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di ra.na. & co… contro "il sistema" della camorra dell'usura e della violenza, è un blog indipendente, nato dall'idea di persone libere che hanno a cuore le sorti della loro terra, l'Area Nolana

NOLA. GIGLI, IL VESCOVO CONTRO DON MANGANIELLO

Depalma: dietro la festa non ci sono clan. Il sindaco della cittadina: il prete ci calunnia.

«Invito don Aniello Manganiello a recarsi alla Procura antimafia per denunciare fatti, persone e circostanze che evidentemente ignorano il Comune, la Curia vescovile, la Procura, i carabinieri, la polizia e la guardia di finanza. È un suo dovere civico». Sceglie l’arma dell’ironia il sindaco di Nola Geremia Biancardi (eletto in quota Pdl) per attaccare a muso duro il sacerdote anti-clan che ha avviato una raccolta di firme per annullare la festa dei Gigli: «È una festa pagana, si richiama a San Paolino ma di religiosità non c’è neppure l’ombra. C’è, invece, l’ombra di interessi criminali, e per questo chiediamo al vescovo di Nola di abolire la festa dei Gigli. Ci sono organizzatori in mano alla camorra, e in nome di San Paolino vengono raccolti soldi che poi finiscono ai clan. Tutto questo è immorale».
SU TUTTE LE FURIE – L’iniziativa e i toni utilizzati hanno mandato su tutte le furie sia vescovo che sindaco, il quale accusa don Manganiello di avere «calunniato» un’intera città e spiega: «La festa dei Gigli con la camorra non c’entra nulla. E i percorsi virtuosi che abbiamo intrapreso non possono essere messi a repentaglio da chi infanga la comunità senza cognizione di causa. Qui c’è un continuo e notevole monitoraggio del territorio per il quale ringrazio Procura, polizia e carabinieri, i veri professionisti dell’antimafia. Se poi don Manganiello sa qualcosa, perché non la segnala alle autorità competenti? La verità è che non c’è nulla da segnalare, perché la camorra non balla alla festa dei Gigli, e non ci ha mai ballato. Se così non fosse, il prefetto dovrebbe sciogliere il Comune di Nola, e le forze dell’ordine mandare a casa i proprio vertici sul territorio, perché significherebbe che non ci abbiamo capito nulla».
IL «TEOREMA DEL SACERDOTE» – Quello che il sindaco Geremia Biancardi definisce il «teorema del sacerdote» è «un atto di accusa infondato, perché gli assegnatari dei Gigli cambiano di anno in anno. Cos’è, vogliamo dire che tutti i cittadini di Nola sono organici alla camorra? Ecco, io proprio non posso sopportare che un sacerdote dica cose senza riscontro, che avvii un’iniziativa del genere non avendo il minimo appiglio concreto. Le frasi di don Manganiello hanno provocato un incredibile danno d’immagine alla città di Nola e alla sua festa, una delle più famose in Italia. Il 14 luglio apriremo con i Gigli il festival di Giffoni, e a Parigi siamo stati candidati per il riconoscimento della nostra festa come patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco. Perché dunque infangare questa città? La camorra nella festa non c’è mai entrata, ve l’assicuro. Chissà, forse sarà un miracolo di San Paolino».
DEPALMA NON CI STA – E contro il sacerdote anticlan scende in campo anche la stessa Chiesa, con il vescovo di Nola Beniamino Depalma: «Non nego che purtroppo questa nostra terra sia inquinata da logiche di malaffare che possono contaminare anche i luoghi in cui viene vissuta la religiosità: ma non posso condividere l’accusa generalizzata di don Aniello Manganiello verso un intero popolo, verso un’intera città che attraverso la festa vuole ogni anno ripromettersi di essere migliore. Non posso condividere quell’accusa perché di quel popolo fanno parte soprattutto i giovani di questa terra che hanno bisogno di proposte positive, di segni di speranza e non di profeti di sventura o amanti del catastrofismo. Tutti, specialmente quando si tratta di preti, hanno il dovere di una seria informazione e di un confronto con le istituzioni che rappresentano».
LA STOCCATA – Un intervento necessario per il «disorientamento provocato nei cittadini dalle parole di don Aniello», e finalizzato ad «affermare la distanza della festa dei Gigli di Nola da logiche di gestione camorristiche». La chiosa, invece, è una stoccata durissima a don Manganiello: «Non possono esistere preti anticamorra: la Chiesa, con i suoi preti ed i suoi laici, non alza barricate, allarga le braccia per accogliere tutti, anche i camorristi, perchè possano ricevere una testimonianza di salvezza».

MANCUSO: «I GIGLIDI NOLA? DERIVA PAGANA AGEVOLA LA CAMORRA»

Parla il capo dei pm nolani: no all’abolizione dell’evento, ma va garantita la natura strettamente religiosa.

