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NOLA. L’INSENSATEZZA DEL VIVERE FELICI DA SOLI

I QUATTRO APPELLI DEL VESCOVO DEPALMA PER L’AUTENTICITA’ DELLA SANTA PASQUA. LA SOLIDARIETA’ VERSO GLI ALTRI VINCE LA DISPERAZIONE DELLA CRISI SOCIALE.

E’ incisiva e penetrante, per quanto asciutta nel linguaggio, la nota delle riflessioni, che il vescovo della Diocesi nolana, Beniamino Depalma, ha diffuso per la celebrazione della Santa Pasqua. Viene focalizzato il significato di uno dei momenti più rilevanti della visione ideale del cristianesimo e della liturgia cattolica, ma anche e soprattutto la sua valenza calata nell’attualità dei nostri giorni; valenza, che interpella credenti e non, perché vivano un attivo impegno d’amore e di solidarietà nel sostenere le ragioni e i valori della vita, senza preclusioni e chiusure, superando le trappole e le insidie della disperazione esistenziale, generate dalla complessità della crisi, che a vari livelli attraversa la società.

La nota si articola in quattro appelli.

Il primo è diretto sia a coloro che sono stati costretti dall’avversa congiuntura economica a dismettere le proprie attività produttive, sia a coloro che hanno perso l’occupazione lavorativa e ai tanti, che, da tempo, hanno rinunciato a cercarne una. Tre contesti di umanità reale e sofferente, formati da piccoli e medi imprenditori, non più tali, da disoccupati e giovani; tre mondi umani, per i quali il presule scrive… “non isolatevi, non allontanatevi dalle persone che vi vogliono bene, non sentitevi rifiutati dalla società; leggete dentro il vostro cuore, ritrovate nei vostri più profondi sentimenti il senso autentico del vivere che è tutto nelle carezze e negli sguardi colmi di affetto e premura delle persone che ci amano. Non rinunciate all’amore che vi circonda, nemmeno se siete nella più acuta difficoltà, vi imploro di non farlo”.

Il secondo appello è destinato ai famigliari degli imprenditori, dei lavoratori e dei giovani, che, negli ultimi tempi, si sono privati del bene della vita, perché sopraffatti dalla spirale della crisi. E’ l’esortazione, a non rinchiudersi nel guscio della paura e della disperazione. “Lasciatevi asciugare le lacrime – scrive Depalma – riprendete a vivere e a lottare, per non recare altro dolore ai vostri cari, trasformate il vostro giusto e legittimo dolore, la vostra rabbia in un sano desiderio di giustizia e di verità; la vostra profondissima ferita, così simile alle ferite del Signore Gesù, può diventare una via di salvezza per tanti intorno a voi”.

Ai politici, agli imprenditori e ai sindacalisti Depalma rivolge il terzo appello. Ne sollecita l’impegno della responsabilità etica e civile, per le funzioni ed i ruoli, che esercitano, affinché non assecondino particolarismi e promuovano interessi egoistici, bensì ad operare con concretezza di scelte, per attuare progetti ed iniziative, che diano risposte di comune prospettiva alle tante problematiche del territorio; problematiche, che si riconducono all’inesistenza delle opportunità di lavoro; quel lavoro che conferisce dignità e libertà alle persone, rendendole partecipi della civile convivenza.

Il quarto appello è diretto ai sacerdoti, ai religiosi e ai laici, che operano nella Chiesa della Diocesi di San Felice e San Paolino. E’ l’esortazione a liberare la celebrazione della Pasqua dalle ritualità, che ripetono se stesse nel tempo; ritualità, che vissute e praticate come devozione di “routine” finiscono per vanificare il senso più autentico e profondo della Santa Pasqua… “quale comunità – evidenzia il presule – impegniamoci in gesti concreti di sostegno alle famiglie che barcollano pericolosamente tra la vita e la morte. Per questa terra e questa gente, che ho imparato ad amare giorno dopo giorno, non ho augurio pasquale migliore di questo: Non permettere più, Signore, che viviamo felici da soli. Auguro a chi più ha la sana inquietudine dei cuori generosi”.

Come per ribadire, sulla scia delle acute meditazioni di Madre Teresa di Calcutta, profonda partecipe e conoscitrice delle sofferenze fisiche e materiali come della fame e del sottosviluppo di tanta parte dell’umanità, che “l’amore verso gli altri non vive di parole, né può essere spiegato a parole”.

di Geo

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