dall'idea di persone libere che hanno a cuore le sorti della loro terra, l'Area Nolana

Archivio per il giorno “giugno 28, 2014”

L’INPS DI NOLA RICORDA DOMENICO PETILLO, INTITOLANDOGLI LA SALA RIUNIONI

Domenico Petillo

(Domenico Petillo)

A distanza di nove anni dalla prematura scomparsa, la sede nolana dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ha reso omaggio al dott. Domenico Petillo, nolano doc, alto dirigente dell’Istituto, intitolandogli la sala riunioni dell’ente previdenziale bruniano.

La cerimonia, avvenuta lo scorso 18 giugno, alla presenza della moglie Marisa e dei figli Saveria e Felice, ha rappresentato il giusto riconoscimento ad una persona molto amata in Istituto. Mimmo, come veniva affettuosamente chiamato dagli amici, era infatti dotato di grande umanità e cordialità, sapeva rapportarsi a ognuno con grande semplicità ed efficacia, perseguendo sempre il bene delle persone e dell’ente che ha rappresentato per tanti anni.

Al momento della sua morte, avvenuta nel 2005, ricopriva l’incarico di dirigente generale delle risorse umane a Roma, incarico raggiunto nel corso di una brillante carriera, che lo ha portato ad ottenere importanti traguardi lavorativi in diverse regioni d’Italia, compresa la sua adorata terra d’origine, fino ad arrivare agli uffici dirigenziali apicali della capitale.

A tracciare il ricordo umano e professionale del “capo del personale” è stato il suo “allievo” Ciro Toma, che in Inps ha ricoperto tra l’altro lo stesso incarico di Domenico Petillo, oltreché il direttore regionale Inps della Campania Maria Grazia Sampietro, il direttore provinciale Inps di Napoli Ciro Avallone, il presidente del comitato regionale Inps della Campania Carlo Colarusso, il dirigente della filiale di coordinamento nolana Inps Antonio Pezza. Presenti tra gli altri anche i direttori regionali Inps della Basilicata e della Puglia, l’ex dirigente della filiale Inps nolana Dario Ciccarelli (che ha fortemente voluto, insieme alle rappresentanze sindacali dell’ente, l’intitolazione della sala riunioni alla memoria di Domenico Petillo), i dipendenti della sede Inps di Nola, oltre a tanti altri dirigenti e funzionari provenienti da svariate sedi della Campania e di altre regioni, a riprova del forte legame che univa Mimmo al “suo” personale.

Filo conduttore di tutti gli interventi è stato non solo il ricordo, per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, del dirigente “umano” e sempre pronto all’ascolto e al confronto, “qualità non tanto scontata e facilmente ritrovabile, specie nei dirigenti d’oggi” – ha affermato il direttore provinciale Avallone – ma soprattutto di una persona che ha tanto amato l’Inps e da cui è stato tanto amato, al punto da rendere gelosa del suo rapporto “speciale” con l’ente di previdenza finanche la moglie Marisa, come affettuosamente ha ricordato durante il suo intervento. “Devo dire, ed oggi più che mai posso ribadire – afferma Marisa, rivolgendosi alla vasta platea – che tutto quanto di alto e di nobile c’è stato in questo amore, è stato ed è molto importante anche per noi, per la sua famiglia, per i suoi figli, che hanno respirato, vi assicuro, non il piacere e l’orgoglio per la carriera del padre, ma piuttosto la forza dell’impegno quotidiano, dell’umile costruzione, passo dopo passo, di un lavoro appassionato, dedito, innamorato appunto. Tutto quell’amore che vi siete saputi scambiare e che oggi ci viene restituito in una identità più forte che mai”.

A benedire la sala riunioni, dopo il taglio del nastro e lo scoprimento della targa commemorativa, è stato il vicario generale della diocesi di Nola, don Lino d’Onofrio.

di ra.na.

NOLA. UN POLO CULTURALE PER LA CITTA’ E IL TERRITORIO, LA BIBLIOTECA COMUNALE E LA DONAZIONE-VECCHIONE: OSMOSI D’AMPIA VISIONE

Foto di Mariella Vitale

(Foto di Mariella Vitale)

L’animazione sociale, il ri-disegno logistico e la dimensione degli spazi, la disponibilità degli “audio-visivi” e i supporti informatici: percorsi obbligati per un servizio pubblico di qualità. La tematica è stata focalizzata nel convegno sul futuro e sulle prospettive del patrimonio librario – dotato di testi rari e di eccezionale valore – destinato all’Ente di piazza Duomo da Luigi Vecchione, cultore di storia locale, autore di saggi, bibliofilo e archeologo, scomparso il 29 dicembre scorso. Giuseppe Mollo, Raffaele Soprano, Caterina Napolitano, Angelo Amato de Serpis, Antonio Napolitano e il sindaco Geremia Biancardi hanno delineato gli obiettivi praticabili, con l’utilizzo del restaurato palazzo dell’ex-Convento di Santo Spirito, entro il prossimo novembre. A Domenico Capolongo spetterà la coordinazione del cambio di passo per la programmazione e le finalità del riassetto del sistema, secondo le direttive della civica amministrazione.

