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di ra.na. & co… contro "il sistema" della camorra dell'usura e della violenza, è un blog indipendente, nato dall'idea di persone libere che hanno a cuore le sorti della loro terra, l'Area Nolana

Archivio per la categoria “storia”

NOLA. VILLAGGIO PREISTORICO, CGIL: “VINCOLARE L’INTERA AREA”

Non abbiamo mancato, in decine di occasioni, di denunciare l’inerzia, l’insipienza e la colpevole insensibilità dei livelli istituzionali (locali e regionali) nei confronti di questo grande tesoro (qual’è il Villaggio Preistorico) che l’Area Nolana possiede. La vicenda è ben nota ed è inutile riprenderla. Comune di Nola e Regione avevano assunto l’impegno che entro la fine del 2012 avrebbero dato inizio ai lavori per la messa in sicurezza dell’area degli scavi archeologici, ma nulla è stato fatto. In un recente Convegno pubblico, organizzato da SEL di Nola nella Chiesa dei SS Apostoli, il soprintendente, dott. Vecchio, ha ripreso e rilanciato la necessità (di fronte all’inerzia istituzionale) di salvaguardare il sito ricoprendolo nuovamente: una scelta sofferta, e, almeno per il momento, una resa definitiva in attesa di tempi migliori. A questo punto, forse, non vi è altra strada. Ma nessuno parla dei tesori inestimabili che l’intera Area ai confini tra Nola e Saviano potrebbe ancora riservare. Gli studiosi sono convinti che sono ancora coperte decine, forse un centinaio, di capanne: sarebbe un caso unico al mondo. La Cgil Nolana, al fine di non disperdere questo enorme patrimonio archeologico, chiede al Sindaco di Nola ed a quello di Saviano di avviare le procedure per vincolare l’intera Area onde evitare ogni possibilità di nuove, ulteriori e più invasive cementificazioni. Si faccia presto e bene. La Cgil formalizzerà questa richiesta a tutti gli Organi competenti.

(CS)

NOLA CELEBRA LA TRASLAZIONE DI SAN PAOLINO

traslazione san paolino 2013 nolaIl 15 maggio del 1909 faceva ritorno a Nola il corpo di San Paolino, dopo circa dieci secoli di ‘esilio’. Fu il Papa San Pio X a concederlo, su accorata richiesta del vescovo Mons. Agnello Renzullo e di tutti i vescovi della Campania. Ma l’occasione del ritorno di Paolino fu due volte fausta, perché le sue spoglie mortali, che dall’epoca dell’imperatore Ottone III si trovavano nella Basilica romana di San Bartolomeo all’Isola tiberina, sarebbero state deposte nella nuova Cattedrale, ricostruita dopo il rovinoso incendio del 13 febbraio del 1861. Dopo otto giorni di solenni festeggiamenti – durati dal 15 al 23 maggio 1909 – le reliquie di San Paolino furono definitivamente traslate nella cappella del Santo in una artistica urna di bronzo, opera dello scultore Salvatore Cepparulo, generosamente donata dagli operai che avevano lavorato alla ricostruzione del duomo. Dal 1909 la Chiesa di Nola celebra ogni anno, il 15 maggio, l’anniversario della Traslazione. Come già da qualche anno, per iniziativa promossa dalla Compagnia di San Paolino, le nove corporazioni dei Gigli e della Barca si sono date appuntamento presso la statua del Santo in via Ottaviano Augusto e da qui hanno sfilato in corteo fino alla Cattedrale per prendere parte alla solenne Messa Pontificale presieduta dal vescovo Mons. Beniamino Depalma. Durante l’omelia il presule ha richiamato alcuni aspetti fondamentali della figura e dell’opera di Paolino, il nobile di Bordeaux, che si fece povero con i poveri, dopo aver incontrato Cristo.

di Gennaro Morisco

L’AREA NOLANA IN FESTA PER LA LIBERAZIONE

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GIORNO DELLA MEMORIA, PER NON DIMENTICARE

La storia insegna e la memoria vigila, per questo la Repubblica italiana dal 2000 ha istituito il 27 gennaio come il “Giorno della Memoria”, in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Il 27 gennaio di 68 anni fa le avanguardie dell’Armata Rossa aprivano i cancelli di Auschwitz, liberando i pochi superstiti e mostrando al mondo intero gli orrori di un lager dove erano stati sterminati un milione e mezzo di ebrei, zingari, omosessuali, oppositori politici e prigionieri di guerra. Il 27 gennaio è dunque un giorno per non dimenticare la storia, un passato recente e tragico, ma che brucia ancora. E’ necessario ricordare, far ricordare, soprattutto ai giovani, troppo spesso ancora tristemente ignoranti di fronte agli avvenimenti di quel periodo storico.

