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Archivio per il giorno “Mag 14, 2014”

NOLA. DOV’ERA LA PALESTRA DELL’EX CARDUCCI, SORGONO IL PARCO URBANO E L’AUDITORIUM

parco urbano archeologicoRIVIVONO FRAMMENTI MURARI E DI UNA DOMUS D’ETA’ ROMANA, MENTRE SI REALIZZA UN ALTRO TASSELLO DELLA RIQUALIFICAZIONE SOCIO-URBANISTICA DELLA CITTA’.

L’intervento di recupero e riqualificazione dell’area dell’ex “Carducci” – tra via Merliano e via on. Vincenzo La Rocca – non costituisce soltanto un programma d’interventi ben realizzato, in aderenza con l’idea progettuale, da cui è ispirato, ma si riveste anche e soprattutto di una connotazione di più ampio ed articolato respiro, che va oltre i canoni della stretta disciplina regolatrice di lavori del genere. Canoni, va evidenziato, che sono stati pienamente osservati – per la sfera delle rispettive competenze, professionalità e ruoli – dall’Ufficio tecnico comunale per l’intero iter della progettazione e dei controlli in corso d’opera, dall’impresa esecutrice dei lavori, oltre che dalla Soprintendenza ai beni artistici, architettonici, archeologici, ambientali e storici di Napoli.

E’ la connotazione, per la quale all’area, che ora viene fatta rivivere, per essere restituita alla città, sono conferite funzioni del tutto mirate ed innovative, coerenti con i costumi e gli usi del nostro tempo, per i quali gli spazi di socializzazione aperta sono un’esigenza fortemente avvertita sia dalle generazioni giovani che da quelle che hanno superato gli… anta. Ed ecco il Parco urbano nella sua variegata configurazione, con elementi ed ambienti che s’integrano in simmetrica armonia. E’ il Parco, in cui spicca l’arioso Auditorium, dalla sobria ed elegante linea architettonica, tra i cui fattori costruttivi predominano le belle e larghe vetrate, metafora della comunicazione e dei linguaggi che si confrontano e si arricchiscono a vicenda per i sentimenti, le idee e le emozioni, che veicolano. E non è certo casuale che l’Auditorium sia destinato a manifestazioni ed eventi culturali e di arte varia, in cui sarà coinvolta la città in tutte le sue componenti generazionali, soprattutto il mondo delle associazioni e del volontariato. Una concreta opportunità di crescita civile.

Il Parco urbano, che si sviluppa per dieci mila metri quadrati, esibisce la comoda e ben pavimentata “passeggiata” di via on. Vincenzo La Rocca e propone, come “fiore all’occhiello”, lo scenario dei reperti, di una domus, oltre che la filiera di opere murarie, nella cui stratificazione è una parte espressiva della Nola romana e dell’età rinascimentale. E’ lo scenario, posto in sicurezza, con un interessante “camminamento”, concepito e disposto, per assicurarne la pubblica fruizione, fornendo un’interessante visione prospettica.

E’ il passato che rivive, parlando attraverso le squadrate e ben ordinate pietre di tufo, ingrigite, in parte consunte e quasi annerite, per essere restate nascoste per secoli nelle viscere della terra, prima che gli scavi di sette anni fa, rendessero loro la luce del giorno. E nel Parco ci sarà lo spazio di sosta per un centinaio d’auto, con piantumazione di alberi e aiuole, mentre un moderno impianto di pubblica illuminazione lo renderà ancora più gradevole nelle ore serali con i suoi fasci di luce discreta e soffusa.

Si atteggia così la ri-generazione dell’area, che fino agli anni ’50 del secolo scorso era pulsante di vita per la presenza dell’unica scuola media statale di Nola e del territorio, allocata nel palazzo ch’era stato della famiglia del Marchese della Schiava e frequentata dai ragazzi di Nola e dei Comuni viciniori. E annesso allo storico edificio c’era il fazzoletto di suolo, chiamato “palestra”, in senso lato, perché era utilizzato come campo d’esercitazione per le ore di Educazione fisica e come campo di gioco del calcio, per i campionati di Lega giovanile dell’allora Comitato zonale della Federcalcio italiana e del Centro sportivo italiano, una delle articolazioni dell’Azione cattolica.

