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di ra.na. & co… contro "il sistema" della camorra dell'usura e della violenza, è un blog indipendente, nato dall'idea di persone libere che hanno a cuore le sorti della loro terra, l'Area Nolana

Archivio per il giorno “giugno 14, 2014”

FESTA BAGNATA… FESTA (S)FORTUNATA…

A quanto pare l’edizione 2014 della nostra Festa dei Gigli, oltre ad essere la prima dopo il raggiungimento dell’agognato Sigillo UNESCO, sarà una Festa purtroppo “condizionata” dalla pioggia e dal maltempo.

Ma vediamo quali sono state, negli ultimi 25 anni, le Feste “bagnate” dalla pioggia…

Nel 2010 la pioggia risparmiò la Ballata, ma non i gigli spogliati: piovve infatti sia il sabato pomeriggio (ritardando di qualche ora l’alzata dei Gigli) sia il giorno dopo. In quel caso tre gigli su quattro furono alzati sotto il diluvio (Bettoliere-paranza Fantastica, Fabbro-Volontari, Sarto-Mondiale) mentre il Beccaio (paranza Insuperabile) rimandò l’alzata al giorno successivo (per la cronaca alzò insieme al Calzolaio, la cui ballata era prevista per il sabato sera, ma che fu rimandata a causa del malore improvviso che colpì il maestro di festa proprio mentre il Giglio si accingeva alla prima alzata).

L’anno precedente, invece, la pioggia funestò l’intera settimana: piovve dalla domenica precedente (anche se in quel caso non erano previsti i gigli spogliati che vennero anticipati al venerdì, causa referendum) alla domenica della Festa (per la cronaca l’unico giorno in cui non piovve fu il venerdì, per la gioia degli organizzatori delle varie cene all’aperto!); memorabile fu il diluvio pomeridiano che comportò prima l’annullamento della sfilata pomeridiana, con conseguente spostamento alla settimana successiva, poi l’annullamento dell’annullamento, con la “processione” dei Gigli che inizio, caso unico, alle 19 circa (per la cronaca il Sarto fece ritorno in piazza a mezzogiorno passato!).

Per ritrovare altre feste dei gigli caratterizzate in maniera significativa dalla pioggia bisogna tornare indietro di ben 10 anni, al 1999: quell’anno, tra elezioni europee, eventuale ballottaggio per le provinciali (ballottaggio resosi non più necessario a seguito della vittoria al primo turno del candidato del centro-sinistra Amato Lamberti) e, appunto la pioggia, la Festa fu “spalmata” in tutto il mese di giugno; i Gigli spogliati infatti iniziarono ad essere trasportati sin dai primi del mese (si ricorda, infatti, che il Bettoliere dell’indimenticato Pipariello, cullato dalla paranza Volontari alzò addirittura il 6 giugno) mentre la Ballata fu in un primo momento anticipata al 20 giugno (il 27 si sarebbe dovuto svolgere il suddetto ballottaggio) per poi essere rinviata alla domenica successiva a causa della pioggia che a più riprese cadde su Nola il 20 pomeriggio. Una prima precipitazione si ebbe già nelle prime ore pomeridiane, poi, dopo una prima provvisoria, il giglio dell’Ortolano, trasportato dalla Paranza San Massimo, partì per il suo giro di processione, seguito a ruota dal Salumiere di Gaetano Talese (nella duplice veste di maestro di festa e paranzaro); tuttavia una nuova precipitazione (seppur lieve) si verificò mentre l’Ortolano era impegnato nella girata di Caparossa e successivamente, quando il primo obelisco era giunto a Piazza Collegio (si ricorda che era il secondo anno che i Gigli percorrevano il “percorso lungo”, adottato dal 1998 al 2001) arrivò il “dietro-front” da parte dei VV.UU. con cui si comunicava che la festa era stata sospesa (per motivi di ordine pubblico) e rinviata alla domenica successiva (il 27 giugno), e si “intimava” agli unici due gigli che avevano iniziato la Festa di fare “rientro alla base”.

Chissà come sarebbero andate le cose se, come detto, il compianto Amato Lamberti non avesse conseguito la vittoria alle Provinciali già al primo turno (affermandosi contro il candidato del centro-destra, l’attuale Governatore, Stefano Caldoro)…

Un’altra festa all’insegna della pioggia fu quella del 1989 (strana coincidenza, ogni dieci anni!) anche se in quel caso si registrò un solo improvviso temporale (il classico nubifragio estivo) la domenica mattina, proprio mentre in piazza si esibiva il Giglio del Panettiere (Paranza Leone) che eseguì ben tre giri di piazza (sic!) sotto un autentico acquazzone, episodio questo che ispirò la “penna” dell’autore della canzone del Fabbro 1990 (trasportato sempre dalla Paranza di Erasmo Leone) che, ricordando quanto accaduto l’anno precedente recitava così: “nemmeno l’acqua, ‘o viento e ‘o temporale te po’ fermà”!