Uno spazio di diffusa e intensa animazione sociale, che favorisca e promuova la circolazione delle idee e delle conoscenze. Una realtà dinamica, che possa avvalersi di un ben strutturato assetto logistico, oltre che delle necessarie dotazioni d’informatica e di un congruo quanto efficiente apparato di “audio-visivi”.

Sono alcuni dei connotati essenziali, con cui le biblioteche comunali, quale primario servizio culturale di pubblica rilevanza, ormai si caratterizzano sempre più nell’operatività reale. Una prospettiva di cambiamento, che le libera dalla rigida ed arida dimensione “museale” della pura ed amorfa conservazione di testi, documenti, riviste; dimensione, con cui ormai da anni si saldano soltanto la consultazione, non particolarmente “praticata”, e il prestito delle opere richieste a tempo determinato. La città bruniana è chiamata a procedere con rapido passo in questa direzione evolutiva, per rapportarsi al meglio possibile con le istanze più significative, espresse dai giovani e da tutti coloro che prediligono quel dialogo aperto e senza pre-giudizi, con cui è possibile cominciare a percorrere a percorrere le lunghe e aspre corsie verso i saperi.

IL LASCITO PREZIOSO, BENE COMUNE DELLA CITTA’

E’ – questo – il senso dell’auspicio, prospettato dall’architetto Giuseppe Mollo – consulente della Soprintendenza dei beni artistici, archeologici, ambientali e storici di Pompei, docente nei Licei, con una cospicua, lunga esperienza di ricerca e d’interventi per la tutela del patrimonio dei beni culturali e archeologici, soprattutto nell’area nolana e in quelle di Avella e del Vallo di Lauro – nell’intervento sviluppato nel convegno, promosso da “La Contea nolana” e svoltosi nella chiesa-agorà dei Santi Apostoli. Filo tematico, il futuro e le prospettive della biblioteca, che Luigi Vecchione ha donato a Nola. Un pregevole lascito d’amore e affetto filale per la città natia, costituito da un patrimonio di eccezionale interesse e valore, con circa ventimila testi, tra cui spiccano vere e autentiche rarità di opere stampate tra il ‘400 e il ‘ 500; e poco più di cinquemila testi qualche anno fa sono stati già conferiti alla Biblioteca comunale, che apre i battenti in corso Tommaso Vitale.

Una riflessione dovuta e doverosa, quella compiuta e a 360°, per fissare le coordinate della compiuta valorizzazione pubblica della volontà di Luigi Vecchione, a sei mesi dalla scomparsa. E Mollo, nel disegnare quello che può e “deve” diventare un autentico Polo culturale, incentrato sulla Biblioteca comunale, che apre i battenti lungo corso Tommaso Vitale, arricchita dalla donazione dell’illustre bibliofilo e tenace cultore della storia locale, si calava nel flusso dei ricordi personali e giovanili; un’immersione, per far risaltare a tutto tondo la figura e l’azione di Luigi Vecchione, con i suoi sempre rinnovati interessi conoscitivi sulla storia della città e del territorio. Erano interessi, coniugati con la costante sensibilità d’attenzione e di apertura verso le giovani generazioni, mettendo a loro piena disposizione, per la stesura di tesi di laurea, la ricerca di documenti e atti, la Biblioteca, che, con l’”interminabile” sequenza di scaffalature, ancora si allunga nella ..fuga di stanze e ambienti nell’ampio e accogliente attico di via Vivenzio: paziente frutto di anni di raccolta e selezione, oltre che testimonianza di un impegno economico tutt’altro che comune. E per la location del Polo culturale prefigurata da Mollo, secondo Antonio Napolitano, presidente de “La contea nolana”, la soluzione ottimale è data dal restaurato palazzo dell’ex-Convento di Santo Spirito, già utilizzato come carcere mandamentale, in via Merliano. “ Un luogo di pena – spiegava Napolitano – che diventa luogo di cultura”.