Poi, il progressivo degrado dell’area, avviato con la dismissione della scuola, fino ai colpi del terremoto dell’80, che ha ridotto in rudere il palazzo del Marchese della Schiava. Un degrado, che si è esteso nell’intero contesto di quartiere, che, per di più, rappresenta una delle quinte più interessanti di quel teatro all’aperto, popolare, multicolore, canoro e musicale, qual è la Festa eterna, per la spettacolare “girata delle Carceri”, snodo cruciale del laborioso ed arduo percorso della “processione” dei Gigli.

presentazione manifesto festa dei gigli 2014E’ il degrado socio-urbanistico, che, a cominciare dalla transizione tra il XX secolo e il XXI secolo s’è venuto gradualmente fermando, con il primo tassello, costituito dal restauro e dal ripristino funzionale del “vecchio” Ospedale civile di via Fontanarosa, diventato moderna ed efficiente struttura d’accoglienza e servizio con il Distretto sanitario territoriale. Appena un mese fa è stata restituita alla città un’altra bella parte del suo patrimonio storico, con l’inaugurazione di una sezione del monumentale ex-complesso conventuale di Santo Spirito – di proprietà comunale – ed adibita fino ai decorsi decenni a carcere mandamentale. Un eccellente intervento di restauro architettonico e monumentale, per una struttura, in cui già opera la Fondazione Festa dei Gigli, il cui ruolo è di primaria importanza per la programmazione, gli indirizzi e la coordinazione della Festa eterna, assurta a dimensione internazionale, in virtù del riconoscimento di parte costitutiva del patrimonio della cultura immateriale dell’umanità, con l’impronta del “Sigillo blu” dell’Unesco.

travagliaIl Parco urbano polifunzionale coniuga il passato della città con il presente, in proiezione futura. E completa l’operazione complessiva dei valori aggiunti di riqualificazione sociale ed urbanistica che hanno interessato, secondo una programmazione pianificata, Nola nello scorcio di questi anni; sono i valori aggiunti, che fanno emergere la realtà della Travaglia, con il viale Rossi e la sua caratteristica alberatura, che si salda con quella della vicina piazza Giordano Bruno, il riassetto della rinnovata piazza Morelli e Silvati, stilizzata in aiuole e pregiati ulivi mediterranei, la modernizzazione dell’area delle Ferrovie di Stato e il riordino dell’area dell’ex-Mercato ortofrutticolo. Obiettivi raggiunti, in cui si “legge” la volontà di crescita e di vivibilità della città nella sicurezza.

Un quadro, di cui la città può vantarsi, avendo ben chiara l’importanza dell’azione amministrativa, ch’è stata condotta, perché il Parco urbano polifunzionale si realizzasse in tempi congrui, anzi recuperando i tempi che erano andati… perduti, dopo i ritrovamenti archeologici nell’area dell’ex-palestra “Carducci”. Ritrovamenti, che hanno imposto la rimodulazione e le integrazioni necessarie delle “carte” della progettazione originaria, per garantire il recupero, ma soprattutto la conservazione dei ritrovamenti di grande interesse storico ed archeologico. Recupero e conservazione, che rispondono alle ragioni della comunicazione, i cui veicoli consegnano il significato del passato alle generazioni del presente e del futuro. E su questo piano la determinazione dell’amministrazione comunale è stata coerente e convinta. Le sinergie con la Regione Campania e la Soprintendenza hanno chiuso il cerchio.

La città dispone ora del Parco urbano polifunzionale, che ne arricchisce e dilata le valenze attrattive. Un eccezionale e bel passo in avanti, se commisurato con la scena di squallore con cui solo quindici anni si presentava l’intera area, acquisita al patrimonio comunale, in uno con il palazzo diroccato, con un impegno di spesa non indifferente, pari a poco meno di un miliardo delle lire di vecchio conio, versato alla Curia vescovile, che n’era proprietaria.

Un impegno di sacrificio per la fiscalità locale. E la città ne viene ripagata. Un investimento, su cui l’amministrazione Biancardi ha saputo operare con chiarezza di idee e di visione, in linea con i più generali approcci del destino urbanistico della città del Terzo Millennio. Una direzione di marcia da proseguire ed arricchire di contributi e proposte, che guardino anche e soprattutto alla Nuova Nola, rappresentata dal Distretto della logistica, nella piana di Boscofangone. Ed è la Nuova Nola, già proiettata in pieno negli orizzonti dell’Unione europea, con le finestre dischiuse sul porto di Napoli e su quello di Salerno.

di Geo

NOLA. PASSA IL GIRO: DIVIETI, ORARI, POLEMICHE E COSTI DI UNA GIORNATA SPECIALE

È quasi tutto pronto per il passaggio di domani, giovedì 15 maggio 2014, del 97° Giro d’Italia nel centro di Nola, in occasione della sesta tappa Sassano-Frosinone.

