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Archivio per il giorno “giugno 6, 2014”

NOLA. AUTO IN FIAMME IN PIAZZA D’ARMI, I CITTADINI CHIEDONO IL RITORNO IN CITTA’ DEL PRESIDIO VV.FF.

incendio auto piazza d'armi nolaUn’auto in fiamme nel pomeriggio di ieri ha creato panico e grande paura in piazza d’Armi a Nola.

Gli occupanti, marito e moglie, hanno fatto appena in tempo a scendere che il veicolo è stato completamento avvolto dalle fiamme.

Una lunga colonna di fumo ed un odore acre ha colpito gran parte della zona, sul posto si sono portati immediatamente i vigili urbani e le forze dell’ordine, che hanno transennato e messo in sicurezza la zona da un’eventuale esplosione. I vigili del fuoco, provenienti da Torre del Greco, sono giunti sul posto per le operazioni di spegnimento dopo circa un’ora dalla chiamata, ma l’auto era ridotta ad un ammasso di lamiere annerite, anche il modello dell’auto era irriconoscibile.

L’accaduto ha destato non poche preoccupazioni tra i cittadini per la mancanza di un presidio dei vigili del fuoco a ridosso della città. Da una decina di anni infatti il vecchio presidio di via Cimitile è stato trasferito all’interno del centro commerciale all’ingrosso CIS, lasciando scoperta un’intera area densamente abitata. Una scelta strategica quella del trasferimento del presidio dei VV.FF., anche se oggi appare sempre più necessario ripensare ad un ritorno del presidio a Nola, alla luce dei tanti spiacevoli e preoccupanti episodi, per le frequenti esondazioni degli alvei e soprattutto per l’innalzamento della falda acquifera.

di ra.na.

NOLA. GIGLI: DIMISSIONI DE SIMONE, VALLONE (M5S): “SCELTA IRRISPETTOSA NEI CONFRONTI DELLA CITTA'”

Fanno discutere in città le dimissioni del direttore artistico della Fondazione Festa dei Gigli, il maestro Roberto De Simone.

Sono molti a chiedersi se le dimissioni del maestro siano state più un’occasione persa per Nola o una sconfitta dello stesso De Simone che, accettando l’incarico (cinquantamila euro all’anno pagabili in rate trimestrali) si era impegnato a rilanciare la Festa recuperando quella che era la tradizione originaria della kermesse, a cominciare proprio dalle musiche (definite dallo stesso più da discoteca) e dall’abbassamento del volume degli strumenti elettronici, oggi tra i motivi principali del “divorzio” con Nola.

Per quanto riguarda le musiche e la strumentazione elettronica, il presidente della Fondazione Raffaele Soprano, nella conferenza stampa di martedì scorso convocata per spiegare i motivi delle dimissioni del maestro ha tenuto a sottolineare: “Le realtà che ruotano intorno alla Festa avevano recepito il messaggio del maestro – chiosa Soprano – tanto è vero che nella giornata di ieri abbiamo firmato un protocollo di intesa tra i Maestri di Festa e gli operatori degli strumenti acustici per ridurre notevolmente il volume degli strumenti elettronici. Anche per i testi delle canzoni e le musiche si stava lavorando nell’ottica del recupero della vecchia sinfonia nolana; il progetto di normalizzazione della Festa era stato fissato in cinque anni, probabilmente il maestro sperava di poterlo raggiungere in brevissimo tempo. Il direttore artistico – continua Soprano – sapeva benissimo che le manifestazioni del ‘Giugno Nolano’ erano ad esclusivo appannaggio dell’assessorato ai beni culturali, mentre alla Fondazione spetta l’organizzazione del sabato dei comitati, la domenica della ballata e i tre giorni successivi; dolersi per la mancata consultazione per il programma del Giugno non serve; al maestro era stata comunque riservata la serata più importante del post-ballata, il mercoledì sera, per la rappresentazione in piazza Duomo del suo nuovo spettacolo sulla rivisitazione di vecchie melodie napoletane”.

armando valloneNon sono pochi quelli che hanno considerato le dimissioni del maestro De Simone, in pieno Giugno Nolano, come uno schiaffo alla città. “Non conosco le ragioni, ma penso che dimettersi 20 giorni prima della kermesse non sia una scelta rispettosa nei confronti dei cittadini di Nola – scrive sul suo profilo Facebook il candidato sindaco del M5S Nola Armando Vallone – La Festa ha bisogno di una direzione artistica, non di un Direttore”.

di ra.na.

I GIORNI DELL’ARCOBALENO

arcobalenoPrendiamo in prestito il titolo da un bel film del 2012 di tale Pablo Garrain. Per chi non l’avesse ancora visto, accennerò brevemente alla trama, riferita, peraltro, ad un episodio storico reale. A distanza di circa 15 anni dell’insediamento di Pinochet al governo del Cile, i poteri forti internazionali (a partire dagli stessi USA, che pure erano stati i veri promotori e finanziatori del colpo di stato) si rendono conto che quel regime non poteva essere sostenuto pedissequamente all’infinito e che, quindi, era necessario almeno una riverniciatura pseudo-democratica. Impongono pertanto a Pinochet di indire un referendum sulla persistenza nella sua carica. Fra gli oppositori, riuniti in un cartello variegato e variopinto, appunto come i colori dell’arcobaleno, si deciderà dopo qualche scontro di non puntare sulle immagini di repertorio macabre e sanguinolente del regime, di cui tanti cileni portavano ferite aperte ed insanabili. Al contrario, per quanto a prima vista potesse apparire stravagante nel contesto dato, si decise di puntare su un filmato che desse del Cile, che s’intendeva rappresentare in caso di vittoria, un’immagine giovane, allegra, tutta proiettata sull’invito a spendersi fino in fondo per un domani dove il nero del regime lasciava il passo ai colori dell’arcobaleno per tutti i cileni. Inopinatamente, imprevedibilmente, il referendum diede un esito favorevole agli oppositori e questa fu la fine politica di Pinochet.