IL SENSO CIVICO DI VECCHIONE NEI RICORDI DI SOPRANO

Dalla gerla dei copiosi ricordi personali e giovanili, anche l’avvocato Raffaele Soprano, presidente della Fondazione Festa dei Gigli, estraeva le immagini e gli aneddoti, al cui centro è Luigi Vecchione, per attestarne la tenacia d’impegno nelle iniziative – maturate tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso – nella “scoperta” dei valori di Nola antica, dall’età etrusca e osca a quella sannita e romana. Un impegno vissuto fino agli ultimi giorni di vita, alla soglia dei novantasette anni, trascorsi tra il lavoro professionale, la bibliofilia e la cultura. E di Luigi Vecchione, il presidente della Fondazione “gigliata”, evocava la visione laica e di riformismo sociale della politica, per la quale, insieme con altri “spiriti liberi e disinteressati” della città negli anni ’70 aderì al movimento civico, che scalzò, per la prima volta, la Democrazia cristiana dal governo della città: governo esercitato sempre in funzione di maggioranze assolute, fino a sfiorare il 70% dei consensi espressi.

Una visione laica, per la quale – non va dimenticato – Luigi Vecchione é stato promotore di proficue e qualificate iniziative per la riscoperta di Giordano Bruno, martire del pensiero libero, e di Vincenzo Spampanato, che fu in costante rapporto con Benedetto Croce, tra i pochi autentici pensatori espressi dalla cultura filosofica italiana del ‘900. “Onorare, com’è doveroso, Luigi Vecchione e l’importante lascito reso alla città – affermava Soprano – non può che determinare l’osmosi tra la Biblioteca comunale attuale, che pure costituisce una valida struttura civile, e la cospicua donazione dell’illustre uomo”.

Sulla configurazione generale della Biblioteca dell’attico di via Vivenzio si soffermava,in particolare, la dottoressa Caterina Napolitano, giovane bibliofila alla luce della collaborazione sviluppata con Luigi Vecchione negli ultimi anni per la catalogazione dei testi, anni, a cui appartiene la pubblicazione del saggio sul testo di Pietro Paolo Muscariello sull’algoritmo nolano, rappresentativo di un agile trattato d’economia contabile, risalente al ‘500. Un ricordo d’intensa umanità, con lo sfondo costituito dalle sezioni, formate dalle opere dedicate a San Paolino, il santo della carità e com-patrono della città insieme con San Felice, e dalle opere dedicate a Giordano Bruno, il pensatore dell’infinità dei mondi; sezioni disposte l’una frontale all’altra, metafora di un dialogo, che per quanto fosse, e sia, anti-storico e di idealità antitetiche, Luigi Vecchione, immaginava poter essere praticato dal Bordolense e dal Nolano, per ritrovarsi in comune convergenza di spirito…

Di particolare valenza tecnica era l’intervento di Angelo Amato de Serpis, il fondatore di Meridies, tra le più attive associazioni di volontariato civico nella promozione e nella valorizzazione dei beni culturali del territorio. Amato de Serpis sottolineava l’importanza del Polo culturale da innescare nelle dinamiche della Biblioteca comunale, ma anche e soprattutto le ragioni di procedere alla catalogazione dei testi della donazione-Vecchione con l’impiego di esperti con qualificata professionalità.

L’IMPEGNO DELL’AMMINISTRAZIONE E LA COORDINAZIONE DI CAPOLONGO

Nel tirare le somme delle analisi e delle proposte formulate nel dibattito, a cui ha partecipato un pubblico attento ed interessato, il sindaco Geremia Biancardi esprimeva la volontà di massima del governo cittadino, non ancora insediato, ma connessa con il programma elettorale della coalizione di centro-destra, risultata maggioritaria nel ballottaggio dell’8 giugno. “Il Polo culturale, di cui la Biblioteca comunale e la donazione-Vecchione sono la bussola d’orientamento integrato – affermava Biancardi – rappresenta l’obiettivo di servizio per la città e per il territorio, puntando a rapportare tra loro le strutture del patrimonio dei beni culturali della città secondo le competenze dell’amministrazione. E si realizzerà, tra ottobre e novembre prossimi, nel palazzo dell’ex-Convento di Santo Spirito, nei cui ambienti sarà allocato, classificato e catalogato l’ingente patrimonio librario donato alla città. In questa fase di particolare delicatezza e complessità, la funzione di coordinamento sarà affidata all’ingegnere Domenico Capolongo. Una collaborazione di alto profilo culturale”. A sigillo del costruttivo confronto, era proiettato il filmato, realizzato da “La Contea nolana”, scandito da un’incisiva ed efficace intervista con Luigi Vecchione., con lo sfondo segnato dai luoghi simbolici della città. Un’utile testimonianza.

En passant, si ricorderà che l’ingegnere Capolongo non è solo uomo di cultura scientifica, con specializzazione nel mondo delle telecomunicazioni e tele spazio, con esperienze professionali maturate in Italia e all’estero, ma è anche uomo versato nella cultura storico-letteraria. E su quest’ultimo versante, a Ninì Capolongo si deve la produzione di monografie e saggi di storia locale, oltre che lo studio sui rapporti tra Italia e Cuba.