Saranno in particolare Nola e Cicciano le due Città dell’Area Nolana in prima fila che vedranno sfilare la carovana del Giro. Il percorso toccherà le seguenti strade: via San Paolo Belsito, via A. Vespucci, via V. La Rocca, via Fonseca, via A. Renzullo, Via on. Francesco Napolitano, via Cimitile, via Faibano, via Nola, Corso Garibaldi, via Caserta (le ultime tre nel territorio di Cicciano), Polvica di Nola.

Per domani tutto il personale esterno della Polizia Municipale (16 unità) è stato spostato su un unico turno dalle 8 del mattino fino al termine della manifestazione. Collaboreranno con la Polizia Municipale, solo al fine di inibire la sosta, una ventina di unità dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Cimitile e Guardie Italiane Ambientali di Saviano.

È previsto il divieto di transito e di sosta con rimozione forzata dalle 10 alle 16 su tutte le strade interessate dal Giro (via San Paolo Belsito, via Montetto delle Croci – attuale via Vespucci – via V. La Rocca , via Fonseca, via Renzullo, via on. Francesco Napolitano, via Cimitile e via Polvica).

GLI ORARI: il passaggio della carovana pubblicitaria è previsto intorno alle 13 mentre quello dei ciclisti dalle 14,02 alle 14,25.

L’ultimo passaggio della carovana del Giro per la Città di Nola, sotto una pioggia battente, risale al mese di maggio del 2010.

I disagi degli ultimi giorni, in particolare di questa mattina, giornata di mercato infrasettimanale, dovuti ai lavori di rifacimento del manto di asfalto lungo il percorso interessato, hanno creato qualche polemica tra l’Ufficio della Polizia Municipale e l’Ufficio Tecnico Comunale.

Il dirigente della Polizia Municipale Felice Maggio ed il responsabile del servizio Giuseppe Napolitano sostengono che le criticità viarie del tratto interessato dal Giro d’Italia sono state evidenziate all’Ufficio Tecnico Comunale ed all’Ufficio Ambiente, entrambi diretti dal dirigente Gaetano Oliva, da circa un mese mentre i lavori a meno di ventiquattro ore dall’evento sono ancora in corso.

Dall’Ufficio Tecnico Comunale fanno sapere che in giornata saranno ultimati gli ultimi interventi, per quanto riguarda i lavori di rifacimento del manto stradale il responsabile del servizio Bernardo Arienzo fa sapere che sono stati eseguiti dalla ditta IMCA di Nola, aggiudicataria della gara di appalto per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade cittadine, smentendo le voci di un affidamento con somma urgenza. Per via Cimitile invece ha provveduto a proprie spese la ditta EDIL GEO, affidataria dei lavori di riqualificazione della zona.

L’intervento in questione ha interessato il rifacimento stradale di 4.500 mq di asfalto per un importo di circa 40 mila euro.

di ra.na.

AVELLA. FRANCO VENDITTI, NELLA STORIA DELLA CITTA’

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Il pubblico delle grandi occasioni ha letteralmente gremito l’ampia e bella Sala consiliare del monumentale Palazzo baronale di piazza Municipio, per la presentazione della monografia di Nicola Montanile, che propone un’interessante ri-visitazione della vicenda politico-amministrativa dell’uomo, che ha segnato per mezzo secolo la vita sociale del territorio. L’evento nell’ambito del programma degli Incontri con la storia – all’undicesima edizione – promossi ed organizzati dalla Biblioteca comunale “Ignazio D’Anna” e dal gruppo archeologico “Amedeo Maiuri”, con l’obiettivo mirato sulla riscoperta e sulla valorizzazione delle identità delle comunità, di cui la millenaria città del Clanio è simbolica testimonianza. Un’utile opportunità per la pubblica conoscenza e la circolazione delle idee. Interventi del sindaco Domenico Biancardi, Rino Pecchia, Pellegrino Conte, Pellegrino Palmieri, Sabatino De Laurentiis. Letture dell’artista Lucio Belloisi e Maria Grazia Vitale, presente l’autore. Ha coordinato il professore Pietro Luciano.

