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di ra.na. & co… contro "il sistema" della camorra dell'usura e della violenza, è un blog indipendente, nato dall'idea di persone libere che hanno a cuore le sorti della loro terra, l'Area Nolana

Archivio per il giorno “giugno 23, 2014”

AREA NOLANA E BASSA IRPINIA. “BOMBE D’ACQUA”: “MESSA IN SICUREZZA” DEI TERRITORI, OBIETTIVO PRIMARIO – DANNI ALLE COLTURE AGRARIE: RISARCIMENTI IN “SALITA”

ENTI MONTANI E COMUNI, INTERLOCUTORI PER LE “PRATICHE”.

E’ laboriosa e particolarmente impegnativa, l’operazione, per definire la mappa dei danni. E saranno necessari vari altri giorni, perché gli Uffici tecnici comunali interessati approntino le schede dello specifico rilevamento, con le connesse risultanze, rapportate al patrimonio demaniale, che fa parte delle disponibilità d’uso degli Enti locali, e al patrimonio immobiliare privato, su richiesta dei proprietari interessati. Di certo, le “bombe d’acqua”, abbattutesi la scorsa settimana sui territori hanno lasciato il segno della devastazione nella rete delle infrastrutture viarie urbane e rurali, nelle reti fognarie e nei sotto-servizi in genere, determinando situazioni di rischio per la pubblica incolumità. Sono situazioni, che si combinano con gli smottamenti e i movimenti franosi, innescati dalla furia dell’acqua nelle aree montane, per le quali si fa avvertire sempre più la pericolosità delle carenze di manutenzione costante ed ordinaria del patrimonio boschivo. Uno stato di dissesto annunciato, ch’è anche la diretta conseguenza dell’espianto sempre più sistematico di alberi di medio ed alto fusto, per l’impianto di noccioleti, economicamente più vantaggiosi nella capacità produttiva, le cui radici del tutto superficiali non favoriscono, però, la tenuta del suolo, accelerando il flusso delle acque a valle.

Nello scenario si inserisce la condizione degli argini degli alvei e dei canali dei regi lagni, crollati o lesionati in più parti, da ricostruire e ripristinare con la necessaria sollecitudine. Complessa appare la situazione degli argini lungo il Clanio, sia nel tratto che attraversa il territorio comunale di Avella, con le criticità di alcuni stabili, costruiti proprio a poca distanza dagli argini, sia nei territori di Roccarainola, Cicciano, Camposano, Comiziano, Cimitile, Nola, in particolare, fino all’area mariglianese-acerrana.

lagno rione poverelli nolaL’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Domenico Biancardi ha avviato, a sua volta, una serie di contatti con l’assessorato regionale alla Protezione civile e ai lavori pubblici, di cui è titolare Edoardo Cosenza, per analizzare le problematiche generate dagli ultimi eventi e predisporre gli interventi da eseguire, a garanzia della sicurezza pubblica, in ordine allo stato del Clanio, il cui degrado- nell’intero percorso che compie fino a Castel Volturno- non è di oggi, ma di ieri e …dell’altro ieri, con tante cause, dalle omissioni degli Enti locali e degli organi pubblici sovra comunali, per finire alle diffuse “attività” collettive praticate da cittadini e “furbi” imprenditori, connotate dagli “abbandoni” di rifiuti indifferenziati e di materiali di risulta, per finire agli scarichi fognari diretti di case abusive. D’altro canto, la configurazione da predisporre per le ricognizioni d’accertamento, non può “ignorare” lo stato della reale pre-esistenza di alvei e canali dei regi lagni, che nel corso degli ultimi anni sono stati “cancellati” o addirittura “ coperti” con strade in asfalto, per dare “spazio” ad anomale lottizzazioni edilizie nei suoli agricoli contigui; lottizzazioni, com’è prassi consolidata nell’uso, prive di opere infrastrutturali, così come sono richieste dalle leggi in materia. Né è possibile continuare ad “ignorare” la cementificazione “selvaggia” che continua a realizzarsi sulle aree collinari. E, in proposito, considerino gli amministratori locali la condizione delle Langhe di Monferrato, appena dichiarate patrimonio dell’umanità per le laboriose opere di tutela e valorizzazione, con cui sono protette dalle comunità cittadine. E’ la realtà, in cui si coniuga l’armonia del bello di natura con i sani cicli produttivi della viticoltura, orientati – nel rispetto dei principi elementari dell’agronomia- dalla mano esperta del saggio uomo-agricoltore. Il tutto con importanti ritorni lavorativi ed economici, generati dai vini di alta qualità, il cui mercato è …sempre aperto.

