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di ra.na. & co… contro "il sistema" della camorra dell'usura e della violenza, è un blog indipendente, nato dall'idea di persone libere che hanno a cuore le sorti della loro terra, l'Area Nolana

Archivio per il giorno “aprile 6, 2014”

NOLA. COMUNALI, ‘RINASCITA NOLANA’ LASCIA LA COALIZIONE DEI MODERATI

I Mauro NO GRAZIE ! a Biancardi e VitaleTerremoto in casa dei moderati, a poche ore dalla presentazione ufficiale del candidato sindaco dei centristi i Mauro a sorpresa si “sganciano” dalla coalizione, la loro lista civica “Rinascita Nolana” non appoggerà Domenico Vitale ma neppure Geremia Biancardi.

In una recente intervista Felice Mauro, medico in pensione, ex dirigente sanitario dell’Asl, attuale membro delegato della commissione medica di verifica presso il dipartimento economico e finanziario di Napoli, si dichiarò disponibile a dare una mano per il rinnovo del consiglio comunale bruniano del 25 maggio prossimo, collaborando con un candidato sindaco che rappresentasse un reale rinnovamento e che avesse le capacità di aggregare. “Purtroppo – esordisce oggi Felice Mauro – con la designazione di Domenico Vitale, venuta meno quella di Paolino Santaniello, persona di nostro gradimento, capace di aggregare e soprattutto rilanciare l’attività amministrativa ferma da oltre quindici anni, considerato che i giochini di potere per la formazione delle coalizioni e delle liste stanno creando sconcerto nell’opinione pubblica, riteniamo di dover ritirare la nostra lista civica ‘Rinascita Nolana’ dalla coalizione dei moderati. Comunque – continua Mauro – daremo il nostro contributo per fare uscire la Città dalle sabbie mobili dell’immobilismo, ma distinti e distanti sia da Geremia Biancardi che da Domenico Vitale. A breve, dopo un’attenta valutazione ed analisi della situazione politica, affideremo ad un comunicato stampa la nostra decisione su quale coalizione appoggiare”.

di ra.na.

LA DOMENICA DI ARTURO

arturo cutolo si presenta alla città di nolaE’ la domenica di Arturo Cutolo, politico nolano di corso abbastanza lungo vissuto, fin qui, per lo più in seconda fila. C’è molta curiosità in Città e la si respira nell’eco dei commenti afferrati involontariamente nel bar ed anche per strada: Arturo si è messo orgogliosamente in proprio e lancia la sfida per la conquista del ruolo di “primo cittadino” contro gli altri pretendenti, ma soprattutto contro Biancardi e la sua poderosa macchina da guerra, contando praticamente sul sostegno di due liste civiche (per quel che è dato sapere) piuttosto “leggerine”.

E’ evidente che il nostro Davide conta essenzialmente sulla sua personale popolarità, della quale si sente tanto sicuro da scegliere per “la prima uscita” il teatro Umberto, l’arena più ambiziosa e, quindi, maggiormente a rischio di possibile flop.

Un successo clamoroso. La platea del teatro è stracolma e rapidamente si vanno affollando i corridoi laterali ed anche quello centrale. Giovani ed anziani, per la maggior parte agghindati in abito scuro, com’è consuetudine nelle questue e nelle cerimonie della bandiera; poche donne, qualche bambino; un bel po’ di cittadini a vario titolo interessati alla vita politica locale, ancorché dichiaratamente simpatizzanti di altre forze politiche.

Il clima è di festa, ancorché decisamente composto. Sullo schermo posizionato sul palco viene proiettato un filmato girato nelle strade di Nola, nel quale si evidenziano talune macroscopiche negligenze dell’attuale amministrazione (dai cumuli debordanti di rifiuti presenti in ogni strada alle buche sempre più numerose). Altre immagini si concentrano sui tanti negozi chiusi e sulla interminabile sequela di “affittasi”, efficace testimonianza della grave crisi del commercio. Mancavano altri accenni importanti, ad esempio, il traffico, ma nel complesso il filmato è apparso sicuramente di buona fattura, oltre a fornire una traccia corposa agli “oratori”.

A questo punto sono intervenuti il consigliere Iovino, il dr. Manganiello e due giovani candidati, di cui non ricordo il nome. A dirla tutta, non ricordo neppure cosa abbia detto ciascuno dei quattro, a parte una comune e persistente retorica, tutta giocata sulla ripetizione melensa della parola “dignità”, rigorosamente declinata fuori contesto: niente di più di una intercalare, al posto di un “ohibò” qualsiasi.

Ma, tant’è, l’uditorio pazientava, perché sapeva benissimo che la “politica” sarebbe arrivata subito dopo con l’intervento di Cutolo, quello che doveva scaldare i cuori ed accendere gli animi. Magari, i più curiosi (ed io fra questi) si aspettavano di capire come l’assessore Cutolo sarebbe riuscito a svincolarsi dalle pesanti responsabilità dell’Amministrazione di cui era parte rilevante.