venditti 2Presenza di pubblico superiore ad ogni più rosea aspettativa dei promotori dell’iniziativa. E soprattutto interessato ed attento nella partecipazione a quella ch’è stata un’articolata e ricca rivisitazione delle vicende sociali e politico-amministrative della città, tra le più antiche della civiltà urbana della Campania italica prima, e romanizzata poi. Sono le vicende, correlate con la personalità dell’avvocato Franco Venditti, dall’immediato dopo-guerra fino allo scorcio iniziale del decorso decennio. Un intenso e dettagliato recupero di memoria, in rapporto con i variegati aspetti di mezzo secolo di storia locale, interconnessa con quella della provincia di Avellino e con quella nazionale, attraverso i complessi e ardui tornanti della costruzione della democrazia liberale nello Stato repubblicano, sulla scia del referendum istituzionale del 1946, che segnò la dissoluzione della diarchia, ancorata all’assetto monarchico della dinastia sabauda e al sistema fascista dello Stato corporativo; diarchia, che ha retto le sorti d’Italia per un ventennio, fino alla tragedia del secondo conflitto mondiale. E della campagna referendaria per l’istituzione della Repubblica fu tra i più attivi e intelligenti protagonisti in Irpinia e nel Sannio, con la candidatura per l’assemblea costituente nelle file della Democrazia cristiana, di cui fu fulcro propulsivo, Fiorentino Sullo.

L’uomo politico di Paternopoli – il piccolo ed ospitale Comune del cuore della Media Irpinia – ch’è stato tra le poche e più autentiche personalità politiche di forte caratura pragmatica, espresse dal profondo Sud nell’arco di mezzo secolo, sviluppò una coerente visione delle problematiche del Mezzogiorno e delle aree interne, prospettandone e concretizzando, negli incarichi ministeriali che svolse, le soluzioni, segnatamente sui versanti della politica delle infrastrutture, da quelle dei servizi idrici integrati, con il varo dell’Acquedotto dell’Alto calore, a quelle della viabilità ordinaria e rurale. Si era a cavallo degli anni ’50 e ’60, quando Sullo svolse le funzioni di ministro dei trasporti e di ministro dei lavori pubblici nei governi succedutisi a palazzo Chigi, in coincidenza con la realizzazione dell’Autostrada del Sole, Milano-Napoli-Bari. Ed il serpentone d’asfalto, realizzato in cinque anni, ha “unificato” ed integrato parti del Nord e parti del Sud, “velocizzando” la mobilità e lo sviluppo economico-commerciale dei territori, facendo da sponda simbolica di quelli che saranno gli anni del “boom” economico, prodigio del lavoro e della modernizzazione reale del sistema-Italia, nella metà degli anni ’60.

venditti 3E’ stata un’autentica full immersion a ritroso nel tempo, quella vissuta dal pubblico nella Sala di rappresentanza del monumentale Palazzo baronale di piazza Municipio, introdotta dalla proiezione di uno straordinario filmato, realizzato con professionalità da quel “Maestro dell’arte fotografica”, qual è Massimo Scibelli. Un diorama di pregevoli e magnifici effetti, che ha “storicizzato” alla meglio un collage di foto rare, se non uniche, diventate nel corso del tempo sfocate e consunte nel bianco-nero tradizionale, ma fatte rivivere nel nitido linguaggio originario delle immagini, grazie anche al supporto degli eccellenti e consonanti ritmi della ben curata selezione di brani di musica classica. Un’impegnativa operazione tecnica, che ha reso possibile fornire il lucido racconto in flash back della città, dagli anni ’30 agli anni ’60 del secolo scorso, in particolare, E’ il racconto, che restituisce profili di vita alla laboriosità di uomini e donne della comunità cittadina, anche se non abitano e frequentano più l’attualità dei nostri giorni; profili, “ritrovati” anche nell’integra fisicità di quartieri, strade in basolato, in asfalto o in terra battuta, palazzi, case e nell’armonia dello stesso paesaggio naturale, su cui il fluire del tempo ha inciso con trasformazioni e mutamenti di ordine normale, ma anche con distorsioni e anomalie prive di senso comune, dovute al “particulare” di indebite scelte e decisioni umane. Tasselli di tempo-fermato, la cui ricomposizione dà senso al presente, per aprire la corsia d’orientamento del futuro.

Fulcro del ritorno al passato, il saggio monografico, in cui Nicola Montanile ri-percorre la vicenda biografica di Franco Venditti, nell’impegno civile e politico come nella vita culturale. Sindaco della città, amministratore di lungo corso, sui banchi della maggioranza e della minoranza nei governi locali, succedutisi nel palazzo comunale e Difensore civico, quello di Franco Venditti, è un percorso esistenziale denso – e intenso – di esperienze. Diplomato giovanissimo nell’Accademia di educazione fisica, a Roma, conseguì con il massimo dei voti la laurea in Giurisprudenza e laurea in Scienze politiche nell’Università di Sassari e in quella di Firenze, sulla scia degli ottimi studi, compiuti nel Liceo classico del Convitto nazionale “Pantano”, a Benevento. Una formazione culturale solida, a cui seguì, come per tanti giovani della sua generazione – era nato nel 1915 – l’esperienza bellica del secondo conflitto mondiale, sul fronte francese con il ruolo di tenente degli Alpini.