Oggi, domenica 27 gennaio 2013, ricorre il 13° anniversario dell’istituzione, con legge dello Stato, del “Giorno della Memoria”. La redazione de ilc@zziblog invita la cittadinanza a ricordare con una preghiera, riflessione o altro anche le vittime innocenti degli undici ufficiali trucidati in Piazza d’Armi a Nola l’11 settembre 1943 per mano dei tedeschi.

L’efferato crimine ad opera delle truppe naziste che portò alla fucilazione, in Piazza d’Armi, di undici ufficiali distaccati presso la Caserma Duca d’Aosta, comunemente chiamata ’48, rivive nell’eccezionale foto di quel tragico evento scattata il giorno dell’esecuzione e nascosta da un testimone oculare.

(red)

ECCIDIO DI NOLA, IL ROMANZO-VERITA’ DI ALBERTO LIGUORO

L’11 settembre 2012 ricorre il 69° anniversario dell’eccidio di Nola; l’11 settembre 1943 dieci ufficiali italiani furono fucilati dai tedeschi come rappresaglia per l’uccisione in combattimento di un tenente tedesco il giorno precedente, ad opera di quello che era ormai l’ex esercito alleato italiano, dopo il famoso 8 settembre. Dal 2011 tale evento è gemellato, per interessamento del Governatore della Campania, Caldoro, con le 4 giornate di Napoli (28 sett. 1 ott. 1943).

In occasione della ricorrenza di quest’anno, intervistiamo Alberto Liguoro, poeta, scrittore, giornalista, nonché avvocato, ex magistrato e giudice tributario, a Milano e a Napoli, figlio di uno degli ufficiali italiani fucilati dai tedeschi nel ’43, che si appresta a pubblicare un romanzo-verità, o romanzo storico su quei fatti che, oltre a comportare la morte di suo padre, pochi mesi prima della sua nascita, furono vissuti in prima persona dai familiari ed altri che appartenevano alla sua storia.

Innanzitutto una curiosità, come mai tante attività a volte contrastanti tra loro e via vai, diciamo, tra due città così diverse?

Devo dire, prima di ogni altra cosa, che cerco di fare del mio meglio perché in quello che faccio ci sia qualità e non dilettantismo, anche se è molto difficile e faticoso, non so se ci riesco e certamente non  sempre ci riesco, ma ci metto grande volontà e buona fede; quindi c’è verità, impegno reale in quello che faccio. Sono per mia natura un ricercatore, arrivare ad un punto fermo, scoprire qualcosa in ogni campo possibile, raggiungibile per me, è sempre stato il mio filo conduttore. Ma che dire… dal profondo del mio animo, devo dire che tutto questo forse è anche un’eterna fuga o un inseguimento, probabilmente tutte e due le cose. Fuga da una realtà per andare verso un’altra realtà, per poi scoprire che né l’una né l’altra possono avere connotazione di definitività e cercare un’altra realtà ancora, prima di fermarmi e scoprire che quello che cerco, probabilmente non esiste, ma credo proprio che non arriverò mai a questo”.

Che cosa è significato, per lei quell’11 settembre?

Mi ha semplicemente cambiato la vita; ma non è così semplice come può apparire. Ho scritto una volta ad un mio giovane amico che si è trovato nelle mie stesse condizioni per il fatto abnorme che suo padre è stato ucciso in un attentato dalle Brigate Rosse, che noi abbiamo il know how di come cambia la vita…”.

Procediamo allora con ordine, per non perdere il filo. Lei è figlio di uno degli ufficiali uccisi…

Sì, mio padre era il tenente Alberto Pesce; il differente cognome è dovuto all’adozione speciale. All’inizio ebbi due cognomi Pesce – Liguoro, quando, poi fu promulgata la legge sull’adozione speciale, fui io stesso a chiedere di avere solo il cognome dell’adottante; ma non per una questione di riconoscenza, fu piuttosto per una questione di affetto. I miei veri genitori erano i miei genitori adottivi, io amavo loro come genitori, non altri; mi vergognavo, anzi, di non essere il loro “vero” figlio. A Maddaloni, in provincia di Caserta, dove allora vivevo, tutti i miei amici e  compagni di scuola avevano “veri” genitori. Solo io no. Questo ha generato serrate critiche da parte delle mie figlie che avrebbero voluto avere il doppio cognome che segnalava in modo più interessante e reale la loro storia; successivamente mi sono pentito perché segnalava meglio anche la mia storia”.

