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Archivio per il giorno “maggio 6, 2014”

NOLA. SORTEGGIO SCRUTATORI: ATTESA PER IL COMMISSARIO AD ACTA, IMPAZZA INTANTO LA CAMPAGNA ELETTORALE (ANCHE SUL WEB)

La riunione della commissione elettorale comunale per la nomina degli scrutatori, che si sarebbe dovuta tenere ieri, lunedì 5 maggio, come preannunciato dal sindaco Geremia Biancardi è andata deserta, quindi a decidere sulla scelta dei 120 scrutatori sarà un commissario ad acta nominato dalla Prefettura.

Con apposito manifesto l’ufficio elettorale renderà noto il giorno della convocazione e la data della seduta pubblica per il sorteggio degli scrutatori tra gli iscritti nel registro (circa 2500).

Intanto l’elenco dei presidenti dei 38 seggi che la Corte d’Appello di Napoli ha trasmesso da oltre otto giorni all’ufficio elettorale (regolarmente pubblicato sul sito istituzionale di quasi tutti i comuni d’Italia) a Nola misteriosamente non è stato ancora pubblicato. La cosa strana è che ultimamente è stata stilata dal Ministero della Funzione Pubblica una graduatoria dei comuni virtuosi al fine del rispetto degli obblighi di pubblicazione ai sensi del decreto legge 33/2013 ed il Comune di Nola è posizionato tra i primi posti dei Comuni della Provincia di Napoli. La mancata pubblicazione dell’elenco diventa quindi ancor più assurda ed inspiegabile, conoscendo tra l’altro la solerzia di alcuni uffici comunali.

La vigilanza della Polizia Municipale sulle affissioni abusive intanto continua. I primi verbali sono già stati notificati ai candidati trasgressori. La tensione è ancora alta sul fronte dell’attacchinaggio dei manifesti elettorali negli spazi consentiti, probabilmente insufficienti ad accogliere i candidati di ben sedici liste. La totalità dei manifesti restano affissi pochi minuti per poi essere sostituiti. Spesso ci sono forti tensioni tra gli addetti alle affissioni per accaparrarsi un posto sul tabellone elettorale. Stiamo assistendo ad una campagna tutt’altro che sobria, ci sono candidati che hanno iniziato a spendere da tempo risorse. A molti sfugge però che ai sensi della vigente normativa tutte le spese sostenute per la campagna elettorale superiori a 2500 euro devono essere documentate, a fine campagna elettorale, attraverso un consuntivo presentato dal mandatario, altrimenti si incorre in sanzioni pesantissime.

enzo de lucia fbParallelamente intanto c’è una campagna elettorale che punta su un’attività costante di aggiornamento sulla Rete ed in particolare sui social network, con una, a volte, anche corposa produzione di video e foto pubblicati. Attualmente il primato spetta al vicesindaco Enzo De Lucia con un book fotografico di oltre 3000 foto. La lista più presente sul Web è “Io sto con la Tripaldi”, seguita da “Più Nola” con i santini di quasi tutti i candidati.

Infine non manca chi i manifesti li fa viaggiare per la Città, anche in bicicletta, come nel caso di Arturo Cutolo. Una soluzione che potrebbe essere una valida alternativa ecologica – e legale – all’arroganza delle affissioni abusive ed inquinanti.

di ra.na.

BAIANO. I LIMITI DELLA POLITICA MONETARIA E L’INTEGRAZIONE INCOMPIUTA NELL’U.E.

Nel Circolo socio-culturale de “L’Incontro” conferenza del dottor Stefano Sgambati, ricercatore universitario,conferenza sulla realtà comunitaria, segnata da complesse problematiche economiche, derivate dall’avversa congiuntura internazionale degli ultimi anni. Articolato ed approfondito dibattito sull’euroscetticismo, sul fiscal compact e sulla rinegoziazione dei trattati, sulle politiche energetiche e sugli obiettivi delle politiche fiscali di coesione, che siano funzionali alla prospettiva più ravvicinata possibile della costituzione degli Stati Uniti d’Europa.

Il percorso prende le mosse nel 1951 con la costituzione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio. E’ la prima scelta di politica di attiva cooperazione e coesione internazionale, che si realizza nell’Europa occidentale e mediterranea al di qua dell’area egemonizzata dal dirigismo statalista e dei modelli di pianificazione quinquennale del sistema economico dell’Urss.