Ai Comuni e alle Comunità montane spetta la definizione delle mappe dei danni, con l’istruzione delle “pratiche”, dirette ai competenti ministeri per le procedure di riconoscimento dei danni al territorio, a cui vanno commisurati congrui supporti economici, per finanziare l’attuazione di opere e interventi di ordine strutturale, a tutela della sicurezza urbana e per il ripristino funzionale di servizi,sotto-servizi e infrastrutture. Un percorso di carattere prioritario, quello delineato,che impegna direttamente le amministrazioni comunali e la Regione-Campania, per la sfera delle rispettive competenze, disegnando un programma di “governance” efficace e metodico del territorio, con la precipua finalità di assicurare la certezza della manutenzione ordinaria dei siti e delle aree particolarmente sensibili e di maggiore esposizione ai rischi di dissesto. Una prospettiva, per la quale il parlamentare Massimiliano Manfredi, del Partito democratico ed eletto nel collegio di Nola, propone la sottoscrizione della convenzione-quadro della cui osservanza, siano responsabili e garanti tutti i soggetti pubblici territoriali. L’ordinarietà deve essere declinata nel lessico corrente delle amministrazioni locali, per non incappare nella straordinarietà delle emergenze in pianta stabile, che sottopongono la “casse economiche” pubbliche a veri e propri salassi, che comportano aggravi per la fiscalità, di cui “rispondono” tutti i cittadini-contribuenti.

Per le colture agrarie, il capitolo delle procedure per il riconoscimento delle condizioni di calamità naturale, per effetto delle “bombe d’acqua” e dei nubifragi connessi, è più “difficile” da aprire. Secondo gli esperti del settore, la portata dei danni subiti dalle colture agrarie sarebbe relativa e distribuita in modo difforme sull’area, in cui si rapportano il contesto del Clanio e quello nolano-mariglianese-acerrano. Sono dati, che meritano verifiche dettagliate e puntuali. Un versante, quello del riconoscimento dello stato di calamità naturale, mirato a fare inserire le colture agrarie danneggiate nel prospetto dei risarcimenti pubblici. Un obiettivo, prefigurato sia dall’on.le Paolo Russo, di Forza Italia ed eletto nel collegio di Nola, con interrogazione parlamentare urgente ai competenti ministeri, sia dall’on.le Massimiliano Manfredi, che con il capo-gruppo regionale dei democratici, Lello Topo ha indirizzato l’appello al presidente della Campania, Stefano Caldoro, e all’assessore regionale all’agricoltura, Daniela Nugnes, affinché siano varate le necessarie e possibili iniziative di sostegno ai produttori. Appello recepito.

di Geo

NOLA. PROCESSIONE GIGLI: LA POLEMICA DEI RITARDI, FUTURO INCERTO PER IL CDA DELLA FONDAZIONE

festa dei gigli 2014 nolaTermina alle 8:43 di stamane, lunedì 23 giugno 2014, la processione dei gigli. Tante polemiche sui ritardi.