Un background più che rassicurante e di marcata affidabilità.

di Geo

BAIANO. “VESUNI IN FESTA”, SIPARIO CALATO SULLA XIV EDIZIONE: APPUNTAMENTO AL 2015

Positivo il bilancio di partecipazione di visitatori alla kermesse, che rende “omaggio” alle tipicità enogastronomiche locali, con spettacoli d’arte varia, mostre e musica. Il rapporto tra gli Enti locali e l’Unione europea, il Sud unito e le anime ideologiche del Meridionalismo sono stati i temi dei convegni-dibattito, con “location” nell’accogliente Corte di palazzo Colucci. Significativi, tra gli altri, gli interventi dell’on.le Pietro Foglia, presidente del Consiglio regionale della Campania, dei sindaci di Avella e Sirignano, Domenico Biancardi e Raffaele Colucci.

Con l’arrivederci alla quindicesima edizione del 2015, è calato il sipario sulle tre giornate di “Vesuni in festa”. Ed è stato un congedo con bilancio positivo per la kermesse, promossa per onorare la filiera enogastronomica delle tipicità locali e del Sud – con eventi d’arte varia e tanta musica folk – ed organizzata all’insegna del volontariato civico dall’associazione di promozione sociale “Per Bacco” , con l’obiettivo mirato sull’animazione e valorizzazione dell’omonimo quartiere, cuore del centro antico del tessuto urbano cittadino. Un obiettivo, ancora una volta “centrato” sulla scia delle precedenti edizioni, con il cospicuo livello d’interesse e di partecipazione di visitatori e…degustatori. Una presenza, che ha animato strade e vicoli dello storico quartiere dei “Vesuni”, simbolo dell’identità e delle radici socio-culturali della comunità, di cui ha costituito nei secoli scorsi l’originario nucleo abitativo, insieme con il quartiere del Tuoro, che si distende ai piedi della collina di Gesù e Maria, nella parte alta del territorio comunale. Una pregevole performance , ad onta dei disagi, che si sono determinati sul territorio per la “bomba d’acqua”, da cui è stato “colpito” la scorsa settimana.

Ad arricchire il ventaglio delle proposte e dei…contenuti di “Vesuni in festa”, i convegni-dibattito sulle problematiche di maggiore attualità socio-culturale e politica, nell’accogliente Corte di palazzo Colucci. Una formula innovativa, ch’è stata introdotta lo scorso anno nel programma della kermesse e rivelatasi una congrua opportunità di “finestra aperta”, per innescare stimoli e sollecitazioni nel discorso pubblico sulla realtà locale, surrogando al meglio quello che un tempo è stato il ruolo dei partiti, la cui credibilità continua a stazionare sul livello-zero o nei paraggi.

Di particolare rilievo il convegno, incentrato sul deliberato per l’accelerazione della spesa dei fondi comunitari europei per il settennio 2007\2013, correlati con il Por-Campania. Un meccanismo procedurale, varato dalla Giunta di palazzo Santa Lucia, per recuperare i ritardi maturati nel corso degli anni, rispetto agli indirizzi di Bruxelles, sollecitando congrue e adeguate progettualità , di cui i soggetti istituzionali chiamati per primi e direttamente in causa sono proprio gli Enti locali.

Un versante di riflessione e analisi, quest’ultimo, su cui l’avvocato Domenico Biancardi, sindaco di Avella e presidente della Comunità montana Vallo di Lauro- Partenio, evidenziava l’esperienza maturata dall’amministrazione che guida; un’incisiva ed efficace esperienza, con cui si sono sviluppati rapporti d’interlocuzione costante con la Regione-Campania e con tutte le altre istituzioni sovra-comunali, in particolare con la Soprintendenza per i beni artistici,archeologici, ambientali e storici di Avellino-Salerno-Benevento. Un quadro di sinergie, che ha fatto da supporto alle progettazioni poste in essere dall’Ente di piazza Municipio dell’antica città, fondata dagli Osci , con protocolli d’intesa e accordi di programma, sottoscritti con le amministrazioni di Pomigliano d’ Arco, Mugnano del Cardinale, Cimitile, Cicciano, Roccarainola, Sirignano e Quadrelle. E sono progettazioni, che, nel volgere di poco più di due anni, si sono tradotte per Avella in finanziamenti comunitari europei, pari a 14 milioni di euro, con immediata disponibilità di cassa, per realizzare opere e interventi di valorizzazione e miglioramento della qualità della vita della città. Una proficua esperienza inter-istituzionale, il cui clou- affermava Biancardi – è costituito dall’inserimento di Avella negli itinerari del Grand tour, con cui la città si rapporta a Pompei, nel circuito di promozione turistica nazionale e internazionale di Artecard. Un giusto e concreto riconoscimento per la plurimillenaria storia della civiltà urbana di Avella e del territorio.