Attesa delusa. Neanche un cenno su questo argomento, salvo un insistito richiamo ad una scarsa autonomia dell’amministrazione (e segnatamente del Sindaco), in quanto eterodiretta da Marigliano con immancabile riproposizione della carenza di “dignità”. A dire il vero, non ci sono stati neppure accenni ad un qualche progetto o visione della Città. Il “pezzo forte” del suo discorso, incentrato sui bimbi poveri dell’asilo che sono esclusi dalla mensa e dal servizio del bus scolastico, per quanto non esplicitato, sembrava alludere ad una tacita promessa (in caso di vittoria elettorale) di fornire i suddetti sevizi ai bimbi più bisognosi, anche allo scopo di evitare che possano crescere con sentimenti rancorosi nei confronti della società (sic!).

Personalmente, sommessamente, nutro qualche dubbio sul fatto che questa pur lodevole misura sia sufficiente a lenire il disagio profondo e crescente di una società strutturalmente ingiusta e violenta nei confronti dei più bisognosi e dei più deboli. Ma le mie opinioni sono fuori luogo nel giorno della festa di Arturo: mi piace, allora, immaginare che ci sia stata solo una carenza espositiva e che il vero programma sia raccolto tutto in una frase pronunciata da uno degli oratori apripista: “Arturo non ha mai detto no a nessuno”. D’accordo, la frase è un tantino ambigua, ma certo mi sembra un ottimo slogan per la campagna elettorale.

di Eduardo Quercia

L’ITALIA DELLA PERICOLOSITA’ FISCALE E SOCIALE E’ NEL SUD

DA AOSTA AD UDINE LE AREE DELLA NORMALITA’. LA FOTOGRAFIA E’ NEL MONITORAGGIO DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE, CON I DATI DELLE DIREZIONI PROVINCIALI. PER 11,2 MILIONI DI CITTADINI IL RAPPORTO CON IL FISCO E’ CONIUGATO CON EVASIONE ED ELUSIONE.

Sono state utilizzate denominazioni puramente evocative o selezionate dalla vasta platea della cineteca nazionale ed internazionale, i titoli meglio calzanti, per definire le otto aree, coincidenti con gli ambiti provinciali, che forniscono il variegato e complesso quadro del rapporto tra i cittadini e la fiscalità. Ed ecco le locandine, che consegnano la base dei dati, denominata DbGEO, che sta per Data base geomarket, con le quali è fotografata in modo plastico e di massimo profilo significativo l’Italia delle multiformi diversità proprio nel rapporto con la fiscalità; rapporto, che in ambito locale come in quello nazionale è tra gli elementi costitutivi e fondanti del patto sociale e della dimensione-Stato. E la legalità fiscale presiede ai principi dell’uguaglianza e della giustizia sociale, con cui lievitano e si affermano nella pratica concretezza della realtà i valori della generale libertà civile. Otto aree, a cui corrispondono sette aree tematiche, che sono: la dimensione del bacino, la pericolosità fiscale,la pericolosità sociale, il tenore di vita, la struttura produttiva, la tecnologia e i servizi, le infrastrutture di trasporto.

Si va da “Rischio totale” a “Stanno tutti bene”, da “L’industriale” a “Niente da dichiarare”, da “Non siamo angeli” a “Metropolis”, da “Gli equilibristi” a “Rischiose abitudini”. Sono otto titoli, la cui “eloquenza” da sola nel rappresentare la mutevolezza del rapporto che gli italiani sviluppano, con maggiore o minore responsabilità verso il fisco, o non lo sviluppano affatto. Otto aree poste sotto la lente d’ingrandimento, connettendo “le principali informazioni economiche, sociali, finanziarie e demografiche che caratterizzano le strutture di terzo livello, vale a dire le Direzioni provinciali, in cui si articola l’Agenzia delle entrate”.

Il monitoraggio evidenzia che 11 milioni e duecento mila cittadini risultano potenziali evasori rispetto alla fiscalità, mentre 23 milioni e trecento mila sono i cittadini in rapporto normale o poco meno che normale con la fiscalità. Le aree, in cui più elevato è il tasso di pericolosità fiscale coniugato con quello della pericolosità sociale sono in larga misura distribuite nelle aree del Sud. La normalità piena o relativa, con distinte sfumature si riscontra nei territori del Centro-Nord, con la particolarità delle due aree metropolitane di Milano e Roma, che mandano in… scena, rispettivamente, le pellicole di “Metropolis” e de “Gli equilibistri”. Per la prima, si registrano l’alto tenore di vita e la medio-alta pericolosità fiscale, in uno con il forte dinamismo della struttura produttiva e con valori medio-alti relativamente al disagio sociale; per la seconda, il tenore di vita é medio così come media risulta la pericolosità fiscale.