Che prova oggi (e in passato ha provato) a distanza di tanto tempo nei confronti dei responsabili?

Inizialmente indifferenza, come dicevo quando l’ho saputo, per vie traverse, intorno agli 11 anni (prima di saperlo “ufficialmente” dai miei genitori adottivi a 18 anni, più o meno) ho cercato di rimuovere questa “cosa”, me ne  vergognavo. La mia vita è cambiata nella mia testa qui nel senso che immaginavo i miei genitori naturali in viaggio, un lungo viaggio dal quale sarebbero un giorno tornati, e la mia vita ricominciava ogni giorno da zero, mentre prima mi beavo di fare tesoro di quello che facevo il giorno precedente per affrontare il giorno successivo. Poi odio a pioggia, generico; l’odio è un sentimento giovane e immaturo, lo riversavo contro chiunque fosse responsabile e quindi, in  pratica, nessuno. Poi è subentrato il distacco, probabilmente in coincidenza con quando ho cominciato a poter scrivere qualcosa su quei fatti, anche se non in modo pieno e scorrevole come un fiume. Allora il mio sentimento è stato uno solo: che quelle cose non devono accadere. Chi le ha commesse non aveva capito o non voleva capire, come chi ha commesso altre cose del genere in seguito, e chi potrebbe, in futuro, commetterle, deve capire che è una questione di civiltà e di sopravvivenza del concetto di civiltà. La guerra è un’altra cosa”.

In che senso?

La guerra, pur esecrabile, comporta morti e vedove ed orfani di guerra, che prima o poi se ne fanno una ragione, perché è nel nostro sangue; da che esiste l’Umanità ci sono sempre state guerre. Anche la guerra cambia la vita ai sopravvissuti. La differenza è che quando la morte viene data in modo abnorme, come l’11 settembre a Nola, come negli attentati negli USA 2001, nelle stragi di regime, di religione, o di mafia, come nelle torture dei regimi autoritari o altri simili eventi, chi resta non lo accetta, non se ne fa una ragione o fatica molto di più e occorre molto più tempo per farsene una ragione, e ugualmente non accetti e non ti fai una ragione della tua nuova vita. In  questo senso ti cambia realmente la vita e in questo senso, chi si trova in tali situazioni, ha il know how della vita che cambia senza esserne travolti. Ivi compresa l’impossibilità o l’enorme difficoltà di parlarne”.

E’ per questo che lei solo oggi, a distanza di circa 70 anni dai fatti, sta scrivendo un libro su di essi, pur avendo lei dimestichezza con lo scrivere, come risulta dal suo curriculum?

Sì, è proprio per questo. Piano piano, attraverso altre cose, l’invito pressante a scrivere di questo, giunto da più parti, l’incoraggiamento di mia moglie e delle mie figlie, ho spezzato le catene, diciamo così, e sono uscito allo scoperto. Speriamo di non fare la fine di Spartaco nel 71 a.C., ma anche se fosse, il desiderio, il progetto di libertà, lo merita”.

Ma perché scrivere proprio di questo a così tanta distanza di tempo?

Come dicevo, è un  tardivo intento di parlare di libertà e democrazia, guardare al passato per non  perdere di vista il futuro e, fortunata, coincidenza, di liberare me stesso dai ceppi del mio passato.

D’altronde la grande distanza di tempo aiuta anche a dare un’altra interpretazione, un approfondimento di quelli che erano gli intenti dei Tedeschi nelle loro rappresaglie dopo l’8 settembre”.

Cioè?