Caso analogo due anni prima (1987) quando la pioggia bagnò i Gigli solo la domenica mattina…

di Giuseppe Santoro

AAA! CERCASI CITTADINI ONESTI PER ATTIVITÀ M5S A NOLA E SAVIANO

attivisti m5s nola e saviano _ riunione 11 06 14Continua il percorso di riorganizzazione del Meet Up Gruppo Attivisti Movimento 5 Stelle di Nola e Saviano. Lo scorso 11 giugno 2014 si è tenuta la riunione dei Movimentisti di Nola e Saviano per stabilire forme e priorità per le prossime iniziative politiche nel territorio.

Dopo Nola, riparte il Movimento anche a Saviano. L’obiettivo principale degli attivisti di Nola e Saviano – secondo lo spirito e i principi del Movimento – resta quello di aggregare quei cittadini onesti che hanno intenzione di impegnarsi per il bene della propria città.

“Dopo la conclusione della fase elettorale gli attivisti di Nola e Saviano ribadiscono che il Movimento è orientato all’impegno civico per favorire la partecipazione democratica e la cittadinanza attiva della parte sana della comunità locale per difendere i beni comuni, garantire la trasparenza delle amministrazioni, migliorare la vivibilità e la qualità dei servizi pubblici nei comuni del territorio.

Il momento elettorale è solo una tappa, e non certo la più importante, del percorso di attivismo civico del Movimento che ha l’obiettivo di cointeressare, attraverso la partecipazione attiva, alla gestione della cosa pubblica l’intera comunità locale abbandonando il sistema della ‘delega in bianco’ al politico di turno che non fa che creare clientelismi e favorisce la discrezionalità gestionale dei gruppi di interesse locale.

Vogliamo rivolgere un appello a tutti i cittadini onesti di Nola e Saviano che vogliano contribuire a migliorare la propria città o che abbiano anche solo dei temi di interesse pubblico da proporre all’attenzione del Movimento.

Alla riunione erano presenti anche diversi attivisti di Saviano che hanno manifestato l’intenzione di riattivare, dopo un periodo di interruzione, il Gruppo M5S comunale.

Dopo Nola, riparte il Movimento anche a Saviano ad opera degli attivisti: Steven Hutchinson, Laura Liguoro, Davide D’Andrea, Claudio La Marca, Vincenzo Coppola, Luigi Pizzella.

A breve si terrà una riunione operativa per definire la data del primo Gazebo nel Comune di Saviano con l’obiettivo di aggregare quei cittadini onesti che hanno intenzione di impegnarsi per il bene della propria città.

Solo con la partecipazione attiva si può cambiare! Invitiamo tutti i cittadini a dare il proprio contributo!”.

Il Gruppo Attivisti Movimento 5 Stelle di Nola e Saviano

NOLA. LA MAMMANA ALLA FESTA DEI FOLLI

18 giugno festa dei folli eventoIl ristobistrò culturale la festa dei folli mercoledì 18 giugno 2014 alle ore 20.00, darà l’arrivederci alla prossima stagione e chiude in bellezza le attività culturali con la presentazione del romanzo edito da Einaudi, LA MAMMANA, firmato da Antonella Ossorio.

All’AperitivoCenaPresentazione interviene Stefano Piedimonte che introdurrà l’Autrice ai partecipanti della cena inframezzata dalla lettura di Bruno Minotti. Il momento conviviale è curato dallo chef Nicola Miele.

“Il testo di Antonella Ossorio – scrive Laura Capuzzo nella sua recensione su femminile plurale – è un romanzo familiare, un romanzo per certi versi storico, un romanzo “di donne” e delle varie relazioni d’amore di cui può essere costellata una vita, appunto, di donna: la relazione di amore tra madre e figlia, tra zia e nipote, l’amore inteso come eros, il rapporto di amicizia, quella relazione di apertura e condivisione tra donne che si nominerà solo molti decenni a venire: la sorellanza”.

Con LA MAMMANA “nasce”, parte l’avventura di un nuovo format letterario al ristobistrò culturale la festa dei folli, Il cenacolo degli eroici furori, luogo di contagio (di emozioni, di racconto, di idee), di scambio (bookcrossing), di libri/poesie del cuore, di AperitivoCenaPresentazione, per tirare giù la “kultura” dal piedistallo, e farla diventare friendly. Qualcosa di cui parlare con naturalezza, senza più soffocare nella tenaglia dell’accademismo da un lato, del marketing dall’altro.