Paolo Mancuso, procuratore di Nola ed ex coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, competente a indagare sugli episodi camorristici. Un sacerdote chiede di abolire la festa dei Gigli e i pellegrinaggi sospetti: dice che in nome di San Paolino a Nola si raccolgono soldi per i clan. Le risulta?
«No. Se ci fossero stati finanziamenti alla camorra attraverso l’utilizzo di fondi destinati alla festa dei Gigli sarebbe emerso dalle indagini condotte sia da noi che dalla Procura antimafia di Napoli».
Non c’è neppure un controllo della criminalità organizzata sulla manifestazione?
«Direi proprio di no. Qui a Nola la camorra ha perso la sua centralità, le figure forti dei clan locali sono scomparse dal 2010. E poi non dimenticate che abbiamo interrogato per anni il superboss pentito Carmine Alfieri, che viveva a due passi da qui, a Piazzolla di Nola. E che ha sempre escluso interferenze dei clan nella festa dei Gigli».
Sono tutte mammolette insomma?
«Guardi, che durante questa festa ci siano integrazioni e contaminazioni, è un dato che posso ritenere assolutamente verosimile, anche se non corroborato da riscontri giudiziari. Così come posso fortemente sospettare che circolino, in quei giorni, sostanze che non dovrebbero circolare. Altro, però, è dire che i clan controllano la festa».
Scusi, e allora perché un sacerdote anticlan s’è spinto a una raccolta di firme per chiedere l’abolizione della festa dei Gigli?
«Non lo so. Devo dire però, in generale, che don Aniello Manganiello tocca un tema delicato, quello del rapporto tra devozione e religione. Un argomento sul quale segnalo un bel libro fotografico del ’70, Chi è devoto, e le intelligenti riflessioni di Isaia Sales contenute nel suo volume sui rapporti tra criminalità organizzata e religione».
Perché il tema è delicato?
«Perché devozione vuol dire rapporto con il popolo. E, in questi territori, avere un rapporto con il popolo oggettivamente significa entrare in contatto con la camorra».
Quindi queste feste è meglio abolirle?
«È assurdo eliminare un momento di coesione sociale e di orgoglio per la città di Nola a causa del pericolo di contaminazione dei clan. Deve far riflettere, piuttosto, la natura di queste manifestazioni».
Cioè?
«La mobilitazione della fede spesso sfocia in un rito. E quel rito ci mette un attimo a trasformarsi da religioso in pagano».
Cambia qualcosa per i clan?
«Tutto. Il punto di contatto tra camorra e religione è proprio la natura pagana del rito, che lascia campo libero a chi vuole strumentalizzare la manifestazione a fini di consenso sociale».
La festa dei Gigli è pagana?
«Rischia una deriva in tal senso, sì. Coinvolge la città nella sua interezza, in tutti i suoi strati sociali, nessuno escluso. Ed è normale che la natura pagana del rito possa dar vita a deviazioni, presenze inquietanti, figure che condizionano la raccolta di fondi. Finora però, come dicevo, non c’è stato un riconoscimento formale di tutto ciò».
Soluzioni?
«La vera questione secondo me riguarda la necessità di garantire la natura religiosa del rito».
Tocca alle gerarchie ecclesiastiche.
«Il vescovo di Nola Beniamino Depalma è una persona sensibile e molto attenta, che sa unire la religiosità a una carica sociale molto forte. Diciamo che ha assolutamente presente l’ambiente in cui opera».
Ricapitolando: lei sostiene che la devozione significa contatto con il popolo, e nei vostri territori si traduce in un oggettivo contatto con la camorra. La Chiesa può tollerare tutto questo?
«L’esercizio del magistero della Chiesa va rivolto al popolo, e soprattutto a quelle persone che sono fuori dalla parola di Dio. Il primo obiettivo è proprio ricondurre il peccatore alla norma cristiana, non emarginarlo».
Quindi il contatto è necessario?
«Il rapporto con il popolo per la Chiesa è vitale. Qualche volta però, purtroppo, si gioca nei riti. E lì si manifestano forme di devozione ai limiti del paganesimo, come per esempio nel caso dei battenti. Fenomeni tollerati, perché la Chiesa ne riconosce la valenza di socialità e con quelli può riaffermare la sua centralità rispetto alla vita di un popolo. Anche se a volte, devo dire, si sfocia nella blasfemia».

Dove?
«È accaduto a Castellammare, ad esempio. Prima che la tradizione fosse interrotta, la sosta della statua di San Catello sotto la casa del boss era un inchino da potere a potere. Una bestemmia».
Nulla di tutto ciò a Nola?
«Gli unici illeciti di cui mi sono dovuto occupare sono stati quelli relativi alla costruzione dei Gigli. Gli operai salivano fino a ventisei metri d’altezza senza rispettare alcuna norma anti-infortunistica. E, anche in quel caso, il mio intervento fu visto come un sopruso».

di Gianluca Abate (Corriere del Mezzogiorno)

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GIGLI, ANCHE FB CONTRO DON MANGANIELLO

Non solo il popolo nolano e le Associazioni, ora anche il mondo virtuale di Facebook prende le distanze dalle dichiarazioni – accuse di Don Aniello Manganiello circa l’infiltrazione camorristica nella storica Festa dei Gigli di Nola. “Siamo indignati – si legge sulle bacheche on line di tanti giovani -. Ognuno deve fare il suo ruolo, ai magistrati il compito di indagare, ai sindaci di amministrare, ai preti di predicare”. Poi l’invito esplicito rivolto al prete di Camposano. “Don Aniello – si legge -, invece di inveire, pensa piuttosto ad avvicinare i giovani alla Chiesa con messaggi positivi di speranza. Vieni a vedere la nostra Festa e non offendere la Fede verso San Paolino”. “Tutto ciò è inaudito – commentano invece alcuni maestri di Festa coinvolti nell’edizione di quest’anno della kermesse -. Solo chi ama la Festa e San Paolino sa i sacrifici che ognuno di noi ha dovuto affrontare per portare a termine il nostro sogno. Mai come quest’anno, caratterizzato da una profonda crisi economica, la Fede è stata al centro di ogni nostra singola iniziativa. Leggere questo tipo di dichiarazioni, per giunta da un Uomo di Chiesa, offende la nostra dignità di uomini e di cristiani. Siamo indignati. Rifiutiamo di credere che questa sia la Chiesa di nostro Signore, bene ha fatto il Vescovo a dissociarsi. La Chiesa è luogo di preghiera e riflessione. E soprattutto di confessione. Lasciamo da parte il palcoscenico della celebrità e ricordiamoci chi siamo e cosa rappresentiamo”.

di Autilia Napolitano

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