In una Nola ancora assonnata per la lunga notte della processione, a parlare sono i commenti sui profili Facebook di tanti appassionati, i quali si chiedono chi ha ritardato la fine di una festa che sembrava avviarsi verso un nuovo corso. Alle 22:00 di ieri infatti il giglio dell’ortolano (paranza Stella) aveva concluso il suo percorso, in modo pulito, con serietà ed educazione. Tutti concordi su una prestazione da 110 e lode della Stella, che ha dimostrato che le regole si possono rispettare. Ma tutto ciò non è servito perché, nonostante altri due gigli [salumiere (paranza Franzese) e bettoliere (paranza del popolo)] alle 23:00 – cosa mai accaduta negli ultimi trenta anni – avevano superato l’ostacolo di vico Piciocchi, alla fine la festa è terminata dopo circa undici ore con l’arrivo in piazza Duomo del giglio del Sarto (paranza Trinchese). Un ritardo che fa discutere.

Sui social network è tutto un coro unanime: “Fuori le responsabilità, fatte le dovute eccezioni i paranzari se ne strafregano delle regole. La mancanza della cultura della festa è il male peggiore, ormai vengono nominate solo le paranze, i maestri di festa sono una specie in via di estinzione”. “Ieri abbiamo assistito a due feste – continuano su Facebook gli appassionati – Una secondo le regole e la tradizione ed un’altra senza rispetto per le istituzioni ed il popolo. I paranzari che entrano a gamba tesa nella festa vanno squalificati a vita. C’era più gente, ieri sera, a vedere il fabbro ed il sarto che all’una in piazza Duomo con gli otto obelischi e la barca per la benedizione. Quale fallimento se alle 8:30 di questa mattina la piazza, gremita, accoglie l’ultimo giglio, probabilmente alla maggioranza del pubblico piace più la festa sfida-competizione che la processione”. Non manca chi addebita il ritardo al fatto che molti gigli pendevano all’indietro a causa del forte vento e delle piogge dei giorni scorsi.

Da più parti fioccano le richieste di dimissioni del Cda della fondazione per non aver saputo controllare e gestire la situazione. “Non è possibile che siamo sempre all’anno zero – scrivono gli appassionati su Facebook – Vogliamo una fondazione che sappia contare e che sia autorevole. La vicenda del giglio del bettoliere, nota da qualche mese, è l’emblema della mancanza di decisionismo. Occorreva revocare il giglio al maestro di festa, incamerando la fidejussione”. Sono in molti ad essere convinti che il destino di questo Cda sia oramai irrimediabilmente segnato.

di ra.na.

LA FRAGILITA’ DEI TERRITORI E LE “BOMBE D’ACQUA”

I RISCHI A CUI E’ ESPOSTA LA CONCA NOLANA, LE CRITICITA’ DEL CLANIO E DEGLI ALVEI NATURALI COME DEI CANALI DEI REGI LAGNI: “STORIE” ANCHE DI MALGOVERNO DELL’AREA.

Che si chiamino “bombe d’acqua”, con rapido ed improvviso impatto di caduta a percussione devastante, o semplicemente allagamenti alluvionali per precipitazioni piovose di poco superiori alla soglia della media di normalità, gli scenari, che ne rappresentano i danneggiamenti e le criticità conseguenti, per le popolazioni come per i centri abitati, sono sempre gli stessi. E’ avvenuto nei giorni scorsi, così come accade da anni, anzi da decenni. Una sequenza di..corsi e…ricorsi, con suoli coltivati, scantinati e vani-terra invasi dall’acqua, per non dire degli smottamenti franosi o delle reti stradali, che per giorni restano impraticabili o quasi, in attesa che si completi la lenta e..paziente rimozione di fango, detriti e materiali di risulta d’ogni genere. E, poi, vanno in…onda le proteste e le contestazioni dei “residenti” nelle zone colpite dalla furia dell’acqua, magari con l’interessata regia para-politica di turno; regia, che appare e dispare, perché “piccoli e grandi scheletri” in armadio ne tengono un po’ tutti, nei ceti politico-amministrativi come tra i cittadini. Sono “iniziative”, indirizzate, genericamente, alle amministrazioni locali, oltre che a istituzioni e poteri “lontani”, come Regione o governo nazionale. A corollario, si registrano interrogazioni parlamentari ai competenti ministri e l’immancabile richiesta per il riconoscimento dello “stato di calamità naturale”, con l’accertamento delle tipologie dei danni e l’erogazione di risarcimenti “una tantum”, che non si possono negare per ragioni di solidarietà, a fronte di una…natura “altra” e perfida verso la sempre angelica…natura umana. E buona notte al…secchio. Salvo rivivere gli stessi assilli e ripetere il …copione in ulteriori e differite circostanze con altre “bombe” ed allagamenti.