Beh, l’eccidio dell’11 settembre ’43 fu il primo episodio di rappresaglia tedesca contro gli italiani, dopo l’8 settembre. Per carità, quell’8 settembre fu gravemente lesivo. Non dovevamo giungere fino a quel punto, bisognava prendere altre strade molto prima. Gli Italiani hanno avuto molte colpe e continuarono ad averne, in ambiti diversi, in particolare nell’ambiente dei maggiori responsabili dell’esercito, in seguito; inoltre anche a quel punto le cose potevano essere trattate e concordate diversamente. Ciò non accadde solo perché c’era incapacità e strafottenza dei vertici di governo italiano verso i cittadini e i soldati abbandonati alla casualità degli eventi, per cui ricevemmo gravissimi danni, lutti e perdite ad opera dei Tedeschi, ma anche degli Alleati. Quindi, diciamolo apertamente, gran parte della colpa di ciò che accadde, ricade da questa parte, dalla parte italiana. Tuttavia i tedeschi che avevano già sperimentato felicemente la “pulizia etnica”, con l’olocausto degli ebrei ecc., sperimentavano ora la “pulizia esistenziale” e puntavano all’obiettivo di un mondo di perfezione e purezza germanica, e quindi senza tutte quelle imperfezioni, dallo spirito, all’amore, alle innovazioni, all’arte, per le quali vale la pena vivere”.

In un altro suo libro di poesie lei parla dell’11 settembre facendo riferimento ad un allineamento di date singolare (11 sett. 1800 decapitaz. Luisa Sanfelice; 11 sett. 1943 eccidio di Nola; 11 sett. 1973 ascesa al potere di Pinochet in Cile; 11 sett. 2001 attentati USA) può dirci qualcosa in merito?

E’ un curioso, inquietante e sinistro allineamento. Ho scritto una poesia in proposito “I giorni degli Angeli”. La particolarità è che in tutti e tre questi episodi, a prescindere da quali siano gli intenti, le matrici reali ed ufficiali, ecc. troviamo, indubbiamente, in contrapposizione, da una parte la libertà e la democrazia, sia pure con tutti i difetti e i limiti individuabili, e dall’altra l’Antidemocrazia, di per sé inaccettabile, quali che siano i suoi successi, per i motivi immaginabili e che illustrerò anche nel libro”.

In effetti allora, lei nel libro non parla solo di Nola 11 sett. ’43, ma anche di altro. Di che cosa? Insomma che cosa vuol comunicarci con questo libro, quale è il messaggio?

Ci sono molti messaggi, sarà poi il lettore ad individuarli. Certamente che il male è sempre in agguato, spesso difficile da individuare anche; bisogna sempre lottare contro di esso e cercare di superarlo, salvando, contemporaneamente la libertà, il che è ancora più difficile. Che la democrazia è un bene tale da non mettere mai in discussione, anche nei momenti più cupi, e poi c’è la storia privata romanzata ovviamente, per non cadere nell’enfasi e nello scontato e tante altre cose”.

Titolo del libro?

Provvisoriamente “Il Male della Vita”. Il riferimento è generale, ai crimini dei tedeschi, come ad altri crimini. Gli esempi non mancano. Non dobbiamo dimenticare, del resto, i crimini di guerra commessi dagli Italiani, abbastanza sconosciuti e in ombra per l’omertà derivante da un malinteso senso di patriottismo, di sciovinismo, forse, ma non meno atroci di altri”.

Quale è la verità nascosta, secondo lei, sull’eccidio, se c’è?

Come dicevo, molte colpe ricadono sui vertici militari, in particolare del Presidio di Napoli, che tra l’altro “regalarono” Napoli ai tedeschi, di tal che se non ci fosse stata la ribellione del popolo napoletano culminata nelle 4 giornate di Napoli, per cui i tedeschi ripiegarono verso Nord appena in tempo, la città sarebbe stata messa a ferro e fuoco all’atto dell’arrivo degli Americani, nello scontro con i tedeschi. Ci fu anche un processo giudiziario militare in proposito, una specie di scaribarile all’italiana, inutile parlarne, ne faccio cenno nel libro. Molte difficoltà ancora adesso si incontrano per accedere ai vecchi archivi, ma io non demordo, anche se ormai… avrei dovuto farlo prima. Questa è una colpa che sento, così come sento di non poterla esorcizzare con le buone parole e le buone intenzioni”.

Che ne pensa della decisione della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja che ha conclamato l’immunità prevista dal Diritto Internazionale, secondo la sua interpretazione, dell’attuale Governo Tedesco, per i reati commessi dal Terzo Reich, escludendo così la risarcibilità dei danni riportati dalle vittime di tali reati?

Non mi addentro nella questione giudiziaria perché non mi compete; tra l’altro lo specifico ramo di diritto internazionale mi vede abbastanza distante dai canoni tecnici; posso solo dire che si era già pronunziata in senso opposto la Corte Suprema di Cassazione italiana che non è certo composta da mestieranti. Dal punto di vista dei rapporti, della tanto sbandierata Europa Unita e dei livelli di civiltà, devo dire che non aiuta a migliorare tutto questo. La civiltà e l’investimento sul futuro sono di tutt’altra stoffa”.