venditti 1Delle molteplici connotazioni dell’azione pubblica svolta da Venditti, il saggio monografico, pubblicato da Grafica napoletana di Nola, su progetto ed impaginazione di Rino Conte, propone un ricco ed interessante corredo di foto, ma soprattutto di documenti ed atti amministrativi, tra cui quelli concernenti il patrimonio delle risorse idriche delle sorgenti dei Monti Avella, bene comune di cui l’uomo politico e l’amministratore onesto, quale Venditti appunto è stato, rivendica, in punto di diritto, di fatto e storico, la piena appartenenza alla civica amministrazione. E sono le risorse, i cui profitti di vendita ai Comuni finitimi per secoli erano stati appannaggio di potentati familiari per antichi titoli di possesso feudale e privatistico. E’ un corredo documentale davvero illuminante, il cui interesse si arricchisce con articoli e “lettere aperte” che Franco Venditti pubblicò su giornali e periodici locali, regionali e nazionali, sulle più disparate tematiche, alcune di stringente attualità, come quella dell’autonomia dei sindacati rispetto ai partiti, per promuovere e favorire le tutele, ma anche la promozione delle condizioni dell’ampliamento delle basi produttive delle imprese, per generare economia reale e produttiva nella legalità.

venditti 4E se la monografia di Montanile, con l’introduzione di Gianni Amodeo, focalizza la storicità che Franco Venditti, uomo pubblico sempre ancorato alle radici della terra natia, anche se spesso non gli è stata generosa di gratitudine, come meritava, sono state, tuttavia, le testimonianze di quanti lo hanno conosciuto, direttamente o indirettamente nel discorso pubblico locale, ad ampliare la prospettiva, in cui collocare la sua azione. Di particolare rilievo le riflessioni del sindaco Domenico Biancardi nel marcare il livello di alta professionalità giuridica e legale, che l’avvocato Venditti esprimeva nel Diritto amministrativo; professionalità, che correva in parallelo con una cultura politica di ampio respiro, ancorata alle istanze della democrazia liberale e rappresentativa, permeate della concezione della dottrina sociale cattolica. E Biancardi sottolineava anche i modelli di “fare politica” del passato, in cui la dialettica tra i partiti, anche se dura e forte, non degradava nell’arroganza, nell’offesa gratuita, nell’incultura. Era il “fare politica”, che rispettava le diverse posizioni in campo, senza negarle o oltraggiarle per pre-giudizio scontato ed assolutizzante. Pellegrino Palmieri, in Consiglio comunale rappresenta il centro-sinistra, concentrava la sua analisi sulla dimensione della “popolarità”, con cui Franco Venditti è parte costitutiva ed integrante e della storia civile e democratica di Avella e del territorio.

E’ il Venditti, che gli avversari politici, espressione del notabilato locale, formato per lo più da possidenti terrieri, denigravano con l’appellativo di “politico pezzente”; e l’aggettivo “pezzente” era riferito al rapporto umano che Venditti aveva con i ceti socialmente deboli della comunità, contadini, fittavoli, braccianti, pastori, fabbri. Un rapporto di caratura politica, per promuoverne l’elevazione civile. Altri ricordi nel disegnare, a tutto tondo, la personalità di Venditti erano forniti da Rino Pecchia, già sindaco ed assessore comunale, dall’avvocato Pellegrino Conte, anch’egli amministratore cittadino, e da Sabatino De Laurentiis. Le letture di atti e testi giornalistici dell’uomo politico erano proposte con fine e ben recitata dizione da Lucio Belloisi, poliedrico artista, e dalla dott.ssa Maria Grazia Vitale. Il sigillo all’evento – coordinato dal professore Pietro Luciano – era dato dall’intervento dell’autore del saggio e dai ringraziamenti della famiglia Venditti all’uditorio e ai promotori dell’iniziativa. A dettarli, era Lilli, la figlia del compianto uomo politico. Presente con la lucidità di sempre – ad onta dei novanta anni e passa – e commossa la vedova, Laura, che per la monografia dedicata al marito ha dettato la dedica, che recita:

“Possa il sole splendere caldo sul tuo volto \ e la pioggia cadere leggera sulle tue braccia, \ e, finché ci incontreremo di nuovo, \ possa Iddio tenerti sul palmo della mano”.

(red)

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