flash storm nolaSono le “classiche” e consuete situazioni emergenziali, a cui le istituzioni – per neutralizzare le…pressanti proteste e contestazioni- non possono che rispondere con gli interventi d’urgenza ad horas per la manutenzione straordinaria e il recupero minimo, almeno, della normalità. Interventi dovuti certamente, con cospicui costi per la fiscalità statale e locale. Ma senza entrare nel cuore delle problematiche, per risolverle, nella misura più ampia sul piano strutturale. In realtà, sono situazioni, che ri-propongono la complessa questione della fragilità del tessuto dei territori, soprattutto della vasta Conca nolana- con decine di ambiti comunali integrati da un’unica conurbazione-, distesa ai piedi del massiccio del Partenio, per un verso, del Monte Somma e del Vesuvio, per l’altro verso; fragilità, la cui connotazione più significativa e di predisposizione naturale è costituita dalle falde acquifere superficiali, che si attingono anche a meno di 10 metri di profondità. E la fragilità della Conca in sé, a cui si aggiungono le criticità, determinate dal Clanio nei mutevoli tempi di piena, che non coincidono più e necessariamente con lo scioglimento delle nevi del massiccio del Partenio e dei Monti Avella, i cui flussi d’acqua incrementano il bacino idrografico della Conca stessa. E’ il contesto, in cui si inseriscono le trasformazioni climatiche in atto da un decennio almeno, rendendo la Campania, segnatamente l’area metropolitana di Napoli sempre più simile alle realtà tropicali. E la conferma è data, secondo gli esperti del settore, anche dall’incremento degli indici di piovosità, da cui è interessata la stessa area, in tutti i periodi dell’anno.

TERRE INCOLTE E URBANIZZAZIONI SREGOLATE

lagno rione poverelli nolaDel resto, non va dimenticato che i suoli della Conca, in funzione proprio delle falde acquifere superficiali, si sono avvalsi di condizioni irrigue ottimali, fin quando l’agricoltura ha esercitato il ruolo di centralità nel buon sistema economico dell’area, pur con i gravi limiti della proprietà terriera, concentrata nelle mani di pochi possidenti, paghi di esercitarne una gestione di sfruttamento parassitario e di rendita, proseguendo i metodi di rapina della feudalità dominante nei secoli andati, più che impegnarsi nel costruire una rete d’imprese agricole dinamiche ed efficienti su scala produttiva. E con l’agricoltura resa ormai …triste e derelitta Cenerentola, nonostante la pur ricca varietà delle diffuse produzioni orticole e frutticole, che l’intera area ha vantato fino agli anni ’70 del secolo scorso, quei suoli restano incolti , prestandosi ad essere siti per discariche incontrollate di materiali indifferenziati o per il tombamento di rifiuti speciali, tossici e nocivi ad alta concentrazione contaminante, con gestione del clan camorristico del momento e “regolatore” del controllo dei territori.