L’anno scorso per la prima volta, a distanza di 68 anni dai fatti, per interessamento del Governatore della Campania Caldoro è stato riconosciuto il gemellaggio tra i fatti di Nola e le 4 giornate di Napoli (28 sett. – 1 Ott. ’43) lei pensa che c’è effettivamente continuità tra i due fatti?

Certamente. Infatti tra l’eccidio di Nola e il 28 settembre, il tempo non trascorse immobile, ci furono parecchi episodi di resistenza e di ritorsioni da parte dei nazifascisti, attraverso i quali si saldano i due eventi”.

L’anno venturo ricorrerà il 70° anniversario dei due eventi, che cosa le piacerebbe si facesse in tale occasione?

Credo che non mancheranno interessanti iniziative da parte delle Autorità e di associazioni private quali il Rotary club ad esempio, che ha già dato ampia disponibilità, l’associazione internazionale Amici del marciapiede che è stata la prima a smuovere le acque su questo episodio che tendeva ad andare nel dimenticatoio. E poi spero di poter presentare il mio libro”.

Pensa che riuscirà a terminare e pubblicare il libro in tempo per fare in modo che coincida con tale ricorrenza?

Spero proprio di sì”.

Un ultimo suo commento…

Il libro è dedicato ai giovani di oggi, perché siano loro il futuro e la speranza dell’umanità”.

Grazie della sua disponibilità e in bocca al lupo per la buona riuscita del libro.

Grazie a voi e alla prossima”.

ilc@zziblog invita la cittadinanza a ricordare con una preghiera, riflessione o altro le vittime innocenti degli undici ufficiali trucidati in Piazza d’Armi a Nola l’11 settembre 1943 per mano dei tedeschi. L’efferato crimine ad opera delle truppe naziste che portò alla fucilazione, in Piazza d’Armi, di undici ufficiali distaccati presso la Caserma Duca d’Aosta, comunemente chiamata ’48, rivive nell’eccezionale foto di quel tragico evento scattata il giorno dell’esecuzione e nascosta da un testimone oculare.

(red)

NOLA. GF3 RIPROPONE IL DOLCE DEL PAPA

La nota pasticceria di Francesco Grasso in occasione del ventennale della visita di Giovanni Paolo II a Nola rende nuovamente omaggio ad un Uomo il cui ricordo è indelebile nel cuore di chi l’ha amato.

Pasta di mandorla (3,5 cm per 2) con linea di deliziosa, finissima crema verde. Sembra un dolce qualsiasi, magari di nuova produzione ed invece ha un sapore “antico”, di venti anni fa. Un pasticcino delizioso ripieno di marmellata di fichi del Cilento in sciroppo creato venti anni fa per un’occasione molto speciale: la visita di Giovanni Paolo II a Nola. L’ideale del tutto originale, applaudita da cittadini e fedeli, fu di Francesco Grasso, titolare della nota pasticceria GF3 sita a Nola in via Principe di Napoli. Ed oggi a distanza di 20 lunghi anni, Francesco, con il prezioso aiuto della moglie Angelina, dei figli Carmine e Antonietta e della nuora Fabiola, ha voluto riproporla per rendere omaggio ad un Uomo il cui ricordo è indelebile nel cuore di chi l’ha amato. Una prima riproduzione di quello che all’epoca fu definito il “Dolce del Papa” c’è stata nel periodo pasquale, in occasione del Giovedì Santo, quando il sig. Grasso fece dono all’intero presbiterio nolano del dolce preparato nel 1992. Un gesto nobile per il quale la famiglia del GF3 ricevette numerosi ringraziamenti, anche dal Vescovo, Sua Ecc. Mons. Beniamino Depalma, che così commentò in una apposita lettera: “Al di là della cortesia del gesto -, scrisse il vescovo - mi è sembrato in questo intravedere una volontà di far emergere attraverso il lavoro e l’impegno un volto del nostro territorio che risponde a quella vocazione di imprenditoria familiare che regge in questo momento di crisi la nostra economia così martoriata. L’imprenditoria a carattere familiare e il coraggio di osare in questo momento, proponendo una “novità” e offrendola sul mercato della nostra Città, rende onore ad un piccolo segno di speranza. Mi compiaccio con questo suo gesto e spero trovi tanti altri pronti a dare vita alla fantasia e alla laboriosità tradizionale per far risorgere questo nostro territorio, con gesti piccoli ma significativi che aprono il cuore al domani». “Per noi è stato un vero onore omaggiare Papa Wojtyla – ha dichiarato Carmine Grasso -. Ed oggi lo sarà ancora di più. Sono trascorsi 20 anni da quel bellissimo giorno ancora impresso in modo nitido nella mia mente. Ricordo tutto in ogni minimo dettaglio. L’idea di creare un dolce che immortalasse l’evento fu di mio padre. Un’idea che oggi noi figli abbiamo voluto riprendere con grande entusiasmo riportando fedelmente la forma ed il gusto. Perché i colori bianco e verde? Perché sono i colori della Chiesa e la Croce sopraesposta vuole simboleggiare il Vaticano. Gli ingredienti utilizzati sono semplici, fanno parte del nostro gusto meridionale; certo sono miscelati in modo originale, in un connubio perfetto di tradizione ed innovazione. Un dolce che per noi ha un sapore speciale, un sapore che inevitabilmente ci riporta con il cuore a 20 anni fa. Oggi più di ieri ci sentiamo vicini a Papa Wojtyla. Un cordone ombelicale creato dalla nostra famiglia che vale più di qualsiasi ingrediente”. E le novità targate GF3 non finiscono certo qui. Dopo Giovanni Paolo II infatti, la nota pasticceria è già in fibrillazione per un nuovo prelibato dolce in uscita nel mese di giugno. A chi sarà dedicato? Se si considera che giugno è il mese per eccellenza della Festa dei Gigli, possiamo già annunciare che tra poche settimane è in arrivo il “Dolce di San Paolino”.