E sulle risultanze delle politiche dell’amministrazione, guidata dal sindaco Biancardi, poneva l’accento il giovane avvocato Giacomo Colucci, in rappresentanza dell’associazione “Baiano in movimento”, con un lineare approccio sull’importanza delle correlazioni tra Enti locali, Regione-Campania e Unione europea. Un approccio, che permetteva a Colucci di focalizzare i quadri normativi dell’Ue, che favoriscono la valorizzazione sociale e produttiva dei piccoli Comuni e le loro Unioni. Un filo di discorso, marcato dal professore Clemente Vaccaro, mentre Stefano Lieto, presidente di “Per Bacco”, animatore di “Vesuni in festa”, dava risalto alle funzioni che praticano il volontariato e l’associazionismo d’impronta civica, coniugando i profili del globale e del locale.

Le conclusioni erano sviluppate dall’on.le Pietro Foglia, presidente del Consiglio regionale della Campania, che vive e risiede a Baiano, dov’è nato. Un intervento, il suo, calibrato sulle funzioni di “governance”, di cui gli Enti locali sono chiamati a farsi carico con dirette responsabilità, sapendo realizzare rapporti della cosiddetta “area vasta”. Un quadro d’interazione progettuale, funzionale alla valorizzazione delle risorse e delle potenzialità dei territori, considerati nella loro valenza complessiva. “Gli arroccamenti degli Enti locali su se stessi, specie se di piccole dimensioni demografiche, hanno ridotte prospettive di crescita. E’ necessario- spiegava Foglia- avere la visione lunga per la valorizzazione delle realtà sociali e territoriali nella loro complessiva dimensione , se si vuole realizzare un adeguato rapporto con la Regione-Campania e Bruxelles e le rispettive politiche di programmazione economica per lo sviluppo. Nel contesto del territorio, l’amministrazione comunale di Avella, guidata dal sindaco Biancardi, anche sulla scia delle scelte compiute dalle precedenti amministrazioni – evidenziava Foglia- n’è la testimonianza concreta, per l’ originale duttilità nelle progettualità di generale interesse, impostate e sviluppate con altri Enti locali, con l’acquisizione dei finanziamenti, per attuarle ”.

Altro passaggio, era dedicato dal presidente Foglia, al superamento delle “gabbie dei colori partitici”, con le connesse separazioni di sterile isolamento. ” Nell’amministrare i territori, ha rilievo primario la qualità e l’effettiva praticabilità delle proposte per il normale buon governo – affermava- e non certo i “colori partitici” di coloro che le fanno, dal momento che possono procedere sulle proprie gambe e concretizzarsi”. Un appello, quello di Foglia, per attuare quella coesione sociale e quel senso di partecipazione attiva alla vita delle comunità, che precedono di gran lunga nella scala dei valori autentici, sia gli steccati para-partitici, sia gli…antagonismi para-ideologici, che non conducono da nessuna parte.

Di taglio e profilo diversi, il convegno-dibattito, animato da Fiore Marro, presidente nazionale del Comitato Due Sicilie, Antonio Mazzella, componente della direzione nazionale “La Destra”, Raffaele Colucci, sindaco di Sirignano, e Fedele Valentino. Tema: “ Alla ricerca di un Sud unito. Le anime ideologiche del meridionalismo a confronto”. Una riflessione a più voci, con il denominatore comune della ragioni del rilancio del Sud sul piano sociale ed economico –produttivo; un rilancio, di cui devono sapersi fare carico di responsabilità etica e impegno comune sia i ceti politici e le classi dirigenti che i cittadini. “E’ la prospettiva, che si può rendere concreta – affermava Fiore Marro – se si punta sulla valorizzazione delle risorse e delle potenzialità dei territori. E’ la scelta, a cui bisogna riferirsi costantemente, superando divisioni e conflittualità. Senza la convergenza di tutte le rappresentanze politiche per condivisi obiettivi- concludeva- il Sud continuerà a restare inchiodato nel pantano, in cui si ritrova”.

Per Mazzella, lo stato d’agonia, in cui versa il Sud viene da lontano e da politiche economiche errate, che si sono susseguite nei decenni. E’ un quadro di insufficienze, che affonda le radici anche e soprattutto nelle modalità, con cui si è realizzata l’Unità politica nazionale. Il Sud, tuttavia, ha le possibilità e le attitudini, per uscire dall’impasse- aggiungeva- se crederà in se stesso e nella propria capacità auto-propulsiva, recuperando il senso dei valori e delle idealità della sua più autentica storia di civiltà e cultura.