allagamenti nolaE, se non restano incolti, per essere asserviti all’illecito smaltimento dei rifiuti, con qualche fiammeggiante “rogo”, i cui fumi alimentano la stagnante coltre di mal’aria, gli stessi suoli si lottizzano con urbanizzazioni “selvagge” ed…anarchiche , indecenti e indecorose, contro ogni principio di buon governo urbanistico ed edilizio dei territori, non senza il supporto di manovre più o meno avventate, che si realizzano nei “palazzi” dei poteri comunali, beffando la legalità e quasi sempre oltraggiando l’estetica del paesaggio. Il tutto, con tanti silenzi omertosi, anche delle strutture preposte ai controlli di legalità, a cominciare dalle polizie locali. E sono urbanizzazioni, che nelle loro molteplici anomalie producono vari effetti negativi per la comune salute e l’ambiente, tra i quali la diffusa impermeabilizzazione dei suoli, per la quale i flussi dell’acqua, non assorbiti dai terreni privi di normali linee di canalizzazione, si frastagliano su vasti fronti, aprendosi varchi in tutte le direzioni possibili e finendo per mettere a repentaglio la sicurezza urbana e disarticolando servizi e sotto-servizi.

DALLA VALLE DEL CLANIO ALLA CONCA NOLANA: LA GOVERNANCE ASSENTE

interventi nolaLe linee del quadro appena tratteggiate costituiscono lo sfondo necessario, per la completa “lettura ricognitiva” delle situazioni e circostanze, che concorrono a sfibrare sempre di più la naturale fragilità del tessuto dei territori, la cui mappa coincide con la Conca nolana e la direttrice del Clanio, che corre dai Monti Avella fino a Castel Volturno, con i connessi reticoli di alvei naturali e dei canali dei regi lagni che “furono”, interessando decine di ambiti comunali. Uno sfondo, che, al netto dell’imprevedibilità della consistente portata delle “bombe d’acqua” come degli allagamenti periodici, fa risaltare le ragioni primarie, per le quali va elaborato e formulato un congruo prospetto di coordinate e regole per la normale “governance” dei territori, con le condivise responsabilità delle amministrazioni comunali e degli Enti sovra comunali, Regione e Provincia, proprio per le peculiarità dell’area e dell’assetto idrico da cui è contrassegnata. Si tratta di definire coordinate e regole generali, da cui non è possibile derogare, dando attuazione alla buona legislazione regionale in materia, in vigore dal 2004, espressione di una più che valida bussola d’orientamento. E lo stesso discorso vale per il rigore da applicare nell’esercizio del governo urbanistico ed edilizio dei territori; esercizio, che evidenzia anche e soprattutto le esigenze del varo di Piani urbanistici intercomunali in prospettiva futuro, mentre la realtà presente si caratterizza per una lunga serie di “buchi neri” proprio in materia urbanistica e edilizia.

AMMINISTRAZIONI LOCALI E LA FUGA DALLE RESPONSABILITA’

allagamenti nolaSono tanti i Comuni, che non dispongono di strumenti di pianificazione adeguati alle trasformazioni subìte dai territori nei decorsi trent’anni e in gran parte – ma il…fenomeno è pressoché generale per l’intera Campania – si avvalgono di strumenti obsoleti, se non di “vecchi” piani di fabbricazione – anni ’60 – anche a fronte di significative crescite demografiche. E si lascia da parte il “penoso” capitolo di Comuni,che nel corso degli anni hanno adottato Piani regolatori generali o Piani urbanistici comunali, ma mai diventati esecutivi, per non dire del capitolo dei Piani regolatori generali adottati ed approvati, ma privi di Piani attuativi. A se stante, ma coerente con l’andazzo, c’è la metodica …elusione nel rispetto della normativa-Galasso, che, invece, proprio per la situazione generale dei territori della Conca nolana e della Bassa Irpinia dovrebbe essere il parametro di base da osservare, prima di procedere all’edificazione nelle vicinanze degli alvei e dei regi lagni.