di Autilia Napolitano

NOLA RISCOPRE LA “NOTTE DEI MUSEI”

La Città di Nola riscopre l’Arte nella magica “Notte dei Musei”. L’appuntamento è in programma domani, sabato 19 maggio 2012, con l’apertura eccezionale serale al pubblico del Museo Diocesano (ingresso Cattedrale in Piazza Duomo dalle 19 alle 22) e del Museo Archeologico di via Senatore Cocozza (20-24). Per l’occasione visite guidate gratuite a cura dell’Associazione Meridies con intermezzo  teatrale presso il Museo Archeologico tratto dal “Il giorno senza domani” di Angelo Amato de Serpis (Albus Edizione), sui ritrovamenti di San Paolo Belsito, a cura dell’Accademia Teatrale Nolana. Un appuntamento importante con la Cultura e la Storia che rientra nel più ampio programma stilato dall’Assessorato ai Beni Culturali dell’Ente di piazza Duomo, guidato da Maria Grazia De Lucia Serpico, circa il Maggio dei Monumenti che culminerà domenica 27 maggio 2012 con la Medea di Euripide nel suggestivo e naturale scenario dell’Anfiteatro Laterizio.

di Autilia Napolitano

NOLA. CERIMONIA INTITOLAZIONE VIALE A GIOVANNI PAOLO II

“Responsabilità e solidarietà. Due parole pronunciate venti anni fa da Giovanni Paolo II qui, proprio qui, in questa piazza, tra gli applausi del popolo e le lacrime dei fedeli. Due parole che restano impresse nella memoria dei cittadini oggi come ieri. Che Papa Wojtyla possa benedire quanti passeranno in questo viale a Lui dedicato. Grazie di cuore all’Amministrazione Comunale, all’intera Giunta e al Sindaco Geremia Biancardi per aver “sposato” in pieno il nostro desiderio, accogliendo la proposta di intitolare questo luogo a Giovanni Paolo II”.

Con queste parole il Vescovo di Nola, Mons. Beniamino Depalma, ha accolto ieri sera il popolo nolano durante la cerimonia di intitolazione del viale centrale della storica piazza D’Armi a Papa Wojtyla. Una cerimonia semplice ed emozionante che ha visto la partecipazione di buona parte della cittadinanza, compreso i Maestri di Festa dell’edizione 2012 della kermesse in onore di San Paolino, che, in corteo, dopo la funzione liturgica officiata in Cattedrale per la traslazione delle reliquie del Santo Paolino, si sono recati in loco accompagnati dalle rispettive Bandiere. Una cerimonia che segue la lunga lettera – appello scritta da Mons. Depalma lo scorso 17 novembre ed indirizzata al Sindaco Biancardi e a tutta l’Amministrazione Comunale in cui si chiedeva l’intitolazione di piazza D’Armi a Giovanni Paolo II nell’anniversario del ventennale della sua visita.