Momento conviviale per stare insieme e condividere la passione per la letteratura e, magari, conoscere gli scrittori senza formalismi, di interrogarli sui segreti della scrittura e sui risvolti dei loro libri.

Parlare con l’autore per scoprire i suoi lati meno noti grazie agli interventi di scrittori, critici, esperti di letteratura che introdurranno il “protagonista” e ne faciliteranno la maggiore conoscenza.

(CS)

BAIANO. LIBRI IN “VETRINA”: GIOACCHINO AMATO E NICOLA MONTANILE ALL’“INCONTRO”

Il romanzo breve “Dieci ore” e la monografia dedicata a Franco Venditti, intellettuale e politico, già sindaco di Avella, al centro dell’evento, scandito dalle letture di Maria Grazia Vitale e dagli accordi di chitarra di Francesca Fiordelisi e Antonio De Martino. Sorridente e cordiale siparietto di Giovanni Bellavista, con le garbate imitazioni di Massimo Troisi e di Giorgio Napolitano, “arricchito” dall’“interpretazione” di alcune gemme dell’ironico disincanto, con cui si connota la poesia di Totò.

Una scrittura densa ed intensa per qualità di contenuti. E squarci di poesia, in cui le parole si librano, veicolando emozioni e sentimenti, che denotano la ricerca del bello e del vero nel fluttuare delle contraddizioni dell’umana condizione esistenziale.

Sono i connotati distintivi di “Dieci ore”, modello di romanzo breve, che segna l’esordio di Gioacchino Amato nel panorama degli autori di narrativa. Pubblicato Schena editore, per la collana “poche pagine”, al testo è stato conferito il riconoscimento di merito per il Premio della narrativa, intitolato alla memoria di Valerio Gentile. L’autore, poco più che ventunenne, vive risiede con la famiglia a Cicciano, dopo aver frequentato con eccellente profitto il locale Liceo scientifico “Enrico Medi”, è attualmente impegnato nella conclusione degli studi nell’Università di Salerno.

La narrazione di “Dieci ore” costituisce una forma di diario, che l’autore comincia a fissare nella pregnanza della scrittura intorno ai diciassette anni; scrittura, intesa e…vissuta come terapia, che affranca dal caos, come recita uno dei motti del retro della copertina, mentre Voltaire è l’autore dell’altro motto, per il quale i romanzi sono sempre troppo lunghi. E’ la scrittura, che alimenta e permea la lucidità del discernimento, con cui si pone ordine nel caos, con cui l’uomo deve misurarsi costantemente nella mutevolezza delle fasi dell’esistenza e, in particolare, nel vissuto di quell’età di mezzo e di incertezze, che oscilla tra l’adolescenza e la soglia della giovinezza.; età, nella quale, per dir così, il guscio protettivo e rassicurante del nido-famiglia, tanto gradito a Peter Pan, il personaggio-metafora di chi non vuole… crescere, esercita sempre la sua forte capacità d’attrazione, mentre il percorso che si dischiude al magico orizzonte di Harry Potter, pur nell’arditezza che sollecita e richiede, ha la malia del fascino dell’avventura, a cui è difficile sottrarsi ed impossibile resistere. E’ l’ambigua e frastagliata conflittualità, il caos appunto, che si vive nel vortice dei diciassette anni.

E’ – questo – l’impianto, di cui si nutre Il filo narrativo, che Amato lascia dipanare nelle pagine di “Dieci ore”, senza alcun carattere diretto di natura autobiografica, per attraversare il mondo dei protagonisti – quattro coetanei – marcando i profili caratterizzanti della complessità, con cui si rapportano con la realtà e con i genitori. Sono rapporti, in cui i linguaggi si sviluppano in dissonanza più di quel che appaia nella superficie delle impressioni, intrinsecamente fallaci ed effimere. E così gli spazi relazionali, che adolescenti e giovani, non trovano nell’ambito familiare, generano l’approdo negli spazi “altri” del gran mare…del vivere. E i primi porti sono quelli delle sale dei gran bar, delle caffetterie, in cui convivono e si mescolano le più disparate espressioni della musica, dagli stili del rock a quelli del new country, per incrociare sempre le modulazioni e le sonorità del jazz, che parla il linguaggio dei sentimenti più autentici e dell’umana sofferenza. Non è casuale che in “Dieci ore” uno dei tanti Disco inner, spuntati come funghi sui territori negli ultimi venti anni faccia da sfondo per una parte significativa del racconto. Penetrante ed acuta la sensibilità, con cui Gioacchino Amato focalizza la realtà dei migranti – giovani e giovanissimi – giunti in Italia, assunta a simbolo e… realtà del bello e agiato vivere. Un’illusione, quella dei migranti della narrazione, animati dal desiderio di rompere il cordone ombelicale con le terre d’origine, che sono quelle albanesi, uscendo dal guscio… di Peter Pan, per ritrovarsi, stretti dalla necessità e dal bisogno, nella clandestinità per sopravvivere e subendo ogni forma di sfruttamento nei lavori più umili e pesanti, vivendo in tuguri.