E’ la scelta, che concerne settori di vitale e strategia importanza per lo sviluppo dell’economia industriale, in virtù delle volontà dei governi di Francia, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo e dell’allora Germania federale dell’Ovest. Nel 1957 sono siglati, nella sala del Campidoglio a Roma, i trattati, che istituiscono la Comunità economica europea e la Comunità europea per l’energia atomica. Due passaggi fondamentali, per formano la piattaforma dell’attuale Unione europea, che si è venuta strutturando e configurando attraverso altri significativi “punti di svolta”, come quelli del Mercato europeo comunitario, dell’Atto unico e del trattato di Maastricht per la libera circolazione di uomini, beni, servizi e merci, fino all’adozione della moneta unica. Una sequenza di tasselli, ispirati ed orientati da indirizzi filo-occidentali nell’area egemonizzata dalla politica degli Stati Uniti d’America, configurata con i profili dell’economia libera di mercato e dell’ economia sociale di mercato, in cui si saldano e si “dialettizzano” i canoni della teoria liberale e liberista di Adamo Smith e dei principi di Keynes.

E’, quello monetario, il sigillo di un processo di ampio respiro, in cui il progetto, avviato sul finire degli anni ’40 del secolo scorso e delineato da statisti di eccezionale lungimiranza e caratura politica, quali sono stati De Gasperi, Schuman, Spaak, Adenauer, e, sulla loro scia, Jean Monnet e Jacques Delors, si è sempre più consolidato nelle linee portanti tanto che il suo orizzonte, allo stato attuale, coincide con quello di 28 Paesi, in pratica la gran parte dell’Europa, fatta eccezione per la Federazione russa di Putin, i cui obiettivi politici sono sempre più marcatamente bi-focali, verso l’Europa e soprattutto verso l’area asiatica. E sono obiettivi, che ne connotano la dimensione in divenire di potenza politica, militare, economica, in funzione anche delle straordinarie ed ingenti disponibilità energetiche, di cui può fruire, segnatamente sul versante del gas naturale.

In quest’arco temporale, lo scenario geo-politico dell’Unione ha assunto una fisionomia meglio caratterizzata ed ”allargata”, in coincidenza con il simbolico crollo del Muro di Berlino, che ha sancito l’implosione del sistema europeo sovietizzato, destrutturando il bipolarismo Usa-Urss, formatosi con i trattati di pace del 1945. Un bipolarismo, ch’era “convissuto” con le dinamiche super-produttive e di tecnologia avanzata del Giappone, tra gli anni ’60 e gli anni ’70, per essere posto nei decenni successivi in difficoltà e sotto pressione dalla travolgente crescita produttiva ed economica delle “fabbriche” del mondo, costituite da Cina, India e Corea del Sud, a cui, più recentemente, si sono aggiunti il Brasile e il Sud Africa. E’ il quadro dell’internazionalizzazione dei mercati, in cui si incrociano e sovrappongono economia reale e speculazione finanziaria globalizzata. Ed è quest’ultima sfuggente, incontrollata ed incontrollabile da istituzioni sovranazionali, in grado di garantire quella congrua governance, che non condizioni né pregiudichi l’economia reale e produttiva nell’osservanza degli ordinamenti delle istituzioni sovranazionali stesse.

L’allargamento dell’area comunitaria e l’adozione dell’euro-moneta, però, non hanno determinato quello slancio necessario, ch’era necessario, per proiettare l’Unione verso lo stadio conclusivo della compiutezza reale del progetto, da cui sono derivate le sue coordinate evolutive; progetto da tradurre in integrazione politica, ch’è la vera chiave di volta della costituzione degli Stati Uniti d’ Europa. E i limiti del mancato approdo allo stadio finale del processo politico, intrapreso con i trattati del ’57, sono emersi nel contesto della crisi economica e finanziaria, che ha investito nel 2007 il sistema bancario statunitense, per riversarsi nell’ambito di Eurolandia, innescando dal 2008 in poi la perdurante congiunta sfavorevole, che ha generato recessione e ristagno, soprattutto per i Paesi dell’area mediterranea.

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E proprio i nodi della mancata integrazione politica, funzionale non solo alle ragioni irrinunciabili dell’omogeneità di coerenti politiche fiscali, ma anche e soprattutto alla coerenza della politica monetaria, in grado di garantire gli equilibri paritari e interni all’ Unione europea, sono stati i nuclei tematici della relazione, sviluppata dal dottor Stefano Sgambati, ricercatore universitario, nel Circolo socio-culturale de “L’Incontro” ed incentrata sul ruolo dell’euro nella realtà attuale e nelle prospettive comunitarie. E di passaggio va ricordato che ad ottobre, Sgambati parteciperà ad una delle sessioni della Conferenza internazionale di studi, in programma a Strasburgo, sulle tematiche di Sociologia dell’ economia in ambito comunitario.