rimozione rifiuti alveoIl guazzabuglio esistente balza di primo acchito …all’evidenza comune, costituendo la…logica pre-condizione del malgoverno dei territori, la cui cementificazione delle aree collinari fa registrare una frequenza sconcertante, cancellandone gli equilibri e l’armonia naturale. E’ la pre-condizione, in cui l’illegalità è oggettivamente sistemica, con i reati ambientali e il diffuso fenomeno dell’abusivismo edilizio, che ne sono i “prodotti”. E i “beneficiari” sono più numerosi di quelli che s’immaginano. Sono dati, che impongono una seria riflessione pubblica, con conseguenti scelte per gli obiettivi da prefigurare e l’azione politica ed amministrativa da sviluppare, avendo quale unica prospettiva la tutela e la salvaguardia dei territori e delle leggi che ne regolano gli equilibri nella naturalità. E che l’inversione di tendenza sia sempre più obbligata, lo impongono alcuni eloquenti segnali, che arrivano proprio dalla città bruniana, al di là degli ormai “storici” straripamenti dell’alveo Quindici, con cui si…convive per assuefazione ormai, in media almeno due volte all’anno. Testimonianze simboliche, che con altre modalità si possono ritrovare in altri contesti.

SEGNALI: IL VILLAGGIO PREISTORICO SOMMERSO E L’ANFITEATRO… QUASI

Il primo segnale è quello del Villaggio preistorico di Croce del Papa, venuto alla luce una decina d’anni fa, a seguito di un’intelligente “campagna di scavo archeologico”, che costituisce un “monumento” unico, nel raccontare vicende di vita sociale ed agro-pastorale di una piccola comunità dell’età del bronzo antico. Una rarità in assoluto con le sue capanne, conservate integralmente nei calchi, impressi sul deposito di materiali, da cui furono ricoperte e riversati sui territori – nel 2400 a.C.- dall’eruzione del Vesuvio, denominata della “Pomici di Avellino”, perché lapilli, ceneri e pietre dell’esplosione ricoprirono la Vallata, dove sorge l’attuale capoluogo dell’Irpinia. E’ una rarità, però, destinata ad essere sommersa dal crescente sollevarsi della falda acquifera. Un fenomeno naturale irreversibile, a cui la scienza e la tecnologia finora hanno dovuto arrendersi. E per la conservazione del Villaggio capannicolo c’è il progetto, che contempla la realizzazione del Parco archeologico tematico in sito, con le relative riproduzioni degli importanti reperti rinvenuti, tra suppellettili, attrezzi di lavoro, indumenti e via seguendo, per aprire le corsie di una congrua valorizzazione dell’area con laboratori didattici, in particolare.

Altro segnale – e si è sulla stessa direttrice del sito di Croce del Papa – arriva dalla situazione del monumentale Anfiteatro romano, solo in minima parte posto in luce, in cui fanno mostra di sé sontuosi rivestimenti in marmo. E anche l’Anfiteatro, la cui estesa area di pertinenza fino a quarant’anni fa, è stata utilizzato per il mercato del bestiame, è costantemente esposto alle persistenti minacce di subire la stessa sorte del Villaggio preistorico proprio per il sollevarsi della sottostante falda acquifera.

Se, poi, risalendo agli inizi del decorso decennio, si recuperano i fotogrammi delle opere per la realizzazione dell’apparato di piattaforma – con un laborioso ed ingegnoso sistema di palificazione in cemento armato – funzionale alla costruzione del Centro servizi “Vulcano buono”, nella piana di Boscofangone, si noteranno le pompe idrovore, ad ampio diametro, restate in azione costante per oltre un anno, se non due anni, per svuotare e far abbassare il livello della falda, prima di allestire la palificazione. Un’operazione di tecnica ingegneristica certamente dovuta, ma anche compressiva della naturalità dell’area. E – come il sommo Lucrezio detta e insegna con fine lucidità – …”natura non facit saltus…”, ha ritmi, cicli e leggi proprie. Da rispettare, non ammettendo insensate discontinuità.

Segnali netti e precisi, che impongono un briciolo d’attenzione. Segnali, che interpellano amministrazioni, rappresentanze parlamentari nazionali e regionali, partiti politici, cittadini e associazioni.

di Geo

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