“Sono trascorsi venti anni da quella data del 23 maggio 1992 – si legge nella lettera -, ne celebreremo la memoria come Chiesa, ma mi è sembrato opportuno suggerire alla cittadinanza tutta, attraverso la più alta Assemblea cittadina e l’Istituzione che la governa, un gesto della grata memoria a quel pastore che tutti abbiamo amato e che continua ad essere così vivacemente presente nei nostri cuori. Vorrei avanzare la richiesta a titolare il luogo che lo accolse per la celebrazione eucaristica, in quella assolata mattinata, – l’attuale piazza D’Armi – a Lui, Giovanni Paolo II. Una piazza perché il luogo più congeniale alla sua personalità che sapeva conquistare le folle con la sola presenza, ma che sapeva creare anche intimità con la stessa disponibilità mistica e coinvolgente. Una figura cara alla memoria laica come a quella credente, che in quella pizza ha voluto lanciare un messaggio alle nuove generazioni, che qui ha parlato di dignità dell’uomo e necessità di onesto lavoro, che ancora una volta ha invitato alla speranza. Mi permetto di presentare questa istanza con discrezione ma anche con la certezza di poter incontrare disponibilità e gradimento in tanti”.

“Credo di interpretare il pensiero dell’intera cittadinanza nell’evidenziare la gioia con la quale abbiamo accolto la proposta di Mons. Depalma – ha dichiarato il Sindaco Biancardi -. Una lettera –appello la sua carica di speranza in un momento particolarmente buio come questo in cui anche i valori cristiani vengono talvolta offuscati dalla disperazione e dal degrado morale che ci circonda. L’intitolazione del viale centrale di piazza D’Armi a Giovanni Paolo II nel punto esatto dove il ”Papa della Speranza” 20 anni fa officiò la Santa Messa fermandosi subito dopo a salutare l’intero popolo nolano avviene in un giorno importante per la comunità cristiana, nel giorno in cui si ricorda l’anniversario della traslazione delle reliquie di San Paolino. Una scelta non casuale se si considera che il nostro Compatrono è l’esempio di quei valori (Amicizia, Solidarietà e Fratellanza) che da sempre caratterizzano la Chiesa cattolica; quei valori che Papa Wojtyla ha trasmesso in ogni suo messaggio, anche a Nola in quel lontano 23 maggio del 1992. Quest’area, da sempre luogo di memoria storica e sacrificio, da oggi si trasforma così in luogo di affermazione dei valori cristiani che lo stesso Papa con vigore e forza ha trasmesso; quei valori di una Fede che, unita alla speranza, rendono l’uomo invincibile. E’ nel suo ricordo che Nola vivrà e sul Suo esempio farà tesoro”.

di Autilia Napolitano

NOLA CELEBRA LA TRASLAZIONE DI SAN PAOLINO

Il 15 maggio del 1909 faceva ritorno a Nola il corpo di San Paolino, dopo circa dieci secoli di involontario ‘esilio’. Fu il Papa San Pio X a concederlo, su accorata richiesta del vescovo Mons. Agnello Renzullo e di tutti i vescovi della Campania. Ma l’occasione del ritorno di Paolino fu due volte fausta, perché le sue spoglie mortali, che dall’epoca dell’imperatore Ottone III si trovavano nella Basilica romana di San Bartolomeo all’Isola tiberina, sarebbero state deposte nella nuova Cattedrale, ricostruita dopo il rovinoso incendio del 13 febbraio del 1861. Dopo otto giorni di solenni festeggiamenti – durati dal 15 al 23 maggio 1909 – le reliquie di San Paolino furono definitivamente traslate nella cappella del Santo in una artistica urna di bronzo, opera dello scultore Salvatore Cepparulo, generosamente donata dagli operai che avevano lavorato alla ricostruzione del duomo. Dal 1909 la Chiesa di Nola celebra ogni anno, il 15 maggio, l’anniversario della Traslazione. Come già da qualche anno, per iniziativa promossa dalla Compagnia di San Paolino, le nove corporazioni dei Gigli e della Barca si sono date appuntamento presso la statua del Santo in via Ottaviano Augusto e da qui hanno sfilato in corteo fino alla Cattedrale per prendere parte alla solenne Messa Pontificale presieduta dal vescovo Mons. Beniamino Depalma. Durante l’omelia il presule ha ringraziato i maestri di festa e le autorità comunali presenti, richiamando alcuni aspetti fondamentali della figura e dell’opera di Paolino, il nobile di Bordeaux, che si fece povero con i poveri, dopo aver incontrato Cristo. Al termine della celebrazione le bandiere delle corporazioni, i soci della Compagnia di San Paolino, il clero, il vescovo, il sindaco e il popolo presente si sono portati in piazza d’Armi, dove è stata scoperta una lapide in memoria del sommo pontefice Giovanni Paolo II, che in quel luogo celebrò l’Eucaristia il 23 maggio del 1992, appunto 20 anni fa. Per sottolineare l’anniversario, tutta al diocesi di Nola si recherà in pellegrinaggio a Roma il prossimo 23 maggio, per prendere parte all’udienza papale in Piazza San Pietro e alla solenne celebrazione in Basilica presieduta dall’Arciprete Mons. Angelo Comastri.