Una lucida e articolata rivisitazione storicizzata dei processi economici dall’immediato dopo-guerra ad oggi, “letta” dall’angolatura visuale della politica dei governi italiani e dell’area comunitaria con capisaldi nei rapporti di cambio con il dollaro, prima ancorato all’oro, poi in libera fluttuazione valutaria, e, attualmente, all’euro, con sostanziale e crescente trazione tedesca. E l’ancoraggio all’euro, proiezione, per dir così, del super-marco è risultato penalizzante per le monete dei Paesi dell’Arco latino, con le correlate politiche della cosiddetta austerità sul piano della rilevanza economica; politiche di austerità, la cui valenza etica e civile è, tuttavia, innegabile, specie nelle ragioni che detta per il rispetto del denaro pubblico, fissando ed esigendo adeguati ed efficaci controlli, di cui sono chiamate ad assumere il carico di responsabilità le istituzioni statuali. Un versante, quest’ultimo, su cui per decenni sia la politica dei governi che l’intera struttura pubblica italiana hanno compiuto – e fatto compiere – magagne di ogni genere.

Al di là di questi aspetti, è certo che la posizione “vantaggiosa” assunta dalla Germania negli assetti comunitari costituisce un dato oggettivo, determinato e favorito dalle politiche di forte contenimento salariale, con ricadute conseguenti nei costi del lavoro, sviluppate dai governi tedeschi; politiche, rispondenti a livelli di produttività di beni, merci e servizi altamente competitivi, in grado di “conquistare” i mercati europei ed extra, fino ad attuare un sistema di piena occupazione, o quasi, senza dire della pratica dei “premi di produzione”, che con relativa frequenza fruiscono i lavoratori dei maggiori complessi industriali, particolarmente attivi nell’export. E non è casuale, d’altra parte, che Berlino, la capitale della Germania unificata sia la metropoli europea, che per la gamma delle opportunità lavorative che offre attiri di più i giovani del Vecchio continente, alla pari di Londra, metropoli da sempre cosmopolita. Una situazione, quella tedesca, favorita dalle politiche economiche e fiscali di larga coalizione nazionale e dal ruolo di co-gestione di responsabilità, esercitato dai sindacati nei cicli produttivi del sistema industriale.

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Diverse sono le condizioni in atto nella realtà italiana, la cui produttività- va evidenziato- almeno fino al decorso decennio è stata costantemente di buon livello, con la tenuta dell’industria manifatturiera e dell’intero sistema delle piccole e medie imprese. Una situazione, per la quale l’Italia ha saputo esercitare il ruolo di sempre, quale Paese esportatore. Poi, il mutamento, con il progressivo ristagno degli indici della produttività, a cui non s’è accompagnata la competitività per restare sui mercati; competitività, ch’è la risultante di molteplici fattori e variabili, ma soprattutto dell’innovazione tecnologica e dei costi del lavoro; costi,da rendere sostenibili per imprese e lavoratori senza la fiscalità oppressiva ed onerosa, così come è in vigore. L’innovazione non c’è stata né i carichi della fiscalità sono stati ridotti. Il conseguente e drastico ridimensionamento del rapporto produttività-competitività ha costituito – costituisce – la causa determinante, che ha inciso ed incide sul declino delle imprese italiane, comprimendole oltremisura, quando non le ha “cancellate” del tutto dal mercato. Il crescente indebitamento privato, che ha colpito le imprese irrimediabilmente, n’è lo specchio. Un’immagine di collasso generalizzato e fortemente deteriorata del sistema-Italia; immagine che si dilata, se connessa con lo spropositato indebitamento pubblico, fatto lievitare per decenni da politiche di spesa incontrollata e incontrollabile, per non dire del peso della perversa spirale della corruzione pubblica senza limiti, in cui giostrano …indisturbati corrotti e corruttori, anche se l’enfasi della “voce comune”, veicolata dai circuiti mediatici, finisce per concentrarsi esclusivamente sulle magagne dei…primi, rimuovendo quasi o ignorando la funzione dei…corruttori. Uno scenario, le cui negatività si accentuano, se si inseriscono le inadeguatezze del sistema bancario, che non promuove né favorisce le politiche per il sostegno alle imprese. E senza dire dei “pesi” oppressivi della criminalità economica.