D’impostazione distinta e sviluppo contenutistico differente, il discorso saggistico proposto da Nicola Montanile nella monografia – pubblicata dalla Grafica Napolitano di Nola – in cui sono proposti i profili di Franco Venditti, nella dimensione umana di larga disponibilità verso gli altri, in quella dell’intellettuale e in quella del politico e dell’amministratore pubblico, in qualità di consigliere, assessore e sindaco di Avella, fino all’esercizio sia delle funzioni di componente del Comitato di controllo dell’Asl di Avellino che di Difensore civico della città natia. Un lungo percorso di presenza nella realtà cittadina e dei territori, punteggiato da una variegata ed incisiva attività giornalistica sui giornali e periodici provinciali e regionali, oltre che di tiratura nazionale, un percorso, intrapreso negli anni dell’immediato secondo dopo-guerra mondiale fino all’anno della morte, nel 2008. Ed era nato nel 1915.

La monografia di Montanile fissa le fasi salienti dell’itinerario di vita pubblica, seguito da Venditti; itinerario alla cui base non solo spicca la formazione culturale – aveva conseguito il diploma dell’Accademia di Educazione fisica, a Roma, e le lauree in Giurisprudenza e in Scienze politiche nelle Università di Sassari e Firenze, con il massimo dei voti – ma anche le esperienze di tenente degli alpini del reggimento Fenestrelle, sui fronti del secondo conflitto mondiale. Alla fine della guerra, Venditti è tra i fondatori Democrazia cristiana in Irpinia, insieme con Fiorentino Sullo e le figure più rappresentative del notabilato liberal-borghese dei territori, tra cui Alfredo Amatucci e Salvatore Scoca.

Attivamente partecipe alla campagna del referendum istituzionale del 1946, il cui esito abrogò la forma monarchico dello Stato, dando forma e corpo allo Stato repubblicano e democratico, il cui ordinamento sarà ancorato ai principi della Costituzione in vigore dal gennaio del 1948. E Venditti sfiora l’elezione per l’assemblea costituente. Un obiettivo mancato di poco, mentre il suo raggio d’azione e d’impegno civico è fortemente calibrato su Avella, scontrandosi con il notabilato locale, strutturalmente arroccato nelle file della Democrazia cristiana. E si determinano le condizioni della separazione in casa scudocrociata, tra Venditti e gli antagonisti, medici ed avvocati di stimata professionalità, oltre che di agiata condizione familiare sul versante sociale ed economico.

Nelle pagine della monografia rivivono momenti rilevanti della storia locale, di cui Venditti è stato un protagonista operoso, pure nelle asprezze delle lotte politiche che affrontò sempre a viso aperto e con franchezza di linguaggio; una dimensione di vita ed un stile comportamentale, che fa aggio sulla varietà delle opzioni politiche compiute, dalla Democrazia cristiana al Partito socialista democratico, con approdo nelle file del Partito repubblicano italiano. Varietà di opzioni, che coniugò costantemente con il totale disinteresse personale e familiare; quel disinteresse, che certo non alberga nei tanti che dalla politica anche e soprattutto del piccolo cabotaggio localistico hanno tratto – e traggono – vantaggi di ogni genere.

I testi Amato e Montanile sono stati presentati nei locali de L’Incontro, sul filo della conversazione-intervista, condotta da Gianni Amodeo. La cornice alla presentazione era fornita dagli accordi musicali delle chitarre di Antonio De Martino e Francesca Fiordelisi, con la lettura di alcuni brani della monografia su Venditti, fatta da Maria Grazia Vitale. Il clou aveva per protagonista Giovanni Bellavista con le sorridenti e cordiali imitazioni di Massimo Troisi e Giorgio Napolitano. Il sigillo pregiato era impresso da Bellavista nell’impeccabile “recitazione” interpretativa di alcune gemme della migliore produzione poetica di Totò. Gemme…espressive di disincanto e d’ironia ineguagliata. E ineguagliabile. Una chiusura con contaminazione di stili e generi, quale migliore non poteva essere.

(red)

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