Sulle ragioni della ri-visitazione della storia, per conoscere meglio la genesi del processo unitario si soffermava il dottor Fedele Valentino, per inquadrare la realtà attuale del Sud. Un passaggio obbligato, che investe anche e soprattutto la politica monetaria ed economico-finanziaria dell’Unione europea, per vari aspetti penalizzante verso il Sud. Una politica- concludeva Valentino- che se sarà integrata con le necessarie correzioni di tiro, potrà registrare il cambio di passo in meglio per il Sud.

L’Italia duale era posta sotto la lente d’ingrandimento dell’intervento di Raffaele Colucci, “primo cittadino” di Sirignano e responsabile territoriale del Movimento “Insorgenza civile”. E’ l’Italia- affermava- in cui il Sud continua a pagare pesanti pedaggi a favore del Nord, come attesta l’utilizzo delle risorse comunitarie dei Fondi per le aree sottosviluppate- i cosiddetti Fas- che dovrebbero essere investite proprio nel Sud de-industralizzato e in affanno permanente, mentre da tempo servono a fronteggiare gli oneri degli “ammortizzatori” sociali nel Nord, dove esiste il sistema industriale diffuso, anche se in difficoltà.

Per Colucci la perdurante marginalità del Sud, non costituisce “una condizione naturale”, impossibile da rimuovere. Spetta ai cittadini, con rinnovata coscienza pubblica, l’obbligo morale e sociale,la volontà e la capacità di liberarsene, senza continuare a piegarsi- concludeva Colucci- alla “vecchia” politica dell’assistenzialismo clientelare, che rende “servi”. E non dà impulso all’economia reale e produttiva, svilendo ed umiliando i giovani.

di Geo

BOMBE D’ACQUA NEL NOLANO, IL VESCOVO DEPALMA: “FAMIGLIE IN GINOCCHIO, NON SI PUO’ RIMANERE IN SILENZIO”

Parla il vescovo Beniamino Depalma: “Diverse abitazioni sono state inondate dal fango e sono tuttora inagibili. Nel Vallo di Lauro il disastro è economico: questa pioggia terribile ha distrutto il lavoro di un anno nei campi: noci, nocelle e olive sono la ricchezza di quella zona e sono andate distrutte”. E ancora: “La popolazione si sente sola, abbandonata. Adesso bisogna ripulire le case, ma con quali soldi? Queste non sono zone ricche”. L’appello al presidente della Regione Campania.

Violenti temporali, pioggia insistente e vere e proprie bombe d’acqua hanno provocato nei giorni scorsi ingenti danni in alcuni territori della diocesi di Nola. “Il Vallo di Lauro e il Vallo del Baianese sono stati colpiti in maniera spaventosa”, spiega al Sir il vescovo, monsignor Beniamino Depalma. “Di fronte a questo dramma – prosegue – non si può rimanere in silenzio”. Oggi il presule invierà una lettera al presidente della regione Campania Stefano Caldoro, nella quale chiederà di “intervenire per proteggere il popolo che Dio” gli ha affidato.

Eccellenza, il maltempo dei giorni scorsi ha causato molti problemi?
“Le abbondanti piogge, che hanno colpito il nolano, hanno provocato panico nella popolazione, danni impressionanti e disagi enormi in tanti comuni (Nola, Cicciano, Camposano, Roccarainola, Tufino, Polvica…). Ci sono stati anche alcuni feriti e tanti sono stati salvati dalle forze dell’ordine o dai familiari. La gente è molto preoccupata per gli effetti devastanti dello straripamento dei Regi Lagni a Cicciano, dove è crollata una parte del muro di contenimento nell’alveo al confine con Camposano, con allagamento nell’area dell’alveo Avella. Alberi e detriti hanno ostruito i Regi Lagni, principalmente per la mancata pulizia, chiesta, per altro, dalla popolazione e dalle amministrazioni locali da anni”.

Lei parla di danni impressionati…
“Sì, nella zona del Baianese, a causa dello smottamento dei Regi Lagni, in poche ore i margini si sono rotti e l’acqua melmosa velocemente ha attraversato le campagne, distruggendo tutto, arrivando anche nei paesi. Diverse abitazioni sono state inondate dal fango e sono tuttora inagibili. Nel Vallo di Lauro il disastro è economico: questa pioggia terribile ha distrutto il lavoro di un anno nei campi: noci, nocelle e olive sono la ricchezza di quella zona e sono andate distrutte”.