Ovviamente, non ci sogniamo neanche lontanamente di assimilare quella vicenda storica straordinaria a quella infinitamente più modesta delle amministrative di Nola (come ripete sempre il nostro amico Raffaele “si parva licet componere magnis”). Tuttavia, dopo attenta riflessione, ci siamo andati via, via convincendo che quella di Nola è una partita, il cui esito potrebbe andare oltre il risultato numerico, per quanto quest’ultimo sia per definizione il fine ultimo di ogni competizione. Diamo merito volentieri a Vitale, Tripaldi e Cutolo per la tenacia, l’impegno, la duttilità ricercata al di là di diversità pure rimarcate con forza nella prima fase della campagna elettorale, al di là di aspetti caratteriali non certo omologabili, per aver raggiunto un punto di sintesi e di equilibrio, a dir poco, imprevedibile.

Complimenti sinceri a tutti e tre, anche se a noi piace pensare (lo diciamo nel modo più edulcorato e neutro possibile) che “doveva accadere”, era troppo razionale perché non accadesse. In cosa va ricercato il segno forte di quest’apparentamento? Nell’offerta ai cittadini di Nola di un’occasione straordinaria ed inattesa per scardinare una modalità di governo della Città, che, anche per la mancanza di credibili e concrete alternative, si era solidificata, persino inconsapevolmente, in un tetragono sistema di potere. La semplice, banale circostanza per cui la possibilità di cambiamento sia diventata reale è destinata, a nostro avviso, ad innescare un processo che andrà al di là della volontà dei due schieramenti, in quanto libera tutti i cittadini (anche quelli che pur avendo scelto di appartenere, in realtà non sono debitori) e li pone per la prima volta di fronte alla propria coscienza ed al proprio intelletto, liberti e non più schiavi.

E’ sufficiente questa prospettiva per sorvolare sulle tante difficoltà (presenti e, soprattutto, future) di una coalizione palesemente ricucita all’ultimo momento, più che per originaria vocazione, per stato di necessità? Ha senso nascondere a se stessi l’evidenza di percorsi, storie, culture diverse, per non dire confliggenti, non solo dei tre firmatari dell’accordo, ma anche degli spicchi di società da cui hanno ricevuto la delega? Esempi delle tante legittime domande retoriche, nel senso che contemperano incorporata la risposta; ma anche la certezza dei pericoli e delle insidie che la coalizione sarà chiamata ad affrontare in caso di vittoria.

Non saremo noi a negare il diritto di chi ritiene la prova troppo ardua o, più semplicemente, non degna di essere affrontata. Né a giudicare (e con quale diritto, poi?) poco coraggiosa questa decisione. Tuttavia, troppa amicizia, troppa stima, troppo affetto, troppa strada percorsa insieme a certi compagni, c’impongono di non restare solo rattristati (indifferenti, sarebbe impossibile) rispetto alla scelta di chiamarsi fuori. A scanso di equivoci, vogliamo precisare che certo ci mancherebbe la piacevolezza della più naturale delle compagnie possibili, ma l’aspetto più grave e preoccupante è perché siamo persuasi che l’impresa, tutta l’impresa, ha bisogno assoluto della vostra intelligenza, della vostra giovinezza, della vostra serietà, del vostro entusiasmo.

Non ci riferiamo con questo scritto agli aderenti ad un partito, ma a persone, di cui è inutile fare l’appello. Questa città non può aspettare che maturino le condizioni: il cambiamento è oggi. La vostra qualità serve alla città, più ancora che al vostro partito, di questo ne siamo certi. Di più? Pensiamo che misurarsi dal di dentro con i problemi di questa possibile, fantasiosa amministrazione darà alla vostra crescita ed alla vostra indiscutibile preparazione un contributo non meno rilevante di quello che darete voi alla riuscita dell’impresa. Claudio Napoleoni sul letto di morte disse “cercate ancora”; in una situazione fortunatamente meno drammatica ci permettiamo di dirvi “riflettete ancora”. E non per scrivere un documento denso ed elegante che confermi la vostra scelta (per questo non vi serve tempo, siete capaci di scriverne uno ottimo anche all’impronta).

Questa è la vostra città e, se la vita, non vi porterà lontano, lo sarà anche domani. Comunque sarete chiamati a dare un contributo diretto. Il nostro, per ovvi motivi, sarà necessariamente limitato nel tempo. Ci piacerebbe pensare di aver favorito una riflessione produttiva di una qualche utilità per la città, prima ancora che per voi. Di aver contribuito ad aggiungere un po’ di colore all’arcobaleno.

di Luigi Pasciari & Eduardo Quercia

 

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