di Gennaro Morisco

NOLA. 25 APRILE, NAPOLITANO (CITTA’ VIVA): “RICORDARE IL VALORE DELLA RESISTENZA”

Ieri mattina in una affollata Piazza Duomo si è tenuta “Libera l’Italia, libera Nola”, la manifestazione pubblica per la Festa della Liberazione organizzata dalla Rete nolana 25 aprile. A promuoverla movimenti e partiti di area progressista, da Città Viva al Partito Democratico, passando per Sinistra Ecologia Libertà, Rifondazione Comunista ed Italia dei Valori, insieme ai sindacati Cgil e Unsil, al Fronte della Legalità, agli studenti dell’Uds ed al Laboratorio Fonseca30. Presenti tanti cittadini nolani, rappresentanti del variegato mondo dell’associazionismo, lavoratori, disoccupati, giovani precari e studenti. “Un’iniziativa nata per stare al fianco dei cittadini in una giornata di festa ed impegno – sottolineano gli organizzatori – per dare voce ai tanti che ancora oggi resistono ed operano attivamente per liberare l’Italia e la nostra terra, per restituirle le promesse mai mantenute della Costituzione repubblicana”. Ricco e di valore il programma degli interventi, accompagnati dalla lettura degli articoli più significativi della Costituzione. Tanti i temi toccati: diritto al lavoro, ambiente e cura del territorio, valorizzazione dei beni culturali, contrasto alla camorra, impegno civile contro clientelismo e corruzione, lotta contro le discriminazioni, difesa dei beni comuni come acqua, sanità, trasporti, scuola e università. “Siamo in piazza non per fare retorica – ha introdotto Gianluca Napolitano, capogruppo consiliare di Città Viva – ma con l’obiettivo di ricordare il valore della Resistenza per farlo vivere nel presente. Stupisce l’indifferenza dell’amministrazione comunale verso il 25 aprile, eppure l’11 settembre 1943 la nostra città fu teatro del tragico eccidio nazista di Piazza d’Armi”. Salvatore Velardi, segretario della Cgil zona nolana, ha ribadito la centralità delle questioni del lavoro in difesa dei diritti di tutti, a partire dal discusso stravolgimento dell’articolo 18, denunciando la drammatica situazione occupazionale del territorio. Restituta De Lucia, animatrice instancabile della Commissione Pari opportunità e del Comitato civico per la difesa del diritto all’acqua, ha sottolineato il ruolo dei movimenti per l’acqua pubblica ed il recente successo ottenuto al Tar Campania con l’annullamento degli aumenti tariffari Gori. Tra gli altri oratori che hanno affollato il palchetto all’ombra del Duomo: Luigi Pappalardo, rappresentante del movimento per la cittadinanza attiva Civitas, Onofrio Petillo, attivista dell’Unità di crisi contro le discariche, Paolino Fusco, Giuristi democratici, Khaled Al Zeer, portavoce della comunità palestinese in Campania, lo studente universitario Pasquale Santella. A chiudere la manifestazione Luigi Visconti, a nome della folta delegazione degli operai ex Esplana Sud, azienda dell’area industriale di Nola operante nel settore ortofrutticolo, che hanno perso il lavoro ed hanno occupato lo stabilimento lo scorso novembre con la speranza di riprendere la produzione attraverso una cooperativa autorganizzata. Tra pochi giorni sarà la Festa dei Lavoratori.

di redazione

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