La specificità delle aree… di maggiore evasione fiscale è connotata da “Niente da dichiarare”, in cui è particolarmente piccolo il bacino contributivo, con la correlata alta pericolosità fiscale e la bassa portata della ricchezza. Si passa poi… al film di “Rischiose abitudini”, con cui si rappresenta la realtà territoriale di modeste strutture produttive, medio-alta pericolosità sociale, medio tenore di vita e media pericolosità fiscale. Su questa scia si innesta… il cartellone, in cui campeggiano “Rischio totale”, per la rappresentazione delle aree ad alta pericolosità fiscale e sociale, con bassissimo tenore di vita, e “Non siamo tutti angeli”, visione “indulgente” ed… auto consolatoria per “motivare” pericolosità fiscale e sociale, con relativo medio tenore di vita. E, va senza sottolineare, che sono le rappresentazioni più marcate delle regioni meridionali.

Si passa poi alle aree del fisco “felice”, con la proiezione del… rassicurante “Stanno tutti bene” e dell’intrigante “L’industriale”, con cui viene “raccontata” la trama della normalità o della normalità con qualche ombra delle aree centro-settentrionali, soprattutto negli ambiti provinciali lontani dalle grandi città. E’ il racconto della Buona provincia, i cui territori… corrono dal contesto della Valle d’Aosta a quello friulano di Udine. Cartelli identificativi: alto tenore di vita, bassa pericolosità fiscale, basso rischio sociale, medie infrastrutture produttive e di comunicazione.

Il “lavoro” messo a punto dall’Agenzia delle entrate, in autonomia, è mirato ad “orientare l’allocazione delle risorse, organizzare al meglio l’attività di controllo e distribuire sul territorio l’erogazione dei servizi ai cittadini, rafforzando la presenza nelle zone dove la compliance fiscale è inferiore”. Il criterio attuato nell’elaborazione del monitoraggio é ispirato dalla “domanda” dei servizi, in funzione delle esigenze dei contribuenti. Un documento complesso, presentato alla Camera del Senato dal direttore generale dell’Agenzia delle entrate, Attilio Befera.

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L’Italia del fisco-sì e del fisco-no o del fisco-ni è una specie di abito di Arlecchino, che viene indossato da un corpo ora ingobbito e gibboso, ora armonioso e snello, del tutto diseguale nelle forme. E’ l’Italia,che si ritrova nelle coordinate basilari, nella fotografia del 2010 nel lucido saggio di Luca Ricolfi – sociologo di eccellente caratura nella puntualità delle analisi – intitolato, “Il sacco del Nord”, pubblicato da Guerini editore ed incentrato sulla tematica della giustizia territoriale. Un saggio documentato ed analitico, che rappresenta la condizione di credito che alcune regioni vantano nei confronti di altre, e di converso la condizione di debito, che le seconde hanno verso le altre. Una serie di profili rigorosamente anatomizzati e sezionati, da cui emerge il “sacco” del reddito prodotto nelle aree del Nord. E’ il sacco, inteso quale saccheggio, posto in essere dalle politiche distributive a favore delle regioni del Sud, con bassi livelli produttivi e stimato pari a 50 miliardi di euro.

Ma, quello dell’Agenzia delle entrate, è anche il documento, che, in via indiretta e senza renderla esplicita, focalizza la mutevolezza dei volti del “sistema”-Italia. E’ il “sistema”, in cui, dal Nord al Sud, un’automobile su dieci in circolazione è un sontuoso Suv, in cui otto italiani su vivono o vanno in vacanza in case di cui sono proprietari, in cui la ricchezza detenuta dalle famiglie è pari a sei-sette volte il prodotto interno lordo. E’ anche il “sistema”, in cui figurano i licenziamenti mascherati e fittizi, coperti dalla cassa integrazione guadagni normale o in deroga – fenomeno largamente in voga nei decorsi decenni – oltre che il lavoro “in nero” dilagante, per non dire dei mestieri umili che sono da lungo tempo appannaggio “etnicizzato”.

E’ lo scenario, per dirla alla Flaiano, nella quale “la situazione é tragica, ma non seria”. E si è solo nell’ambito della fiscalità generale. Per quella locale i “buchi neri” sono ancora ben più diffusi e… extralarghi. E valga l’esempio, si fa per dire, dei servizi idrici integrati, nelle regioni del Sud, l’evasione ed elusione tariffaria, che si sono venute accumulando nel volgere di qualche anno è stimata pari a quattro miliardi di euro. “Indeterminate” le soglie per il corposo ed esteso patrimonio edilizio abitativo, realizzato fuori-legge e… non-accatastato, per il quale i servizi idrici sono “assicurati”, in ragione dello scambio di consenso tra proprietari ed amministratori locali di turno, senza alcuna distinzione di appartenenza “politica”.

di Geo

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