Questi ed altri motivi di analisi e riflessione, dal punto dell’Osservatorio-Italia, hanno connotato la relazione del giovane studioso e il dibattito a più voci, variando dalla fragilità delle istituzioni economiche e di controllo pubblico all’euro-scetticismo; dalla durezza del “fiscal compact” agli effetti della fuori-uscita dall’euro; dalla rinegoziazione dei vincoli comunitari alle ragioni per riconoscere l’Europa comunitaria a due velocità, con le correlate e diversificate scelte monetarie; dalle politiche di attacco al lavoro, che si ispirano al liberismo e alle concezioni mercantili, alle politiche per le energie rinnovabili e ai sistema integrati di trasporto per i corridoi intra-europei ed extra-europei sui tracciati dell’Alta velocità e dell’Alta capacità.

Sono motivi, inseriti in percorsi che interpellano con decisione la politica, chiamata a dare risposte lucide e coerenti per la costruzione di quell’integrazione comunitaria europea sotto tutti i profili, che è una scelta senza alternativa nella globalizzazione in atto. Sono motivi di riflessione tanto più espressivi, se si considera che si è alla vigilia del voto del 25 maggio per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo. Un tema reso marginale per la trattazione che se ne fa, nel generale contesto di una campagna elettorale raffazzonata e “povera” di contenuti; un livello scadente, con banali polemiche e fiammate di velenosa demagogia, che eguaglia quello delle “amministrative”, da cui sono interessati oltre quattro mila Comuni. E i circuiti mediatici ne sono la cupa rappresentazione e il deprimente corollario. La cosiddetta anti-politica si “nutre” anche di questi deteriori aspetti, che negano il discorso pubblico responsabile e costruttivo degli interessi generali della società e dei cittadini.

di Geo

SABATO 3 MAGGIO SEL AREA NOLANA HA PRESENTATO I SUOI CANDIDATI NELLA LISTA “IO STO CON LA TRIPALDI”

candidati selUn bel sabato pomeriggio nonostante la pioggia. Poche parole per commentare l’entusiasmo e la grande partecipazione alla presentazione dei tre candidati espressione di SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ che corrono alle amministrative nolane nella lista IO STO CON LA TRIPALDI, nella coalizione del centrosinistra. Presente nella sede di via Fonseca, ovviamente anche la candidata Mariafranca Tripaldi.

A rompere il ghiaccio davanti a una folta e allegra platea, Giuseppe Di Palma che ha sottolineato l’importanza della sfida elettorale :”per Nola é un’occasione enorme, quella di sottrarre finalmente il governo della città dalle mani delle destre. Chi ci ha governato fino ad oggi ha provato a rimescolare le carte in tavola e si presenta diviso. Ma nessuno nel centrodestra può offrire una risposta all’ansia di cambiamento della città. L’unica reale speranza proviene dalla coalizione “Nola che cambia”. Sinistra ecologia e libertà con il suo impegno nella lista “Io sto con la Tripaldi” rimette al centro i temi della “Città giusta”: la ripubblicizzazione del servizio idrico, l’implementazione di un serio processo di raccolta differenziata, la questione del lavoro e delle politiche degli enti locali a supporto di una vera e propria emergenza nazionale”.

A seguire, le emozionate parole di Carla Forino che ha insistito sull’importanza di ridare dignità ad una città che il malgoverno della destra ha saccheggiato. “Lo scandalo maggiore – ha osservato la professoressa nipote del padre costituente Vincenzo La Rocca – é che non si è posta nessuna attenzione al patrimonio artistico e culturale che per Nola rappresenta la prima risorsa economica e lavorativa”.

io sto con la tripaldiHa chiuso Francesco Spera, il più giovane dei candidati di SEL, che spiega: “le nostre candidature sono espressione dell’intero circolo di SEL dell’area nolana”. Il giovane candidato ha attaccato la politica del centrodestra nolano, definita “fallimentare, miope e clientelare”. “In questa campagna elettorale vogliamo rilanciare le battaglie condotte insieme ai cittadini negli ultimi 4 anni: noi siamo quelli dell’acqua pubblica. Siamo quelli de “LACITTÀGIUSTA” che credono nella difesa, tutela e valorizzazione dei beni culturali come motore per lo sviluppo dell’economia dell’intero territorio nolano, che produce lavoro nuovo e qualificato. Siamo quelli che da sempre reclamano più verde pubblico, più parco giochi, centri culturali per i giovani, assistenza agli anziani ed ai disabili”.

La sfida é lanciata nel migliore dei modi, con l’impegno delle migliori forze di SEL nolana. La città é a una svolta e da via Fonseca sono pronti a scommetterci: “é arrivato il momento del cambiamento”.

(CS)

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