Secondo lei c’è stata un’attenzione adeguata a quanto è successo?
“La mia meraviglia, anzi la mia sofferenza è che la stampa, anche locale, non si sia occupata di questo disastro: la popolazione si sente sola, abbandonata. Domenica scorsa, in occasione della festa del patrono di Nola, San Paolino, ho incontrato il presidente della Regione Stefano Caldoro e gli ho chiesto di avere a cuore quanto è successo. Il presidente mi ha assicurato che avrebbe dichiarato il disastro ambientale. È necessario un aiuto: ho visto con i miei occhi le campagne attorno al Regio Lagno coperte dal fango, che ora si è indurito con il caldo e sarà un problema toglierlo. Le coltivazioni sono state distrutte e moltissime famiglie resteranno in ginocchio. Il fango è entrato anche nelle case. Adesso bisogna ripulirle, ma con quali soldi? Queste non sono zone ricche”.

Dopo l’incontro di domenica, oggi invierà una lettera al presidente della Regione Caldoro: cosa gli scriverà?
“Gli ricorderò che ogni qual volta il cielo si fa scuro e promette tempesta, tutti tremano e cominciano ad avere tanta paura, soprattutto anziani, bambini e diversamente abili. Perciò, gli chiederò di intervenire e di fare quanto è nelle sue possibilità per evitare in futuro vere catastrofi e, innanzitutto, per dare un po’ di serenità alla nostra gente, già provata da altri problemi. So che Caldoro è una persona molto sensibile e attenta ai bisogni reali delle persone e spero che accoglierà questo mio ‘grido’ di dolore”.

Certamente la violenza del maltempo ha fatto la sua parte, ma c’è qualcosa che non ha funzionato?
“Da quanto è successo dobbiamo imparare una lezione: serve la manutenzione. Si devono curare i Regi Lagni, che sono stati una grande invenzione raccogliendo tutte le acque piovane dalle montagne, ma se non c’è manutenzione succedono tragedie. Come Chiesa vogliamo far conoscere il disastro che c’è stato, poi ognuno si assumerà le sue responsabilità”.

Cosa può fare la Chiesa di fronte ad eventi del genere?
“Come Chiesa chiediamo, innanzitutto, che le istituzioni siano attente al territorio e alla sua salvaguardia. Accanto alla prevenzione, c’è anche bisogno di diffondere tra le persone una nuova cultura di corresponsabilità. Certamente, lo Stato deve fare la sua parte, ma anche i cittadini devono dare la loro collaborazione. È un problema culturale. Non si può dire: a me non interessa, ci pensa lo Stato. Nei cittadini si deve risvegliare questa corresponsabilità per mantenere tutto a posto. A questo devono lavorare la società civile, le istituzioni e anche la Chiesa formando le coscienze: fede significa anche preoccuparsi che il territorio sia conservato come il Padreterno ce lo ha donato. La dimensione sociale della fede è sicuramente importante”.

di Gigliola Alfaro (Fonte: Agensir)

Il GRAN “CARTELLO” DI LUGLIO. AVELLA: QUANDO TEATRO E JAZZ S’INCONTRANO… NELL’ANFITEATRO ROMANO E NEI GIARDINI DEL PALAZZO BARONALE

DOMANI “LA GUERRA DI SPARTACO” DI BEPPE BARILE APRE LA “STAGIONE” 2014.

Va… in proscenio, Avella, con il mix del teatro e del jazz. Un mix da effetti speciali annunciati e che sarà sciorinato tra giugno, ormai agli sgoccioli, e l’intero mese di luglio, ch’è sull’uscio e bussa alla porta. Un omaggio sia all’arte scenica e dell’interpretazione che al genere musicale più intenso, ritmato e coinvolgente nel linguaggio della modernità, qual è quello che simboleggia il cuore della migliore espressione della cultura afro-americana.

Un “cartellone” di gran richiamo, quello programmato dall’amministrazione comunale – in collaborazione con il Ministero per i beni, le attività culturali e turistiche, la Soprintendenza di Avellino,Salerno, Benevento e Caserta, la Fondazione “Avella, città d’arte”, la Pro Loco Abella e l’associazione “Le parole turchine” – nella suggestiva e bella location dell’ Anfiteatro romano, con la verdeggiante cornice del Fusaro, tra noccioleti ed oliveti, realizzato con ingegnosa abilità costruttiva sul finire del secondo secolo dopo Cristo, ai piedi dei Monti Avella.

L’apertura è programmata domani alle ore 21 , con il racconto de “La guerra di Spartaco”; racconto, che sarà proposto in forma di monologo da Peppe Barile, poliedrico artista con significative esperienze nella fiction televisiva e cinematografica, che coniuga la pittura con l’impegno teatrale. E sulle scene Peppe Barile, nel segno dell’interessante esperienza del teatro dei ragazzi ha interpretato, con consenso di pubblico e critica, testi che s’ispirano alle opere di Italo Calvino e all’Iliade. La narrazione della ribellione degli schiavi-gladiatori, guidata da Spartaco nel 73 a.C. e che mise a nudo la durezza del sistema sociale ed economico – comune a tutte le antiche società e fino alle soglie della modernità, fondato sullo sfruttamento del lavoro servile- è calibrata sugli eccellenti testi dell’archeologa Laura Del Verme.

La rivisitazione della prima rivoluzione del proletariato nel mondo antico, come fu definita da Karl Marx l’impresa di Spartaco, sarà scandita dalle musiche originali di Lello Settembre. Sono musiche di intensa e struggente affabulazione, con strumenti a corda, a fiato e a percussione, evocando nelle sonorità le atmosfere e il climax dei lontani tempi, in cui si consumò la vicenda, iniziata nella Scuola dei gladiatori a Capua e domata nel sangue dalle quadrate legioni romane, tra Giungano e il fiume Sele. E seimila gladiatori-ribelli furono crocifissi lungo la via Appia.

Un’orrenda e atroce repressione, con il terrificante e lugubre messaggio di morte, con cui lo Stato romano ammoniva quanti avessero osato “intaccare” una delle sue strutture portanti, qual era appunto lo sfruttamento intensivo e violento del lavoro servile. E la crocifissione, nella legislazione penale romana, è la pena capitale inflitta a quanti si rendevano responsabili di reati contro la “maestà dello Stato”. Una fattispecie normativa decisamente politica, che lasciava ampi margini d’interpretazione… discrezionale a quanti erano chiamati ad applicarla, secondo i contingenti interessi dell’esercizio del potere per il potere.

Al racconto della ribellione dei gladiatori-schiavi, il sei luglio seguirà un altro tuffo nella romanità, di cui si conoscerà e “leggerà” un profilo del tutto diverso rispetto a quello delle crocifissioni di massa, che fecero mostra cruenta e oscena di sé lungo la “Regina viarum”. E’ il profilo della romanità, che si affida a Publio Elio Traiano Adriano, imperatore del secondo secolo, versato nell’amore per la filosofia, per la musica e le arti in genere. Un vissuto, di cui un’eloquente testimonianza è data dal celebre romanzo della scrittrice franco-belga, Marguerite Yourcenar, intitolato “Memorie di Adriano”, pubblicato, per la prima volta, nel 1951, anche se il successo editoriale maturò dopo qualche decennio. In forma di lettera, diretta a Marco Aurelio, allora diciassettenne e che sarà l’imperatore-filosofo di Roma, la scrittrice fa “confessare” Adriano, ormai carico di anni e ammalato; è la confessione, rivelatrice dell’effimero dei trionfi militari e del potere rispetto ai valori del bello e dell’amore sereno per la vita. Il testo di Marguerite Yourcenar, con adattamenti e integrazioni, sarà proposto dalla compagnia Hypocrites Teatro Studio, con la regia di Enzo Marangelo.

E sempre nell’Anfiteatro romano, il 10 luglio, spazio aperto per il concerto-jazz, con George Benson. Una scelta di alto livello, inserita nel Pomigliano Jazz Festival, in linea con la spettacolare ed applaudita esibizione dello scorso settembre, quando il sito archeologico del Fusaro ospitò lo straordinario Ludovico Einaudi.

Avella, che rende omaggio all’arte scenica e spettacolare non vive solo nell’Anfiteatro romano, ma anche nei Giardini del monumentale palazzo baronale di piazza Municipio. E proprio nei Giardini per tutto luglio si… reciterà la quarta edizione di “Teatro sotto le stelle”, la rassegna, promossa ed organizzata dall’associazione La Mela, presieduta da Riccardo D’Avanzo. Un progetto di forte respiro culturale e sociale, mirato sulla valorizzazione della città e del territorio. Le rappresentazioni programmate saranno proposte da compagnie, che costituiscono il fior fiore del teatro amatoriale della Campania, sul versante del vernacolo napoletano e sue varianti, e su quello in lingua italiana.

Avella, capitale dell’arte scenica? I tasselli, che si vengono componendo da qualche anno a venire in qua, connettendo l’ambientazione dell’antico dell’ Anfiteatro romano e del moderno dei Giardini del palazzo baronale, ne indicano certamente la strada intrapresa. Un viatico da arricchire e potenziare con scelte di qualità, senza concessioni al deteriore “provincialismo”. E finora le dinamiche delle istituzioni, con l’amministrazione in prima linea, e delle associazioni hanno dimostrato di conoscere le potenzialità dei beni culturali, di cui la città e il territorio dispongono. Potenzialità da valorizzare, liberandole dall’oblio. E operando con spirito costruttivo di cooperazione.

di Geo

Navigazione articolo